LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 640 Codice Penale — Anno 2026

Pagina 2 di 37

722 provvedimenti

Altri anni per Art. 640 Codice Penale

Truffa e travisamento della prova: no al riesame in Cassazione
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di truffa, avendo preso parte a trattative ingannevoli e incassato somme di denaro da una coimputata. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'ipotesi di truffa e travisamento della prova per contestare la valutazione dei fatti eseguita dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che non possono rileggere le prove già esaminate nei gradi precedenti. In presenza di due condanne identiche, la contestazione sulle prove è ammessa solo se l'elemento è stato valutato per la prima volta in appello. L'Imputato deve quindi pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro.
Continua »
Finto incidente e minacce: confermata la tentata estorsione
Un uomo ha simulato un finto incidente stradale per farsi consegnare del denaro. Giunto al bancomat con la vittima, l'uomo ha preteso 500 euro minacciando di avere un'arma sotto la giacca. La vittima, impaurita, ha chiesto aiuto a un collega, consentendo l'intervento dei carabinieri. La difesa dell'imputato ha sostenuto che si trattasse di truffa e non di tentata estorsione, evidenziando che la vittima non aveva chiamato subito le forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la minaccia diretta e reale configura la tentata estorsione, in quanto la vittima subisce una grave coartazione psicologica. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Truffa e utilizzo indebito di carte di credito: la condanna resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per truffa e utilizzo indebito di carte di credito. L'Imputato ha impiegato la carta di un terzo per saldare il conto presso una struttura ricettiva. La difesa sosteneva la mancata querela da parte dell'albergatore e l'impossibilità di far convivere i due reati. I giudici hanno chiarito che i delitti possono concorrere quando vi sono condotte ingannevoli distinte. Inoltre, la truffa sussiste anche se il soggetto raggirato differisce da quello che subisce il danno economico. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Estinzione del reato per condotte riparatorie e riqualificazione
L'Imputato, inizialmente accusato di truffa perseguibile d'ufficio, ha ottenuto in primo grado la riqualificazione del fatto in truffa semplice, procedibile a querela. In sede di appello, L'Imputato ha offerto un risarcimento economico superiore al danno subito dalla vittima, chiedendo l'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, se la riqualificazione del reato avviene solo con la sentenza di primo grado, la richiesta di estinzione del reato per condotte riparatorie può essere utilmente formulata durante il giudizio di appello. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per valutare il merito del risarcimento.
Continua »
Concorso nel reato di truffa: prestare il conto costa la condanna
Un uomo riceve bonifici provenienti da una frode informatica sul proprio conto corrente. Subito dopo, trasferisce le somme su una piattaforma di criptovalute a lui intestata. La difesa sostiene l'estraneità dell'imputato alla condotta ingannatrice iniziale. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici confermano la responsabilità a titolo di concorso nel reato di truffa per chi mette a disposizione il proprio conto corrente e l'account di criptovalute per incassare i proventi delittuosi. Anche se la contestazione iniziale lo indicava come autore materiale, la condanna per concorso non viola i diritti di difesa. L'imputato deve pagare le spese processuali, la sanzione pecuniaria e risarcire la vittima.
Continua »
Prescrizione del reato: la Cassazione annulla la condanna
Un'imputata, accusata di truffa ed esercizio abusivo della professione, ha presentato ricorso in Cassazione denunciando errori nel calcolo della pena e nel giudizio sulle attenuanti generiche. La Corte di appello aveva infatti ignorato le sue richieste di riduzione sanzionatoria, peggiorando la posizione della difesa in assenza di un appello del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha accolto il ricorso riconoscendo l'errore dei giudici di secondo grado. Di conseguenza, essendosi riaperta la valutazione sul trattamento sanzionatorio, la Cassazione ha dichiarato l'intervenuta prescrizione del reato per tutte le imputazioni residue. La sentenza è stata annullata senza rinvio in sede penale, mantenendo valide le sole statuizioni civili.
