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Art. 657 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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65 provvedimenti

Altri anni per Art. 657 Codice di Procedura Penale

Esecuzione pene sostitutive: la competenza esclusiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esecuzione pene sostitutive, come la detenzione domiciliare, è di competenza esclusiva del Magistrato di Sorveglianza. Un'ordinanza che impone al Pubblico Ministero di calcolare il fine pena e di emettere un ordine esecutivo è considerata un 'provvedimento abnorme' che crea una stasi procedimentale. Il ruolo del Pubblico Ministero si esaurisce con la semplice trasmissione della sentenza al magistrato competente, che gestisce l'intera fase esecutiva.
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Ingiusta detenzione: diritto al risarcimento
Un uomo ha trascorso oltre 900 giorni in detenzione (carcere e arresti domiciliari) per un reato di droga, per poi essere condannato a una pena definitiva di soli 4 mesi. La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della riparazione per ingiusta detenzione, stabilendo che il risarcimento è dovuto per il tempo passato in carcere, misura non applicabile al reato riqualificato, ma non per quello agli arresti domiciliari, misura invece consentita. La Suprema Corte ha però annullato la decisione sul calcolo dell'indennizzo, ordinando una nuova valutazione.
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Scomputo pena: quando si può chiedere? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che lamentava il mancato scomputo pena del periodo trascorso in misura cautelare. La Corte ha stabilito che la richiesta era tardiva, in quanto non presentata nelle fasi precedenti del giudizio di esecuzione, introducendo un tema nuovo ed estraneo all'oggetto della decisione. Rimane salvo il diritto del condannato di presentare un'istanza separata, ma solo per i periodi di custodia cautelare effettiva.
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Pene sostitutive e reato continuato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23185/2025, ha stabilito che le pene sostitutive non possono essere estese all'intera pena rideterminata per reato continuato se questa supera il limite di quattro anni, anche se il riconoscimento avviene in fase esecutiva. La Corte ha rigettato il ricorso di due persone che chiedevano l'estensione della detenzione domiciliare, chiarendo che il limite di pena va calcolato sulla sanzione complessiva finale, non su quella residua da scontare.
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Competenza liberazione anticipata: chi decide?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra GIP e Magistrato di Sorveglianza. Viene stabilito che la competenza per la liberazione anticipata, in caso di pena sostituita con lavoro di pubblica utilità, spetta al Magistrato di Sorveglianza, e non al giudice che ha emesso la condanna. Questa decisione chiarisce un importante aspetto procedurale.
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Patteggiamento in appello: i limiti al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati. Due di essi avevano concordato la pena in secondo grado, una procedura nota come patteggiamento in appello. La Corte ribadisce che tale accordo comporta la rinuncia a quasi tutti i motivi di ricorso, rendendo inammissibile un successivo gravame in Cassazione che non verta su vizi specifici dell'accordo stesso. Anche il ricorso del terzo imputato viene respinto per genericità, in quanto non si confrontava criticamente con le motivazioni della sentenza d'appello.
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Interesse ad impugnare: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto per il riconoscimento della liberazione anticipata. La decisione si fonda sulla carenza di interesse ad impugnare, sorto dopo che il ricorrente era stato scarcerato per fine pena, rendendo di fatto inutile l'eventuale concessione del beneficio su una pena non più in esecuzione.
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Obbligo di dimora: non si sconta dalla pena finale
Un condannato ha richiesto che il periodo trascorso in regime di obbligo di dimora, con l'aggiunta di una prescrizione di permanenza domiciliare notturna, venisse detratto dalla sua pena residua. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'obbligo di dimora non è una misura detentiva equiparabile agli arresti domiciliari. Pertanto, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, non può essere scontato dalla pena finale, poiché la limitazione della libertà personale non ha la stessa intensità di una misura detentiva.
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Reato permanente e calcolo pena: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di reato permanente, la carcerazione sofferta prima della cessazione del reato stesso non può essere detratta dalla pena finale. Il caso riguardava un condannato per associazione mafiosa che chiedeva di anticipare la data di decorrenza della pena. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando la natura unitaria del reato permanente, che impedisce di considerarlo concluso fino alla fine della condotta criminale.
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Atto abnorme: competenza sulle pene sostitutive
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordine con cui un Magistrato di sorveglianza nega la propria competenza a calcolare la fine di una pena sostitutiva, trasmettendo gli atti al Pubblico ministero, costituisce un atto abnorme. Tale provvedimento causa un'indebita regressione del procedimento e una stasi insuperabile. La competenza per l'intera gestione esecutiva delle pene sostitutive, dopo l'impulso iniziale del PM, spetta esclusivamente al Magistrato di sorveglianza.
