LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 633 Codice Penale — Anno 2026

Pagina 8 di 8

156 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Omicidio colposo: custodia di cani e responsabilità
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio colposo a carico di un allevatore, i cui cani da guardia, lasciati incustoditi, hanno causato la morte di una donna. La sentenza stabilisce che la gravità del fatto e l'elevata negligenza giustificano il diniego delle attenuanti generiche. Viene inoltre respinto il ricorso della madre, co-imputata per invasione di terreni, ritenendo provato il suo potere di fatto sull'immobile.
Continua »
Improcedibilità del ricorso: deposito notifica decisivo
Un lungo contenzioso per danno ambientale si conclude in Cassazione con una declaratoria di improcedibilità del ricorso. Gli eredi di alcuni imprenditori, condannati a risarcire una provincia per gravi danni a un'area montana, hanno visto il loro appello respinto non nel merito, ma per un vizio procedurale: il mancato deposito, insieme al ricorso, della copia della sentenza d'appello munita della relata di notifica. La Corte ha ribadito la perentorietà di tale adempimento, essenziale per la procedibilità dell'impugnazione.
Continua »
Ricorso inammissibile: la Cassazione e i limiti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per occupazione di immobile. La decisione si fonda sulla natura puramente ripetitiva dei motivi di appello, che non si confrontano efficacemente con la logica motivazione della sentenza impugnata. La Corte ribadisce che la lunga durata di un'occupazione esclude la tenuità del fatto e che i precedenti penali possono giustificare il diniego di pene sostitutive.
Continua »
Inammissibilità ricorso: i limiti del riesame in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso per due ragioni principali: la mera riproposizione di motivi già esaminati e respinti in appello e la manifesta infondatezza della richiesta di sospensione condizionale della pena, essendo già stata concessa due volte in passato. La decisione sottolinea i requisiti di specificità del ricorso e i limiti legali all'applicazione dei benefici penali, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso inammissibile: limiti alla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da tre imputati contro una condanna per i reati di cui agli artt. 633 e 639 bis c.p. La Corte ribadisce che non può rivalutare i fatti del merito e che i motivi di ricorso devono essere specifici e non mere reiterazioni di doglianze già esaminate in appello, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
Continua »
Prescrizione reato e recidiva: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Il Tribunale aveva erroneamente omesso di considerare l'impatto della recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale, un'aggravante che estende il termine massimo di prescrizione. La Corte ha ribadito che, se contestata, tale circostanza allunga i tempi necessari per la prescrizione del reato, rendendo illegittima la declaratoria di estinzione. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
Continua »
Ricorso generico: inammissibile se non specifico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso generico avverso una condanna per furto e danneggiamento. L'atto di appello è stato ritenuto vago e indeterminato, poiché non specificava gli elementi a sostegno della censura contro la motivazione della sentenza impugnata, violando i requisiti di legge.
Continua »
Furto di energia elettrica: ricorso inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto di energia elettrica e invasione di immobile. Confermato il diniego dello stato di necessità e dell'attenuante del danno lieve, data la natura continuata del reato.
Continua »
Ricorso inammissibile per occupazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per occupazione abusiva di un immobile pubblico e violazione di sigilli. Il ricorso è stato respinto perché i motivi erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello e miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha inoltre escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la natura permanente e prolungata del reato.
Continua »
Occupazione abusiva: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati da tre persone condannate per occupazione abusiva di immobile pubblico. I motivi, basati sulla presunta insussistenza del reato, sullo stato di necessità e su un'errata valutazione della recidiva, sono stati ritenuti una mera riproposizione di argomenti già respinti in appello. La Corte ha ribadito che lo stato di necessità non si applica a occupazioni stabili e che la valutazione delle circostanze è una prerogativa del giudice di merito.
Continua »
Sospensione condizionale: obbligo di motivazione
La Cassazione ha annullato una sentenza che imponeva la demolizione di un'opera abusiva come condizione per la sospensione condizionale della pena. La Corte ha stabilito che il giudice deve sempre fornire una specifica motivazione per tale subordinazione. Il caso riguardava la costruzione illecita su un terreno pubblico adiacente a un alloggio popolare.
Continua »
Improcedibilità appello: il reato permanente e i termini
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per invasione di edifici, applicando la nuova disciplina sull'improcedibilità dell'appello. La sentenza chiarisce un punto cruciale: per un reato permanente, il momento di commissione del reato, ai fini del calcolo dei termini massimi di durata del processo, coincide con la data della sentenza di primo grado se la contestazione è 'aperta'. Poiché il termine triennale per il giudizio d'appello era scaduto, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità, estinguendo l'azione penale.
Continua »
Stesso fatto e archiviazione: non si può processare due volte
Una donna, condannata per occupazione di terreno, ha fatto ricorso sostenendo che la stessa condotta (costruzione di un muro) era già stata oggetto di un'indagine per abuso edilizio, poi archiviata. La Corte di Cassazione ha accolto il motivo, chiarendo che non si può procedere nuovamente per lo 'stesso fatto', anche se qualificato diversamente, senza una formale autorizzazione a riaprire le indagini. La sentenza è stata annullata con rinvio.
Continua »
Tenuità del fatto e reati permanenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per abuso edilizio e occupazione di terreno. Il motivo è che la Corte di Appello aveva erroneamente negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, basandosi sulla presunta continuazione del reato. La Cassazione ha chiarito che il sequestro del bene interrompe la permanenza del reato, obbligando il giudice a valutare la tenuità della condotta fino a quel momento.
Continua »
Reato Continuato: Cassazione sul lasso temporale
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di occupazione abusiva, stabilendo un principio chiave sul reato continuato. La Corte ha annullato la decisione di merito che negava il vincolo della continuazione con precedenti reati edilizi basandosi unicamente sul lungo tempo trascorso. Secondo i giudici, il lasso temporale è solo uno degli indici da valutare, e non è di per sé sufficiente a escludere l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, che deve essere verificato analizzando anche altri elementi come il contesto e le modalità delle condotte. La responsabilità per l'occupazione abusiva è stata comunque confermata.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per invasione di edifici. I motivi sono stati giudicati una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello e il calcolo della prescrizione presentato dal ricorrente è stato ritenuto errato, non avendo considerato un periodo di sospensione previsto dalla legge.
Continua »