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Art. 8 Convenzione EDU — Sezione Terza Penale

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130 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Ordine di demolizione: la sicurezza vince sul diritto alla casa
Il Tribunale ha respinto la richiesta del Proprietario di revocare l'ordine di demolizione di un immobile abusivo. Il Proprietario sosteneva che la pena principale fosse stata condonata e che vi fosse una nuova normativa favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'ordine di demolizione resta pienamente valido poiché l'immobile sorge in un'area protetta da un vincolo assoluto di inedificabilità e ad alto rischio idrogeologico. Inoltre, il Comune aveva già negato definitivamente il condono edilizio. La Cassazione ha chiarito che la sanatoria è impossibile e che la notifica dell'atto al difensore d'ufficio non ha leso i diritti del ricorrente, che ha comunque presentato tempestivo ricorso.
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Condono edilizio: il frazionamento fittizio non salva la casa
L'Acquirente di un immobile abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione emesso nel 1998. I precedenti proprietari avevano frazionato l'edificio presentando due domande separate di condono edilizio per aggirare il limite legale di 750 metri cubi. L'Acquirente ha proposto di demolire una parte del manufatto per rientrare nei limiti di legge, invocando la buona fede e il diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il limite volumetrico per il condono edilizio si calcola sull'intero edificio unitario e non sulle singole parti. Inoltre, la demolizione tardiva non sana l'abuso originario. L'ordine di demolizione non si prescrive e prevale sul diritto alla casa se l'acquirente conosceva l'abuso al momento dell'acquisto. L'Acquirente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sospensione dell’ordine di demolizione negata: abuso insanabile
Il proprietario di un immobile abusivo ha richiesto la sospensione dell'ordine di demolizione emesso a seguito di una condanna penale definitiva, invocando la pendenza di una domanda di condono edilizio presentata nel 1995. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza evidenziando che l'abuso superava i limiti volumetrici consentiti e che erano state realizzate ulteriori opere abusive successive. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che il giudice dell'esecuzione deve effettuare una valutazione prognostica sulla reale probabilità di accoglimento della sanatoria. Poiché l'istanza giaceva da 27 anni e l'immobile era stato ulteriormente ampliato, non vi era alcuna concreta possibilità di sanare l'abuso. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Ordine di demolizione: l’ambiente vince sul diritto alla casa
La proprietaria di una villa abusiva di tre piani, situata all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio, ha impugnato l'ordine di demolizione del manufatto. La ricorrente ha sostenuto che l'abbattimento avrebbe violato il suo diritto all'abitazione e il principio del ne bis in idem, considerata l'acquisizione del bene da parte del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non punitiva. Inoltre, il diritto alla casa non è assoluto e deve essere bilanciato con la tutela dell'ambiente, specialmente in aree protette, in assenza di una comprovata situazione di indigenza della responsabile.
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Ordine di demolizione: le villette ereditate vanno abbattute
Due eredi hanno impugnato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, composto da tre villette, costruito dal padre defunto. Le ricorrenti sostenevano la nullità della notifica originaria, il decorso del tempo e la violazione del diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione non è una sanzione penale ma una misura ripristinatoria. Di conseguenza, esso è caratterizzato dall'imprescrittibilità e non si estingue con il passare degli anni. Inoltre, il diritto al domicilio non è assoluto e deve cedere di fronte alla tutela del territorio, specialmente in presenza di abusi edilizi di rilevante entità. Le ricorrenti perdono la causa e devono sostenere le spese processuali.
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Ordine di demolizione: anziana perde la veranda abusiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria anziana e invalida contro l'ordine di demolizione di una veranda abusiva di quindici metri quadri adibita a cucina. La donna invocava il diritto all'abitazione e il principio di proporzionalità, evidenziando le proprie gravi condizioni di salute e lo stato di indigenza. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non è assoluto e va bilanciato con la tutela del territorio. Poiché l'ordine di demolizione riguardava solo pertinenze e non l'abitazione principale, e considerato il lungo tempo trascorso dal passaggio in giudicato della condanna senza che la donna provvedesse a trovare alternative, la demolizione è stata confermata. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ordine di demolizione: la prescrizione non salva l’abuso
Il proprietario di un immobile abusivo ha impugnato l'ordine di demolizione emesso nei suoi confronti, chiedendo di escludere dall'abbattimento alcuni ampliamenti successivi di 80 metri quadri. La difesa sosteneva che tali opere, oggetto di un separato procedimento penale archiviato per prescrizione, fossero estranee al primo processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione ha natura reale e ripristinatoria. Di conseguenza, l'obbligo di abbattimento si estende inevitabilmente all'intero edificio abusivo, comprese tutte le addizioni e le prosecuzioni strutturali successive, anche se prescritte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: perché il tempo non salva l’abuso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Proprietario contro il rigetto della richiesta di sospensione dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo. I giudici hanno ribadito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non si prescrive mai. Inoltre, il diritto al domicilio tutelato dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo non è assoluto e non impedisce l'abbattimento di una costruzione abusiva, specialmente se il Proprietario è rimasto inerte per anni senza cercare soluzioni abitative alternative.