Continua »
Truffa contrattuale: incassa l’acconto ma la condanna è totale
L'Imputato ha messo in vendita una macchina agricola su internet ricevendo un acconto dall'Acquirente su una carta prepagata. Dopo avere incassato la somma, L'Imputato non ha consegnato il bene ed è diventato irreperibile. I giudici hanno riconosciuto la responsabilità penale per il reato di truffa contrattuale, evidenziando il dolo iniziale della condotta. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché i motivi erano generici e ripetevano le argomentazioni già respinte in secondo grado. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa, deve pagare le spese processuali, versare tremila euro alla Cassa delle Ammende e risarcire le spese legali sostenute dalla Parte Civile.
Continua »
Reato di truffa: il ricorso generico conferma la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per il reato di truffa. La difesa ha contestato la sussistenza delle prove materiali del reato, la mancanza delle attenuanti generiche e la severità della pena inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I motivi sollevati dal condannato sono apparsi del tutto generici e privi di critica puntuale alla sentenza impugnata. L'Imputato era inoltre gravato da precedenti penali specifici e non ha mostrato alcun ravvedimento o intento collaborativo. La Suprema Corte ha quindi confermato la condanna, disponendo il pagamento delle spese del processo e l'obbligo di versare tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Truffa del finto professionista: la condanna resta definitiva
Un uomo si è spacciato per professionista abilitato alla presentazione di dichiarazioni di successione. Ha incassato dalla vittima il compenso professionale e le somme destinate alle imposte, per poi sparire senza svolgere alcuna attività. Il Tribunale lo ha condannato per il reato di truffa a sette mesi di reclusione, pena sostituita con i lavori di pubblica utilità. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa motivazione sulla presunta tardività della querela, eccezione inserita nell'opposizione al decreto penale ma non riproposta in dibattimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarificando che le eccezioni contenute nell'atto di opposizione non vincolano il giudice se non formalizzate al termine del processo. Si tratta di una tipica truffa del finto professionista, sostenuta dal dolo iniziale dell'agente.
Continua »
Truffa e particolare tenuità del fatto: la condanna è definitiva
L'imputato è stato condannato per il reato di truffa poichè le somme sottratte con inganno alle vittime sono confluite direttamente su conti correnti a lui intestati. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione e chiedendo il riconoscimento della causa di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito i confini tra truffa e particolare tenuità del fatto, precisando che il beneficio non spetta quando il danno patrimoniale arrecato non è irrisorio e il responsabile presenta precedenti penali specifici che attestano un'abitualità criminosa. Contestare la titolarità dei conti o chiedere una nuova lettura delle prove non è consentito in sede di legittimità. L'imputato deve quindi versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Truffa e violazioni: confermata custodia cautelare in carcere
Un uomo indagato per truffa aggravata ai danni di persone fragili ha impugnato la misura restrittiva della custodia cautelare in carcere. L'indagato ha commesso il reato in una regione diversa da quella di residenza, appena tre giorni dopo l'applicazione della sorveglianza speciale. La difesa ha sostenuto che il giudice dovesse concedere gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno evidenziato la gravità delle condotte e l'assoluta inefficacia di misure meno afflittive verso un soggetto che ha dimostrato un totale disinteresse per gli obblighi imposti dall'autorità giudiziaria.
Continua »
Truffa e difesa negata: il legittimo impedimento del difensore
L'Imputato veniva condannato per truffa nei primi gradi di giudizio. Il suo avvocato aveva inviato un'istanza per dichiarare il legittimo impedimento del difensore, allegando via PEC il verbale di un'altra udienza contemporanea e non rinviabile con testimoni dall'estero. La Corte d'Appello ha ignorato l'email certificata e ha rigettato la richiesta affermando che mancava la documentazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici supremi hanno stabilito che l'omessa valutazione dei documenti inviati regolarmente provoca la nullità assoluta della sentenza per lesione del diritto di difesa. Gli atti tornano quindi al giudice di secondo grado per celebrare nuovamente il processo.
