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Art. 633 Codice Penale — Anno 2023

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219 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Invasione di terreni: fratello ara, ma la condanna è annullata
Un uomo viene condannato per il reato di invasione di terreni, nonostante l'azione materiale di aratura fosse stata compiuta dal fratello. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo due principi fondamentali. Primo, la responsabilità penale non può essere presunta sulla base di precedenti dissapori, ma deve essere provata concretamente. Secondo, per configurare il reato di invasione di terreni non basta una qualsiasi azione, ma è necessario dimostrare che essa abbia causato un 'apprezzabile depauperamento', cioè una significativa riduzione della possibilità di godimento del bene da parte del proprietario. La Corte ha quindi rinviato il caso a un nuovo giudice per una nuova valutazione.
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Invasione di edifici reato permanente: condanna anche senza denuncia
Un individuo costruisce abusivamente e occupa un immobile su suolo pubblico. Viene condannato per invasione di edifici. La Corte di Cassazione conferma la condanna, stabilendo un principio fondamentale: l'invasione di edifici è un reato permanente. Questo significa che il reato non si esaurisce con l'ingresso iniziale, ma continua finché dura l'occupazione. Di conseguenza, il termine per la prescrizione non inizia a decorrere dal primo giorno, ma solo dal momento in cui l'occupante lascia l'immobile. La Corte ha ritenuto irrilevante che l'ente pubblico proprietario non avesse sporto denuncia immediata. L'individuo ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Giudice Sbagliato, Decisione Annullata: La Competenza Funzionale
Una società immobiliare si oppone a una decisione del Giudice di pace di Gallipoli in materia di sequestro. La società sostiene che quel giudice non fosse competente a decidere. La Corte di Cassazione le dà ragione, affermando il principio della **competenza funzionale del giudice**: l'autorità giudiziaria competente a decidere sull'opposizione a un provvedimento è la stessa che lo ha emesso in origine (in questo caso, il Giudice di pace di Lecce). Di conseguenza, la decisione del giudice 'sbagliato' viene annullata e gli atti trasmessi all'ufficio giudiziario corretto per una nuova valutazione.
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Occupazione Abusiva: Condanna Definitiva, Ricorso Respinto
Una persona viene condannata per l'occupazione abusiva di immobile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il suo ricorso. I giudici hanno stabilito che le lamentele presentate erano una semplice ripetizione di argomenti già esaminati e respinti nel precedente grado di giudizio. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione sulla durata significativa dell'occupazione e sulla pena applicata, che era già stata fissata al minimo e ridotta per le attenuanti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata obbligata a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso generico, condanna certa: l’inammissibilità costa 3000€
Una persona, condannata per invasione di terreni ed edifici, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, il ricorso è talmente vago e privo di argomentazioni specifiche da essere considerato 'telegrafico'. La Suprema Corte, applicando un principio consolidato, dichiara l'inammissibilità del ricorso per genericità. Questa decisione non solo rende definitiva la condanna precedente, ma comporta anche l'obbligo per la ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro. La sentenza sottolinea l'importanza cruciale di redigere atti di impugnazione chiari e dettagliati.
