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Art. 8 Convenzione EDU — Sezione Terza Penale

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130 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Casa abusiva comprata: l’ordine di demolizione non si prescrive
Una coppia acquista un immobile senza sapere che su di esso grava un vecchio ordine di demolizione per un abuso edilizio commesso dalla precedente proprietaria. Quando l'ordine viene eseguito, i nuovi proprietari si oppongono, invocando il diritto alla casa e sostenendo che, dopo tanti anni, la sanzione dovrebbe essere prescritta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che l'ordine di demolizione per abuso edilizio non è una pena soggetta a prescrizione, ma una misura per ripristinare la legalità. Inoltre, chi compra ha il dovere di verificare la conformità dell'immobile, e la 'buona fede' non può sanare l'illecito. La demolizione è stata quindi confermata.
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Ordine di Demolizione: Diritto alla Casa non Salva l’Abuso
Un proprietario ha impugnato un ordine di demolizione per un abuso edilizio, sostenendo che l'immobile fosse l'unica abitazione per la sua famiglia, che includeva anche una persona con problemi di salute. Ha invocato il principio di proporzionalità e il diritto alla casa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'ordine di demolizione abuso edilizio ha una funzione inderogabile: ripristinare l'ordine urbanistico violato. Questo principio non può essere usato per legittimare un illecito, soprattutto quando il responsabile era consapevole dell'abuso fin dall'inizio e ha agito con inerzia. La necessità di ristabilire la legalità prevale sulle esigenze abitative del singolo.
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Espulsione dello straniero: la famiglia vince sulla condanna
Un cittadino straniero, condannato per traffico di droga, subiva l'applicazione automatica della misura dell'espulsione. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'espulsione dello straniero come misura di sicurezza non può ignorare la sua vita familiare. Il giudice ha l'obbligo di effettuare un bilanciamento tra l'interesse dello Stato alla sicurezza e il diritto del singolo all'unità familiare, protetto anche a livello europeo. Questa valutazione è necessaria anche se i familiari non sono cittadini italiani. La decisione del giudice di primo grado è stata quindi annullata limitatamente all'espulsione, con rinvio per un nuovo e più approfondito esame.
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Espulsione dello straniero: lavoro e famiglia bloccano il rimpatrio
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di espulsione dello straniero condannato per reati di droga. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: la pericolosità sociale, da sola, non è sufficiente per giustificare l'allontanamento dal territorio. Il giudice ha l'obbligo di effettuare un bilanciamento tra l'interesse dello Stato alla sicurezza e il diritto del singolo alla vita familiare e sociale. In questo caso, il Tribunale non aveva considerato i legami familiari, il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro dell'imputato. Questa omissione ha reso la decisione illegittima, imponendo un nuovo giudizio che tenga conto di tutti gli aspetti della vita della persona.
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Casa abusiva: l’ordine di demolizione non scade dopo 25 anni
Una donna, condannata anni fa per aver costruito una casa abusiva, ha tentato di bloccare il definitivo ordine di demolizione abuso edilizio. Ha sostenuto che lo Stato avesse atteso troppo tempo (25 anni) e che la demolizione della sua abitazione fosse una misura sproporzionata, date le sue precarie condizioni di salute ed economiche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che il tempo trascorso non annulla l'ordine e che le condizioni personali non sono sufficienti a fermare la demolizione di un immobile illecito, soprattutto a fronte della totale inerzia della proprietaria nel cercare soluzioni abitative alternative. La demolizione deve quindi procedere.
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Ordine di Demolizione: valido anche dopo la prescrizione del reato
Un cittadino, condannato per abuso edilizio, ha chiesto di annullare l'ordine di demolizione sostenendo che il reato fosse ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'ordine di demolizione non è una pena che si estingue con il tempo, ma una sanzione amministrativa. Il suo scopo non è punire, ma ripristinare l'assetto del territorio violato. Di conseguenza, l'obbligo di abbattere l'immobile abusivo rimane valido ed efficace, indipendentemente dalla prescrizione del reato edilizio. La demolizione deve quindi essere eseguita.
