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Art. 657 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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87 provvedimenti

Altri anni per Art. 657 Codice di Procedura Penale

Rideterminazione della pena: multa ridotta anche dopo il carcere
Il Condannato, condannato nel 2010 per coltivazione di marijuana, ha richiesto la rideterminazione della pena a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 32/2014, che ha ripristinato un trattamento sanzionatorio più favorevole per le droghe leggere. Il Giudice dell'esecuzione aveva rigettato l'istanza ritenendo esaurito il rapporto esecutivo, poiché la pena detentiva era stata interamente espiata. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che l'esecuzione non si esaurisce finché non viene interamente pagata anche la pena pecuniaria (nella specie, una multa di 18.000 euro rateizzata). Di conseguenza, sussiste l'interesse del condannato alla rideterminazione della pena pecuniaria ancora in corso di pagamento. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Incidente di esecuzione: la Cassazione blocca i calcoli errati
Il Condannato ha proposto un incidente di esecuzione contestando il calcolo della pena residua effettuato dalla Procura. In particolare, lamentava il mancato scomputo del periodo di custodia cautelare subito (presofferto) e un errore nel calcolo della liberazione anticipata all'interno del cumulo di pene. Il Giudice dell'esecuzione aveva rigettato la richiesta senza esaminare nel dettaglio tutte le contestazioni, tra cui la datazione di un reato associativo continuato e l'impatto di una sentenza costituzionale sulla riduzione di una pena per droga. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice ha l'obbligo di rispondere in modo completo e coerente a tutte le istanze sollevate dalla difesa, ordinando un nuovo esame del caso.
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Fungibilità della pena: il carcere non cancella il legame mafioso
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della fungibilità della pena per un periodo di carcerazione sofferto senza titolo tra il 2012 e il 2014, da computare sulla pena definitiva per associazione mafiosa. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta, ritenendo che la partecipazione al sodalizio criminoso fosse proseguita anche durante la detenzione, almeno fino al settembre 2014. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di detenzione non interrompe automaticamente il vincolo associativo nei reati permanenti. Per escludere la permanenza del reato e applicare la fungibilità, il condannato deve allegare elementi concreti che dimostrino l'effettivo recesso o l'esclusione dal gruppo criminale.
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Limiti del giudizio di rinvio: l’appello ignora la Cassazione
Tre imputati, condannati in appello per estorsione aggravata, avevano ottenuto l'annullamento con rinvio dalla Cassazione, che aveva escluso l'aggravante delle più persone riunite. Nel nuovo processo, la Corte d'appello ha invece ritenuto nuovamente sussistente tale aggravante e ha omesso di decidere sulle attenuanti generiche. La Cassazione ha accolto i ricorsi degli imputati, stabilendo che il giudice di secondo grado ha violato i limiti del giudizio di rinvio, avendo deciso su un punto già coperto da preclusione. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova rideterminazione della pena, con l'obbligo di escludere l'aggravante e valutare le attenuanti precedentemente assorbite.
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Fungibilità della pena: nessun bonus per reati successivi
Il Condannato ha richiesto la detrazione di 180 giorni di liberazione anticipata, maturati durante l'espiazione di una precedente condanna, dalla pena ancora da scontare per un secondo reato. I due reati erano stati uniti sotto il vincolo della continuazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il diniego della Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che la fungibilità della pena non può operare se il secondo reato è stato commesso dopo l'espiazione della prima pena. Ammettere lo scomputo violerebbe l'articolo 657, comma 4, c.p.p., che vieta di utilizzare periodi di detenzione antecedenti alla commissione del reato. Questo principio serve a evitare la creazione di crediti di pena che potrebbero incentivare la commissione di nuovi reati.
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Fungibilità della pena: no al ricalcolo se il ricorso è generico
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione della Corte d'appello che aveva respinto la sua richiesta di ricalcolo della pena residua. Il ricorrente chiedeva la scissione del reato continuato per applicare la fungibilità della pena, detraendo il periodo di detenzione sofferto senza titolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di specifiche contestazioni. I giudici hanno ribadito che lo scomputo della custodia cautelare o delle pene già espiate senza titolo può riguardare solo i reati commessi prima dell'inizio della detenzione fungibile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Riparazione dell’errore giudiziario: no se la pena è compensata
Il Condannato ha richiesto la riparazione dell'errore giudiziario per aver subito 388 giorni di carcerazione in eccesso, dopo che una sentenza di condanna a suo carico era stata revocata in sede di revisione. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché il periodo di detenzione sofferto in eccedenza era già stato interamente computato, per fungibilità, nella pena da espiare per un altro reato concorrente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che il diritto alla riparazione dell'errore giudiziario è escluso per la parte di pena detentiva che viene recuperata e accreditata per scontare una diversa condanna definitiva, escludendo così qualsiasi ingiustificata privazione della libertà personale priva di compensazione.
