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Art. 640 Codice Penale — Anno 2026

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722 provvedimenti

Altri anni per Art. 640 Codice Penale

Truffa online e recidiva: quando i precedenti bloccano i benefici
Un uomo ha venduto online un telaio di ciclomotore incassando 331 euro senza mai consegnare il bene. Il Tribunale e la Corte di Appello lo hanno condannato per truffa. Il responsabile ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della recidiva e la mancata concessione delle pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la **Truffa online e recidiva**, rilevando la presenza di precedenti penali specifici già definitivi prima del fatto. La presenza di precedenti penali preclude i benefici sanzionatori e giustifica la pena detentiva ordinaria. Il ricorrente deve pagare le spese processuali.
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Truffa a danno di terzi: condannato l’ex dipendente infedele
Un ex dipendente si è spinto a ordinare materiale per oltre 4.000 euro spacciandosi ancora per incaricato dell'ex datore di lavoro. Il fornitore, ingannato, ha consegnato la merce e fatturato alla ditta dell'imprenditore, promuovendo poi un decreto ingiuntivo. L'imputato ha sostenuto che la truffa a danno di terzi non fosse configurabile, poiché l'ex datore non aveva subito inganni diretti né saldato il conto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarificando che la truffa a danno di terzi si perfeziona anche senza identità tra raggirato e danneggiato. L'imprenditore ha subito un danno patrimoniale concreto dovuto alle spese legali necessarie per difendersi dalle pretese del fornitore. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e del risarcimento.
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Truffa con carta prepagata: la denuncia tardiva conferma la colpa
L'Imputata subisce una condanna per il reato di truffa dopo aver ricevuto denaro su due carte prepagate a lei intestate. La donna sostiene la propria innocenza, affermando di aver smarrito le carte. I giudici rilevano però che la denuncia di smarrimento è avvenuta solo un mese e mezzo dopo l'incasso del denaro, evidenziandone la natura puramente strumentale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che l'incasso di somme su una carta di pagamento intestata all'imputato costituisce prova decisiva per configurare la truffa con carta prepagata, in assenza di prove contrarie certe. L'Imputata perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese legali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rinnovazione del dibattimento negata: la truffa resta confermata
Un uomo subisce una condanna per truffa e sostituzione di persona. La difesa propone ricorso per Cassazione contestando la mancata rinnovazione del dibattimento a seguito del cambio del magistrato giudicante in primo grado, oltre a vizi di notifica e questioni sulla rimessione del processo. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. La richiesta di risentire i testimoni non è automatica e deve rispettare precise regole: le parti devono presentare istanze tempestive, motivate e relative a persone già inserite nelle apposite liste testimoniali.
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Ricorso per cassazione dopo patteggiamento tra reato e pena
L'Imputato ha concordato una pena patteggiata di due anni e quattro mesi di reclusione per i reati di truffa aggravata ed estorsione continuata. Successivamente, il Difensore ha presentato ricorso contestando l'inquadramento del fatto e sostenendo che l'estorsione andasse considerata come una semplice truffa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione dopo patteggiamento per assoluta genericità. La legge limita le impugnazioni contro il patteggiamento solo a casi di errore manifesto e palese rispetto all'imputazione. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese del procedimento oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione della presenza in servizio: no a dipendenti in house
Quattro dipendenti di una società partecipata comunale subiscono una condanna per il reato speciale di falsa attestazione della presenza in servizio e per truffa aggravata ai danni di ente pubblico per essersi allontanati durante l'orario lavorativo timbrando il cartellino. La Corte di Cassazione accoglie i ricorsi escludendo il delitto speciale di falso cartellino, poiché tale norma si applica esclusivamente ai dipendenti formali della Pubblica Amministrazione e non al personale delle società private in house. La Suprema Corte conferma invece la configurabilità della truffa aggravata, disponendo un nuovo giudizio per verificare la particolare tenuità del fatto e la condotta risarcitoria post-reato.
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Regali di nozze o reato: confermato il sequestro preventivo
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di 24.000 euro a carico di un'indagata per reati di associazione, truffa, riciclaggio e sottrazione fraudolenta di imposte. La difesa sosteneva che i contanti costituissero il residuo delle donazioni ricevute dagli invitati durante il matrimonio, esibendo filmati delle offerte. I giudici hanno respinto la tesi difensiva valorizzando un quaderno con annotazioni incompatibili con le nozze e ricordando la natura fungibile del denaro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che contro le misure cautelari reali il ricorso in sede di legittimità è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti.
