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Art. 657 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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87 provvedimenti

Altri anni per Art. 657 Codice di Procedura Penale

Fungibilità custodia cautelare: appello errato, ricorso perso
Un uomo, assolto in un processo dopo aver scontato oltre due anni di custodia cautelare, chiede alla Procura di applicare il principio di fungibilità custodia cautelare per ridurre un'altra pena. La Procura respinge la richiesta. L'uomo ricorre direttamente in Cassazione, ma la Corte dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che il rimedio corretto non è il ricorso diretto, ma l'incidente di esecuzione davanti al giudice competente. A causa dell'errore procedurale, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di una multa di 3.000 euro.
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Fungibilità delle pene e reati permanenti: guida
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa che richiedeva l'applicazione della **fungibilità delle pene**. Il ricorrente pretendeva di computare un periodo di detenzione senza titolo su una condanna per un reato la cui permanenza era cessata solo dopo tale espiazione. La Suprema Corte ha chiarito che, per i reati permanenti, non è possibile scindere la condotta in frazioni temporali per beneficiare di crediti di pena, specialmente se l'attività criminosa prosegue dopo la scarcerazione. Tale limite evita che il condannato possa agire sapendo di avere un credito di pena da spendere per futuri reati.
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Liberazione anticipata e calcolo del cumulo pene
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un condannato riguardante il calcolo della liberazione anticipata all'interno di un provvedimento di cumulo. Il Tribunale aveva erroneamente omesso di detrarre 200 giorni di riduzione pena già concessi. La Suprema Corte ha stabilito che, in base al principio di fungibilità previsto dall'art. 657 c.p.p., i giorni di liberazione anticipata devono essere scomputati anche dalle pene relative a reati commessi prima dell'espiazione. Inoltre, è stato confermato l'interesse del ricorrente ad agire anche se la pena è già stata interamente scontata, al fine di poter richiedere il risarcimento per l'ingiusta detenzione patita.
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Bancarotta fraudolenta: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per bancarotta fraudolenta a seguito di patteggiamento. Il ricorrente contestava la qualificazione del fatto e il calcolo della pena complessiva. La Corte ha stabilito che l'impugnazione sulla qualificazione giuridica è limitata a errori manifesti e che il calcolo del cumulo delle pene spetta esclusivamente al giudice dell'esecuzione.
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Fungibilità: quando si scomputa la pena già scontata
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso riguardante la fungibilità delle pene per reati permanenti. Il ricorrente chiedeva il computo di un periodo di carcerazione sofferto senza titolo prima che la condotta associativa fosse cessata. La Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 657 c.p.p., il periodo di detenzione può essere scomputato solo se sofferto dopo la consumazione del reato, che nei reati permanenti coincide con la fine della condotta illecita.
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Liberazione anticipata: limiti sui reati successivi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un detenuto che richiedeva il computo della liberazione anticipata su pene relative a reati commessi successivamente al periodo di detenzione già scontato. Il ricorrente sosteneva che, a seguito del riconoscimento del vincolo della continuazione tra vecchie e nuove condanne, il periodo di pena espiata in eccesso dovesse essere considerato fungibile. La Suprema Corte ha invece ribadito che, ai sensi dell'art. 657 c.p.p., non è possibile scomputare periodi di detenzione, anche se derivanti da liberazione anticipata, per reati consumati dopo la carcerazione stessa.
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Fungibilità delle pene: la guida della Cassazione
Un condannato ha presentato istanza per il riconoscimento della fungibilità di diversi periodi di custodia cautelare sofferti in relazione a vari procedimenti penali. Il giudice dell'esecuzione aveva rigettato la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. La Suprema Corte ha rilevato che la motivazione del provvedimento impugnato era carente e contraddittoria, non permettendo di verificare se fosse stato correttamente applicato il principio secondo cui la detrazione è possibile se il reato è stato commesso prima dell'inizio della carcerazione precedente.
