LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 8 Convenzione EDU — Sezione Terza Penale

130 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Sospensione dell’ordine di demolizione: confermato l’abbattimento
Due privati hanno richiesto la sospensione dell'ordine di demolizione per un fabbricato abusivo, disposto con sentenza irrevocabile di condanna penale. I condannati sostenevano la pendenza di un ricorso amministrativo contro il diniego di condono e invocavano motivi di salute legati alla tutela dell'abitazione. Il giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza. L'autorità ha accertato l'infondatezza del ricorso amministrativo e ha escluso la violazione del diritto alla casa, poiché l'interessata risiede nell'immobile contiguo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato i privati al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende. La Suprema Corte ha chiarito che la sospensione dell'ordine di demolizione esige concrete e imminenti possibilità di ottenere la sanatoria, riaffermando la prevalenza della tutela del territorio rispetto a meri interessi di fatto.
Continua »
Notifica sentenza contumaciale: l’ingiunzione non basta
Un Cittadino ha contestato un'ingiunzione a demolire, sostenendo di non aver mai ricevuto la corretta notifica sentenza contumaciale (la sentenza emessa in sua assenza). Il Tribunale aveva respinto la sua richiesta, ritenendo che la notifica dell'ingiunzione stessa fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha ribadito che la notifica dell'ordine di demolizione non può sostituire la specifica notifica dell'estratto della sentenza contumaciale per far decorrere i termini di impugnazione. Il caso tornerà al Tribunale per un nuovo esame, verificando la notifica e valutando la richiesta di sospensione.
Continua »
Revoca dell’ordine di demolizione: sanatoria tardiva e limiti
Il Proprietario di un manufatto abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione penale a seguito del rilascio di un permesso di costruire in sanatoria. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando l'illegittimità del titolo edilizio. L'istanza amministrativa risultava infatti presentata oltre il termine di novanta giorni dall'ingiunzione comunale a demolire. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso. La scadenza del termine determina l'acquisizione automatica del bene al patrimonio pubblico. Di conseguenza, il privato perde la legittimazione a richiedere la sanatoria, rendendo inefficace il titolo abilitativo rilasciato dall'ente locale.
Continua »
Acquisto all’asta e ordine di demolizione: la Cassazione decide
L'Acquirente acquista all'asta un fabbricato abusivo già colpito da una condanna definitiva penale. Successivamente, richiede al giudice dell'esecuzione la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione, facendo leva sulla voltura di una vecchia domanda di condono e sull'estraneità all'abuso originario. Il giudice respinge l'istanza e la Corte di Cassazione conferma la decisione. I giudici supremi stabiliscono che l'ordine di demolizione colpisce l'immobile a prescindere dai passaggi di proprietà e dai terzi acquirenti. La semplice pendenza di una sanatoria non blocca l'abbattimento in assenza di una concessione imminente. Inoltre, il diritto all'abitazione non impedisce la demolizione quando l'opera abusiva danneggia gravemente l'ambiente e il territorio.
Continua »
Ordine di demolizione: quando il giudice non può disporlo d’ufficio
Un Lavoratore è stato condannato per reati edilizi. La sentenza non prevedeva l'ordine di demolizione dell'opera abusiva. Successivamente, il giudice dell'esecuzione ha emesso un ordine di demolizione d'ufficio. Gli eredi del Lavoratore hanno contestato questo provvedimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordine di demolizione, se non presente nella sentenza originaria ormai irrevocabile, non può essere disposto d'ufficio dal giudice dell'esecuzione tramite una correzione di errore materiale. Questo rappresenta un error in iudicando (errore nella decisione), non un semplice errore formale. La Corte ha quindi annullato l'ordine di demolizione, accogliendo il ricorso degli eredi.
Continua »
Ordine di demolizione abusivo: il diritto all’abitazione non è assoluto
Un Ricorrente ha impugnato l'ordine di demolizione abusivo di un immobile, sostenendo la violazione del principio di proporzionalità e del diritto all'abitazione, nonché del principio *ne bis in idem*. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che il diritto all'abitazione non è assoluto e deve bilanciarsi con l'interesse pubblico. Per invocare la sproporzione dell'ordine di demolizione abusivo, servono prove concrete del pregiudizio, assenti nel caso specifico. Inoltre, l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa ripristinatoria, non una pena, quindi il principio *ne bis in idem* non si applica. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Ordine di demolizione e sanatoria: i limiti del giudice penale
Un proprietario subiva una condanna penale per reati edilizi con conseguente ordine di demolizione dell'immobile. Anni dopo, il Comune rilasciava un permesso di costruire in sanatoria, salvo poi annullarlo d'ufficio. Il Tribunale Amministrativo Regionale accoglieva il ricorso del cittadino e annullava la revoca comunale in via definitiva. Il proprietario chiedeva quindi al Giudice dell'esecuzione la cancellazione della demolizione penale. Il Giudice rigettava la richiesta, ritenendo invalido il condono e legittimo il ripensamento del Comune, scavalcando la decisione amministrativa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione: il giudice penale non può ignorare il giudicato amministrativo, ma deve verificare direttamente la sussistenza dei requisiti di legge dell'opera prima di confermare l'ordine di demolizione.
