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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Sezione Prima Penale

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1653 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Nomina difensore di fiducia tardiva: nessun rinvio dell’udienza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il rigetto della liberazione anticipata. Il ricorrente lamentava la mancata notifica dell'udienza al proprio legale, ma la Corte ha chiarito che la nomina difensore di fiducia era avvenuta successivamente alla regolare notifica del decreto di fissazione dell'udienza al detenuto e al difensore d'ufficio. Di conseguenza, il nuovo avvocato non aveva diritto a ricevere un ulteriore avviso di convocazione. Anche la censura sull'omesso esame di una memoria difensiva è stata ritenuta generica e quindi inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Procedimento di ottemperanza: canali radio in cella e sanzione
Il Detenuto, in regime differenziato, ha richiesto l'esecuzione di un provvedimento che imponeva la sintonizzazione di alcuni canali radio sulla TV della cella. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta ritenendo che la Direzione del Carcere avesse fatto il possibile e ha giudicato generica una nuova domanda per altri canali. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato inoltro di una memoria difensiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il procedimento di ottemperanza serve solo a dare esecuzione a un provvedimento precedente e non consente di introdurre nuove domande o pretese diverse da quelle già decise. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Opposizione alla confisca: errore di ricorso e rinvio al GIP
Una donna, condannata per riciclaggio, ha chiesto la restituzione di una somma di denaro sequestrata. Il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta e disposto la confisca diretta del denaro. La donna ha proposto ricorso per cassazione contro questa decisione. La Corte di Cassazione ha stabilito che il ricorso per cassazione è uno strumento errato per contestare tale decisione in fase esecutiva. Il mezzo corretto è l'opposizione alla confisca davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento. Applicando il principio di conservazione degli atti, la Suprema Corte ha riqualificato il ricorso in opposizione alla confisca e ha trasmesso gli atti al Tribunale competente per il relativo giudizio.
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Diritto all’audizione del detenuto: negato, Cassazione annulla
Il Condannato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale che rigettava la richiesta di sospensione dell'ordine di esecuzione per accedere alle misure alternative. Il ricorrente lamentava la violazione del proprio diritto all'audizione del detenuto, non essendo stato sentito dal Magistrato di sorveglianza prima dell'udienza decisiva, nonostante avesse presentato una specifica richiesta in tal senso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa audizione del detenuto fuori dalla circoscrizione del giudice, qualora tempestivamente richiesta, determina una nullità di ordine generale a regime intermedio del procedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale per un nuovo giudizio, garantendo il rispetto delle garanzie difensive del soggetto interessato.
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Reato continuato in fase esecutiva: no a sanzioni piu gravi
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per quattro condanne per truffa. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta ma ha calcolato un aumento di pena per un reato-satellite superiore alla sanzione originariamente stabilita dal giudice della cognizione. Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione denunciando l'illegittimo aumento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione non puo quantificare gli aumenti per i reati-satellite in misura superiore a quelli fissati nella sentenza irrevocabile di condanna. La sentenza impugnata e stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
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Violazione del contraddittorio: annullato il calcolo della pena
Il Tribunale di Tivoli, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di un condannato di ricalcolare la pena detraendo il periodo di arresti domiciliari già scontato. Per decidere, il giudice ha acquisito un documento della Procura dopo l'udienza camerale, senza permettere alla difesa di esaminarlo. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione per violazione del contraddittorio. La Suprema Corte ha chiarito che l'acquisizione di atti successivi all'udienza, senza consentire repliche difensive, determina una nullità assoluta. Il caso torna al Tribunale per un nuovo esame sul calcolo della pena.
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Sospensione condizionale della pena: il deposito tardivo è valido
Il caso riguarda un condannato che ha contestato la validità dell'ordine di esecuzione delle pene concorrenti. Secondo la difesa, l'ordine era illegittimo perché la richiesta di revoca della sospensione condizionale della pena era stata depositata in cancelleria il giorno successivo alla sua emissione, anziché nello stesso momento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è necessaria una perfetta contemporaneità temporale tra l'emissione dell'ordine e il deposito fisico della richiesta di revoca. È sufficiente che la richiesta sia inserita nell'atto del Pubblico Ministero. Di conseguenza, il ritardo di un giorno nel deposito materiale costituisce una mera irregolarità che non invalida l'esecuzione della pena.