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Inefficacia della misura cautelare: il no al doppio computo
Un imputato ha presentato ricorso per ottenere la dichiarazione di inefficacia della misura cautelare, sostenendo che il periodo di custodia sofferto fosse superiore alla pena inflitta in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che un medesimo periodo di detenzione non può essere conteggiato due volte per titoli diversi. Se un soggetto è già detenuto in esecuzione di una pena definitiva, quel tempo non può essere computato automaticamente per far decorrere i termini di inefficacia della misura cautelare relativa a un altro procedimento. La decisione sottolinea l'importanza di analizzare correttamente la sovrapposizione dei titoli detentivi e la distinzione tra commissione e consumazione nei reati permanenti per evitare ingiustificati sconti di pena.
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Cumulo delle pene: criteri e favor rei
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato relativo al cumulo delle pene, confermando la legittimità dei criteri di calcolo adottati in sede di esecuzione. Il caso riguardava la formazione di cumuli parziali per reati commessi durante periodi di evasione. Nonostante alcuni errori tecnici del giudice di merito nell'individuazione delle date, la Corte ha stabilito che il risultato finale era comunque il più favorevole per il ricorrente, rispettando il principio del favor rei e impedendo la creazione di ingiustificati crediti di pena.
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Fungibilità delle pene e reato continuato: le regole.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della fungibilità delle pene per un periodo di detenzione relativo a un reato associativo. Il ricorrente sosteneva che, data la natura permanente del reato di associazione mafiosa e il riconoscimento della continuazione, l'intera carcerazione precedente dovesse essere detratta dalla nuova pena. La Suprema Corte ha invece ribadito che, ai sensi dell'art. 657 c.p.p., la detrazione è possibile solo se il periodo di detenzione è successivo alla commissione del reato. Nel caso di reati permanenti, se la condotta prosegue dopo la scarcerazione, il periodo sofferto non può essere scomputato dalla pena relativa a quel medesimo reato.
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Fungibilità delle pene e reato permanente: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo alla fungibilità delle pene per un condannato per associazione mafiosa. Il ricorrente chiedeva di scomputare dalla pena attuale un periodo di detenzione sofferto tra il 2005 e il 2012. La Suprema Corte ha stabilito che, nei reati permanenti, la detenzione sofferta prima della cessazione della permanenza non può essere detratta. La decisione ribadisce l'obbligo di scindere i reati in continuazione per verificare il nesso temporale tra la commissione del fatto e il periodo di carcerazione da recuperare.
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Presofferto: obbligo di firma e scomputo pena
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del **presofferto** per il periodo trascorso in regime di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La Suprema Corte ha confermato che tale misura cautelare non è equiparabile alla detenzione, in quanto non limita la libertà personale in modo così stringente da giustificare uno scomputo dalla pena finale. La decisione ribadisce la distinzione netta tra misure custodiali e misure meramente coercitive non limitative della libertà di movimento assoluta.
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Ingiusta detenzione: quando il computo nega l’indennizzo
Un cittadino ha presentato istanza di riparazione per ingiusta detenzione a seguito di un'assoluzione per reati associativi. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché il periodo di custodia cautelare sofferto era già stato interamente computato per ridurre la durata di altre pene definitive inflitte al medesimo soggetto. La Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando anche il tentativo della difesa di mutare la domanda in sede di legittimità per contestare un presunto eccesso di detenzione derivante da un errore nell'ordine di esecuzione, ribadendo che il computo della pena esclude l'indennizzabilità.
