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Art. 8 Convenzione EDU — Anno 2023

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97 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Avviso orale: cellulare sempre ammesso
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna di un soggetto accusato di aver violato le prescrizioni di un avviso orale. L'imputato era stato trovato in possesso di un telefono cellulare nonostante il divieto del Questore. Tuttavia, a seguito della sentenza n. 2/2023 della Corte Costituzionale, tale divieto è stato dichiarato illegittimo. Di conseguenza, la condotta non integra più il reato contestato, portando all'assoluzione piena perché il fatto non sussiste.
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Demolizione immobile abusivo: i limiti della sanatoria
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione immobile abusivo relativo alla trasformazione di un sottotetto in mansarda abitabile. Nonostante la ricorrente avesse ottenuto un permesso di costruire in sanatoria dal Comune, i giudici hanno rilevato l'assenza dell'autorizzazione sismica preventiva, elemento che invalida il requisito della doppia conformità necessario per la regolarizzazione. La sentenza ribadisce inoltre che il diritto all'abitazione non è assoluto e non può impedire la demolizione se non supportato da prove documentali specifiche sulla sproporzione del provvedimento rispetto alle condizioni economiche e abitative del soggetto interessato.
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Ordine di demolizione: ricorso e proprietà comunale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro un ordine di demolizione relativo a un immobile già acquisito al patrimonio comunale. Poiché l'ente locale non ha deliberato il mantenimento dell'opera per prevalenti interessi pubblici, i condannati non hanno più alcun interesse giuridico a richiedere la revoca o la sospensione dell'abbattimento. La sentenza ribadisce che, una volta avvenuta l'acquisizione gratuita, la demolizione rappresenta l'unico esito obbligato del procedimento sanzionatorio, rendendo irrilevanti le contestazioni basate sul diritto al domicilio o su nuove varianti urbanistiche.
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Mandato di arresto europeo e residenza in Italia
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un cittadino straniero alle autorità del suo Paese d'origine in esecuzione di un Mandato di arresto europeo. Il ricorrente, condannato per furto e guida con documenti falsi, chiedeva di scontare la pena in Italia invocando il radicamento territoriale. Tuttavia, la Corte ha rilevato l'assenza del requisito della stabile dimora quinquennale, poiché l'interessato risultava irreperibile per lunghi periodi e i legami familiari in Italia erano solo recenti. La decisione ribadisce che il rifiuto della consegna richiede una prova rigorosa della permanenza effettiva e continuativa nello Stato.
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Unione civile: la convivenza conta per l’assegno
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che, in caso di scioglimento di un'**unione civile**, il giudice deve considerare anche il periodo di convivenza di fatto precedente alla formalizzazione del legame. La controversia riguardava una donna che aveva rinunciato a opportunità lavorative per trasferirsi dalla compagna prima del 2016. La Corte ha chiarito che la durata del rapporto non si limita al solo vincolo formale, ma include la stabilità affettiva pregressa, garantendo così la funzione compensativa dell'assegno e rispettando i principi di non discriminazione sanciti dalla CEDU.
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41-bis: colloqui telefonici tra familiari detenuti
La Corte di Cassazione ha confermato il legittimo diniego ai colloqui telefonici tra due fratelli, entrambi sottoposti al regime del 41-bis. La decisione si fonda sulla necessità di prevenire comunicazioni tra esponenti apicali di organizzazioni criminali, specialmente quando sussistono aggravanti mafiose pendenti. Sebbene il diritto ai legami familiari sia tutelato, le esigenze di sicurezza nazionale e la prevenzione di messaggi verso l'esterno giustificano restrizioni proporzionate, validate dal controllo giurisdizionale.
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Legami familiari e stop all’espulsione stranieri
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di espulsione emesso contro un cittadino straniero, evidenziando l'omessa valutazione dei legami familiari consolidati in Italia. Il ricorrente aveva documentato una convivenza di fatto con una cittadina italiana, formalizzata ai sensi della Legge 76/2016. Il Giudice di Pace aveva erroneamente ritenuto che solo il matrimonio o la parentela entro il secondo grado potessero bloccare l'espulsione. La Suprema Corte ha invece chiarito che la nozione di famiglia, protetta dall'Art. 8 CEDU, include le unioni civili e le convivenze stabili, rendendo tali legami familiari un fattore determinante per la permanenza nel territorio nazionale.
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Continuità affettiva: limiti e diritti dei terzi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del diritto alla continuità affettiva con un minore di cui si era preso cura 'di fatto'. Il ricorrente aveva ospitato il bambino durante periodi di crisi della famiglia adottiva, ma la madre aveva successivamente interrotto i rapporti. La Suprema Corte ha chiarito che la legge n. 173/2015 tutela il diritto del minore e non conferisce ai terzi, privi di un formale provvedimento di affidamento, il potere di agire direttamente in giudizio per ottenere il diritto di visita. La tutela di tali legami è affidata esclusivamente alla sollecitazione del Pubblico Ministero.
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Abuso edilizio: quando la demolizione è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione relativo a un immobile oggetto di abuso edilizio. Il ricorrente aveva richiesto la revoca del provvedimento invocando il principio di proporzionalità, sostenendo che l'immobile fosse la sua unica abitazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il soggetto non ha fornito prove concrete circa la sua indigenza o l'impossibilità di reperire un altro alloggio, limitandosi a contestazioni generiche senza documentare la propria situazione economica e patrimoniale.
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Pericolosità sociale e revoca dell’espulsione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione basato sulla presunta pericolosità sociale. Il ricorrente era stato condannato in passato per reati legati agli stupefacenti, ma la Suprema Corte ha stabilito che il giudizio sulla pericolosità sociale non può fondarsi esclusivamente su precedenti penali o sulla mancanza di lavoro. La decisione sottolinea che tale valutazione deve essere concreta, attuale e deve tenere conto dell'inserimento sociale e dei legami familiari dell'interessato, annullando il provvedimento del Giudice di Pace per carenza di motivazione.