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Tentata rapina impropria: dal raggiro alla forza fisica
L'indagato si introduceva nell'abitazione di un'anziana per compiere un raggiro e, una volta scoperto, strattonava la persona presente per aprirsi un varco e fuggire. Il Giudice disponeva la custodia cautelare in carcere per tentata rapina impropria in concorso. La difesa contestava la qualificazione del fatto, sostenendo l'involontarietà del contatto fisico e l'assenza di violenza, chiedendo di configurare una tentata truffa, oltre a eccepire la tardiva produzione probatoria dell'accusa al riesame. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. La Suprema Corte ha chiarito che la violenza usata immediatamente dopo la tentata sottrazione per garantirsi la fuga integra il delitto di rapina impropria. Inoltre, la prova sopravvenuta prodotta dall'accusa è utilizzabile se la difesa ha potuto esaminarla e discuterla in udienza.
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Truffa con carta prepagata: l’intestazione prova la colpa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la sua condanna per il reato di truffa con carta prepagata. I giudici hanno accertato la sua piena responsabilità poiché l'uomo risultava intestatario sia della carta ricaricabile usata per incassare i proventi illeciti, sia della sim telefonica abbinata al suo funzionamento. L'accusato non aveva mai sporto denuncia per smarrimento o furto di tali strumenti. La difesa ha tentato di richiedere un nuovo esame dei fatti e la concessione delle attenuanti generiche, ma i giudici di legittimità hanno ribadito che la mera riproposizione dei motivi di appello rende l'atto inammissibile e che i precedenti penali ostano agli sconti di pena. L'Imputato perde il giudizio ed è condannato alle spese e a una sanzione.
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Inutilizzabilità delle intercettazioni: carcere confermato
Due indagati subiscono la custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Dopo la caduta dell'aggravante mafiosa dinanzi al Tribunale del Riesame, i difensori ricorrono in Cassazione eccependo per la prima volta l'inutilizzabilità delle intercettazioni a causa del ribasso dei limiti di pena previsti per i reati residui. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che la difesa non può denunciare per la prima volta in sede di legittimità questioni mai sollevate durante il Riesame. Inoltre, l'inutilizzabilità delle intercettazioni resta irrilevante quando il quadro accusatorio supera la cosiddetta prova di resistenza grazie a sequestri, telecamere, verifiche bancarie e confessioni degli stessi imputati. Gli indagati restano detenuti in carcere e subiscono la condanna alle spese.
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Badge e assenze: falsa attestazione della presenza in servizio
Due dipendenti pubblici hanno subito una condanna penale per la falsa attestazione della presenza in servizio mediante l'uso irregolare dei cartellini marcatempo. Gli imputati hanno cercato di giustificare le assenze e gli scambi di badge invocando semplici dimenticanze, uscite di servizio e accessi da ingressi secondari privi di telecamere. I giudici di merito hanno tuttavia rilevato che i tabulati e le celle telefoniche collocavano gli interessati lontano dal luogo di lavoro durante l'orario retribuito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei lavoratori, confermando la responsabilità penale e negando l'esimente della particolare tenuità del fatto a causa della serialità e abitualità delle condotte illecite accertate.
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Revoca dell’affidamento in prova: dalla libertà alla sanzione
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale per un condannato, a seguito del suo coinvolgimento in un episodio di truffa accertato dalle forze dell'ordine. Il beneficiario ha proposto ricorso per Cassazione contestando un presunto difetto di motivazione del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente inammissibile. I giudici hanno chiarito che il Tribunale ha valutato i fatti in modo logico e coerente basandosi sulle informative dei Carabinieri. Poiché il ricorrente si è limitato a formulare mere domande retoriche senza critiche puntuali, la Cassazione ha confermato la revoca dell'affidamento in prova e lo ha condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: la falsa denuncia online costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di calunnia, commesso mediante l'inoltro di false informazioni nell'ambito della trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi. La condotta era strettamente finalizzata a compiere una truffa ai danni di un ente pubblico, con l'obiettivo di conseguire un profitto indebito a discapito della collettività. I giudici hanno giudicato inammissibile il ricorso della difesa, la quale contestava l'esistenza dell'elemento soggettivo del reato e lamentava il mancato accoglimento della richiesta di nuova istruttoria. La Suprema Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando il grave disvalore economico e sociale della condotta. Il ricorrente deve pagare le spese legali e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Falso grossolano e truffa: auto sequestrata con atto fittizio
Un uomo ha presentato un verbale di dissequestro contraffatto a un custode giudiziario per ottenere la restituzione di un'auto sottoposta a vincolo penale. Il documento esibito riportava intestazioni e timbri delle forze dell'ordine, sebbene presentasse alcune incongruenze formali. I giudici di merito hanno condannato l'imputato, respingendo la tesi difensiva incentrata sulla non punibilità per inidoneità dell'inganno. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sancendo che la sussistenza dei reati di falso grossolano e truffa dipende dalla concreta capacità decettiva dell'atto. Le difformità secondarie non escludono la condotta fraudolenta quando il documento appare idoneo a trarre in errore un custode diligente.