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Ordine di demolizione: la tutela del territorio vince sulla casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina contro l'ordine di demolizione del proprio immobile abusivo situato in zona vincolata. La proprietaria chiedeva la revoca del provvedimento invocando una sanatoria pendente e il principio di proporzionalità per le sue precarie condizioni di salute ed economiche. I giudici hanno chiarito che la presenza di un vincolo paesaggistico rende quasi impossibile la sanatoria. Inoltre, il diritto alla casa non può essere usato per bloccare l'abbattimento se il colpevole ha ignorato i sigilli e ha fatto passare quindici anni senza cercare un'altra sistemazione. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta pienamente valido e l'immobile deve essere abbattuto.
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Ordine di demolizione: il diritto alla casa non salva l’abuso
Una cittadina ha impugnato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, sostenendo che l'acquisizione del bene da parte del Comune e il suo diritto all'abitazione dovessero bloccare l'abbattimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione non viene meno automaticamente con il passaggio della proprietà all'ente pubblico. Inoltre, il diritto all'abitazione non è assoluto e va bilanciato con la tutela dell'ambiente e del territorio. Poiché la ricorrente non ha dimostrato uno stato di indigenza assoluta né l'impossibilità di trovare un altro alloggio in ventitré anni di inerzia, l'interesse pubblico al ripristino del territorio prevale su quello privato. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: la salute non salva la casa abusiva
Un cittadino ha presentato ricorso per annullare l'ordine di demolizione della propria casa, sostenendo che l'abbattimento violasse il suo diritto al domicilio e alla salute, non essendoci altre soluzioni abitative. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Innanzitutto, l'immobile era già stato demolito, facendo venire meno l'interesse concreto a contestare l'atto. Inoltre, i giudici hanno chiarito che il diritto al domicilio non è assoluto e non tutela l'abusivismo edilizio. Le condizioni personali, come la salute o la povertà, non bastano a bloccare la demolizione se si è costruito consapevolmente senza permessi. Di conseguenza, il cittadino ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Notifica estratto contumaciale: demolizione non sana l’omissione
Il Tribunale di Napoli aveva respinto la richiesta del Cittadino di dichiarare non esecutiva una condanna per reati edilizi e di revocare l'ordine di demolizione. Il Cittadino, processato in contumacia, lamentava la mancata notifica dell'estratto contumaciale presso il domicilio eletto. Il Tribunale riteneva che la successiva notifica dell'ordine di demolizione avesse sanato la mancanza. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la notifica estratto contumaciale è un atto insostituibile per far decorrere i termini di impugnazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento impugnato, rinviando la decisione al Tribunale affinché verifichi l'effettiva regolarità della notifica originaria.
