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Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

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891 provvedimenti

Arresto facoltativo: quando è legittimo? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che non convalidava un arresto per spaccio di lieve entità. Il caso riguarda un soggetto trovato con 16,5 gr di marijuana, già suddivisa in dosi, e un bilancino. La Corte ha stabilito che, in caso di arresto facoltativo in flagranza, il giudice non deve sostituire la propria valutazione a quella della polizia, ma solo verificarne la ragionevolezza ex ante, basandosi sugli elementi disponibili al momento dell'intervento, come la suddivisione in dosi e gli strumenti per lo spaccio.
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Misure alternative: no se la prognosi è negativa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva le misure alternative alla detenzione per una pena residua breve. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla personalità e la prognosi negativa di reinserimento, basata anche su altri procedimenti in corso e su un radicamento in contesti criminali, prevalgono sulla ridotta entità della pena da scontare.
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Prescrizione reato: annullamento senza rinvio
Un soggetto, condannato in appello per un reato minore legato agli stupefacenti commesso nel 2016, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il motivo relativo alla prescrizione reato, calcolando che il termine massimo per perseguire il fatto era scaduto nell'ottobre 2023, prima della sentenza d'appello del dicembre 2023. Di conseguenza, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto.
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Qualificazione giuridica del fatto: il naufragio colposo
In seguito a un tragico incidente nautico che ha causato due vittime, l'imputato ha patteggiato una pena per omicidio colposo e danneggiamento con pericolo di naufragio. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza, sostenendo che la corretta qualificazione giuridica del fatto fosse il più grave reato di naufragio colposo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'impugnazione di un patteggiamento per errata qualificazione è possibile solo se l'errore è 'manifesto' e palesemente evidente dalla sola lettura del capo d'imputazione, condizione non riscontrata nel caso di specie.
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Fatto di lieve entità: quando lo spaccio non è lieve
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha stabilito che non si può configurare il fatto di lieve entità data l'ingente quantità di stupefacenti (oltre 2000 dosi), la disponibilità di un locale di deposito e di strumenti per il confezionamento. La valutazione deve essere complessiva e non basarsi su un singolo elemento.
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Ricorso inammissibile: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per spaccio di stupefacenti. I motivi sono stati giudicati una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello e troppo generici, confermando così la decisione precedente e la condanna dell'imputato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Fatto di lieve entità: quando lo spaccio non è lieve
Due individui ricorrono in Cassazione contro una condanna per spaccio di stupefacenti, chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte dichiara i ricorsi inammissibili, sottolineando che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità. Nel caso di specie, l'ingente quantitativo (oltre 2600 dosi di cannabis) e l'organizzazione 'semiprofessionale' con due serre indoor e gestione dei clienti escludono la possibilità di qualificare il reato come lieve.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi reiterativi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. I motivi sono stati giudicati reiterativi e manifestamente infondati, in quanto miravano a una nuova valutazione dei fatti e contestavano erroneamente la valutazione sulla pericolosità sociale, confondendola con la recidiva formale. L'ordinanza conferma che il ricorso in Cassazione non può essere una semplice riproposizione delle argomentazioni già respinte nei gradi di merito.
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Confisca denaro spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti, confermando la legittimità della confisca del denaro derivante dalla vendita di droga. La Corte ha ribadito che i proventi economici, diretti o indiretti, del reato di spaccio sono soggetti a confisca ai sensi dell'art. 240 c.p., richiamato dall'art. 73, comma 7-bis, d.P.R. 309/1990.
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Ricorso inammissibile: motivi non consentiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per detenzione di stupefacenti. L'appello è stato respinto perché basato su critiche generiche e non specifiche, definite come mere 'clausole di stile'. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando che un ricorso inammissibile non può accedere al merito della questione.
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Detenzione a fini di spaccio: appello inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione a fini di spaccio di cocaina. La condanna, basata su elementi come dosi suddivise, strumenti di confezionamento e contabilità, è stata confermata in appello con motivazione adeguata, rendendo il ricorso una mera reiterazione dei motivi già respinti.
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Spaccio lieve: quando la quantità non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio lieve, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito. Secondo la Suprema Corte, la valutazione non può basarsi solo sul dato quantitativo (nel caso di specie oltre 800 dosi), ma deve considerare un insieme di fattori, come la varietà delle droghe, la disponibilità di denaro, gli strumenti per il confezionamento e le comunicazioni, che nel loro complesso delineavano un'attività non marginale.
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Mandato ad impugnare: Cassazione sul tempus regit actum
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello perché il difensore non aveva depositato un nuovo e specifico mandato ad impugnare rilasciato dall'imputato assente dopo la sentenza di primo grado. La Corte ha stabilito che si applica il principio del 'tempus regit actum', per cui l'atto processuale è regolato dalla legge in vigore al momento del suo compimento, rendendo irrilevante una successiva modifica legislativa più favorevole.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e condanna alle spese
Un imputato presenta ricorso in Cassazione per un reato legato agli stupefacenti, ma il suo avvocato presenta una formale rinuncia al ricorso. La Corte dichiara il ricorso inammissibile e, nonostante la rinuncia, condanna l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, applicando l'art. 616 del codice di procedura penale.
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Spaccio lieve: quando è esclusa la lieve entità?
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 18/11/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 100 grammi di eroina. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava la qualificazione di 'spaccio lieve', valorizzando non solo la quantità della sostanza (558 dosi), ma anche le modalità del trasporto, avvenuto con un'auto di grossa cilindrata, ritenute indicative di una non trascurabile offensività della condotta.
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Ricorso inammissibile per spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. I motivi, relativi al concorso di persone e alla qualificazione del reato, sono stati ritenuti una mera riproposizione di argomenti già adeguatamente valutati e respinti dalla Corte d'Appello, che aveva sottolineato la presenza di prove decisive come appunti contabili e numerosi cellulari.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile presentato da due individui condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha ritenuto che i ricorsi fossero mere ripetizioni di censure già respinte dalla Corte d'Appello, senza presentare vizi di legittimità. Di conseguenza, le condanne sono diventate definitive e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso spaccio: assolta la figlia del pusher
La Corte di Cassazione ha assolto la figlia di un trafficante dall'accusa di concorso in spaccio. La sentenza stabilisce che la semplice messa a disposizione della propria carta prepagata per ricevere denaro, senza la prova di una piena consapevolezza della sua provenienza illecita, non è sufficiente a configurare la complicità nel reato di cessione di stupefacenti. I ricorsi degli altri coimputati sono stati invece dichiarati inammissibili per motivi procedurali e di merito.
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Valutazione della prova: limiti del ricorso in Cassazione
Due soggetti, condannati per cessione e acquisto di cocaina per un valore di 26.000 euro, hanno presentato ricorso in Cassazione lamentando un'errata valutazione della prova, in particolare delle intercettazioni. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo il principio secondo cui non può riesaminare i fatti già valutati in modo logico dai giudici di merito. È stato confermato che la richiesta di una nuova interpretazione delle prove costituisce un motivo inammissibile in sede di legittimità.
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Giudicato parziale: quando blocca il bis in idem?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, in sede di rinvio per la rideterminazione della pena, aveva eccepito il principio del 'ne bis in idem' (divieto di un secondo processo per lo stesso fatto) a causa di una presunta sentenza irrevocabile su fatti identici. La Corte ha stabilito che la formazione del giudicato parziale sulla responsabilità dell'imputato, a seguito di un precedente annullamento limitato solo al trattamento sanzionatorio, rende la statuizione sulla colpevolezza intangibile e preclude la possibilità di sollevare tale eccezione.
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