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Condanna per truffa confermata: no a nuove prove in Cassazione
La Corte d'Appello ha confermato la condanna per truffa e falso documentale a carico dell'imputata. La persona condannata ha proposto ricorso per Cassazione contestando la sussistenza del reato patrimoniale, la motivazione sul falso e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Le critiche sulla condanna per truffa richiedevano una rivalutazione dei fatti preclusa in Cassazione, il motivo sul falso era inedito e le richieste di attenuanti risultavano prive di argomentazioni a supporto. L'imputata deve quindi scontare la condanna definitiva, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di estorsione: la Cassazione sul riscatto del bene
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di estorsione a carico di un uomo che pretendeva denaro per restituire un furgone rubato. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto in tentata truffa. I giudici hanno chiarito la netta linea di confine tra le due fattispecie. Sussiste il reato di estorsione quando l'autore minaccia un danno reale e direttamente dipendente dalla propria volontà, come la perdita definitiva di un mezzo da lavoro. La vittima non subisce un semplice inganno, ma una vera costrizione psicologica. I giudici hanno rigettato anche le richieste relative alle attenuanti generiche e alla recidiva, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il colpevole alle spese.
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Competenza per procedimenti riguardanti magistrati: limiti e regole
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della speciale competenza per procedimenti riguardanti magistrati in un processo per reati fallimentari e truffa legati a una cooperativa edilizia. La Corte di Appello aveva annullato la condanna di primo grado, trasmettendo gli atti a un altro distretto perché un magistrato locale figurava come socio della società fallita. Il giudice del nuovo distretto ha sollevato conflitto di competenza, evidenziando che il magistrato non aveva mai avanzato pretese né si era costituito parte civile. I giudici di legittimità hanno stabilito che la deroga territoriale opera per il magistrato danneggiato solo se questi partecipa attivamente al processo penale per ottenere il risarcimento. Non essendovi alcuna costituzione in giudizio, la competenza è rimasta radicata presso il distretto d'origine.
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Sequestro preventivo aziendale: stop alla misura se sproporzionata
La Procura contestava a una società di trasporti una serie di truffe ai danni del servizio sanitario nella fornitura di ossigeno medicale, disponendo il sequestro dell'intera impresa. Il Tribunale del Riesame annullava il provvedimento per violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, evidenziando il contrasto tra l'entità del profitto illecito stimato in circa quarantasettemila euro e il fatturato complessivo annuo dell'azienda pari a mezzo milione di euro. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del sequestro preventivo aziendale, dichiarando inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero e ribadendo che il blocco dell'attività economica richiede un bilanciamento rigoroso tra reato contestato e sacrificio imposto.
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Truffa e sostituzione di persona: niente prescrizione e ricorso nullo
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per truffa e sostituzione di persona, contestando la mancata declaratoria di prescrizione, vizi nella valutazione delle prove e il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I Supremi Giudici hanno rigettato tutte le doglianze. In punto di diritto, la Corte ha chiarito che ai reati commessi a fine 2017 si applica la sospensione della prescrizione introdotta dalla riforma Orlando (Legge 103/2017), impedendo l'estinzione del procedimento. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove o censurare motivazioni congrue del giudice di merito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Vincolo della continuazione e truffe online tra rigetto e rinvio
Un condannato per molteplici episodi di truffa online ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione in sede esecutiva per ottenere un ricalcolo favorevole della pena complessiva. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, qualificando le condotte come una generica scelta di vita delinquenziale e valorizzando la mancanza di vicinanza geografica tra i reati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa e ha annullato l'ordinanza di rigetto con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non può rigettare l'istanza con formule astratte, dovendo invece esaminare la natura telematica delle truffe e la forte contiguità temporale dei fatti.
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