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Riparazione per ingiusta detenzione: esclusa se la pena cala dopo
Un cittadino ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione per aver scontato oltre venti mesi di carcere in più rispetto alla pena rideterminata dal giudice dell'esecuzione, che aveva applicato il vincolo della continuazione tra diverse condanne. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che l'eccedenza non derivasse da un errore dell'autorità, ma dalla normale gestione discrezionale della pena. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la riparazione per ingiusta detenzione non spetta se la discrepanza tra la pena inflitta e quella eseguita è la conseguenza fisiologica di un provvedimento favorevole di continuazione dei reati adottato successivamente, e non di un ordine di carcerazione illegittimo. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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Fungibilità della pena: l’obbligo di dimora non sconta il carcere
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto del Tribunale di riconoscere l'unicità del disegno criminoso per reati commessi a distanza di sette mesi e la fungibilità della pena per il periodo trascorso in obbligo di dimora notturno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale esclude una pianificazione unitaria originaria. Inoltre, l'obbligo di dimora con rientro notturno (dalle 21:00 alle 7:00) non è equiparabile agli arresti domiciliari e, di conseguenza, non permette l'applicazione della fungibilità della pena per ridurre la sanzione detentiva finale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Fuga contromano: quando è resistenza a pubblico ufficiale?
Un automobilista, per sfuggire a un controllo, si dava alla fuga guidando contromano e compiendo manovre pericolose. Il Tribunale non convalidava l'arresto per resistenza a pubblico ufficiale, ritenendo non provato un pericolo concreto per altri utenti della strada. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiave: la condotta di chi non si limita a fuggire, ma ostacola attivamente l'inseguimento con manovre rischiose, integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il pericolo per l'incolumità degli stessi agenti inseguitori è sufficiente a giustificare l'arresto, rendendolo legittimo.
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Detenzione Ingiusta: Sì all’indennizzo se il reato è successivo
Un cittadino, assolto da un'accusa, chiede la riparazione per ingiusta detenzione per i 21 giorni trascorsi in carcere. La Corte d'Appello nega l'indennizzo, poiché intende sottrarre (scomputare) quel periodo da una condanna definitiva per un altro reato, commesso però anni dopo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e stabilisce un principio fondamentale: la detenzione ingiusta non può essere scomputata da una pena per un reato commesso successivamente. Pertanto, il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione economica è pienamente valido e deve essere riconosciuto.
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Scomputo Misura di Sicurezza: No allo sconto per la casa lavoro
La Corte di Cassazione ha negato la richiesta di un condannato di ottenere lo scomputo misura di sicurezza dal totale della sua pena. L'uomo aveva trascorso un periodo in una casa di lavoro, una misura di sicurezza detentiva applicata in via definitiva. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: la legge permette di 'scontare' dalla pena solo i periodi di custodia cautelare o di misure di sicurezza applicate in via provvisoria. Il tempo trascorso in una misura di sicurezza definitiva, anche se eseguita senza un valido titolo legale, non è 'fungibile' (cioè intercambiabile) con la pena detentiva. Di conseguenza, il ricorso del condannato è stato respinto e il periodo in casa di lavoro non è stato detratto dalla sua condanna.
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Calcolo del presofferto: la Cassazione nega il doppio sconto
Un condannato ottiene dal Giudice dell'esecuzione la retrodatazione della sua pena, per includere un periodo di detenzione già sofferto. La Procura della Repubblica si oppone, sostenendo che quel periodo era già stato conteggiato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Procura, stabilendo che il corretto calcolo del presofferto era già avvenuto in un precedente cumulo di pene. Di conseguenza, la retrodatazione era illegittima perché avrebbe comportato un doppio 'sconto' di pena. La Cassazione ha quindi annullato la decisione favorevole al condannato, ripristinando il calcolo originario.