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Demolizione manufatto abusivo: guida al condono
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione manufatto abusivo ereditato dalla ricorrente, respingendo la richiesta di sospensione basata su un'istanza di condono pendente. La Corte ha chiarito che, trattandosi di un abuso non minore situato in zona vincolata, la sanatoria prevista dalla L. 326/2003 non è applicabile. Inoltre, le doglianze relative alla situazione economica e personale sono state ritenute generiche e già oggetto di precedenti valutazioni definitive, rendendo il ricorso inammissibile.
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Ordine di demolizione e tutela della salute del minore
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, respingendo il ricorso di un cittadino che invocava la tutela della salute del figlio minore affetto da gravi patologie. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione è legittimo se il diritto alla salute può essere garantito in una diversa abitazione idonea. Il provvedimento sottolinea che il lungo tempo trascorso dal giudicato (oltre 17 anni) è imputabile al ricorrente, il quale disponeva inoltre di risorse economiche sufficienti per trovare una soluzione abitativa alternativa e salubre per il proprio nucleo familiare.
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Ne bis in idem estradizione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina albanese contro l'ordinanza di estradizione. La Corte ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem estradizione' non opera se i reati sono distinti, anche se collegati. Nello specifico, la condanna in Italia per spaccio di droga non impedisce l'estradizione in Albania per il reato di partecipazione a un gruppo criminale strutturato, poiché si tratta di fatti materialmente diversi. Inoltre, le norme sulla durata della custodia cautelare interna non si applicano al procedimento di estradizione.
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Sequestro preventivo sproporzionato: Cassazione decide
Un ricorrente ha contestato un sequestro preventivo di un immobile per abusi edilizi, sostenendo che fosse sproporzionato rispetto alle esigenze abitative della figlia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il ricorrente non poteva far valere i diritti di un terzo. Inoltre, ha ribadito che il diritto all'abitazione non è assoluto e non prevale sull'interesse pubblico a reprimere abusi edilizi gravi, soprattutto in zone vincolate e sismiche dove le opere non sono sanabili. La gravità e l'insanabilità delle opere giustificano la misura cautelare, rendendo il sequestro proporzionato.
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Intercettazioni e aggravante mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per intestazione fittizia di beni, aggravata dal fine di agevolare un'associazione mafiosa. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle intercettazioni, autorizzate con le norme speciali per la criminalità organizzata. La Corte ha stabilito che, grazie a una nuova legge di natura interpretativa (D.L. 105/2023), tali norme speciali sono retroattivamente applicabili anche ai reati comuni aggravati dal metodo o dalla finalità mafiosa. Di conseguenza, le intercettazioni sono state ritenute legittime e il ricorso infondato, consolidando l'uso di questo strumento investigativo nei reati connessi alla mafia.
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Protezione speciale: sì alla tutela dell’unità familiare
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un tribunale che aveva negato la protezione speciale a un uomo, padre di famiglia, mentre l'aveva concessa a sua moglie. La Corte ha stabilito che il diniego creava una violazione del diritto all'unità familiare, un principio fondamentale che deve essere sempre tutelato. La decisione sottolinea come l'integrazione del richiedente e i legami familiari in Italia siano elementi cruciali per il riconoscimento della protezione speciale, per evitare la separazione del nucleo familiare.
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Prove da chat criptate: la Cassazione decide su Sky-ECC
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per traffico di stupefacenti, basata su prove da chat criptate ottenute tramite Ordine Europeo di Indagine. La difesa contestava sia l'utilizzabilità delle chat per la mancata conoscenza dei metodi di decriptazione, sia l'identificazione dell'indagato basata sulla comparazione di celle telefoniche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo generiche le censure sull'acquisizione delle prove e logica la motivazione del giudice di merito sull'identificazione, basata su un elevatissimo numero di eventi di compatibilità tra i dispositivi.
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Pericolosità sociale: i limiti alla confisca dei beni
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di confisca per due persone, stabilendo che la pericolosità sociale deve essere provata con elementi concreti e non presunti. I giudici devono dimostrare che i soggetti vivono abitualmente dei proventi di attività delittuose effettivamente lucrative. La sentenza ha anche dichiarato inammissibile il ricorso di altri due soggetti per carenza di interesse, poiché sostenevano che i beni confiscati non fossero di loro proprietà. Questo caso ribadisce la necessità di un accertamento rigoroso prima di applicare misure di prevenzione patrimoniali.
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Ordine Indagine Europeo: Cassazione su chat criptate
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare basata su chat criptate ottenute dalla Francia tramite un Ordine di Indagine Europeo. La sentenza stabilisce che l'acquisizione di comunicazioni memorizzate, anche se non in corso, lede la segretezza della corrispondenza e richiede la preventiva autorizzazione del giudice, non essendo sufficiente il solo decreto del pubblico ministero. La Corte sottolinea la necessità di una corretta qualificazione giuridica dell'atto investigativo e rinvia al Tribunale per una nuova valutazione sulla base dei principi enunciati.
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Espulsione straniero: i legami familiari contano
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di espulsione straniero, sottolineando che i legami familiari presenti sul territorio nazionale devono sempre essere attentamente valutati, anche in assenza di una formale richiesta di ricongiungimento. La Corte ha inoltre censurato il giudice di merito per non aver esaminato la doglianza relativa alla mancata traduzione del decreto di espulsione in una lingua comprensibile all'interessato. La decisione ribadisce l'importanza dei diritti fondamentali e delle garanzie procedurali nei procedimenti di espulsione.
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