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Art. 8 Convenzione EDU — Anno 2023

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97 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Espulsione e legami familiari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava l'espulsione di un cittadino straniero, stabilendo un principio fondamentale in materia di espulsione e legami familiari. La Corte ha chiarito che il giudice di merito ha l'obbligo di valutare la natura e l'effettività dei vincoli familiari dell'individuo, anche in assenza di una formale richiesta di ricongiungimento. La decisione del Giudice di Pace è stata cassata perché si era limitata a constatare la mancanza di un titolo di soggiorno, omettendo completamente l'analisi dei rapporti familiari, come invece imposto dalla normativa vigente.
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Decreto di espulsione: motivazione e vincoli familiari
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Giudice di Pace che confermava un decreto di espulsione. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha l'obbligo di motivare esplicitamente su punti decisivi come la regolarità della notifica dell'atto e la valutazione dei vincoli familiari dello straniero, anche in procedimenti sommari. La mancata analisi di questi aspetti costituisce un vizio di motivazione che rende nulla la decisione.
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Espulsione straniero: la convivenza è un ostacolo?
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di espulsione contro una cittadina straniera, stabilendo che la sua stabile convivenza con un cittadino italiano doveva essere attentamente valutata. Secondo la Corte, anche in assenza di un matrimonio formale, il giudice deve esaminare caso per caso la natura e l'effettività dei legami familiari e sociali dello straniero in Italia prima di disporre l'espulsione straniero, in conformità con il diritto al rispetto della vita privata e familiare.
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Protezione speciale: Unilav prova il lavoro
Un cittadino straniero si vede negata la protezione speciale perché il Tribunale ritiene la sua integrazione debole, svalutando le comunicazioni di assunzione (Unilav) senza le relative buste paga. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che per la protezione speciale l'Unilav è una prova sufficiente del rapporto di lavoro, avendo un valore probatorio preminente in quanto dichiarazione ufficiale. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Ascolto del minore: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24626/2023, ha rigettato il ricorso di un padre dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale. Il caso verteva sulla mancata audizione della figlia minore. La Corte ha chiarito che l'ascolto del minore infradodicenne non è un obbligo assoluto. Il giudice può motivatamente ometterlo se contrario all'interesse del bambino, ad esempio per evitare traumi, senza dover preventivamente valutare la sua capacità di discernimento.
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Protezione internazionale MGF: la Cassazione decide
Una richiedente asilo si è vista negare la protezione nonostante avesse documentato di aver subito una mutilazione genitale femminile (MGF) e altre violenze. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la protezione internazionale MGF deve essere riconosciuta come una forma di persecuzione. La Corte ha inoltre sottolineato che il giudice ha il dovere di indagare attivamente sulle condizioni del paese d'origine e non può rigettare la domanda solo per una presunta scarsa credibilità del racconto, soprattutto in presenza di prove mediche.
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Protezione umanitaria: integrazione e comparazione
Un cittadino del Bangladesh ha ottenuto la protezione umanitaria dalla Corte d'Appello grazie alla sua integrazione sociale e lavorativa in Italia. Il Ministero dell'Interno ha impugnato la decisione, sostenendo la necessità di una comparazione con la situazione nel paese di origine. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per la concessione della protezione umanitaria, un elevato livello di integrazione può giustificare la tutela, secondo un principio di proporzionalità inversa, anche senza una vulnerabilità estrema nel paese d'origine.
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Protezione speciale: integrazione lavorativa decisiva
Un cittadino del Bangladesh si è visto negare la protezione internazionale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il tribunale di merito aveva erroneamente ignorato le prove complete della sua integrazione lavorativa. Il caso evidenzia come una valutazione approfondita dell'inserimento sociale sia fondamentale per la concessione della protezione speciale.
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Inutilizzabilità derivata: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza 24492/2023, ha rigettato i ricorsi di diversi imputati condannati per omicidio e associazione mafiosa. Il tema centrale è stato il rigetto dell'eccezione di inutilizzabilità derivata delle intercettazioni. La Corte ha stabilito che l'acquisizione di un numero di telefono da parte della polizia giudiziaria, anche se avvenuta in modo irrituale, non rende inutilizzabili le successive intercettazioni legalmente autorizzate, poiché nel sistema italiano non vige il principio generale del 'frutto dell'albero avvelenato'.