Continua »
Ordine di demolizione: perché la casa abusiva va abbattuta
Gli eredi di un immobile abusivo hanno chiesto di revocare l'ordine di demolizione disposto decenni prima. I ricorrenti sostenevano che la misura fosse ormai prescritta, lesiva del diritto all'abitazione e coperta da istanze di condono. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la validità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione non è una pena ma una misura ripristinatoria a tutela del territorio, pertanto risulta imprescrittibile e vincola anche gli eredi del responsabile dell'abuso. La Suprema Corte ha inoltre precisato che il diritto all'abitazione non è assoluto e non protegge l'inerzia prolungata nella ricerca di un alloggio alternativo, confermando l'illegittimità dei condoni presentati previa suddivisione fittizia dell'immobile.
Continua »
Ordine di demolizione annullato: violato il diritto di difesa
L'Erede e La Detentrice di un immobile presentano un ricorso al Giudice dell'esecuzione per sospendere o revocare un ordine di demolizione scaturito da una condanna per abusivismo edilizio. I richiedenti fanno valere diverse motivazioni, tra cui il pagamento delle indennità al Comune e la tutela del diritto all'abitazione. Il Tribunale respinge la richiesta nel merito mediante una decisione immediata, ossia senza convocare l'udienza camerale con le parti. La Corte di Cassazione accoglie l'impugnazione e annulla l'ordinanza senza rinvio. La Suprema Corte stabilisce che decidere nel merito senza garantire l'udienza costituisce una nullità assoluta e insanabile. L'ordine di demolizione dovrà pertanto essere riesaminato dal Tribunale garantendo il pieno rispetto del diritto di difesa e del contraddittorio.
Continua »
Condono e prima casa non fermano l’ordine di demolizione
Gli eredi degli autori di un fabbricato abusivo hanno impugnato il rigetto della revoca di un ordine di demolizione risalente al 1997. I ricorrenti hanno sostenuto la validità di tre istanze di condono frazionate per singoli piani dell'immobile. Inoltre, hanno invocato la tutela della prima casa e il principio di proporzionalità, evidenziando il decorso di quasi trent'anni dalla sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il calcolo volumetrico per il condono deve considerare l'intero immobile per evitare elusioni. Il lungo tempo trascorso non giustifica l'inerzia degli occupanti nel cercare soluzioni abitative alternative. La Suprema Corte ha condannato i ricorrenti alle spese di giudizio e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Revoca ordine di demolizione: vince la sicurezza del territorio
Due cittadini acquistano un terreno con un muro di cinta da un ente religioso, anni dopo una condanna penale inflitta al vecchio proprietario per abuso edilizio. I nuovi acquirenti, terzi in buona fede, chiedono la revoca ordine di demolizione del manufatto. Una perizia tecnica dimostra infatti che il muro sostiene la scarpata stradale e convoglia le acque piovane. Il tribunale rigetta l'istanza senza esaminare la perizia. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei proprietari. La Suprema Corte stabilisce che l'ordine di demolizione deve sempre rispettare il principio di proporzionalità: l'esecuzione non può essere eseguita se l'abbattimento crea un danno concreto e grave all'assetto del territorio. La Corte annulla il provvedimento e rinvia gli atti per una nuova valutazione.
Continua »
Ordine di demolizione su demanio: casa abbattuta senza residenza
L'erede di un cittadino condannato per abusivismo sul demanio marittimo ha chiesto al giudice dell'esecuzione di bloccare l'ordine di demolizione dell'immobile, invocando il diritto all'abitazione e un'istanza di condono. Il Tribunale ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non impedisce l'abbattimento se l'occupante risiede altrove e non prova la mancanza di case alternative. Inoltre, i fabbricati costruiti abusivamente sul demanio marittimo non possono ottenere alcun condono.
Continua »
Ordine di demolizione: perché la casa va abbattuta dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fratelli, eredi del costruttore di un immobile abusivo, contro l'ordine di demolizione del fabbricato. Gli eredi chiedevano la revoca o la sospensione del provvedimento, invocando una domanda di condono pendente e la tutela del diritto all'abitazione. I giudici hanno stabilito che la sanatoria non era imminente e che il diritto alla casa non è assoluto. Poiché la condanna originaria risaliva a oltre venti anni prima, gli interessati hanno avuto tutto il tempo per trovare un'altra sistemazione. Di conseguenza, l'ordine di demolizione rimane pienamente valido ed efficace, e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese del giudizio.
