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Art. 657 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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64 provvedimenti

Altri anni per Art. 657 Codice di Procedura Penale

Sospensione dell’ordine di esecuzione: scomputo e libertà
Il Condannato ha ricevuto un ordine di carcerazione per espiare una pena residua. L'interessato ha chiesto di sottrarre dal conteggio il periodo di custodia cautelare trascorso per un diverso processo concluso con assoluzione. Con questo scomputo, la pena residua è scesa sotto la soglia di quattro anni di reclusione. La Corte di Appello ha recepito la correzione del calcolo ma non ha valutato il blocco del carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso difensivo. I Supremi Giudici hanno chiarito che il giudice deve verificare la spettanza della sospensione dell'ordine di esecuzione. Questo controllo garantisce al condannato la possibilità di richiedere misure alternative alla detenzione restando in libertà.
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Risarcimento per Detenzione Inumana: Detrazione Negata per Titoli Diversi
Un Lavoratore, già condannato, ha chiesto al Magistrato di sorveglianza di convertire un risarcimento per detenzione inumana, precedentemente riconosciutogli come indennizzo economico, in una detrazione di giorni dalla pena che stava scontando. La sua richiesta mirava a modificare un provvedimento che aveva già trasformato la detrazione in denaro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il risarcimento per detenzione inumana era stato concesso per una condanna diversa da quella che il Lavoratore stava attualmente scontando. Pertanto, non era possibile applicare la detrazione di pena alla condanna in corso, confermando l'inammissibilità della richiesta.
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Fungibilità delle pene: quando la detenzione presofferta non si detrae
Il Condannato ha chiesto la detrazione di quattro anni di detenzione presofferta dal cumulo delle pene. Il Giudice dell'esecuzione e poi la Cassazione hanno respinto la richiesta. La Corte ha chiarito che la fungibilità delle pene si applica solo se i reati per cui si sconta la pena sono stati commessi prima del periodo di detenzione che si intende scomputare. Nel caso specifico, i reati erano successivi alla detenzione presofferta, rendendo impossibile la detrazione.
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Fungibilità della Pena: Detenzione Anteriore al Reato Non Vale
Un Lavoratore, condannato per reati associativi, ha chiesto al Giudice dell'esecuzione di modificare un provvedimento di cumulo pene e di riconoscere la fungibilità della pena per periodi di detenzione già subiti. L'Autorità Giudiziaria ha rigettato la richiesta, ritenendo che i periodi di detenzione fossero antecedenti alla commissione dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando la decisione precedente. La richiesta di fungibilità della pena non rispettava i limiti temporali previsti dalla legge.
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Fungibilità Pena e Reato Continuato: Cassazione Annulla Esclusione Detenzione
Un Condannato ha chiesto il riconoscimento della fungibilità della pena, ovvero la detrazione di periodi di custodia cautelare già sofferti, da una pena complessiva derivante da un reato continuato. La Corte d'Appello aveva parzialmente accolto, escludendo però alcuni periodi di detenzione. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che per la fungibilità della pena, in presenza di un reato continuato, è necessario considerare i singoli reati che lo compongono. Questo permette di imputare correttamente la custodia cautelare sofferta senza titolo al reato specifico, anche se poi unito in continuazione. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Fungibilità della pena: no al credito di carcere futuro
Il Condannato ha richiesto di rideterminare la pena residua da espiare, invocando la fungibilità della pena. Nello specifico, l'interessato ha scontato una condanna interamente completata nel 2004. Successivamente, nel 2020, il giudice dell'esecuzione ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra reati, riducendo la durata della prima condanna. Questa decisione ha reso la carcerazione antecedente priva di titolo per circa due anni. Il Condannato ha chiesto di imputare questi due anni sofferti in eccedenza a una nuova pena relativa a reati commessi a partire dal 2006. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La legge vieta di scomputare periodi di detenzione sofferti prima della commissione del nuovo reato. Di conseguenza, il periodo di carcere scontato in eccedenza nel passato non può alleggerire le sanzioni per reati commessi successivamente.
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Indulto Negato: Pena Espiata non Vale per Reati Successivi
Un individuo ha chiesto l'applicazione dell'indulto per diverse condanne, tra cui associazione a delinquere e estorsione aggravata. Alcuni reati erano stati commessi dopo la data limite del 2 maggio 2006, stabilita dalla legge sull'indulto. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, sostenendo che l'indulto poteva applicarsi solo al primo reato, la cui pena era già stata interamente scontata con la custodia cautelare. Questa detenzione preventiva non poteva essere conteggiata per i reati successivi. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'applicazione dell'indulto è limitata ai reati commessi entro la data stabilita e che la pena già espiata per un reato non si può imputare a reati commessi successivamente.