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Ordine di demolizione: quando è sproporzionato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente, condannata per la costruzione e il completamento di un edificio, sosteneva la violazione del principio di proporzionalità. La Corte ha respinto l'argomentazione, sottolineando che la stessa ricorrente aveva richiesto l'autodemolizione, contraddicendo la sua tesi. Inoltre, ha avuto anni per trovare un'alternativa abitativa, rendendo l'esecuzione della demolizione una misura necessaria per ripristinare la legalità.
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Risarcimento danno privacy: l’errore non scusa
Un ente pubblico viene condannato per aver pubblicato online per errore dati relativi al pignoramento dello stipendio di una dipendente. La Corte di Cassazione conferma la condanna, specificando che per il risarcimento danno privacy è necessaria una lesione seria e concreta del diritto alla riservatezza. L'errore umano del dipendente non esonera dalla responsabilità il titolare del trattamento, il quale può liberarsi solo fornendo la prova, molto rigorosa, che l'evento dannoso non gli sia in alcun modo imputabile.
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Diritto dei nonni: l’interesse del minore prevale
In un caso di forte conflittualità familiare, i nonni e lo zio paterni si erano rivolti al tribunale per vedere i nipoti minori, ostacolati dai genitori. La Corte d'Appello aveva concesso gli incontri basandosi sulla mera assenza di pregiudizio per i bambini. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2881/2023, ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il 'diritto dei nonni' non è incondizionato, ma subordinato al 'superiore interesse del minore'. Il giudice non deve solo escludere un danno, ma deve accertare in positivo il concreto beneficio che il rapporto porterebbe alla crescita del bambino, tenendo conto del contesto conflittuale e della volontà del minore stesso.
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Ammonimento ex art. 709-ter: è impugnabile?
In un caso di conflitto genitoriale, la Corte di Cassazione analizza la natura del provvedimento di ammonimento ex art. 709-ter c.p.c. La Suprema Corte stabilisce che, a differenza di precedenti orientamenti, l'ammonimento non ha natura meramente esortativa, ma afflittiva e sanzionatoria. Pertanto, possiede carattere decisorio e definitivo, rendendolo suscettibile di ricorso straordinario per cassazione. Nonostante l'ammissibilità del ricorso su questo principio, la Corte lo ha rigettato nel merito per altre ragioni.
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Successione figlio naturale: parità retroattiva
La Corte di Cassazione, con la sentenza 9066/2023, ha stabilito la piena applicazione retroattiva del principio di parità tra figli nati nel matrimonio e fuori. In una causa di successione figlio naturale apertasi nel 1944, la Corte ha rigettato la tesi che voleva applicare la vecchia normativa discriminatoria, affermando che le riforme del 2012-2013 hanno sanato una situazione di illegittimità pregressa, garantendo quote ereditarie uguali. Ha inoltre cassato con rinvio la decisione per ricalcolare la divisione includendo una donazione soggetta a collazione.
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Ordine di demolizione: legittimo anche per l’unica casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone contro un ordine di demolizione relativo a una sopraelevazione abusiva adibita a unica abitazione. I ricorrenti lamentavano la violazione del diritto alla casa e rischi per la stabilità dell'edificio. La Corte ha ribadito che il diritto all'abitazione non è assoluto e non può sanare un abuso edilizio, e che le doglianze sulla stabilità erano generiche e non provate, confermando la piena legittimità dell'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: quando è legittimo e perché
Due soggetti hanno contestato un ordine di demolizione per un appartamento abusivo, sostenendo che fosse la loro unica abitazione e sede lavorativa, e che fosse pendente un ricorso amministrativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la pendenza di un appello amministrativo non sospende automaticamente la demolizione e che il diritto all'abitazione non può giustificare il mantenimento di un immobile costruito illegalmente.
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Vincolo cimiteriale: quando la demolizione è inevitabile
La Cassazione conferma l'ordine di demolizione per un immobile ristrutturato abusivamente in zona con vincolo cimiteriale. Nonostante una pronuncia favorevole del TAR, il notevole aumento di volumetria e l'assolutezza del vincolo hanno reso l'opera insanabile, portando al rigetto del ricorso.
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