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Art. 8 Convenzione EDU — Sezione Terza Penale

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130 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Ordine di demolizione: legittimo anche per l’unica casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone contro un ordine di demolizione relativo a una sopraelevazione abusiva adibita a unica abitazione. I ricorrenti lamentavano la violazione del diritto alla casa e rischi per la stabilità dell'edificio. La Corte ha ribadito che il diritto all'abitazione non è assoluto e non può sanare un abuso edilizio, e che le doglianze sulla stabilità erano generiche e non provate, confermando la piena legittimità dell'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: quando è legittimo e perché
Due soggetti hanno contestato un ordine di demolizione per un appartamento abusivo, sostenendo che fosse la loro unica abitazione e sede lavorativa, e che fosse pendente un ricorso amministrativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la pendenza di un appello amministrativo non sospende automaticamente la demolizione e che il diritto all'abitazione non può giustificare il mantenimento di un immobile costruito illegalmente.
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Ricorso inammissibile: nuovi documenti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un'ordinanza di demolizione di un immobile abusivo. Il ricorrente ha tentato di dimostrare la sua legittimazione a ricorrere producendo, per la prima volta in Cassazione, un documento comunale che annullava la precedente acquisizione del bene. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che non è possibile introdurre nuove prove in sede di legittimità e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro probatorio informatico: l’interesse a ricorrere
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indagato ha sempre un interesse concreto e attuale a impugnare un decreto di sequestro probatorio informatico, anche dopo la restituzione dei dispositivi fisici. La conservazione di una copia forense dei dati da parte dell'autorità giudiziaria lede il diritto alla disponibilità esclusiva del proprio patrimonio informativo, giustificando la richiesta di riesame. La Corte ha annullato l'ordinanza che dichiarava inammissibile il ricorso, rinviando al Tribunale per una nuova valutazione nel merito.
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Vincolo cimiteriale: quando la demolizione è inevitabile
La Cassazione conferma l'ordine di demolizione per un immobile ristrutturato abusivamente in zona con vincolo cimiteriale. Nonostante una pronuncia favorevole del TAR, il notevole aumento di volumetria e l'assolutezza del vincolo hanno reso l'opera insanabile, portando al rigetto del ricorso.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo e proporzionato
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla legittimità di un sequestro preventivo per abusi edilizi, impugnato dalla proprietaria di un immobile. Il ricorso, basato sulla mancata notifica del provvedimento e sulla sua presunta sproporzionalità, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che la mancata notifica non invalida il sequestro, ma sposta solo i termini per l'impugnazione. Inoltre, ha confermato che la misura è proporzionata alla gravità delle violazioni edilizie e paesaggistiche, escludendo la buona fede della ricorrente.
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Sgombero immobile abusivo: quando è indispensabile?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che sospendeva lo sgombero di un immobile abusivo occupato da numerose famiglie. La sentenza stabilisce che il giudice dell'esecuzione non può rivalutare le ragioni originarie del sequestro, come il 'periculum in mora', ma deve considerare l'aggravio del 'carico urbanistico' causato dalla persistente occupazione come elemento fondamentale per valutare l'indispensabilità dello sgombero immobile abusivo, anche a fronte del diritto all'abitazione degli occupanti.
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Sequestro preventivo terzo: ricorso inammissibile
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'acquirente di un immobile oggetto di sequestro preventivo per abusi edilizi. La Corte ha respinto tutte le doglianze, da quelle procedurali sulla mancata notifica a quelle di merito sulla motivazione del provvedimento, stabilendo principi chiari sui limiti dell'impugnazione in caso di sequestro preventivo terzo e sull'onere di diligenza dell'acquirente.
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Sequestro preventivo terzo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un acquirente contro un sequestro preventivo terzo su un immobile con abusi edilizi. La sentenza chiarisce che la mancata notifica al terzo non invalida il sequestro, ma sposta solo i termini per l'impugnazione. Inoltre, la buona fede dell'acquirente è irrilevante ai fini della misura cautelare, il cui scopo è impedire la prosecuzione del reato.
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Concordato in Appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due imputati avverso una sentenza di "concordato in appello". La Corte ha stabilito che la richiesta di sanzioni sostitutive deve essere parte dell'accordo e che i motivi di ricorso sono limitati, confermando la legittimità costituzionale della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici in quanto legata alla discrezionalità del giudice sulla pena principale.
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Inutilizzabilità prove fiscali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 512/2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore che chiedeva l'annullamento di un sequestro preventivo. L'imprenditore sosteneva l'inutilizzabilità delle prove fiscali raccolte durante una verifica, basandosi su una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) che aveva censurato il sistema italiano. La Cassazione ha stabilito che una pronuncia della CEDU non costituisce 'legge' ai sensi dell'art. 191 c.p.p. e non può quindi determinare un'automatica e retroattiva inutilizzabilità. Ha inoltre confermato la validità delle prove acquisite in passato, anche alla luce del successivo intervento del legislatore che ha escluso la retroattività delle nuove garanzie procedurali.
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Inutilizzabilità prove fiscali: la Cassazione decide
Una società edile impugna un sequestro, sostenendo l'inutilizzabilità delle prove fiscali basata su una sentenza della Corte EDU. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che la violazione sistemica rilevata dalla Corte EDU non comporta l'automatica inutilizzabilità delle prove raccolte in passato.
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Ordine di demolizione: quando la salute non basta
La Corte di Cassazione ha confermato un ordine di demolizione per un immobile abusivo, nonostante la ricorrente avesse invocato gravi condizioni di salute proprie e della figlia e il lungo tempo trascorso dalla condanna (24 anni). La Corte ha stabilito che né il tempo né le patologie cronicizzate possono bloccare la demolizione, soprattutto quando la persona condannata non ha dimostrato di aver cercato attivamente soluzioni abitative alternative e compatibili con le proprie esigenze. La sentenza ribadisce la prevalenza dell'interesse pubblico al ripristino della legalità urbanistica sul diritto individuale all'abitazione in caso di illecito consapevole.
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Ordine di demolizione su immobile ereditato: analisi
Un figlio eredita un immobile con un abuso edilizio realizzato dalla madre decenni prima. Contesta l'ordine di demolizione per vizi di notifica, violazione del diritto all'abitazione e pendenza di condoni. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che l'ordine di demolizione su immobile ereditato è valido ed efficace. La morte dell'autrice del reato rende la sentenza definitiva, e l'erede subentra in tutti gli obblighi, incluso quello di demolire, senza che il tempo trascorso possa sanare l'illecito.
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Dichiarazione fraudolenta: la Cassazione chiarisce
Un imprenditore, assolto in primo grado per dichiarazione fraudolenta, viene condannato in appello. La Cassazione conferma la condanna, chiarendo l'utilizzabilità delle prove fiscali nel processo penale. Tuttavia, annulla parzialmente la sentenza, specificando che la confisca del profitto non può includere le sanzioni amministrative, ma solo l'imposta evasa e gli interessi.
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Ordine di demolizione: no prescrizione dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione di un immobile abusivo, notificato oltre vent'anni dopo la sentenza di condanna definitiva. Il ricorrente sosteneva che il notevole lasso di tempo trasformasse la demolizione in una sanzione penale, soggetta a prescrizione. La Corte ha ribadito la natura amministrativa e non penale dell'ordine di demolizione, escludendone la prescrittibilità. La responsabilità del ritardo nell'esecuzione, inoltre, è stata attribuita all'inerzia del condannato stesso, che non può trarre vantaggio dalla propria inadempienza.
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Demolizione abusiva: quando prevale l’interesse pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione abusiva nei confronti di una donna anziana in condizioni economiche precarie. La Corte ha stabilito che l'interesse pubblico al ripristino della legalità prevale sul diritto all'abitazione quando l'abuso è di notevole gravità, l'interessata era consapevole dell'illecito e ha avuto un lungo periodo di tempo (oltre quindici anni) per trovare una soluzione abitativa alternativa.
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Condono edilizio: no alla sanatoria postuma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria che cercava di annullare un ordine di demolizione tramite un condono edilizio ottenuto tardivamente. La Corte ha stabilito che la concessione in sanatoria era illegittima perché l'immobile non era stato ultimato 'al rustico' entro il termine di legge del 31 dicembre 1993. Inoltre, ha chiarito che le demolizioni successive, effettuate per far rientrare l'opera nei limiti del condono edilizio, costituiscono un indebito aggiramento della normativa e non possono sanare l'abuso originario.
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Ordine di demolizione: il tempo non lo annulla
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28532/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari contro un ordine di demolizione emesso quasi vent'anni prima. La Corte ha stabilito che il lungo tempo trascorso non invalida l'ordine, poiché la sua esecuzione è un atto dovuto per ripristinare l'ambiente e non una sanzione penale soggetta a prescrizione. L'inerzia dei responsabili dell'abuso non può essere premiata, e l'ordine di demolizione prevale sul diritto all'abitazione quando questo nasce da un'azione illegale.
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Ordine di demolizione: diritti dell’occupante terzo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29117/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo che, in qualità di occupante, si opponeva all'ordine di demolizione di un immobile abusivo di proprietà della figlia. La Corte ha stabilito che il principio di proporzionalità, che bilancia l'interesse pubblico con i diritti privati, non si estende ai terzi occupanti, il cui interesse non può prevalere sulla necessità di ripristinare la legalità violata e tutelare il territorio.
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