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Cumulo delle Pene: La Cassazione chiarisce la decorrenza in detenzione
Un Lavoratore, già condannato per diversi reati, ha contestato il calcolo del cumulo delle pene complessive da espiare. Egli sosteneva che un nuovo reato, commesso mentre si trovava in custodia cautelare, dovesse comportare una diversa decorrenza della pena rispetto a quanto stabilito dal Pubblico Ministero. Il Tribunale di Napoli ha respinto la sua opposizione. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, affermando che il cumulo delle pene non può retroagire e che la natura della detenzione (cautelare o sine titulo) non influisce sulla decorrenza. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile.
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Liberazione anticipata: sconti negati sulla pena già scontata
Il Condannato ha richiesto il beneficio della liberazione anticipata per un periodo di detenzione già interamente scontato in passato. Egli sosteneva che tale pena pregressa dovesse rientrare nel conteggio poiché i reati erano stati uniti dal vincolo della continuazione rispetto alla condanna attualmente in corso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la liberazione anticipata non può essere concessa dalla magistratura di sorveglianza per periodi di pena già esauriti ed estranei al provvedimento di esecuzione in corso. Per rideterminare il cumulo o far valere la fungibilità della pena, il detenuto deve infatti rivolgersi al pubblico ministero o al giudice dell'esecuzione, non potendo scavalcare l'ordine esecutivo vigente.
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Assolto ma già condannato: no alla riparazione per ingiusta detenzione
Un cittadino ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver trascorso oltre due anni in carcere per accuse gravi dalle quali i giudici lo hanno assolto con formula piena. Durante lo stesso lasso temporale, tuttavia, l'imputato era già detenuto in forza di una condanna definitiva per altri reati. Il periodo di custodia cautelare è stato interamente conteggiato ai fini dello sconto della pena definitiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato che la presenza di un titolo definitivo concomitante esclude il diritto all'indennizzo.
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Fungibilità della pena: no al ricorso diretto in Cassazione
Il Condannato ha presentato ricorso in Cassazione contro il provvedimento con cui il Procuratore Generale ha respinto la sua richiesta circa la fungibilità della pena, relativa allo scomputo di un periodo di custodia cautelare precedentemente sofferto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i provvedimenti emessi dal Pubblico Ministero nella fase esecutiva non sono direttamente impugnabili davanti alla Suprema Corte. L'interessato avrebbe dovuto proporre un incidente di esecuzione davanti al giudice dell'esecuzione. Di conseguenza, la Corte ha confermato il diniego e ha condannato Il Condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Cumulo giuridico delle pene: la Cassazione frena l’unificazione
Un Condannato ha chiesto di ricalcolare la sua pena complessiva, sostenendo che l'ordine di esecuzione non avesse considerato periodi di carcerazione già sofferta e di liberazione anticipata, violando il limite massimo del cumulo giuridico delle pene. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che, nel calcolo del cumulo giuridico delle pene, non si possono unificare reati commessi dopo l'inizio dell'esecuzione di una pena precedente, anche se riconosciuti in continuazione. La Corte ha stabilito che si devono fare cumuli parziali, scindendo il reato continuato nelle singole violazioni. Il ricorso del Condannato è stato quindi rigettato.
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Fungibilità della pena: la Cassazione nega il doppio conteggio
Un condannato ha chiesto la detrazione di un periodo di custodia cautelare dalla sua pena definitiva, invocando la fungibilità della pena. Il Tribunale ha negato la richiesta, poiché il periodo era già stato conteggiato come espiazione della pena. La Corte di Cassazione ha confermato, stabilendo che un periodo di detenzione non può essere imputato a più titoli se si sovrappongono. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese processuali.
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Pena Scontata vs. Reato Continuato: La Fungibilità della Pena Chiarita
Un Condannato ha chiesto l'annullamento di un ordine di carcerazione, sostenendo di aver già scontato l'intera pena. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha chiarito che, nel calcolo della **fungibilità della pena nel reato continuato**, il tempo già scontato per reati 'satellite' commessi *prima* del reato più grave non può essere interamente computato per ridurre la pena complessiva. La fungibilità si applica solo al tempo scontato *dopo* la commissione del reato principale. Il ricorso del Condannato è stato quindi rigettato, e dovrà pagare le spese processuali.
