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Art. 633 Codice Penale — Anno 2023

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219 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Prescrizione del reato: stop alla condanna tardiva
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna per i reati di invasione di edifici e furto, accogliendo il ricorso degli imputati basato sull'intervenuta prescrizione del reato. La decisione si fonda sull'esclusione della recidiva specifica, che ha permesso di applicare il termine prescrizionale ordinario di sette anni e sei mesi. Nonostante i 454 giorni di sospensione dovuti a rinvii per legittimo impedimento e astensioni forensi, il termine massimo è risultato spirato prima della pronuncia della sentenza di appello. Di conseguenza, i reati sono stati dichiarati estinti.
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Ricorso inammissibile: i rischi della genericità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto e occupazione abusiva di immobile, dichiarando il ricorso inammissibile. L'imputato aveva presentato un'impugnazione basata su assunti generici e affermazioni di principio, senza fornire un reale confronto argomentativo con la sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha rilevato la mancanza di ragioni a sostegno delle richieste difensive, inclusa quella relativa all'esclusione della recidiva. Di conseguenza, oltre al rigetto, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle attenuanti generiche per un imputato condannato per reati edilizi e invasione di terreni pubblici. La Suprema Corte ha stabilito che la gravità delle opere realizzate in aree vincolate e la presenza di numerosi precedenti penali giustificano ampiamente il mancato riconoscimento dello sconto di pena, rientrando tale scelta nella discrezionalità insindacabile del giudice di merito se correttamente motivata.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza di **patteggiamento**. Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica del reato di violazione di domicilio, ritenendo che il fatto dovesse essere inquadrato diversamente. La Suprema Corte ha chiarito che, in seguito alle riforme legislative, il ricorso contro il patteggiamento per errata qualificazione del fatto è ammesso solo se l'errore è palese e macroscopico rispetto all'imputazione. Nel caso di specie, i motivi sono stati giudicati generici e non idonei a superare il vaglio di legittimità, comportando anche la condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: quando scatta la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di occupazione abusiva a carico di una commerciante che aveva depositato materiali edili su un terreno privato. La difesa sosteneva la natura pubblica dell'area e l'assenza di violenza nella condotta. Tuttavia, i giudici hanno ribadito che il reato si configura con la semplice introduzione nel fondo altrui senza titolo, indipendentemente dall'uso della forza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva questioni di merito già risolte nei precedenti gradi di giudizio, confermando anche il risarcimento del danno calcolato in via equitativa.
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Inammissibilità del ricorso: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per invasione di edifici. Il ricorrente contestava la valutazione delle prove operata nei gradi precedenti, ma la Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità. La decisione sottolinea che l'inammissibilità del ricorso scatta quando le doglianze mirano a una rivalutazione del merito piuttosto che a evidenziare vizi logici manifesti della sentenza impugnata.
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Inammissibilità del ricorso: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'**inammissibilità del ricorso** presentato contro una sentenza di condanna per occupazione abusiva. I giudici hanno rilevato che i motivi proposti erano meramente reiterativi e miravano a una rivalutazione dei fatti, operazione vietata in sede di legittimità. La sentenza impugnata è stata ritenuta logicamente coerente nel dimostrare la responsabilità dell'imputata, portando alla condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione di domicilio: i chiarimenti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione di domicilio aggravata nei confronti di due soggetti che avevano scardinato la porta di un alloggio popolare già occupato da terzi. Il ricorso, volto a riqualificare il fatto come invasione di edifici, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha chiarito che l'ingresso forzato in un'abitazione altrui senza consenso integra pienamente la violazione di domicilio, specialmente in assenza di opere permanenti che caratterizzerebbero invece l'invasione di edifici.
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Sequestro preventivo: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un'area costiera adibita a campeggio, respingendo il ricorso dei gestori che rivendicavano la proprietà privata del terreno. Gli imputati, accusati di occupazione abusiva di suolo demaniale e violazioni ambientali, contestavano la natura pubblica dell'area. La Suprema Corte ha stabilito che le questioni relative alla proprietà e all'epoca di costruzione delle opere sono valutazioni di merito che non possono essere affrontate in sede di legittimità, ma devono essere risolte durante il dibattimento penale.
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Sequestro preventivo: stop all’occupazione demaniale
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un'area di oltre 30.000 mq occupata da una struttura turistica. I ricorrenti, eredi della precedente gestione, contestavano la misura sostenendo l'insussistenza del reato e la mancanza di attualità del pericolo. La Corte ha stabilito che l'occupazione di suolo demaniale senza titoli validi giustifica il vincolo reale, poiché la libera disponibilità dei manufatti abusivi determina un costante aggravamento del carico urbanistico, indipendentemente dalla risalenza nel tempo delle opere.
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Occupazione abusiva: quando il sequestro è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro il sequestro preventivo di un immobile pubblico oggetto di occupazione abusiva. La ricorrente sosteneva di avere diritto alla detenzione del bene avendo pagato regolarmente un'indennità di occupazione e richiamando un vecchio contratto di locazione. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che il pagamento spontaneo e il silenzio dell'ente pubblico non costituiscono un titolo giuridico valido. L'interesse a impugnare il sequestro sussiste solo se il ricorrente ha un diritto concreto alla restituzione del bene, condizione assente in caso di occupazione abusiva di proprietà demaniali o comunali.
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Invasione di terreni: stop all’occupazione demaniale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di invasione di terreni a carico di un privato che aveva edificato opere su un'area demaniale fluviale. L'imputato sosteneva di aver acquisito la proprietà della porzione di terreno per alluvione ai sensi del codice civile. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i beni del demanio idrico sono inalienabili e sottratti alla proprietà privata per legge speciale, rendendo l'occupazione arbitraria e penalmente rilevante.
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Occupazione abusiva: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un immobile di edilizia popolare oggetto di occupazione abusiva. La ricorrente sosteneva la legittimità del possesso basandosi su residenza anagrafica e pagamento dei canoni, ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in sede di legittimità, non è possibile contestare il merito della vicenda e che la regolarizzazione amministrativa successiva non elimina l'illiceità penale dell'ingresso arbitrario nell'alloggio.
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Occupazione abusiva e stato di necessità: i limiti
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un immobile oggetto di occupazione abusiva, rigettando il ricorso di un soggetto che invocava lo stato di necessità. Il ricorrente sosteneva di trovarsi in una condizione di indigenza economica, ma la Corte ha ribadito che la scriminante richiede un pericolo imminente di danno grave alla persona, non configurabile nella semplice difficoltà abitativa permanente. Inoltre, è emerso che il ricorrente era comproprietario dell'immobile per successione legittima, rendendo l'occupazione priva di giustificazione.
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Occupazione abusiva e sequestro: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro preventivo di un immobile di proprietà comunale. La ricorrente era indagata per occupazione abusiva, avendo preso possesso del bene senza alcun titolo giuridico. Nonostante il tentativo di invocare lo stato di necessità e una normativa regionale sull'edilizia sociale, i giudici hanno rilevato che la donna possedeva già altri immobili. La decisione sottolinea che l'interesse all'impugnazione sussiste solo se il ricorrente ha un diritto concreto alla restituzione del bene.
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Occupazione abusiva e sequestro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro il sequestro preventivo di un alloggio popolare oggetto di occupazione abusiva. Il caso riguarda un'indagata che, pur essendo entrata inizialmente come ospite, era rimasta nell'immobile dopo l'allontanamento del legittimo assegnatario. La Suprema Corte ha chiarito che la permanenza arbitraria configura il reato di invasione di edifici, rendendo irrilevante lo stato di necessità o il pagamento dei canoni. Inoltre, è stata rilevata la carenza di interesse all'impugnazione, poiché il bene non può essere restituito a chi lo detiene senza alcun titolo legale.
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Invasione di terreni: aree private e uso pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per il reato di invasione di terreni nei confronti di un soggetto che aveva occupato un'area privata destinata a marciapiede. Nonostante la natura privata del suolo, l'esistenza di un atto di asservimento al pubblico transito rende l'occupazione arbitraria e incompatibile con l'uso collettivo. La Suprema Corte ha ribadito che l'invasione non richiede violenza, ma la semplice mancanza di titolo abilitante. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando che la prescrizione decorre solo dalla cessazione della condotta illecita.
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Inammissibilità del ricorso: i rischi della genericità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro una condanna per invasione di terreni o edifici. La decisione evidenzia come la mera riproposizione di motivi già rigettati in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, determini l'inammissibilità del ricorso. La Corte ha inoltre ritenuto congrua la pena inflitta, in quanto prossima al minimo edittale, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Stato di necessità: quando non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per invasione di edifici, furto e danneggiamento a carico di due soggetti, respingendo il ricorso che invocava lo stato di necessità. I giudici hanno stabilito che la richiesta di rivalutazione delle prove è estranea al giudizio di legittimità e che l'esimente prevista dall'Art. 54 c.p. non era applicabile per mancanza di presupposti concreti. La decisione sottolinea l'inammissibilità di ricorsi generici che non si confrontano direttamente con le motivazioni della sentenza d'appello, condannando i ricorrenti anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: quando scatta la prescrizione?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di occupazione abusiva di un immobile, rigettando il ricorso dell'imputata che invocava la prescrizione del reato. I giudici hanno ribadito che l'invasione di edifici è un reato di natura permanente: la condotta illecita non si esaurisce con l'ingresso iniziale, ma continua finché dura l'occupazione. La permanenza cessa solo con l'allontanamento volontario o forzato dell'occupante, oppure con la sentenza di condanna di primo grado. Nel caso di specie, non essendovi prova di una cessazione anticipata, il termine di prescrizione non era ancora decorso al momento della decisione d'appello.
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