Continua »
Truffa e ricorso in Cassazione: quando scatta l’inammissibilità
L'imputato ha presentato ricorso contro la condanna per il reato di truffa, contestando la ricostruzione dei fatti, la mancata concessione della particolare tenuità e la misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Inoltre, la presenza di plurimi precedenti penali esclude il beneficio della particolare tenuità, mentre la quantificazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito. In tema di truffa e ricorso in Cassazione, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Truffa online e conto intestato: l’incasso supera il dubbio
Due soggetti venivano assolti in primo grado dall'accusa di truffa online poiché il giudice riteneva non provato l'uso effettivo delle carte di pagamento a loro intestate. La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione accogliendo il ricorso della pubblica accusa. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'incasso del denaro illecito su una carta intestata all'imputato costituisce prova diretta del reato. Per superare questa prova, la difesa non può limitarsi a prospettare ipotesi astratte o dubbi congetturali. La difesa deve infatti fornire elementi concreti e riscontrati nel processo. La Corte ha chiarito che il principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio non protegge da semplici possibilità teoriche. Di conseguenza, il processo dovrà svolgersi nuovamente davanti a un diverso giudice.
Continua »
Prescrizione e assoluzione nel ricorso per cassazione: limiti
Due imputati venivano condannati per i reati di truffa ed esercizio abusivo dell'attività assicurativa. La Corte d'Appello dichiarava la prescrizione per alcune imputazioni e rideterminava la pena finale. Gli imputati proponevano ricorso per cassazione, chiedendo il proscioglimento nel merito e la revisione del calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito la relazione tra prescrizione e assoluzione nel ricorso per cassazione. La richiesta di proscioglimento pieno di un reato estinto richiede la prova evidente e immediata dell'innocenza. Gli imputati non possono chiedere alla Cassazione un nuovo esame dei fatti o l'assunzione di nuove testimonianze.
Continua »
Reato di truffa e profitto: l’accredito incastra l’imputato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico dell'Imputata per il reato di truffa. La vicenda nasce da un'operazione fraudolenta eseguita tramite una linea telefonica e un indirizzo IP riconducibili alla donna, sulla cui utenza sono arrivate le somme sottratte. L'Imputata ha proposto ricorso lamentando difetti di motivazione. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che chi riceve il profitto economico dell'illecito è presunto autore dell'inganno. Tale presunzione vale salvo che l'imputato dimostri l'intervento autonomo di terzi. L'Imputata non ha fornito alcuna prova contraria che interrompesse la catena causale. La ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Sequestro probatorio: valido se il PM corregge l’atto difettoso
Durante una perquisizione per un'indagine su una tentata truffa, la polizia giudiziaria rinviene sette cellulari e appunti di cui L'Indagato tenta di disfarsi. Il Pubblico Ministero effettua la convalida ma rileva un vizio di motivazione nel decreto originale. L'accusa adotta quindi in autotutela un secondo decreto sostitutivo di sequestro probatorio. La difesa impugna il provvedimento sostenendo la violazione del principio del ne bis in idem cautelare, che vieterebbe di reiterare la misura sugli stessi beni. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che la preclusione processuale non opera se il primo atto viene revocato per meri difetti formali prima di una decisione di merito. Di conseguenza, il nuovo decreto di sequestro probatorio risulta pienamente valido e legittimo.
Continua »
Prescrizione del reato e ricorso inammissibile: condanna finale
L'Imputato è stato condannato per il reato di truffa con la recidiva reiterata. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato prima dell'appello, l'inutilizzabilità di un documento e il mancato riconoscimento di un'attenuante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'astensione del difensore in primo grado ha sospeso i termini, rinviando l'estinzione del reato a una data successiva all'appello. Inoltre, la contestazione sul documento non era stata sollevata in appello e la motivazione sul danno è risultata priva di vizi. L'inammissibilità del ricorso preclude qualsiasi rilevabilità della prescrizione del reato, rende definitiva la condanna e comporta il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: reati precedenti bloccano il beneficio
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la condanna per il reato di truffa. La difesa ha lamentato il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di un comportamento abituale. L'Imputato risultava infatti già condannato per due precedenti reati della stessa indole. Inoltre, le attenuanti generiche richiedono elementi positivi specifici e non spettano automaticamente per la sola assenza di aspetti negativi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Truffa contrattuale: soldi incassati e bene mai consegnato
Un venditore ha incassato il pagamento per un bene offerto in vendita senza mai consegnarlo al compratore. Ritenuto responsabile del reato di truffa contrattuale, l'imputato si è visto negare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto sia per la gravità dell'azione sia per l'entità dell'illecito profitto. Il venditore ha proposto ricorso in Cassazione riproponendo le medesime doglianze sollevate in appello senza contestare apertamente la motivazione della sentenza impugnata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché reiterativo. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »