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Art. 657 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

65 provvedimenti

Altri anni per Art. 657 Codice di Procedura Penale

Arresto facoltativo legittimo: Cassazione chiarisce
Un uomo veniva arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale non convalidava l'arresto, ritenendo che le sole offese verbali non costituissero un reale ostacolo all'operato degli agenti. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando la legittimità dell'arresto facoltativo. Secondo la Suprema Corte, la condotta dell'uomo, che aveva afferrato una tazzina per colpire gli agenti e ne aveva strattonato uno, integrava pienamente il reato di resistenza. La sentenza sottolinea che il giudice della convalida deve limitarsi a un controllo sulla ragionevolezza della scelta operata dalla polizia, senza sostituire la propria valutazione.
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Reato continuato e pene espiate: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38199/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro il riconoscimento del reato continuato per pene già espiate. La Corte chiarisce che tale riconoscimento è legittimo per vari effetti penali, ma non genera un 'credito di pena' da applicare a reati commessi successivamente, in rispetto dell'art. 657 c.p.p.
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Cumulo di pene: no al cumulo globale e credito di pena
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che disponeva un ricalcolo globale del cumulo di pene per un condannato. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di reati commessi in momenti diversi e con periodi di detenzione interrotti, non si può procedere a un cumulo unitario. È necessario, invece, formare cumuli parziali e cronologici, per evitare la creazione di un illecito "credito di pena", in violazione dell'art. 657, comma 4, c.p.p. Il principio del favor rei non può derogare a questa regola fondamentale dell'esecuzione penale.
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Reato continuato: calcolo pena e fungibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40532/2025, ha annullato un'ordinanza in materia di esecuzione penale, stabilendo principi cruciali sul calcolo della pena nel reato continuato. La Corte ha ribadito che il giudice deve motivare specificamente ogni aumento di pena per i reati satellite, non potendosi limitare a una valutazione generica di congruità. Inoltre, ha chiarito i presupposti per la fungibilità della custodia cautelare, specificando che si applica solo alla detenzione 'sine titulo' sofferta dopo la commissione del reato. La decisione sottolinea la necessità di trasparenza e proporzionalità nel trattamento sanzionatorio.
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Cumulo pene: no alla fungibilità per reati successivi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva di scomputare un periodo di custodia cautelare da un cumulo pene. La Corte ha stabilito che la detenzione può essere detratta solo dalle pene per reati commessi prima della carcerazione stessa. Se un individuo commette nuovi reati dopo essere stato scarcerato, si forma un nuovo e separato cumulo di pene, dal quale non può essere detratto il presofferto precedente, in applicazione del principio cronologico stabilito dall'art. 657 c.p.p.
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Ingiusta detenzione: linguaggio criptico non basta
Un cittadino, assolto dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione a causa del suo comportamento ritenuto gravemente colposo (uso di linguaggio criptico e dichiarazioni mendaci). La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la colpa grave deve essere causalmente collegata allo specifico e più grave reato contestato (l'associazione) e non a un'attività illecita minore (l'acquisto di droga per uso personale). L'uso di un linguaggio in codice, di per sé, non è sufficiente a escludere il diritto all'indennizzo.
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Cumulo di pene: l’esecuzione è unica dal primo giorno
Un condannato, in espiazione di una pena unificata per più reati, si è visto negare la sospensione dell'ordine di esecuzione perché il giudice ha ritenuto che la pena per il reato più grave (ostativo) fosse iniziata in un secondo momento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo il principio fondamentale del cumulo di pene: l'esecuzione è unitaria e inizia per tutte le pene dalla stessa data indicata nel provvedimento di cumulo, considerando scontata per prima la sanzione più grave.
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Riparazione ingiusta detenzione: esclusa se c’è fungibilità
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo che chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione. Il diritto è stato escluso perché l'intero periodo di custodia cautelare, sofferto in un procedimento conclusosi con assoluzione, era stato legittimamente computato, tramite il meccanismo della fungibilità, a scomputo di una pena definitiva per un altro reato commesso in precedenza. La Corte ha ribadito che la fungibilità della pena prevale sul diritto all'indennizzo, evitando una duplicazione dei benefici.
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Riparazione ingiusta detenzione: errore di fatto
Un cittadino chiede la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver scontato parte di una pena per due condanne successivamente revocate. La Corte d'Appello rigetta la richiesta, ritenendo la pena 'compensata' con altre condanne. La Corte di Cassazione, tuttavia, annulla la decisione, rilevando un errore di fatto: la pena scontata era interamente riferita alle sentenze revocate e non poteva essere imputata ad altro. Il caso viene rinviato per un nuovo giudizio sul diritto all'indennizzo.
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Cumulo giuridico: pene espiate e limiti al ricalcolo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva la rideterminazione della pena tramite cumulo giuridico, includendo pene già interamente espiate. La Corte ha stabilito che le pene scontate non possono essere utilizzate per ridurre sanzioni relative a reati commessi successivamente e che i motivi del ricorso erano generici e aspecifici, non riuscendo a contestare la ratio decidendi della decisione impugnata.
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Competenza giudice esecuzione: il principio di unitarietà
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del GIP di Salerno, dichiarandolo incompetente. La Corte ha ribadito che, in base al principio di unitarietà, la competenza del giudice dell'esecuzione spetta alla Corte d'Appello quando questa ha riformato in senso sostanziale la sentenza di primo grado, anche se la modifica riguarda solo alcuni dei coimputati. Questa regola sulla competenza del giudice dell'esecuzione si applica a tutti gli imputati del medesimo procedimento.
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Pena residua e omessa motivazione: la Cassazione annulla
Un condannato ha richiesto la rideterminazione della pena residua, chiedendo di retrodatare l'inizio di un reato associativo. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza senza motivare sulla richiesta di retrodatazione. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza per vizio di motivazione, affermando che il giudice non può omettere di considerare un punto preliminare e decisivo sollevato dalla difesa, in quanto ciò invalida l'intero provvedimento sul calcolo della pena residua.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando non spetta
La Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione per un periodo di custodia cautelare, poiché questo era stato legittimamente computato per espiare una precedente condanna definitiva, anche se l'imputato sosteneva l'esistenza di un indulto. La Corte ha stabilito che la detenzione non era 'senza titolo'.
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Interesse all’impugnazione: inammissibile se astratto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex detenuto contro la revoca della liberazione anticipata. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse all'impugnazione, poiché, essendo stato scarcerato, il ricorrente non poteva più trarre un vantaggio concreto e attuale da un'eventuale pronuncia favorevole. L'interesse meramente ipotetico e futuro non è stato ritenuto sufficiente a sostenere l'impugnazione.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa grave la esclude
Un individuo, assolto dall'accusa di rapina, ha richiesto un risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la condotta del ricorrente (fuga alla vista della polizia e ammissione di aver chiesto denaro) integrava una colpa grave. Tale comportamento ha creato una falsa apparenza di colpevolezza, causando direttamente il suo arresto e precludendogli il diritto alla riparazione.
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Computo pena espiata: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di una Corte d'Appello che negava a un condannato il diritto al computo della pena espiata in custodia cautelare. Il caso riguardava un periodo di detenzione sofferto in un procedimento penale che, sebbene formalmente distinto da quello della condanna finale, verteva sullo stesso identico reato (associazione di tipo mafioso). La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini del computo della pena, prevale l'identità sostanziale del fatto-reato rispetto alla mera pluralità di numeri di fascicolo, accogliendo il ricorso e rinviando per un nuovo esame.
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Fungibilità della pena: i limiti per il reato continuato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di applicare la fungibilità della pena. L'imputato voleva detrarre da una condanna per reati associativi periodi di detenzione già scontati per altri delitti. La Corte ha ribadito che la detenzione può essere computata solo se successiva alla commissione del reato per cui si sconta la pena, un principio che vale anche in caso di reato continuato, il quale deve essere scisso nelle sue singole violazioni per la verifica cronologica.
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Fungibilità pena: sì al computo della custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha affermato il principio della fungibilità della pena, stabilendo che la custodia cautelare sofferta per una condanna divenuta ineseguibile a causa dei limiti posti dall'estradizione (principio di specialità), può essere computata per scontare una diversa pena che il condannato sta attualmente espiando. La Corte ha annullato la decisione del giudice dell'esecuzione, che aveva negato tale possibilità, e ha rinviato il caso per un nuovo esame che verifichi solo l'assenza di cause ostative specifiche.
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Cumulo giuridico: la Cassazione sulla pena espiata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13482/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la rideterminazione di una pena. Il caso verteva sul calcolo del cosiddetto 'cumulo giuridico' in fase esecutiva. La Corte ha ribadito un principio consolidato: la riduzione di pena ottenuta grazie al riconoscimento della continuazione tra reati non può essere automaticamente detratta dalla pena residua da scontare. Solo la detenzione subita 'sine titulo' o la custodia cautelare possono essere scomputate, escludendo quindi il periodo di detenzione patito in base ad altri titoli legittimi.
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Riparazione ingiusta detenzione e continuazione
Un individuo ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo che la sua pena è stata ricalcolata a seguito del riconoscimento della 'continuazione' tra reati. Avendo scontato una pena superiore per i reati più vecchi, riteneva ingiusto dover espiare ulteriore detenzione per quelli più recenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la riparazione per ingiusta detenzione non è dovuta quando la discrasia della pena deriva da una decisione discrezionale del giudice (come il riconoscimento della continuazione) e non da un ordine di esecuzione palesemente errato o illegittimo. La Corte ha inoltre confermato che la pena scontata in eccesso non può essere usata come 'credito' per reati commessi in un momento successivo.
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