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Ordine di demolizione: il condono pendente non ferma la ruspa
Il proprietario di un immobile abusivo ha chiesto la sospensione o la revoca del provvedimento che imponeva l'abbattimento delle opere, contestando il rigetto del condono edilizio davanti al Tribunale Amministrativo Regionale. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando che il giudice amministrativo non aveva sospeso il diniego di sanatoria e che lo stato dei luoghi era stato ulteriormente alterato con nuovi abusi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la pendenza del giudizio amministrativo non blocca automaticamente l'ordine di demolizione penale. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: la cucina sul terrazzo va abbattuta
Il Giudice dell'esecuzione aveva revocato l'ordine di demolizione di un terrazzo di quaranta metri quadri, chiuso e adibito a cucina, ritenendo la misura contraria al principio di proporzionalità. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, evidenziando che il manufatto rappresentava solo un ampliamento abusivo di un'abitazione già esistente e idonea. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il diritto all'abitazione non è assoluto e va bilanciato con la tutela del territorio. Di conseguenza, l'ordine di demolizione non può essere revocato se l'abuso riguarda un vano accessorio non indispensabile alla vita familiare. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza di revoca, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Terzo acquirente contro ordine di demolizione: vince il ricorso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una terza acquirente contro il rigetto della revoca di un ordine di demolizione. Il Tribunale aveva ritenuto nullo il permesso di costruire in sanatoria ottenuto dalla donna, ipotizzando un frazionamento artificioso dell'immobile abusivo originario. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno stabilito che il Tribunale non ha motivato adeguatamente l'illegittimità della sanatoria, omettendo di specificare le volumetrie e le ragioni dell'asserito abuso. La Cassazione ha quindi annullato la decisione, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame che verifichi la validità del titolo edilizio, sospendendo temporaneamente l'esecuzione dell'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: condono revocato per false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di alcuni proprietari contro un ordine di demolizione immobile abusivo. In passato, avevano ottenuto un condono, poi annullato dal Comune perché basato su false dichiarazioni. I ricorrenti sostenevano di aver maturato un 'legittimo affidamento' sulla regolarità dell'immobile e che la demolizione fosse una sanzione sproporzionata. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito che il condono ottenuto con false dichiarazioni non crea alcun affidamento tutelabile. Inoltre, ha ribadito che l'ordine di demolizione non è una pena che si estingue nel tempo, ma una sanzione amministrativa finalizzata a ripristinare la legalità violata. La demolizione è stata quindi confermata.
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Demolizione e Salute: Stop per Principio di Proporzionalità
Una donna, condannata per aver costruito un immobile abusivo adibito a sua abitazione, si opponeva all'ordine di abbattimento a causa dell'età avanzata e di gravi problemi di salute. La Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il principio di proporzionalità demolizione impone al giudice di bilanciare l'interesse pubblico al ripristino della legalità con i diritti fondamentali della persona, come salute e domicilio. La Corte ha annullato la precedente decisione perché il giudice non aveva motivato in modo specifico e concreto le ragioni per cui le condizioni di salute della donna non fossero sufficienti a rendere la demolizione una misura sproporzionata, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Abuso prescritto e nuovi lavori: l’ordine di demolizione è parziale
Una proprietaria prosegue i lavori su un immobile il cui abuso edilizio originario era già stato dichiarato estinto per prescrizione. Per queste nuove opere, subisce una condanna con un nuovo ordine di demolizione. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale: la prosecuzione dei lavori costituisce un reato nuovo e autonomo. Di conseguenza, la demolizione non può riguardare l'intero edificio, ma deve essere un ordine di demolizione parziale, limitato esclusivamente alle opere costruite dopo la sentenza di prescrizione. La parte 'vecchia' dell'abuso non può essere toccata da questo nuovo ordine.
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Contabilità distrutta da un’alluvione: Cassazione annulla condanna
Un imprenditore, accusato di aver distrutto le scritture contabili, viene assolto in primo grado perché la sua versione dei fatti, cioè la distruzione a causa di un'alluvione, viene ritenuta credibile. La Corte d'Appello, però, ribalta la decisione e lo condanna, giudicando la sua storia inattendibile senza però risentirlo. La Cassazione interviene e annulla la condanna. Il principio sancito è chiaro: se un'assoluzione si basa su dichiarazioni decisive dell'imputato, il giudice d'appello non può condannarlo basandosi su una diversa valutazione di quelle stesse parole senza procedere a una 'rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale', ovvero senza riesaminarlo direttamente. La condanna è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo processo d'appello.
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Sequestro di PC e smartphone: quando è legittimo per la Cassazione
Un indagato per reati fiscali contesta la legittimità del sequestro dei suoi dispositivi elettronici, ritenendolo generico e sproporzionato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un importante principio sul sequestro probatorio di dispositivi informatici. La misura è legittima se il decreto del pubblico ministero, pur non potendo prevedere ogni dettaglio, indica chiaramente le finalità della ricerca, i soggetti coinvolti e un perimetro temporale definito. In questo caso, i criteri erano sufficientemente specificati, rendendo il sequestro valido e proporzionato alle esigenze investigative. L'indagato ha quindi perso la causa.
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