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Procedimento di esecuzione: nullo il rigetto senza udienza
Il Condannato ha richiesto la sostituzione della pena detentiva di due anni e sei mesi con pene sostitutive alternative. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta "de plano" (senza udienza), ritenendo il soggetto non idoneo alla rieducazione. Il Condannato ha proposto ricorso, lamentando la mancata valutazione della condotta positiva in carcere e la violazione delle regole del contraddittorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che nel procedimento di esecuzione il rigetto senza udienza è legittimo solo per mancanza dei requisiti di legge oggettivi. Quando la decisione richiede una valutazione discrezionale, come l'idoneità rieducativa, il giudice deve necessariamente fissare un'udienza in camera di consiglio per garantire il confronto tra le parti. L'ordinanza è stata annullata con rinvio.
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Sorveglianza particolare: senza atti la restrizione è nulla.
Il Tribunale di sorveglianza aveva confermato l'applicazione del regime di sorveglianza particolare per sei mesi a un detenuto, basandosi su un rapporto della polizia penitenziaria relativo a un tentativo di introdurre droga e telefoni in carcere. La difesa ha impugnato la decisione lamentando la mancata ostensione di tale rapporto, che non era stato inserito nel fascicolo processuale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata messa a disposizione degli atti d'indagine alla difesa viola il diritto al contraddittorio e il diritto di difesa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza e ha disposto il rinvio al Tribunale di sorveglianza per un nuovo esame, imponendo la previa ostensione del rapporto di servizio.
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Proroga del regime detentivo speciale: carcere duro contro ricorso
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime detentivo speciale per un detenuto condannato per associazione mafiosa e narcotraffico. Il detenuto ha proposto ricorso per cassazione lamentando la violazione del diritto al contraddittorio per il mancato rinvio dell'udienza e l'assenza di prove attuali sui suoi collegamenti con il clan. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, evidenziando che la proroga del regime detentivo speciale è giustificata dalla persistente vitalità del clan, dalla elevata caratura criminale del soggetto e dalla sua pessima condotta in carcere, caratterizzata da numerose sanzioni disciplinari e dalla trasmissione di direttive all'esterno. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Revoca dell’indulto senza udienza: la Cassazione annulla il decreto
Il Tribunale di Foggia, agendo come giudice dell'esecuzione, ha disposto la revoca dell'indulto precedentemente concesso a un cittadino. Il provvedimento è stato adottato con procedura semplificata, ossia senza fissare un'udienza e senza avvisare la difesa. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione delle regole del giusto processo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la revoca dell'indulto richiede obbligatoriamente la fissazione di un'udienza camerale con la partecipazione del difensore. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il decreto di revoca e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame nel rispetto delle garanzie difensive.
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Opposizione al giudice dell’esecuzione batte ricorso diretto
Il Tribunale di Torre Annunziata, come giudice dell'esecuzione, dichiarava estinta la pena dell'arresto e dell'ammenda inflitta a un condannato. Il Pubblico Ministero proponeva ricorso diretto in Cassazione, lamentando la mancanza di motivazione e di presupposti legali per l'estinzione. La Suprema Corte ha stabilito che contro i provvedimenti emessi senza formalità dal giudice dell'esecuzione non è ammesso il ricorso diretto in Cassazione. L'impugnazione deve essere qualificata come opposizione al giudice dell'esecuzione. Questo strumento garantisce una rivalutazione piena del caso nel contraddittorio tra le parti. Di conseguenza, la Cassazione ha riqualificato il ricorso e ha trasmesso gli atti al Tribunale competente per lo svolgimento della fase di opposizione.
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Estinzione del reato: no alla Cassazione, decide il Tribunale
Il Condannato ha richiesto al Tribunale l'estinzione del reato a seguito di una precedente condanna con patteggiamento. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta senza formalità (de plano). Il difensore ha proposto ricorso direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che contro il provvedimento emesso senza formalità non è ammesso il ricorso immediato in Cassazione, bensì l'opposizione davanti allo stesso giudice dell'esecuzione. Questo strumento garantisce una valutazione a cognizione piena in un'udienza con la partecipazione delle parti. Di conseguenza, la Cassazione ha riqualificato il ricorso come opposizione e ha trasmesso gli atti al Tribunale competente per l'esame nel merito.