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Occupazione Abusiva: Niente Sconti di Pena Senza Meriti Positivi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di immobile a carico di una donna. Il suo ricorso è stato respinto perché basato su una richiesta di rivalutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha stabilito un principio importante: per negare le attenuanti generiche (sconti di pena) è sufficiente l'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato. Non serve una motivazione complessa. La pena è stata ritenuta adeguata, anche perché lo sgombero dell'immobile è avvenuto solo con l'intervento della forza pubblica. L'appello è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Condannato per occupazione, perde per inammissibilità dell’appello
Un individuo, condannato in primo grado per invasione di terreni ed edifici, ha visto il suo appello respinto. La Corte d'Appello ha infatti dichiarato l'inammissibilità dell'appello perché l'atto era generico e si limitava a riproporre le stesse questioni già decise, senza criticare specificamente le motivazioni della sentenza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che un'impugnazione deve contenere censure precise e argomentate contro la decisione precedente. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Termini di impugnazione: errore di data, la Cassazione riapre il caso
La Corte di Appello aveva respinto l'impugnazione di due imputati, ritenendola presentata in ritardo. La Corte di Cassazione ha però accolto il loro ricorso, scoprendo un semplice errore di lettura della data. L'appello era stato depositato il 7 ottobre e non il 22. Tenendo conto anche della sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19, i termini di impugnazione erano stati pienamente rispettati. La Cassazione ha quindi annullato la decisione di inammissibilità e ha ordinato alla Corte di Appello di celebrare il processo, garantendo agli imputati il loro diritto a un secondo grado di giudizio.
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Occupazione abusiva: condannati chiedono sconto già ottenuto
Tre persone, condannate per l'occupazione abusiva di immobile, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La loro unica motivazione era la presunta mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, uno sconto di pena. La Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile, ovvero irricevibile. I giudici hanno infatti scoperto che le attenuanti erano già state riconosciute nel primo grado del processo. Il ricorso era quindi manifestamente infondato, basato su un presupposto falso. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Protesta in Comune: non è Stato di necessità se non inevitabile
Un gruppo di cittadini, preoccupati per un imminente pericolo di frana, occupa con la forza l'ufficio del Sindaco, interrompendone l'attività per ore. Condannati per interruzione di pubblico servizio, violenza privata e invasione di edifici, ricorrono in Cassazione invocando lo Stato di necessità. La Suprema Corte conferma la condanna, stabilendo un principio chiaro: lo Stato di necessità non si applica se l'azione illegale non è l'unico modo per evitare il pericolo. La protesta, volta a sollecitare un intervento del Sindaco, non era un'azione diretta e inevitabile per impedire il danno, ma una delle tante opzioni possibili. La condotta criminosa non era quindi giustificata.
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Occupazione Abusiva: Povertà Permanente Non Giustifica il Reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un'occupazione abusiva di immobile di edilizia popolare. La persona condannata si era difesa invocando lo 'stato di necessità', a causa di una difficoltà economica permanente. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: la povertà cronica non giustifica il reato. Lo stato di necessità si applica solo in caso di un pericolo imminente e grave di danno alla persona, non per risolvere esigenze abitative stabili, anche se difficili. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Occupazione abusiva immobile pubblico: sanatoria non cancella reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone responsabili di occupazione abusiva immobile pubblico. Gli imputati sostenevano che una legge regionale successiva avesse sanato la loro posizione e che il fatto fosse di lieve entità. La Corte ha respinto entrambe le tesi. Ha stabilito che una sanatoria non può cancellare retroattivamente un reato già commesso. Inoltre, ha chiarito che un'occupazione protratta per diversi anni non può essere considerata un fatto occasionale e di lieve entità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento di una sanzione.
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Invasione di terreni pubblici: palestra condannata per parcheggio
I gestori di una palestra vengono condannati per l'invasione di terreni pubblici. Avevano trasformato un'area verde comunale di 800 mq in un parcheggio privato per i clienti, stendendo pietrisco e installando una recinzione. La Corte di Cassazione ha confermato la loro responsabilità penale, respingendo la difesa basata su un presunto 'nulla osta' del Comune. Secondo i giudici, l'occupazione materiale e la trasformazione del suolo pubblico per un fine privato integrano pienamente il reato. Il loro ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e obbligandoli al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Casa occupata: la particolare tenuità del fatto non salva chi insiste
Una persona condannata per occupazione abusiva di un immobile pubblico ha tentato di ottenere l'assoluzione invocando la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che la non punibilità non può essere concessa se l'imputato, anche dopo essere stato scoperto, continua a occupare l'immobile. Questa persistenza nel comportamento illecito impedisce di considerare il fatto come di lieve entità, confermando così la condanna. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile.
