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Art. 633 Codice Penale — Anno 2026

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156 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Occupazione abusiva: condanna per chi vive nel cantinato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di occupazione abusiva a carico di una donna che aveva trasformato un cantinato in abitazione permanente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi erano generici e riproduttivi di quanto già discusso in appello. La Corte ha escluso lo stato di necessità, rilevando che la trasformazione strutturale del locale e il trasferimento della residenza dimostrano un dolo specifico volto all'occupazione stabile e non transitoria, rendendo la pena inflitta congrua e non ulteriormente riducibile.
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Occupazione abusiva per stato di necessità: casa non è emergenza
Due persone vengono condannate per l'occupazione abusiva di un alloggio popolare. In loro difesa, invocano lo stato di necessità, sostenendo di aver agito per sopperire al loro bisogno abitativo. La Corte di Cassazione conferma la condanna, respingendo la loro tesi. I giudici stabiliscono un principio chiaro: l'occupazione abusiva per stato di necessità è giustificabile solo di fronte a un pericolo imminente, grave e transitorio per la persona, non per risolvere in modo permanente il problema di trovare una casa. La necessità di un alloggio, pur essendo una questione seria, deve essere affrontata seguendo le procedure pubbliche previste per l'assegnazione delle case popolari. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile e gli occupanti condannati a pagare le spese processuali e una multa.
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Casa popolare occupata: la necessità non giustifica il reato
La Corte di Cassazione ha confermato che l'occupazione abusiva di alloggio popolare non può essere giustificata da uno stato di necessità legato al bisogno abitativo permanente. Un individuo aveva occupato un immobile pubblico per circa un anno, invocando la mancanza di una casa come causa di giustificazione. I giudici hanno ribadito un principio consolidato: lo stato di necessità si applica solo a pericoli attuali, transitori e inevitabili, non a esigenze croniche come quella abitativa. L'edilizia popolare, infatti, segue procedure pubbliche regolamentate che non possono essere scavalcate. Di conseguenza, il ricorso dell'occupante è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la sua condanna.
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Occupazione Abusiva di Immobile: Condanna e Multa da 3.000 Euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per l'occupazione abusiva di immobile di proprietà comunale. L'imputato aveva occupato l'alloggio per un lungo periodo, causando un danno economico all'ente pubblico. La Corte ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, stabilendo un principio importante: un'occupazione che si protrae nel tempo non può essere considerata un reato di lieve entità. Di conseguenza, non è possibile applicare la causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis del codice penale. L'imputato è stato quindi condannato in via definitiva al pagamento delle spese processuali e di una multa di 3.000 euro.
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Sequestro per Occupazione Abusiva: Concessione Scaduta, Chiosco Perso
Un gestore di due chioschi su suolo pubblico si oppone al loro sequestro, disposto per occupazione abusiva a seguito della scadenza della concessione. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo il diritto del gestore a impugnare il provvedimento in base a un suo 'interesse concreto', ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: la permanenza su un terreno pubblico senza un titolo valido e attuale, come una concessione scaduta, è sufficiente a configurare gli indizi di reato. Di conseguenza, il sequestro preventivo per occupazione abusiva è stato ritenuto legittimo e confermato.
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Esenzione IMU immobile occupato: il Comune perde, vince il proprietario
Una società fallita, proprietaria di immobili inutilizzabili a causa di una prolungata occupazione abusiva, si è vista richiedere il pagamento dell'IMU da parte del Comune. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari, stabilendo il diritto all'esenzione IMU per l'immobile occupato. Il principio chiave, sancito dalla Corte Costituzionale, è che il proprietario spogliato del possesso del bene, che ha sporto regolare denuncia, non deve pagare l'imposta. La semplice proprietà, senza la disponibilità materiale ed economica del bene, non costituisce un indice di ricchezza tassabile. La società ha quindi vinto la causa contro il Comune.
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Occupazione abusiva: condannati per aver vissuto in casa del suocero
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di un appartamento per il reato di occupazione abusiva di immobile. Una coppia si era stabilita nella casa che era stata del suocero, l'originario assegnatario, ormai deceduto. Gli occupanti sostenevano di avere diritto a rimanere in virtù del legame di parentela. La Corte ha stabilito che la parentela non costituisce un titolo valido per possedere l'immobile. L'occupazione, avvenuta senza autorizzazione, integra il reato. Inoltre, essendo un reato permanente, la prescrizione non era maturata perché l'illecito è durato fino al momento del sequestro. La Corte ha quindi respinto il ricorso degli occupanti.
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Sequestro preventivo: i limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso relativo a un'istanza di dissequestro di materiali situati in un'area già sottoposta a vincolo. Il caso nasce dall'occupazione abusiva di un'area vincolata dove, nonostante i precedenti provvedimenti, continuava l'attività di deposito industriale. A seguito di una violazione dei sigilli, il Pubblico Ministero aveva emesso un nuovo decreto di sequestro preventivo d'urgenza. La Suprema Corte ha stabilito che la richiesta di accesso e revoca della misura, presentata prima della convalida del GIP, è inammissibile poiché il decreto del PM ha natura provvisoria e non rientra tra gli atti impugnabili ex art. 322-bis c.p.p. Il sequestro preventivo d'urgenza deve infatti essere prima vagliato dal giudice per diventare un titolo impositivo stabile e impugnabile.
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Occupazione abusiva: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di occupazione abusiva a carico di un soggetto che aveva impugnato la sentenza d'appello. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e miravano esclusivamente a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. La Suprema Corte ha ritenuto logica e coerente la ricostruzione dei giudici di merito, basata su testimonianze attendibili e prove documentali, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese in favore della Cassa delle Ammende e della parte civile.
