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Art. 8 Convenzione EDU — Anno 2024

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156 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Vittima di tratta: la Cassazione tutela le donne
Una cittadina nigeriana, riconosciuta come vittima di tratta, si è vista negare lo status di rifugiato da un tribunale territoriale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la valutazione del rischio non può limitarsi al solo pericolo di re-trafficking. I giudici devono considerare anche i rischi più ampi di persecuzione, discriminazione e violenza di genere che una vittima di tratta affronterebbe nel suo Paese d'origine, sulla base di un'analisi completa e aggiornata del contesto sociale e culturale.
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Protezione sussidiaria: obbligo di fonti aggiornate
Un cittadino pakistano si è visto negare la protezione da un tribunale sulla base di informazioni datate. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che per la concessione della protezione sussidiaria il giudice ha il dovere di utilizzare fonti aggiornate sulla situazione di violenza indiscriminata nel paese d'origine e di valutare in modo complessivo, e non frammentario, i fattori di integrazione del richiedente.
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Espulsione legami familiari: quando la zia non basta
La Corte di Cassazione ha confermato un provvedimento di espulsione nei confronti di un cittadino straniero, chiarendo la questione dell'espulsione legami familiari. Il ricorrente aveva impugnato l'ordine di rimpatrio basandosi sul suo rapporto con una zia naturalizzata italiana. La Corte ha stabilito che un legame di parentela di terzo grado, come quello con una zia, non è sufficiente a impedire l'espulsione, poiché la normativa a tutela della famiglia si concentra prevalentemente sul nucleo familiare ristretto (coniuge e figli).
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Protezione speciale per integrazione familiare
Un cittadino straniero si è visto negare la protezione speciale nonostante avesse avuto una figlia in Italia e avesse intrapreso un percorso di integrazione lavorativa e sociale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7167/2024, ha annullato la decisione del Tribunale, stabilendo che la valutazione per la protezione speciale non deve essere frammentaria ('atomistica'), ma deve considerare in modo complessivo tutti gli elementi di integrazione, in particolare i legami familiari, che hanno un rilievo autonomo e fondamentale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Colloqui 41-bis: No a videochiamate senza necessità
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che consentiva a un detenuto in regime speciale di effettuare videochiamate mensili al posto delle visite di persona. Secondo la Suprema Corte, la sostituzione dei colloqui 41-bis con modalità a distanza è ammessa solo in presenza di circostanze eccezionali che rendano impossibile o estremamente difficile la visita in carcere, condizioni che devono essere provate caso per caso e non possono essere dedotte da un principio generale.
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Colloqui 41-bis: no videochiamate senza eccezioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11052 del 2024, ha annullato un'ordinanza che autorizzava in via generale i colloqui 41-bis tramite videochiamata. La Suprema Corte ha ribadito che la modalità a distanza è consentita solo in situazioni eccezionali di impossibilità o grave difficoltà, non per ragioni di mera distanza o difficoltà economiche.
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Protezione sussidiaria per violenza domestica: Cassazione
Una cittadina nigeriana, vittima di violenza domestica, ha richiesto la protezione sussidiaria. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale che negava tale protezione, criticando la mancata indagine sulla situazione delle donne in Nigeria e la violazione dei principi stabiliti in un precedente rinvio. La Corte ha riaffermato che la violenza di genere può costituire 'danno grave' ai fini della protezione sussidiaria, ordinando un nuovo esame del caso.
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Intercettazioni con trojan: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di dodici imputati, confermando le condanne per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza affronta in modo approfondito la legittimità delle intercettazioni con trojan, chiarendo che l'uso di 'server di transito' gestiti da società private non ne inficia la validità, purché la registrazione finale avvenga negli impianti della Procura. La Corte ha inoltre ribadito che, per i reati di criminalità organizzata, non è necessario specificare preventivamente i luoghi di privata dimora in cui il captatore informatico sarà attivato.
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Demolizione abuso edilizio: quando si applica la proporzionalità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9907/2024, ha rigettato il ricorso contro un ordine di demolizione abuso edilizio. La Corte ha chiarito che il principio di proporzionalità si applica solo se l'immobile è l'abitazione abituale, prova che spetta all'interessato. In questo caso, la mancata dimostrazione e la gravità dell'illecito hanno reso la demolizione legittima.
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Controllo corrispondenza 41-bis: sì alla proroga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del controllo corrispondenza 41-bis per un detenuto. La decisione si basa sull'interesse manifestato dal reggente di una cosca per le condizioni di salute del detenuto, anche se tale interesse emerge da un'intercettazione risalente a cinque anni prima. Secondo la Corte, questo elemento è sufficiente a giustificare la necessità di un monitoraggio continuo per impedire i collegamenti con l'organizzazione criminale esterna, rigettando così il ricorso del detenuto.
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Espulsione e protezione internazionale: cosa succede?