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Fungibilità della pena e reati permanenti: la guida
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della **fungibilità della pena** per periodi di detenzione precedenti alla commissione di nuovi reati associativi. Il ricorrente sosteneva che, a seguito dell'unificazione dei reati sotto il vincolo della continuazione, i periodi di carcerazione sofferti dovessero essere detratti dalla pena complessiva. La Suprema Corte ha invece chiarito che, ai sensi dell'art. 657 c.p.p., la detrazione è ammessa solo se il periodo di detenzione è successivo alla commissione del reato per cui si deve eseguire la pena. Nel caso di reati permanenti come l'associazione mafiosa, se la condotta criminosa prosegue oltre il periodo di detenzione, quest'ultimo non può essere considerato 'successivo' e quindi non è computabile.
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Cumulo materiale: limiti e nuovi reati
La Corte di Cassazione ha chiarito che il **cumulo materiale** delle pene non può essere calcolato in modo unitario se il condannato commette nuovi reati durante l'espiazione. In tali casi, la legge impone la creazione di cumuli parziali distinti. Il limite massimo di trent'anni previsto dall'art. 78 c.p. si applica a ogni singola operazione di cumulo, ma non impedisce che la somma complessiva di più periodi detentivi superi tale soglia se i reati sono reiterati nel tempo.
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Fungibilità della pena: limiti nei reati permanenti
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della **Fungibilità della pena** in relazione a periodi di custodia cautelare sofferti senza titolo. Il caso riguardava un condannato per associazione mafiosa che chiedeva di detrarre un periodo di detenzione del 2005-2006 da una pena per un reato la cui permanenza era cessata solo nel 2018. La Suprema Corte ha stabilito che non è possibile operare tale detrazione se il reato permanente prosegue oltre il periodo di detenzione, poiché ciò creerebbe un inammissibile credito detentivo per condotte criminali future.
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Liberazione anticipata e sospensione pena: i limiti.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva la sospensione dell'ordine di esecuzione della pena, invocando il ricalcolo della stessa tramite la liberazione anticipata. Il ricorrente sosteneva che, computando i giorni di sconto maturati anche in periodi di detenzione relativi a titoli esecutivi già esauriti, la pena residua sarebbe scesa sotto la soglia dei quattro anni necessaria per la sospensione. La Suprema Corte ha invece stabilito che i periodi di pena già interamente espiati e valutati per altri titoli non possono essere riutilizzati per ottenere benefici su una nuova esecuzione, confermando la legittimità della carcerazione.
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Custodia cautelare: limiti alla fungibilità dei termini
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la cessazione della custodia cautelare per decorso dei termini massimi. Il ricorrente sosteneva che, a causa del vincolo della continuazione tra due diversi procedimenti per associazione mafiosa, il periodo di detenzione già sofferto per il primo processo dovesse essere computato nel calcolo della durata massima per il secondo. La Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi dell'art. 657 c.p.p., non è possibile scomputare periodi di detenzione relativi a condotte esaurite prima della commissione del nuovo reato, nonostante il riconoscimento del vincolo della continuazione.
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Presofferto: guida alla detraibilità della pena
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della detraibilità del presofferto maturato in custodia cautelare durante l'esecuzione di una misura di sicurezza. Il caso riguardava un condannato che aveva subito un periodo di carcerazione preventiva mentre era teoricamente sottoposto alla misura della casa lavoro. Nonostante l'apparente incompatibilità tra i due titoli detentivi, la Suprema Corte ha confermato che l'effettiva traduzione in carcere rende il periodo computabile ai fini della pena definitiva, rigettando il ricorso del Pubblico Ministero che ne contestava la fungibilità.
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Cumulo di pene: criteri di calcolo della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che contestava il calcolo del fine pena basato su un Cumulo di pene frazionato. Il ricorrente sosteneva che la natura permanente del reato associativo e il riconoscimento della continuazione dovessero imporre un unico provvedimento di unificazione. La Corte ha invece chiarito che, se nuovi reati vengono commessi durante l'espiazione o dopo interruzioni, è necessario procedere a cumuli parziali. Questo per evitare che il periodo presofferto venga erroneamente detratto da reati commessi successivamente alla detenzione stessa, in violazione delle norme procedurali.
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