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Permesso Premio per Reati Ostativi: Buona Condotta Non Basta
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato per reati di associazione mafiosa e narcotraffico. La richiesta era stata respinta perché, nonostante il buon percorso carcerario, il detenuto non aveva fornito elementi concreti per dimostrare una definitiva rottura con l'organizzazione criminale di appartenenza. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: per ottenere un permesso premio per reati ostativi, la sola buona condotta non è sufficiente. È necessario superare la presunzione di pericolosità sociale con prove specifiche che attestino l'abbandono del mondo criminale, un onere che spetta al richiedente. L'appello del detenuto è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Cumulo Giuridico Pene: Errore di Calcolo Annulla la Decisione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che disponeva il cumulo giuridico delle pene per un condannato. Il Giudice dell'Esecuzione aveva unificato diverse sentenze senza rispettare un criterio temporale fondamentale: una pena precedente può essere cumulata con una successiva solo se è stata interamente scontata dopo la commissione del nuovo reato. La Procura aveva contestato questo errore di calcolo. La Cassazione ha accolto il ricorso, ribadendo che la corretta applicazione delle regole sul cumulo è essenziale e non può basarsi su elementi casuali come le date di esecuzione delle sentenze. Il caso è stato rinviato al Giudice dell'Esecuzione per una nuova e corretta determinazione della pena totale.
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Fungibilità della pena: detenzione ingiusta non è un bonus reati
Un uomo, condannato per associazione mafiosa, chiede di sottrarre dalla sua pena il periodo di detenzione che aveva ingiustamente subito per un'accusa identica, dalla quale era stato assolto in un precedente processo. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo un principio fondamentale sulla **fungibilità della pena**: la detenzione può essere detratta solo se è stata sofferta *dopo* la commissione del reato per cui si è stati condannati. Ammettere il contrario creerebbe un pericoloso 'credito di pena', incentivando a commettere nuovi reati. L'uomo perde quindi il ricorso e non ottiene lo sconto di pena.
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Errore giudiziario: assolto per strage, ma negata la riparazione
Un uomo, condannato prima per associazione mafiosa e poi all'ergastolo per strage, viene assolto da quest'ultima accusa in sede di revisione. Nonostante l'assoluzione, la sua richiesta di riparazione per errore giudiziario viene respinta. La Cassazione stabilisce che il periodo di detenzione sofferto ingiustamente per la strage non può essere indennizzato perché viene 'assorbito' dalla pena, comunque dovuta, per la condanna definitiva per mafia. Poiché la detenzione 'ingiusta' (circa 9 anni e mezzo) era inferiore alla pena 'giusta' da scontare (10 anni), nessun indennizzo è dovuto.
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Reato Continuato: Pena Scontata Non Vale per i Reati Futuri
La Cassazione affronta il tema del calcolo pena reato continuato. Un condannato per associazione mafiosa in due periodi distinti, separati da una detenzione, ha visto i reati unificati sotto il vincolo della continuazione. Tuttavia, ha contestato la decisione della Procura di non sottrarre la pena già scontata per il primo reato da quella da espiare per il secondo, commesso dopo la scarcerazione. La Corte ha respinto il ricorso. Ha stabilito che la 'fungibilità' della pena non si applica ai reati commessi successivamente al periodo di detenzione. Anche in caso di reato continuato, i singoli reati mantengono la loro autonomia temporale per questo specifico calcolo, impedendo di usare la vecchia detenzione come 'credito' per nuovi crimini.
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Decisione Senza Udienza: Giudice Erra, Cassazione Annulla
Un condannato si è rivolto al Giudice dell'esecuzione per far applicare un ricalcolo di pena più favorevole. Il Giudice, però, ha emesso una decisione senza udienza, ritenendo competente il Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha annullato questo provvedimento, stabilendo un principio fondamentale: il diritto alla difesa e al contraddittorio deve essere sempre garantito nella fase esecutiva. Salvo rarissime eccezioni, una decisione senza udienza è illegittima e causa una nullità insanabile. Il caso è stato quindi rinviato allo stesso Giudice, che dovrà celebrare una regolare udienza prima di pronunciarsi.
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Fungibilità della pena negata: assolto ma sconta tutto
Un uomo, condannato per associazione mafiosa, ha chiesto di sottrarre dalla sua pena un periodo di carcere preventivo subito per un'altra accusa (reato di armi) dalla quale era stato poi assolto. La Corte di Cassazione ha negato questa possibilità, stabilendo un principio chiave sulla fungibilità della pena. La detrazione non è applicabile ai reati permanenti, come quello di mafia, se il periodo di detenzione ingiusta è stato scontato interamente prima che la condotta criminale permanente cessasse. Poiché la partecipazione all'associazione è continuata anche dopo la scarcerazione per l'altro reato, il periodo di detenzione non può essere 'scontato' dalla pena finale.
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