Continua »
Ordine di demolizione: perché l’abuso non si prescrive mai
Il proprietario di un immobile abusivo situato in un'area protetta si opponeva all'ordine di demolizione emesso dopo una condanna penale definitiva. Il ricorrente sosteneva che il provvedimento fosse prescritto, che vi fossero errori materiali nei documenti e che la demolizione violasse il suo diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e, pertanto, non è soggetto a prescrizione. Inoltre, le tolleranze costruttive non si applicano in zone protette da vincolo paesaggistico e i piccoli errori materiali non annullano il provvedimento se l'immobile è chiaramente identificabile. Di conseguenza, il proprietario perde il ricorso e deve demolire l'immobile, oltre a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Abuso edilizio: l’ordine di demolizione batte la finta prima casa
Una cittadina ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che respingeva la revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che una delibera comunale destinasse gli abusi all'edilizia pubblica e invocava il diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la delibera comunale era generica e che l'immobile era destinato all'abbattimento. Inoltre, la demolizione non è una sanzione afflittiva ma una misura di ripristino del territorio. La ricorrente non ha provato l'assenza di altre case o una reale situazione di indigenza, risultando peraltro non residente nell'immobile. L'ordine di demolizione resta quindi pienamente efficace.
Continua »
Ordine di demolizione: la casa abusiva non si salva col condono
La proprietaria di un immobile abusivo ha impugnato l'ordine di demolizione emesso dalla Procura, chiedendone la sospensione a causa di una pendenza di condono edilizio e invocando il diritto all'abitazione ex art. 8 CEDU, essendo l'immobile la sua unica casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione può essere sospeso solo se la concessione della sanatoria è imminente e altamente probabile. Inoltre, il diritto al domicilio non è assoluto e cede di fronte alla necessità di ripristinare la legalità violata, a meno che il ricorrente non dimostri l'assoluta impossibilità di trovare un'altra sistemazione e una concreta situazione di vulnerabilità, elementi non provati nel caso di specie.
Continua »
Ordine di demolizione: perché la casa abusiva non si salva mai
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il rigetto della revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che l'ordine fosse prescritto e violasse il principio di proporzionalità sul diritto alla casa. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non di pena, rendendolo imprescrittibile. Inoltre, il bilanciamento con il diritto al domicilio è stato rispettato, poiché la proprietaria ha avuto oltre quindici anni per regolarizzare la propria posizione o trovare un'alternativa, continuando invece a realizzare ulteriori opere abusive. Di conseguenza, la proprietaria perde la causa e deve demolire l'immobile, oltre a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Espulsione dello straniero: la famiglia non blocca la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati con patteggiamento per detenzione di cocaina. Oltre alla pena concordata, il giudice di merito aveva disposto la confisca di denaro, la sospensione della patente e la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero a pena espiata. Uno dei ricorrenti contestava l'espulsione lamentando la mancata valutazione della propria situazione familiare in Italia (moglie, figli e impresa avviata). La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene il giudice debba bilanciare la sicurezza pubblica con il diritto alla vita familiare, spetta all'imputato l'onere di allegare e provare tempestivamente le circostanze familiari ostative all'allontanamento durante il procedimento di patteggiamento. Non avendolo fatto, il ricorso è generico. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ordine di demolizione: l’inerzia del Comune non salva l’abuso
Il Responsabile dell'abuso ha impugnato il provvedimento che respingeva la revoca dell'ordine di demolizione per un imponente immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva che la demolizione violasse il principio di proporzionalità, trattandosi della sua unica abitazione, e che l'inerzia di quindici anni della Pubblica Amministrazione avesse generato un affidamento incolpevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il decorso del tempo non sana l'illegalità originaria e che l'immobile, per le sue enormi dimensioni e la presenza di aree commerciali, non giustifica la tutela del diritto al domicilio. Inoltre, l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non penale, escludendo qualsiasi violazione del divieto di doppia punizione.
Continua »
Ordine di demolizione: il diritto alla casa non ferma la ruspa
Il Tribunale di Napoli ha respinto la richiesta di revoca o sospensione di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Due soggetti, sostenendo di essere comproprietari o vicini danneggiati dall'abbattimento, hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione deve essere eseguito anche se rischia di danneggiare parti legittime, gravando sul condannato l'onere del ripristino. Inoltre, il diritto all'abitazione non blocca l'abbattimento se l'allegazione è generica e il tempo trascorso dalla condanna ha comunque permesso di cercare alternative. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »