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Art. 8 Convenzione EDU — Anno 2024

156 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Benefici penitenziari: no al permesso senza prove
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva un permesso premio, negato in base alla nuova normativa sui reati ostativi. La sentenza sottolinea che, per la concessione dei benefici penitenziari, si applica la legge in vigore al momento della decisione (principio del 'tempus regit actum'), non quella del tempo del reato. Di conseguenza, il detenuto non collaborante deve fornire prove concrete e specifiche di aver reciso ogni legame con la criminalità organizzata, non essendo sufficienti la buona condotta e il lungo tempo trascorso in detenzione. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva evidenziato la mancanza di tali prove e l'assenza di condotte riparatorie verso le vittime.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo e proporzionato
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla legittimità di un sequestro preventivo per abusi edilizi, impugnato dalla proprietaria di un immobile. Il ricorso, basato sulla mancata notifica del provvedimento e sulla sua presunta sproporzionalità, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che la mancata notifica non invalida il sequestro, ma sposta solo i termini per l'impugnazione. Inoltre, ha confermato che la misura è proporzionata alla gravità delle violazioni edilizie e paesaggistiche, escludendo la buona fede della ricorrente.
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Sgombero immobile abusivo: quando è indispensabile?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che sospendeva lo sgombero di un immobile abusivo occupato da numerose famiglie. La sentenza stabilisce che il giudice dell'esecuzione non può rivalutare le ragioni originarie del sequestro, come il 'periculum in mora', ma deve considerare l'aggravio del 'carico urbanistico' causato dalla persistente occupazione come elemento fondamentale per valutare l'indispensabilità dello sgombero immobile abusivo, anche a fronte del diritto all'abitazione degli occupanti.
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Elusione fiscale: fusione e ragioni economiche valide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta elusione fiscale derivante da un'operazione di fusione societaria. L'Amministrazione Finanziaria contestava l'operazione, sostenendo che fosse finalizzata unicamente a ottenere un indebito risparmio d'imposta attraverso l'utilizzo di perdite fiscali pregresse. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito, ritenendo la motivazione 'parvente' e insufficiente. Ha stabilito che, per valutare l'elusione fiscale, il giudice deve esaminare in modo approfondito le concrete ragioni economiche e gestionali alla base dell'operazione, non potendosi limitare a presumere l'intento elusivo dal solo vantaggio fiscale conseguito. La causa è stata rinviata per un nuovo esame che tenga conto di questi principi.
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Diritto vita familiare straniero: stop all’espulsione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10897/2024, ha annullato un'ordinanza di espulsione nei confronti di un cittadino straniero. Il caso riguardava un uomo con un provvedimento di espulsione nonostante fosse sposato con una donna regolarmente soggiornante in Italia. La Corte ha stabilito che il diritto vita familiare straniero impone al giudice una valutazione concreta e non automatica dei legami personali e dell'integrazione sociale, annullando la decisione precedente che aveva ignorato tali aspetti.
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Sequestro preventivo terzo: ricorso inammissibile
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'acquirente di un immobile oggetto di sequestro preventivo per abusi edilizi. La Corte ha respinto tutte le doglianze, da quelle procedurali sulla mancata notifica a quelle di merito sulla motivazione del provvedimento, stabilendo principi chiari sui limiti dell'impugnazione in caso di sequestro preventivo terzo e sull'onere di diligenza dell'acquirente.
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Sequestro preventivo terzo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un acquirente contro un sequestro preventivo terzo su un immobile con abusi edilizi. La sentenza chiarisce che la mancata notifica al terzo non invalida il sequestro, ma sposta solo i termini per l'impugnazione. Inoltre, la buona fede dell'acquirente è irrilevante ai fini della misura cautelare, il cui scopo è impedire la prosecuzione del reato.
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Decreto di espulsione: quando è nullo? Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un cittadino straniero destinatario di un decreto di espulsione. La Corte ha chiarito che, sebbene la traduzione del provvedimento nella lingua ufficiale del Paese d'origine (inglese) sia valida, il decreto di espulsione è nullo se emesso prima che la decisione di inammissibilità della domanda d'asilo sia stata correttamente notificata. Il Giudice di Pace non aveva verificato questo aspetto cruciale, portando alla cassazione della sua ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Perquisizione illegittima non invalida il sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione di stupefacenti, stabilendo che un'eventuale perquisizione illegittima da parte della polizia giudiziaria non comporta l'inutilizzabilità del corpo del reato sequestrato. La Corte distingue nettamente tra i vizi di nullità, che possono inficiare atti successivi, e l'inutilizzabilità, che non si estende automaticamente, salvaguardando così la validità della prova raccolta.
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Colloqui 41-bis: no videochiamata senza prova certa
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis ha richiesto di poter effettuare colloqui visivi a distanza con i familiari, adducendo notevoli difficoltà economiche e logistiche per gli incontri di persona. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha stabilito che, sebbene i colloqui 41-bis tramite videochiamata siano ammissibili, spetta al richiedente fornire una prova concreta e inequivocabile di "circostanze eccezionali" che rendano l'incontro di persona impossibile o estremamente difficile. In questo caso specifico, la certificazione ISEE e la semplice distanza geografica sono state ritenute prove insufficienti.
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Ordine di demolizione: quando non si può revocare
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di revoca di un ordine di demolizione per un cambio di destinazione d'uso abusivo. La sentenza stabilisce che se l'impossibilità tecnica di demolire è causata dal comportamento del condannato, l'ordine non può essere revocato. Inoltre, il principio di proporzionalità va valutato solo in relazione alla situazione del responsabile dell'abuso e non dei terzi che occupano altre parti dell'immobile.
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Obbligo informativo immigrazione: la Cassazione decide
Un migrante ha contestato un provvedimento di respingimento sostenendo di non essere stato adeguatamente informato del suo diritto a richiedere protezione internazionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'obbligo informativo sull'immigrazione non può considerarsi assolto con una semplice clausola generica inserita nel decreto. Spetta all'Amministrazione dimostrare con prove concrete (come il "foglio notizie" o la presenza di un interprete) che l'informativa è stata fornita in modo completo ed effettivo. Di conseguenza, la decisione del Giudice di Pace è stata annullata con rinvio.
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Procura speciale: ricorso in Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un'ordinanza di espulsione. La decisione non è entrata nel merito delle questioni sollevate, ma si è basata su un vizio procedurale fondamentale: il mancato deposito della procura speciale, documento essenziale per conferire al difensore il potere di rappresentare il ricorrente dinanzi alla Suprema Corte.
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Concordato in Appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due imputati avverso una sentenza di "concordato in appello". La Corte ha stabilito che la richiesta di sanzioni sostitutive deve essere parte dell'accordo e che i motivi di ricorso sono limitati, confermando la legittimità costituzionale della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici in quanto legata alla discrezionalità del giudice sulla pena principale.
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Pericolosità sociale espulsione: valutazione attuale
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del giudice di merito, che aveva confermato l'espulsione basandosi unicamente su una precedente condanna penale. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulla pericolosità sociale per l'espulsione deve essere attuale e concreta, tenendo conto di tutti i fatti decisivi, come il percorso di riabilitazione e l'integrazione sociale del soggetto, elementi che il giudice di primo grado aveva omesso di esaminare.
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Attestazione di conformità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso improcedibile a causa di un vizio formale. L'avvocato del ricorrente aveva depositato telematicamente una copia della sentenza impugnata senza l'obbligatoria attestazione di conformità all'originale. La decisione sottolinea il rigore necessario nel rispetto delle norme procedurali del processo telematico, evidenziando come un errore di forma possa precludere l'esame del merito di una causa, in questo caso relativa a un decreto di espulsione.
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Ordine di demolizione: no prescrizione dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione di un immobile abusivo, notificato oltre vent'anni dopo la sentenza di condanna definitiva. Il ricorrente sosteneva che il notevole lasso di tempo trasformasse la demolizione in una sanzione penale, soggetta a prescrizione. La Corte ha ribadito la natura amministrativa e non penale dell'ordine di demolizione, escludendone la prescrittibilità. La responsabilità del ritardo nell'esecuzione, inoltre, è stata attribuita all'inerzia del condannato stesso, che non può trarre vantaggio dalla propria inadempienza.
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Demolizione abusiva: quando prevale l’interesse pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione abusiva nei confronti di una donna anziana in condizioni economiche precarie. La Corte ha stabilito che l'interesse pubblico al ripristino della legalità prevale sul diritto all'abitazione quando l'abuso è di notevole gravità, l'interessata era consapevole dell'illecito e ha avuto un lungo periodo di tempo (oltre quindici anni) per trovare una soluzione abitativa alternativa.
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Condono edilizio: no alla sanatoria postuma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria che cercava di annullare un ordine di demolizione tramite un condono edilizio ottenuto tardivamente. La Corte ha stabilito che la concessione in sanatoria era illegittima perché l'immobile non era stato ultimato 'al rustico' entro il termine di legge del 31 dicembre 1993. Inoltre, ha chiarito che le demolizioni successive, effettuate per far rientrare l'opera nei limiti del condono edilizio, costituiscono un indebito aggiramento della normativa e non possono sanare l'abuso originario.
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Ordine di demolizione: il tempo non lo annulla
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28532/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari contro un ordine di demolizione emesso quasi vent'anni prima. La Corte ha stabilito che il lungo tempo trascorso non invalida l'ordine, poiché la sua esecuzione è un atto dovuto per ripristinare l'ambiente e non una sanzione penale soggetta a prescrizione. L'inerzia dei responsabili dell'abuso non può essere premiata, e l'ordine di demolizione prevale sul diritto all'abitazione quando questo nasce da un'azione illegale.
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