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Stato di necessità: occupa casa pubblica ma viene condannata
Una donna, a seguito dell'arresto del compagno e trovandosi in difficoltà, occupa abusivamente un alloggio di edilizia pubblica. Condannata per invasione di edifici, si difende invocando lo **stato di necessità**. La Corte di Cassazione, però, respinge il suo ricorso. I giudici chiariscono che lo stato di necessità può giustificare un'azione illegale solo di fronte a un pericolo imminente e transitorio di un danno grave alla persona. Non può essere utilizzato per risolvere in modo permanente un problema abitativo, anche se dettato da difficoltà economiche. La condanna della donna diventa quindi definitiva.
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Chioschi senza controlli: condanna per abuso d’ufficio
Un dirigente comunale viene condannato per abuso d'ufficio per aver rilasciato autorizzazioni per chioschi commerciali su suolo pubblico a persone con precedenti penali. Il funzionario ha omesso di richiedere la necessaria documentazione antimafia, violando norme specifiche e procurando un ingiusto vantaggio ai commercianti. Questi ultimi, a loro volta, hanno occupato il suolo pubblico in modo illegittimo. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del dirigente, sottolineando che la violazione di leggi precise, come quelle antimafia, integra pienamente il reato di abuso d'ufficio, anche a seguito della recente riforma legislativa.
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Gestione Illecita di Rifiuti: Discarica Abusiva non è Deposito
Un soggetto viene condannato per aver occupato abusivamente un terreno dello Stato e per averlo trasformato in una discarica. L'imputato si difende sostenendo che si trattasse di un 'deposito temporaneo' e che il fatto fosse di lieve entità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'accumulo disordinato e cospicuo di materiali configura una vera e propria gestione illecita di rifiuti, non un deposito temporaneo. Data la grande quantità di rifiuti, i giudici hanno escluso la possibilità di considerare il reato come 'di particolare tenuità'. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Arresti domiciliari in casa occupata: no alla causa di giustificazione
Un individuo, autorizzato a scontare gli arresti domiciliari in un'abitazione pubblica da lui stesso indicata, viene condannato per occupazione abusiva e violazione di sigilli, poiché l'immobile era sotto sequestro. L'imputato si difende invocando una **causa di giustificazione putativa**, sostenendo che l'autorizzazione del giudice rendesse lecita l'occupazione. La Corte di Cassazione respinge questa tesi. L'autorizzazione del giudice si basava unicamente sull'indicazione dell'imputato, dimostrando la sua piena consapevolezza di occupare illegalmente un bene già sequestrato. Il ricorso è quindi dichiarato inammissibile.
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Ordine di demolizione manufatto abusivo: ampli l’abuso? Si demolisce tutto
Un cittadino ha completato e ampliato un immobile già abusivo, ricevendo una condanna e un ordine di demolizione per l'intera struttura. L'interessato ha contestato la decisione, sostenendo che la demolizione dovesse riguardare solo le opere nuove, poiché il reato per la parte originaria era prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito un principio fondamentale: l'ordine di demolizione manufatto abusivo si estende all'intero edificio, incluse le parti preesistenti. Qualsiasi nuovo intervento illegale 'contamina' l'intera struttura, rendendola soggetta a demolizione totale per ripristinare completamente lo stato dei luoghi.
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Occupazione Abusiva di Immobile: Condanna e Appello Respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per l'occupazione abusiva di immobile, protrattasi per lungo tempo a danno della legittima assegnataria. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché privo dei requisiti di legge. I giudici hanno respinto la tesi della prescrizione, chiarendo che il termine inizia a decorrere solo dalla fine della condotta illecita. La Corte ha inoltre ritenuto corretta la decisione di non concedere le attenuanti generiche, data la personalità negativa dell'imputato, desunta dai suoi precedenti penali, e la gravità del reato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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