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Sanatoria su Area Vincolata: Costruisce Prima, Demolizione Certa
Un cittadino ha costruito un immobile abusivo di circa 60 mq. Successivamente, l'area è stata sottoposta a vincolo idrogeologico. L'uomo ha chiesto di bloccare la demolizione, sostenendo che il vincolo non potesse applicarsi retroattivamente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito un principio fondamentale: la sanatoria su area vincolata è possibile solo a condizioni rigidissime, anche se il vincolo è successivo alla costruzione. Per gli abusi maggiori, come una nuova costruzione, la legalizzazione è esclusa. La demolizione è stata quindi confermata, rendendo impossibile la sanatoria dell'immobile.
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Demolizione abusiva e diritto alla casa: la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione abusiva relativo a una palazzina di ampie dimensioni. La ricorrente invocava la violazione del principio di proporzionalità e del diritto all'abitazione. I giudici hanno stabilito che l'abuso, realizzato con piena consapevolezza e in assenza di tentativi di regolarizzazione, giustifica la sanzione. Inoltre, la mancata demolizione spontanea entro i termini ha comportato l'acquisizione automatica del bene al patrimonio comunale, privando la parte di ogni interesse giuridico sulla revoca del provvedimento.
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Condono edilizio: limiti cubatura e demolizione
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione per un immobile abusivo, respingendo il ricorso di un privato che invocava il condono edilizio. La decisione si fonda sul superamento del limite volumetrico di 750 metri cubi previsto dalla legge. La Corte ha precisato che l'edificio deve essere considerato come un complesso unitario, sommando le cubature di tutte le unità che lo compongono. Inoltre, è stato stabilito che interventi di demolizione parziale eseguiti dopo la scadenza dei termini non rendono l'opera sanabile. Infine, i giudici hanno ribadito che il diritto all'abitazione ex art. 8 CEDU non protegge chi edifica consapevolmente in violazione delle norme urbanistiche.
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Ordine di demolizione: perché non cade in prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva revocato un ordine di demolizione risalente al 1993. Il giudice di merito aveva erroneamente ritenuto che il lungo tempo trascorso avesse creato un legittimo affidamento nei proprietari, equiparando la demolizione a una sanzione punitiva soggetta a prescrizione. La Suprema Corte ha invece chiarito che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria e, come tale, è caratterizzata dall'imprescrittibilità. Il decorso del tempo non può sanare l'illecito edilizio, salvo casi eccezionali di provata necessità abitativa che non erano stati documentati nel caso in esame.
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Demolizione immobile abusivo: i limiti della sanatoria
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione immobile abusivo relativo alla trasformazione di un sottotetto in mansarda abitabile. Nonostante la ricorrente avesse ottenuto un permesso di costruire in sanatoria dal Comune, i giudici hanno rilevato l'assenza dell'autorizzazione sismica preventiva, elemento che invalida il requisito della doppia conformità necessario per la regolarizzazione. La sentenza ribadisce inoltre che il diritto all'abitazione non è assoluto e non può impedire la demolizione se non supportato da prove documentali specifiche sulla sproporzione del provvedimento rispetto alle condizioni economiche e abitative del soggetto interessato.
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Ordine di demolizione: ricorso e proprietà comunale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro un ordine di demolizione relativo a un immobile già acquisito al patrimonio comunale. Poiché l'ente locale non ha deliberato il mantenimento dell'opera per prevalenti interessi pubblici, i condannati non hanno più alcun interesse giuridico a richiedere la revoca o la sospensione dell'abbattimento. La sentenza ribadisce che, una volta avvenuta l'acquisizione gratuita, la demolizione rappresenta l'unico esito obbligato del procedimento sanzionatorio, rendendo irrilevanti le contestazioni basate sul diritto al domicilio o su nuove varianti urbanistiche.
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Abuso edilizio: quando la demolizione è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione relativo a un immobile oggetto di abuso edilizio. Il ricorrente aveva richiesto la revoca del provvedimento invocando il principio di proporzionalità, sostenendo che l'immobile fosse la sua unica abitazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il soggetto non ha fornito prove concrete circa la sua indigenza o l'impossibilità di reperire un altro alloggio, limitandosi a contestazioni generiche senza documentare la propria situazione economica e patrimoniale.