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Stato di necessità e occupazione: i limiti legali
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un cittadino condannato per occupazione abusiva. Il ricorrente invocava lo **Stato di necessità** per giustificare l'azione con le proprie difficoltà economiche e abitative. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la crisi economica non costituisce un pericolo imminente e inevitabile per la persona. Inoltre, è stata negata l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, data la natura permanente e prolungata dell'occupazione dell'immobile.
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Particolare tenuità del fatto e occupazione abusiva
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una donna condannata per l'occupazione abusiva di un immobile. La difesa ha invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. Mentre il primo motivo è stato rigettato poiché basato su valutazioni di merito insindacabili, la Suprema Corte ha accolto il secondo. I giudici hanno rilevato che la Corte d'Appello non ha motivato adeguatamente il diniego della causa di non punibilità, limitandosi a definire la condotta come pervicace senza analizzare i criteri oggettivi e soggettivi richiesti dall'ordinamento.
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Stato di necessità e occupazione abusiva immobili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per l'occupazione abusiva di un alloggio comunale. La difesa invocava lo **Stato di necessità**, ma i giudici hanno confermato che tale esimente non può essere applicata quando l'occupazione si protrae per anni e l'imputato non mostra alcuna collaborazione con le autorità. Il ricorso è stato ritenuto generico poiché si limitava a riproporre le medesime tesi già respinte in secondo grado senza apportare critiche puntuali alla sentenza di appello.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso contro una sentenza che dichiarava non punibile un'imputata per il reato di invasione di alloggio popolare invocando la particolare tenuità del fatto. Il giudice di primo grado aveva utilizzato una motivazione apparente, inserendo riferimenti a fatti estranei al processo (come il valore di merce mai contestata) e ignorando i precedenti penali specifici della donna. La Suprema Corte ha chiarito che l'istituto della particolare tenuità del fatto non può essere concesso in modo automatico o astratto, specialmente in presenza di condotte perduranti e soggetti con precedenti penali che denotano abitualità nel reato.
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Corruzione e alloggi popolari: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per diversi soggetti coinvolti in un sistema di Corruzione finalizzato alla gestione illecita di alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il meccanismo prevedeva il pagamento di tangenti a funzionari di un ente gestore per ottenere la regolarizzazione di occupazioni abusive o la riduzione indebita di debiti morosi. La Suprema Corte ha ribadito che il reato sussiste anche se il pubblico ufficiale non è identificato nominativamente, purché sia certo il mercimonio delle funzioni. Inoltre, è stato riconosciuto il concorso dei privati nei reati di falso e accesso abusivo ai sistemi informatici, in quanto condotte necessarie e prefigurate per il raggiungimento dell'obiettivo illecito.
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Invasione di edifici: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una condanna per invasione di edifici (artt. 633 e 639-bis c.p.). Il ricorrente lamentava la mancanza di dolo e l'illogicità della motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi erano meramente reiterativi di doglianze già respinte e che la motivazione impugnata era completa e coerente. Il controllo di legittimità non permette una nuova valutazione delle prove, ma solo la verifica della logica argomentativa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: quando non è fatto tenue
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di un immobile di edilizia pubblica, respingendo la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. Nonostante l'imputato avesse soggiornato nell'alloggio solo per due mesi, la Corte ha stabilito che la condotta non può essere considerata lieve. L'azione ha infatti comportato il danneggiamento della porta d'ingresso e ha permesso l'insediamento stabile di numerosi familiari, privando il legittimo assegnatario del diritto all'abitazione. L'occupazione abusiva è stata dunque ritenuta un'offesa significativa che preclude benefici svincolati dalla gravità del danno prodotto.
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Rideterminazione della pena: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della Rideterminazione della pena a seguito della dichiarazione di incostituzionalità parziale dell'art. 181 del d.lgs. 42/2004. Una ricorrente, condannata per reati edilizi e paesaggistici, ha contestato l'aumento di pena applicato a titolo di continuazione per il reato paesaggistico, riqualificato come contravvenzione. La Suprema Corte ha confermato la legittimità della decisione del giudice dell'esecuzione, stabilendo che l'aumento di 15 giorni di reclusione non costituisce pena illegale, in quanto il giudice ha correttamente applicato i criteri di congruità previsti dal codice penale, mantenendo la specie di pena del reato più grave.
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Occupazione abusiva: quando scatta il dolo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva a carico di un soggetto che sosteneva di aver agito per errore. La difesa invocava un errore sulla norma extra-penale relativa alle concessioni amministrative. Tuttavia, la Corte ha rilevato che la precedente richiesta di concessione del bene avanzata dai familiari dell'imputato dimostrava la piena consapevolezza dell'altruità dell'immobile. Tale consapevolezza integra il dolo specifico richiesto dal reato, rendendo irrilevante ogni pretesa di errore scusabile.
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Invasione di terreni: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile di un imputato per i reati di invasione di terreni e danneggiamento. Nonostante il ricorrente sostenesse di essere il legittimo proprietario della particella contesa, i giudici hanno ribadito che l'art. 633 c.p. tutela il possesso e la pacifica fruizione del bene. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità, confermando che l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni non esclude il reato.
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Occupazione abusiva: la responsabilità dell’armatore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva del demanio marittimo a carico di un soggetto che utilizzava il litorale per la sosta di tre imbarcazioni senza alcuna concessione. Il ricorrente ha tentato di escludere la propria responsabilità sostenendo di agire solo come armatore e non come proprietario dei mezzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che chi gestisce ed esercita l'attività nautica è penalmente responsabile dell'occupazione del suolo pubblico, specialmente se consapevole dell'assenza di titoli autorizzativi.
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