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Fungibilità della detenzione: quando lo scomputo viene negato
Il Condannato ha presentato ricorso per ottenere lo scomputo di un periodo di carcerazione preventiva sofferto tra il 2004 e il 2005. Egli chiedeva l'applicazione della fungibilità della detenzione in relazione a una condanna definitiva per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Secondo la difesa, le condotte illecite erano cessate nel 2005, rendendo legittima la detrazione della pena già scontata. La Corte d'Appello ha tuttavia rigettato l'istanza, accertando che l'attività criminale e la partecipazione al gruppo erano proseguite anche dopo la scarcerazione del 2008. La Corte di Cassazione ha confermato tale impostazione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che in sede di esecuzione non si possono rimettere in discussione i fatti accertati in sentenza. Di conseguenza, Il Condannato non ottiene alcuno sconto di pena e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Misure alternative alla detenzione: percorso rieducativo negato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva le misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato tali benefici a causa di una valutazione negativa sulla sua personalità criminale, sulla mancanza di un percorso di revisione critica e sulla persistenza di pendenze giudiziarie recenti, legate a reati di droga. La Suprema Corte ha confermato la decisione, ritenendo il giudizio prognostico negativo del Tribunale corretto e basato su elementi oggettivi che indicavano una elevata pericolosità sociale e una scarsa propensione al reinserimento.
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Sospensione dell’ordine di esecuzione e reati ostativi: stop al bis
Un uomo condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione per diversi reati, inclusi furti in abitazione, ha impugnato il provvedimento di carcerazione. La difesa ha invocato la sospensione dell'ordine di esecuzione sostenendo che il periodo di custodia cautelare già trascorso avesse estinto per intero la pena relativa ai reati ostativi alla misura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il beneficio non spetta quando il condannato ne ha già usufruito in precedenza senza ottenere misure alternative. La natura ostativa del reato esclude la sospensione a prescindere dal presofferto.
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Cumulo delle pene: limiti trentennali e reati reiterati
Un condannato ha contestato il calcolo della pena totale eseguito dalla Procura, sostenendo la violazione del limite massimo di trenta anni di reclusione previsto dal codice penale. L'interessato richiedeva un unico cumulo complessivo per tutte le sue condanne con lo scomputo totale della carcerazione preventiva già sofferta. Il giudice dell'esecuzione ha invece confermato la necessità di formare cumuli parziali separati, poiché i reati risultavano commessi in momenti diversi, intervallati da periodi di detenzione e libertà. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, confermando che il cumulo delle pene non può garantire una franchigia per i delitti futuri. Il tetto dei trenta anni si applica singolarmente a ciascun cumulo parziale e non impedisce che una persona sconti complessivamente più anni nella propria vita.
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Continuazione in fase esecutiva: errore nel calcolo
Un condannato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il calcolo della pena effettuato dal Giudice per le indagini preliminari in sede di esecuzione. Il magistrato territoriale aveva riconosciuto il vincolo della continuazione tra due diverse condanne definitive, ma aveva applicato l'aumento sanzionatorio sulla pena residua ancora da espiare, anziché sulla pena originaria complessiva fissata a monte. Il ricorrente ha lamentato un evidente errore di calcolo che determinava una pena ingiustamente superiore. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha stabilito che la continuazione in fase esecutiva impone di unificare le pene partendo dalla sanzione originariamente inflitta per il reato più grave e per i reati satellite, annullando l'ordinanza con rinvio per un nuovo corretto ricalcolo.
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Restituzione della pena pecuniaria negata dopo il cumulo
Un uomo viene condannato a tre anni di carcere e a una multa di sedicimila euro, pagando interamente la sanzione pecuniaria ed espiando la reclusione. In seguito, una seconda sentenza riconosce il vincolo della continuazione per altri reati e ridetermina la sanzione complessiva in sei anni di reclusione, anch'essi scontati. Il condannato chiede quindi al giudice la restituzione della pena pecuniaria versata in precedenza, sostenendo di aver subito un doppio conteggio punitivo. La Corte di Cassazione rigetta la domanda: il pagamento era legittimo al momento del versamento e il rapporto esecutivo della prima sentenza era già del tutto esaurito.
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