Un cittadino straniero, colpito da un decreto di espulsione per pericolosità sociale, presentava domanda di asilo. Il Giudice di Pace confermava l'espulsione, ma la Cassazione ha annullato tale decisione. Il principio affermato è che la successiva richiesta di asilo sospende l'efficacia del provvedimento di espulsione e protezione internazionale fino alla decisione definitiva sulla domanda, impedendo al giudice di pace una valutazione autonoma nel merito.
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Espulsione e legami familiari: quando il ricorso è nullo
Un cittadino straniero impugnava un decreto di espulsione lamentando la mancata valutazione dei suoi legami familiari e sociali in Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non è possibile utilizzare l'appello per ottenere una nuova valutazione dei fatti già esaminati dal giudice di merito. La decisione sottolinea come l'espulsione e i legami familiari debbano essere valutati nel merito, e il ricorso in Cassazione può vertere solo su errori di diritto.
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Motivazione apparente: annullato decreto di espulsione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Giudice di Pace che confermava un decreto di espulsione nei confronti di un cittadino straniero. La decisione si fonda sul principio della motivazione apparente: il giudice di merito si era limitato a un'affermazione generica sulla sussistenza dei requisiti di legge, senza analizzare le specifiche contestazioni sollevate dal ricorrente riguardo ai suoi legami familiari in Italia e alla valutazione della sua pericolosità sociale. L'ordinanza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Traduzione provvedimento espulsione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Giudice di Pace che confermava un'espulsione. Il motivo è la mancata traduzione del provvedimento di espulsione nella lingua madre del cittadino straniero (arabo), essendo stata ritenuta insufficiente la versione in inglese in assenza di prova della sua comprensione. La Corte ha stabilito che l'amministrazione deve dimostrare l'impossibilità di tradurre nella lingua madre, ad esempio per la sua rarità, cosa non avvenuta nel caso di specie. Il caso è stato rinviato al Giudice di Pace per una nuova valutazione.
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Estinzione giudizio per rinuncia: analisi ordinanza
Un cittadino straniero impugnava un decreto di espulsione. Durante il giudizio in Cassazione, egli rinunciava al ricorso poiché un'altra ordinanza della stessa Corte aveva già annullato il provvedimento impugnato. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia per cessato interesse, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, evidenziando un caso emblematico di conclusione del processo per ragioni procedurali sopravvenute.
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Espulsione straniero: quando i legami familiari contano
Un cittadino straniero, destinatario di un decreto di espulsione per soggiorno irregolare, ha impugnato il provvedimento lamentando la mancata valutazione dei suoi legami familiari in Italia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può liquidare la questione con formule generiche. È necessario un accertamento effettivo e concreto dei vincoli familiari, come quelli con una sorella convivente, prima di convalidare un'espulsione straniero. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Espulsione e vita familiare: obblighi del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un decreto di espulsione, poiché il giudice di merito non aveva adeguatamente considerato la situazione personale e i legami del ricorrente. La sentenza sottolinea l'obbligo di valutare l'impatto dell'espulsione e vita familiare, in linea con il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Il caso riguardava un giovane, entrato in Italia da minore, che aveva fatto opposizione al provvedimento espulsivo evidenziando la sua integrazione e la convivenza con la madre regolarmente soggiornante.
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Regime 41-bis: la dissociazione non basta a revocarlo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto sottoposto al regime 41-bis, confermando la proroga del regime detentivo speciale. La Corte ha stabilito che la semplice "dissociazione" dal clan di appartenenza non è sufficiente a dimostrare il venir meno della capacità di mantenere contatti con l'organizzazione criminale, soprattutto in presenza di una persistente pericolosità sociale. La sentenza distingue nettamente la dissociazione dalla collaborazione con la giustizia, ritenendo solo quest'ultima una cesura più netta con il passato criminale.
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Sequestro preventivo ambulatorio: legittimità e limiti
Un ambulatorio veterinario è stato oggetto di sequestro preventivo a causa di una vasta gamma di reati contestati al titolare, tra cui maltrattamento di animali e illeciti farmaceutici. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro dell'intera struttura, respingendo il ricorso del professionista. La decisione si fonda sul principio che, quando le attività illecite sono inestricabilmente connesse a quelle lecite e l'intera azienda funge da strumento per commettere reati, il sequestro preventivo dell'intero ambulatorio è una misura proporzionata e necessaria per prevenire la reiterazione dei crimini.
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Espulsione e pericolosità sociale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti contro la misura di sicurezza dell'espulsione. La decisione si fonda sulla valutazione della sua pericolosità sociale, desunta dalla gravità e organizzazione del reato, ritenute prevalenti rispetto alla sua stabile situazione familiare e lavorativa. La sentenza chiarisce i criteri per l'applicazione della misura di espulsione e pericolosità sociale.
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