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Ricorso per saltum: quando si converte in appello
Un imputato, condannato in primo grado per vari reati, ha presentato un ricorso per saltum direttamente alla Corte di Cassazione. Tuttavia, tra i motivi del ricorso erano inclusi anche vizi di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione, in base all'art. 569 c.p.p., ha stabilito che tale tipo di censura non è ammessa nel ricorso per saltum e ha disposto la conversione dell'impugnazione in un appello ordinario, trasmettendo gli atti alla competente Corte d'Appello.
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Continuazione reato: come si calcola la pena da scontare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di detrarre integralmente la riduzione di pena, ottenuta con il riconoscimento della continuazione reato, da quella ancora da scontare. La Corte ribadisce che la differenza non può essere automaticamente imputata alla pena residua, richiamando l'orientamento consolidato secondo cui si detraggono solo la custodia cautelare e le pene espiate 'sine titulo'. Il ricorso è stato inoltre ritenuto generico per la mancata specificazione dei criteri di calcolo.
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Reato continuato: come si calcola la pena da espiare
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo della pena in caso di reato continuato riconosciuto in fase esecutiva. L'ordinanza chiarisce che una pena già interamente scontata per un reato non può essere detratta dalla pena complessiva se l'altro reato, seppur unito dal vincolo della continuazione, è stato commesso in un momento successivo alla fine dell'espiazione della prima pena. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la richiesta del condannato contrastava con il principio consolidato secondo cui si possono scomputare solo le pene espiate 'sine titulo', come la custodia cautelare.
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Isolamento diurno: non è fungibile con altre misure
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato all'ergastolo, stabilendo che la pena dell'isolamento diurno non è fungibile. Non è possibile, quindi, detrarre da essa i periodi di isolamento sofferti per altre ragioni (sanitarie, cautelari o di fatto). La sentenza chiarisce la natura di sanzione penale propria dell'isolamento diurno, distinguendola nettamente dalle altre modalità di esecuzione della pena che comportano una separazione dagli altri detenuti.
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Esecuzione pena: limiti del giudice sulla data del reato
Un condannato ha richiesto il ricalcolo della sua pena totale, sostenendo che un reato associativo fosse stato commesso prima dell'inizio della sua carcerazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il giudice in fase di esecuzione pena non può modificare la data di commissione del reato (tempus commissi delicti) quando questa è stata stabilita con precisione in una sentenza divenuta definitiva. Il caso ribadisce i rigidi limiti del giudice dell'esecuzione rispetto ai fatti accertati in fase di cognizione.
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Cumulo di pene: la regola per reati commessi in carcere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva di unificare i cumuli di pena. La Corte ha confermato la correttezza della creazione di tre distinti cumuli parziali, basati su un criterio cronologico. Questa metodologia è necessaria per impedire che il periodo di detenzione già sofferto (presofferto) venga impropriamente detratto da pene per reati commessi in epoca successiva, rispettando il principio del corretto calcolo del cumulo di pene e evitando un "credito di impunità".
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Detenzione domiciliare estero: quando vale in Italia?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la detenzione domiciliare estero, se limitata a poche ore notturne, non può essere detratta dalla pena da scontare in Italia. La misura è stata equiparata a un obbligo di dimora, non sufficientemente restrittivo da essere considerato fungibile con la detenzione carceraria. Il ricorso di un condannato, che chiedeva il riconoscimento del periodo trascorso con braccialetto elettronico nel Regno Unito, è stato quindi rigettato.
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Cumulo di pene: la Cassazione sui cumuli parziali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5221/2025, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva un unico cumulo di pene per reati commessi sia prima che dopo la sua scarcerazione. La Corte ha confermato la correttezza della formazione di cumuli parziali separati, escludendo l'applicazione del limite massimo di 30 anni di reclusione previsto per il cumulo unico, in linea con un principio volto a non incentivare la commissione di nuovi crimini.
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Pena espiata sine titulo: i limiti per reato permanente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva la rivalutazione della pena in base al principio della pena espiata sine titulo. La Corte ha stabilito che tale istituto non si applica ai reati permanenti (come il reato associativo) quando la frazione di pena scontata senza titolo precede la cessazione della condotta criminosa permanente. La decisione impugnata, che aveva negato il beneficio, è stata ritenuta giuridicamente corretta.
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Mandato d’arresto europeo: computo custodia cautelare
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2820/2025, ha stabilito che le misure non detentive, come il controllo giudiziario applicato in un altro Stato UE nell'ambito di un mandato d'arresto europeo, non possono essere computate nel periodo di custodia cautelare in Italia. La Corte ha chiarito che solo le misure che comportano un'effettiva privazione della libertà personale, assimilabili al carcere o agli arresti domiciliari, possono essere dedotte. In questo caso, l'obbligo di firma settimanale e di relazione mensile al giudice non sono stati ritenuti sufficientemente coercitivi.
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