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Ordine di demolizione e tutela della salute del minore
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, respingendo il ricorso di un cittadino che invocava la tutela della salute del figlio minore affetto da gravi patologie. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione è legittimo se il diritto alla salute può essere garantito in una diversa abitazione idonea. Il provvedimento sottolinea che il lungo tempo trascorso dal giudicato (oltre 17 anni) è imputabile al ricorrente, il quale disponeva inoltre di risorse economiche sufficienti per trovare una soluzione abitativa alternativa e salubre per il proprio nucleo familiare.
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Ordine di Demolizione: No alla Sospensione per la Casa Abusiva
Una figlia si oppone all'ordine di demolizione di un immobile abusivo, costruito dalla madre e divenuto la sua unica abitazione. Sostiene che la misura sia sproporzionata. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso. I giudici hanno stabilito che l'ordine di demolizione immobile abusivo è legittimo e deve essere eseguito. La lunga consapevolezza dell'illecito da parte della figlia, informata da decenni, esclude la possibilità di invocare il principio di proporzionalità. Il diritto all'abitazione non può prevalere sulla necessità di ripristinare la legalità violata, soprattutto a fronte di una prolungata inerzia. La demolizione è confermata.
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Inutilizzabilità prove fiscali e tutele CEDU
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un legale rappresentante per evasione IVA derivante dall'uso indebito del regime del margine. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità dei verbali di constatazione fiscale, invocando una recente sentenza della Corte EDU che censurava la normativa italiana sugli accessi ispettivi per violazione della privacy. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le nuove garanzie introdotte dal legislatore nel 2025 non invalidano retroattivamente gli atti compiuti legittimamente sotto la disciplina previgente.
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Sequestro probatorio smartphone: la nuova guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro probatorio smartphone nei confronti di un soggetto indagato per spaccio di stupefacenti. Il ricorrente contestava la mancanza di motivazione del decreto e la violazione del principio di proporzionalità per l'assenza di limiti temporali nell'estrazione dei dati. La Suprema Corte ha stabilito che il nesso tra il dispositivo e il reato di spaccio è intuitivo, rendendo valida la motivazione per relationem ai verbali di polizia. Inoltre, è stato chiarito che non sussiste un obbligo di fissare un termine perentorio per le analisi tecniche, purché queste avvengano in tempi ragionevoli.
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Sequestro probatorio: limiti e proporzionalità
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro probatorio avente ad oggetto dispositivi elettronici e documentazione tecnica. Il ricorrente contestava la mancanza di motivazione del decreto e la violazione del principio di proporzionalità per l'assenza di un termine finale per l'estrazione dei dati. La Suprema Corte ha stabilito che il Pubblico Ministero può integrare la motivazione sulle esigenze probatorie durante l'udienza di riesame. Inoltre, ha chiarito che la proporzionalità non richiede la fissazione di un termine perentorio nel decreto, purché le operazioni tecniche siano limitate al tempo strettamente necessario e finalizzate all'accertamento dei fatti oggetto di indagine.
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Sequestro preventivo sproporzionato: Cassazione decide
Un ricorrente ha contestato un sequestro preventivo di un immobile per abusi edilizi, sostenendo che fosse sproporzionato rispetto alle esigenze abitative della figlia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il ricorrente non poteva far valere i diritti di un terzo. Inoltre, ha ribadito che il diritto all'abitazione non è assoluto e non prevale sull'interesse pubblico a reprimere abusi edilizi gravi, soprattutto in zone vincolate e sismiche dove le opere non sono sanabili. La gravità e l'insanabilità delle opere giustificano la misura cautelare, rendendo il sequestro proporzionato.
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Ordine di demolizione: quando è sproporzionato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente, condannata per la costruzione e il completamento di un edificio, sosteneva la violazione del principio di proporzionalità. La Corte ha respinto l'argomentazione, sottolineando che la stessa ricorrente aveva richiesto l'autodemolizione, contraddicendo la sua tesi. Inoltre, ha avuto anni per trovare un'alternativa abitativa, rendendo l'esecuzione della demolizione una misura necessaria per ripristinare la legalità.
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