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Pene sostitutive: no alla retroattività per sentenze definitive
Il Condannato ha richiesto l'applicazione delle nuove pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia per una condanna inferiore a quattro anni, divenuta definitiva il 2 novembre 2022. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché l'entrata in vigore della riforma è stata prorogata al 30 dicembre 2022. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che alla data di effettiva entrata in vigore della legge il procedimento non era più pendente. I giudici hanno chiarito che il principio di retroattività della legge penale più favorevole non si applica alle norme processuali, regolate dal principio del tempo in cui si compie l'atto. Di conseguenza, non è possibile ottenere le pene sostitutive tramite la disciplina transitoria se il giudizio si è concluso prima del 30 dicembre 2022.
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Incidente di esecuzione: la Cassazione blocca i calcoli errati
Il Condannato ha proposto un incidente di esecuzione contestando il calcolo della pena residua effettuato dalla Procura. In particolare, lamentava il mancato scomputo del periodo di custodia cautelare subito (presofferto) e un errore nel calcolo della liberazione anticipata all'interno del cumulo di pene. Il Giudice dell'esecuzione aveva rigettato la richiesta senza esaminare nel dettaglio tutte le contestazioni, tra cui la datazione di un reato associativo continuato e l'impatto di una sentenza costituzionale sulla riduzione di una pena per droga. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice ha l'obbligo di rispondere in modo completo e coerente a tutte le istanze sollevate dalla difesa, ordinando un nuovo esame del caso.
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Affidamento in prova al servizio sociale: sì anche senza lavoro
Il Tribunale di sorveglianza negava l'affidamento in prova al servizio sociale a un uomo di settantacinque anni, ritenendo che la mancanza di un'attività lavorativa stabile avrebbe comportato una libertà incontrollata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, annullando la decisione con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'assenza di lavoro non impedisce l'applicazione della misura alternativa. Il giudice deve valutare globalmente la personalità del soggetto, il tempo trascorso dal reato e l'assenza di pericolosità sociale, potendo imporre prescrizioni specifiche per garantire la funzione rieducativa della pena.
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Permesso premio: la Cassazione annulla il no basato sul passato
Il Tribunale di Sorveglianza negava a un detenuto il permesso premio, basandosi sulla gravità dei reati passati, su presunti legami mafiosi e su informative negative della polizia. Il detenuto ricorreva in Cassazione, evidenziando che l'aggravante mafiosa era stata esclusa nei giudizi e che i giudici avevano ignorato il suo percorso rieducativo positivo in carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la gravità del reato non può escludere automaticamente il beneficio e che i giudici devono valutare concretamente la condotta attuale. La Suprema Corte ha quindi annullato il diniego, ordinando un nuovo esame del caso.
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Affidamento in prova al servizio sociale: conta il presente
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un condannato a cui il Tribunale di Sorveglianza aveva negato l'affidamento in prova al servizio sociale. Il tribunale si era basato esclusivamente sulla gravità dei reati passati (usura ed estorsione risalenti al 2014 e una rapina del 2001), svalutando il percorso di risocializzazione e l'attività lavorativa del soggetto. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini della concessione della misura alternativa, il giudice non può limitarsi alla gravità dei reati passati, ma deve valutare globalmente il comportamento successivo del condannato e i sintomi di una positiva evoluzione della sua personalità. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza di rigetto, disponendo un nuovo giudizio.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: vince la Corte d’Appello
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale di Roma, come giudice dell'esecuzione, aveva applicato la disciplina del reato continuato a favore del Condannato. Il Procuratore ha eccepito il difetto di competenza del Tribunale, ritenendo competente la Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta alla Corte d'Appello se questa, nel riformare la sentenza di primo grado, non si è limitata a ridurre la pena, ma ha riconosciuto le circostanze attenuanti generiche prevalenti, modificando sostanzialmente il giudizio di bilanciamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello di Roma, competente a decidere.
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Favor impugnationis: l’errore del ricorso non cancella i diritti
Il Condannato ha richiesto al Tribunale l'estinzione del reato a seguito del decorso del termine della sospensione condizionale della pena. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta de plano, ritenendo erronea la concessione del beneficio. Il Condannato ha proposto direttamente ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che, contro il provvedimento emesso senza formalità, il mezzo corretto fosse l'opposizione davanti allo stesso Tribunale. Tuttavia, in virtù del principio del favor impugnationis, l'errore nella qualificazione del ricorso non comporta l'inammissibilità. La Cassazione ha quindi riqualificato il ricorso come opposizione e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale competente per l'esame nel merito.
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