LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 633 Codice Penale — Anno 2023

Pagina 7 di 11

219 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Invasione di terreni: lavori abusivi portano a condanna penale
Un soggetto viene condannato per il reato di invasione di terreni ed edifici per aver eseguito lavori strutturali e agricoli su una proprietà altrui. L'imputato si difendeva sostenendo che l'occupazione fosse solo temporanea e occasionale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che l'esecuzione di lavori stabili dimostra la volontà di trarre un profitto e di acquisire il possesso del bene. Per questo motivo, i giudici hanno escluso anche l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la natura permanente della condotta e i danni causati al proprietario, consistenti almeno nei costi di ripristino dei luoghi.
Continua »
Occupazione pubblica per 8 anni: giusta la determinazione della pena
Due persone, condannate per l'invasione di un edificio pubblico protrattasi per otto anni, hanno presentato ricorso in Cassazione. Contestavano la motivazione sulla determinazione della pena, ritenuta troppo generica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio importante: quando la pena inflitta è di poco superiore al minimo previsto dalla legge, non serve una motivazione complessa. È sufficiente un richiamo generico all'adeguatezza della sanzione. Una motivazione rafforzata è necessaria solo per pene significativamente superiori al minimo. Gli imputati hanno perso e sono stati condannati a pagare le spese e una multa.
Continua »
Casa occupata: niente sospensione della pena senza il rilascio
Una persona condannata per occupazione abusiva di un immobile si è vista concedere la sospensione condizionale della pena, ma a una precisa condizione: doveva prima rilasciare l'alloggio. L'imputata ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo che problemi di salute ed economici le impedivano di andarsene. La Corte ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che subordinare il beneficio al rilascio dell'immobile è corretto, perché dimostra un concreto ravvedimento. Le difficoltà personali, se non argomentate specificamente, non sono sufficienti a eliminare tale condizione. La condanna e l'obbligo di lasciare la casa sono diventati definitivi.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: recidivo condannato, no alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di invasione di terreni o edifici. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo che il fatto fosse di lieve entità e chiedendo circostanze attenuanti. I giudici hanno respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. La decisione si basa sulla non trascurabile gravità del fatto e sulla personalità negativa dell'imputato, già gravato da recidiva specifica. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Furto e ricorso generico: condanna confermata per inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da due persone condannate per furto pluriaggravato e invasione di edifici. I giudici hanno ritenuto i motivi dell'appello troppo generici e privi di un confronto critico con la sentenza precedente. In particolare, uno dei ricorsi non specificava le ragioni per cui l'appello avrebbe dovuto essere accolto. Di conseguenza, anche i 'motivi aggiunti' presentati successivamente sono stati respinti. La Corte ha quindi confermato la condanna e ha obbligato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una multa.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza violenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone per il reato di invasione di terreni o edifici. Gli imputati avevano occupato abusivamente un immobile e sostenevano che la loro presenza fosse solo temporanea e che il reato fosse ormai prescritto. La Corte ha respinto queste argomentazioni, stabilendo un principio fondamentale: per l'invasione di terreni o edifici non è necessaria la violenza. È sufficiente l'ingresso arbitrario ('contra ius') con l'intenzione di occupare stabilmente l'immobile. Inoltre, essendo un reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo dalla fine dell'occupazione, non dal suo inizio. La condanna è stata quindi resa definitiva.
Continua »
Invasione di terreni: nega i lavori, ma la Cassazione lo condanna
La Corte di Cassazione conferma una condanna per il reato di invasione di terreni. Un uomo aveva realizzato opere edilizie abusive su un suolo di proprietà di un ente pubblico. Nonostante l'imputato negasse di essere l'esecutore dei lavori, i giudici hanno ritenuto decisive le testimonianze che lo collocavano sul posto come committente ed esecutore. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che non si possono ridiscutere i fatti in sede di legittimità. Anche la richiesta di non punibilità per la lieve entità del fatto è stata respinta perché formulata in modo troppo generico, senza argomenti specifici. La condanna è quindi diventata definitiva.
Continua »
Occupazione abusiva: condannati ma salvi per prescrizione del reato
Alcune persone, condannate per l'occupazione abusiva di alloggi pubblici, hanno fatto ricorso in Cassazione. Le loro difese, basate sullo stato di necessità, non sono state esaminate nel merito. La Corte Suprema ha invece accolto la loro eccezione sulla prescrizione del reato di occupazione abusiva. I giudici hanno stabilito che il tempo per la prescrizione decorre dalla fine dell'occupazione, cioè dallo sgombero. Calcolando i termini, il reato si era estinto prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza un nuovo processo, dichiarando il reato estinto.
Continua »
Occupazione abusiva non punibile? No, se è prolungata nel tempo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per occupazione abusiva di un immobile. Uno degli imputati sosteneva che si trattasse di un'occupazione abusiva non punibile per la 'particolare tenuità del fatto'. L'altro invocava lo stato di necessità. La Corte ha respinto entrambi i ricorsi, stabilendo un principio chiaro: la non punibilità non si applica se la condotta è abituale. Un'occupazione che si protrae nel tempo non può essere considerata occasionale e, quindi, lieve. La condanna è diventata definitiva, con l'obbligo per gli occupanti di pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Sequestro preventivo immobile abusivo: nullo senza pericolo concreto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di un immobile abusivo, un'intera area campeggio, perché la motivazione era insufficiente. Le strutture esistevano da oltre cinquant'anni. I giudici hanno stabilito che non basta affermare l'esistenza di un abuso edilizio per giustificare il sequestro. È necessario dimostrare in modo specifico e attuale il 'periculum', cioè il pericolo concreto che la libera disponibilità del bene possa aggravare il carico urbanistico o facilitare nuovi reati. In questo caso, il tribunale non aveva spiegato perché, dopo tanto tempo, l'uso del campeggio costituisse un pericolo attuale. La decisione ribadisce l'importanza di una motivazione concreta per il sequestro preventivo di un immobile abusivo.
