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Art. 657 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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87 provvedimenti

Altri anni per Art. 657 Codice di Procedura Penale

Ingiusta detenzione: limiti al giudicato esterno.
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un cittadino a ricevere l'indennizzo per ingiusta detenzione, nonostante l'opposizione dell'Amministrazione Pubblica. Quest'ultima lamentava una duplicazione del risarcimento basata su un precedente provvedimento definitivo. La Suprema Corte ha stabilito che il cosiddetto giudicato esterno non può essere eccepito per la prima volta in sede di legittimità se esso si era già formato prima della sentenza d'appello e la parte interessata non si era costituita nel precedente grado di giudizio.
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Fungibilità tra obbligo di dimora e arresti.
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della fungibilità tra misure cautelari e pena detentiva. Un condannato chiedeva che il periodo trascorso in regime di obbligo di dimora, con divieto di uscita notturna, fosse equiparato agli arresti domiciliari per ridurre la pena residua. La Suprema Corte ha confermato il diniego, stabilendo che un coprifuoco limitato alle ore di riposo (dalle 22:00 alle 09:00) non costituisce una restrizione tale da giustificare lo scomputo della pena, mancando un concreto pregiudizio alla vita lavorativa o sociale del soggetto.
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Misure cautelari: inammissibile il ricorso post-condanna
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47662/2023, ha dichiarato inammissibile per carenza di interesse il ricorso avverso un'ordinanza su misure cautelari presentato dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna. La Corte ha stabilito che le misure cautelari esauriscono la loro funzione con l'irrevocabilità della condanna, momento in cui inizia la fase esecutiva della pena, rendendo ogni discussione sulla misura cautelare priva di oggetto.
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Detenzione estero e custodia cautelare: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la detenzione estero subita da un individuo in attesa di essere consegnato all'Italia non può essere computata nei termini massimi di custodia cautelare se tale detenzione si fonda su un titolo autonomo, come una condanna definitiva da scontare in quello Stato. Il caso riguardava un soggetto, richiesto tramite Mandato d'Arresto Europeo, la cui consegna era stata differita dalla Norvegia per l'esecuzione di una pena locale. La Corte ha chiarito che solo la detenzione subita come diretta conseguenza del mandato italiano è calcolabile, escludendo quella basata su ragioni interne dello Stato estero.
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Ricorso inammissibile: criteri per la continuazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, ribadendo i principi fondamentali in materia di esecuzione della pena. La sentenza sottolinea che la richiesta di applicazione della continuazione tra reati deve essere specifica e non generica. Inoltre, chiarisce che le questioni già coperte da giudicato non possono essere riesaminate e che i periodi di sottoposizione a misure di prevenzione, come la sorveglianza speciale, non sono detraibili dalla pena detentiva da scontare.
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Liberazione anticipata: calcolo e latitanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la decisione di un Giudice dell'esecuzione che aveva anticipato il fine pena di un condannato, attualmente latitante, applicando la detrazione per la liberazione anticipata. La Corte ha stabilito che il ricorso del PM mancava di un interesse concreto, poiché contestava solo il momento del calcolo del beneficio e non il diritto del condannato a riceverlo, rendendo l'impugnazione un mero esercizio tecnico-giuridico.
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Crediti di pena: no alla riduzione per pene espiate
La Corte di Cassazione ha stabilito che un detenuto non può ottenere una riduzione della pena attuale come risarcimento per la detenzione inumana subita durante un periodo di carcerazione precedente e già concluso. Anche se i reati sono stati successivamente unificati con il vincolo della continuazione, la cesura temporale tra le due detenzioni impedisce il cumulo. La Corte ha ribadito il divieto dei cosiddetti "crediti di pena", specificando che per le pene già espiate l'unico rimedio possibile è il ristoro monetario.
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