Continua »
Occupazione abusiva: accordo privato non basta, condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo che aveva preso possesso di un alloggio popolare tramite un accordo economico privato con il precedente assegnatario. Secondo i giudici, questa condotta integra il reato di occupazione abusiva di immobile pubblico. L'accordo tra privati è considerato illecito e non può giustificare l'invasione della proprietà altrui. Il fine di profitto, necessario per il reato, consiste nel semplice fatto di occupare l'alloggio senza averne titolo, risparmiando così il costo di un affitto sul mercato. La successiva corresponsione di un canone all'ente proprietario non cancella il reato. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
Continua »
Violazione del diritto di difesa: Appello annullato per un’email
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna a causa di una grave violazione del diritto di difesa. Durante il processo d'appello, svoltosi in forma scritta per le norme anti-Covid, la cancelleria non ha trasmesso le conclusioni del Pubblico Ministero all'avvocato dell'imputata. Questa omissione ha impedito alla difesa di replicare adeguatamente alle argomentazioni dell'accusa. La Corte ha stabilito che tale mancanza costituisce una nullità insanabile, poiché lede il principio del contraddittorio. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata e il processo dovrà essere celebrato nuovamente davanti alla Corte d'Appello.
Continua »
Lesioni personali aggravate per lite su terreni: condanna finale
Un uomo, condannato per lesioni personali aggravate a seguito di una lite per l'invasione di un terreno, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che le prove fossero contraddittorie e che la sua reazione fosse giustificata. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che non è possibile chiedere alla Cassazione di rivalutare i fatti o le testimonianze, compito che spetta ai giudici di primo e secondo grado. La condanna per le lesioni personali aggravate e l'obbligo di risarcire la vittima sono stati quindi confermati, nonostante altri reati minori fossero caduti in prescrizione.
Continua »
Sospeso per estorsione: Vice-Sindaco reintegrato, profitto non ingiusto
Un Vice-Sindaco, inizialmente sospeso dall'incarico per presunta tentata estorsione, ha visto la misura annullata. L'accusa era nata dalla richiesta di pagamento delle spese legali a un cittadino che aveva perso diverse cause contro il Comune per occupazione abusiva di suolo pubblico. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di somme dovute, anche se superiori a quelle liquidate dal giudice perché comprensive di costi extra-giudiziali, non integra l'elemento dell'ingiusto profitto nell'estorsione. Mancando questo requisito fondamentale del reato, la richiesta del pubblico ufficiale è stata ritenuta legittima e la misura cautelare revocata.
Continua »
Invasione di terreni aggravata: appello respinto, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per invasione di terreni aggravata, commessa attraverso la realizzazione di interventi edilizi abusivi. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo una diversa interpretazione dei fatti, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il principio sancito è che la Cassazione non può riesaminare le prove o valutare ricostruzioni alternative, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito dei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Stato di necessità: occupa casa pubblica ma la Cassazione la condanna
Una persona, condannata per l'occupazione abusiva di un edificio pubblico, ha presentato ricorso sostenendo di aver agito in 'stato di necessità' a causa della sua emergenza abitativa. La Corte di Cassazione ha respinto la sua difesa, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: lo stato di necessità può giustificare un'azione solo di fronte a un pericolo attuale e transitorio, non per risolvere un bisogno abitativo permanente e strutturale. Di conseguenza, la condanna è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
Continua »
Occupazione Abusiva: Ricorso Respinto, l’Intento Era Provato
Un soggetto, condannato per occupazione abusiva di un immobile, ha presentato ricorso in Cassazione. La sua difesa sosteneva che non fosse stata provata la sua intenzione di commettere il reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. I giudici hanno stabilito che la Corte d'Appello aveva già adeguatamente motivato la presenza dell'elemento soggettivo, cioè la piena consapevolezza dell'illegalità della condotta. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
Continua »
Occupazione abusiva: condanna valida anche senza confessione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per il reato di occupazione abusiva di immobile. Gli imputati avevano presentato ricorso sostenendo che la loro responsabilità fosse stata provata sulla base di dichiarazioni inutilizzabili. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che la condanna si fondava su un quadro probatorio completo e solido, che dimostrava il loro ruolo attivo nell'occupazione, a prescindere dalle loro stesse ammissioni. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile perché considerato un tentativo di ridiscutere i fatti, non consentito in sede di legittimità. La condanna è diventata così definitiva, con l'obbligo per i ricorrenti di pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Occupazione abusiva: condanna definitiva per un ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per l'occupazione abusiva di immobile di proprietà comunale e per danneggiamento. Il loro ricorso è stato dichiarato inammissibile perché formulato in modo troppo generico, senza specificare chiaramente i presunti errori legali della sentenza precedente. Questa mancanza ha impedito ai giudici di valutare le critiche. La decisione rende la condanna definitiva e obbliga i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Patteggiamento e spese legali: l’imputato paga tutto alla vittima
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro sulle spese legali parte civile patteggiamento. Un imputato, dopo aver concordato la pena per un reato, si era opposto al pagamento integrale delle spese legali alla vittima. Sosteneva di non dover pagare per la 'fase decisoria' del processo, dato che nel patteggiamento non c'è una vera discussione finale. La Corte ha respinto il ricorso. Ha confermato che l'imputato deve rimborsare tutte le spese legali alla parte civile, inclusa la fase decisoria. L'unico requisito è che la vittima si sia costituita parte civile prima dell'accordo di patteggiamento. La semplice presenza del suo avvocato in udienza è sufficiente per giustificare il pagamento completo.
Continua »