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Art. 633 Codice Penale — Anno 2023

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219 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Invasione di terreni o edifici: occupare non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'inquilina condannata per il reato di invasione di terreni o edifici, avendo occupato abusivamente un alloggio popolare comunale. La difesa sosteneva che il reato fosse prescritto, calcolando il tempo dal primo accertamento del 2013. Tuttavia, i giudici hanno ribadito che l'occupazione abusiva è un reato permanente. La condotta illecita cessa solo con lo sgombero o con la sentenza di condanna di primo grado, emessa nel 2020. Di conseguenza, la prescrizione ha iniziato a decorrere solo da quest'ultima data e non è ancora maturata. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva di alloggio popolare: la residenza fa prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per l'occupazione abusiva di alloggio popolare. L'imputato sosteneva di essere già stato condannato per lo stesso fatto, invocando il divieto di doppio giudizio, e contestava l'uso del certificato di residenza come prova penale. La Suprema Corte ha chiarito che la contestazione sul doppio giudizio è tardiva, non essendo stata sollevata nei precedenti gradi. Inoltre, ha confermato che il certificato di residenza, basato su accertamenti dei vigili urbani, costituisce una valida prova dell'occupazione, supportata anche dallo sgombero forzoso avvenuto dopo oltre un anno. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e mille euro alla cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di alloggio popolare: è reato, non sanzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale contro la decisione del GIP che aveva archiviato il caso di un'imputata accusata di occupazione abusiva di alloggio popolare di proprietà dell'ATER. Il GIP riteneva che l'immobile, essendo destinato a locazione privata, non fosse soggetto a procedibilità d'ufficio. La Cassazione ha invece chiarito che, trattandosi di un bene pubblico, la destinazione concreta non rileva: l'occupazione abusiva di case popolari configura sempre il reato di invasione di edifici ed è procedibile d'ufficio. La sentenza impugnata è stata annullata.
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Invasione di terreni o edifici: ricorso generico e condanna
Una cittadina è stata condannata dalla Corte di appello per i reati di violazione di domicilio e invasione di terreni o edifici. L'imputata ha proposto ricorso per Cassazione, contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati si limitavano a contestare ricostruzioni di fatto, precluse nel giudizio di legittimità, ed erano formulati in modo generico e apodittico, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: condanna per l’allaccio abusivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per invasione di edifici e furto di energia elettrica aggravato. I Carabinieri avevano sorpreso la donna all'interno di un immobile occupato abusivamente, dove si trovavano anche i suoi cani, identificati tramite microchip. Le indagini hanno inoltre accertato la presenza di un allaccio abusivo alla rete elettrica, con l'imputata indicata come utilizzatrice nei moduli ENEL. La Suprema Corte ha confermato la validità della condanna, ribadendo che l'aggravante della violenza sulle cose per il furto di energia elettrica prescinde dall'individuazione di chi abbia materialmente eseguito l'allaccio. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione di domicilio: ricorso inutile e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per i reati di invasione di edifici e violazione di domicilio. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'improcedibilità per mancanza di querela, ritenendo che l'esclusione dell'aggravante della violenza sulle cose imponesse il proscioglimento. Ha inoltre contestato la ricostruzione dei fatti e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che la vittima aveva regolarmente sporto querela presso i Carabinieri. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che non è possibile richiedere una rivalutazione dei fatti in sede di legittimità, confermando la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: muro abusivo costa la condanna
Un cittadino ha realizzato un muro di recinzione per chiudere e occupare una porzione di terreno appartenente al demanio stradale comunale. Condannato in appello a tre mesi di reclusione per il reato di invasione di terreni o edifici, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente invocava la particolare tenuità del fatto e contestava l'obbligo di demolizione del muro imposto come condizione per la sospensione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'invasione di terreni o edifici è un reato permanente, impedendo l'applicazione della tenuità finché l'occupazione persiste. Inoltre, subordinare la sospensione condizionale al ripristino dei luoghi è pienamente legittimo per eliminare le conseguenze dannose del reato. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e le sanzioni.
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Invasione di terreni: niente risarcimento se il confine è incerto
Il caso nasce dalla contestazione del reato di invasione di terreni tra due proprietari di fondi confinanti. Il Giudice di pace condannava in primo grado il presunto autore dell'occupazione. Successivamente, il Tribunale in grado di appello dichiarava il reato estinto per prescrizione e revocava il risarcimento dei danni alla parte civile, rilevando l'assenza di dolo a causa dell'incertezza dei confini. La parte civile proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudice d'appello, pur dichiarando la prescrizione, deve valutare la responsabilità civile. In presenza di confini incerti manca l'intenzione di commettere il reato, giustificando la revoca dei danni. La parte civile perde definitivamente il diritto al risarcimento in questa sede e viene condannata alle spese.
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Invasione di terreni o edifici: l’accordo non salva dall’abuso
Un costruttore edile, autorizzato a depositare materiali solo sulla porzione ovest di un terreno privato, ha occupato abusivamente anche la porzione est con attrezzature e una gru. Condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di invasione di terreni o edifici, l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha sostenuto la violazione del divieto di doppio giudizio e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato ha natura permanente finché dura l'occupazione abusiva, spostando in avanti l'inizio della prescrizione. Inoltre, la precedente sentenza riguardava un fatto storico diverso. Il costruttore perde la causa e deve pagare le spese processuali e di difesa della proprietaria del terreno.
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Occupazione abusiva di immobili: confermata multa da 700mila euro
Un cittadino è stato condannato a un anno di reclusione e a una multa di 700.000 euro per il reato di occupazione abusiva di immobili e suolo pubblico, aggravato dalla costruzione di manufatti abusivi. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la determinazione della sanzione era corretta e ben motivata, basandosi sulla gravità eccezionale del fatto, che ha coinvolto ben tre appartamenti e un'area pubblica. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: la PEC non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un cittadino per il reato di occupazione abusiva di immobile, avendo egli invaso arbitrariamente un alloggio di edilizia popolare. Il ricorrente lamentava la violazione del diritto di difesa, sostenendo che le conclusioni scritte inviate tramite PEC dal proprio difensore durante l'emergenza pandemica non fossero state inserite nel fascicolo processuale. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha rilevato che il difensore aveva regolarmente depositato l'atto e che le contestazioni erano del tutto generiche, mancando un reale interesse concreto a far valere la presunta nullità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva di immobile: condannato il finto gestore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un soggetto che, agendo come amministratore di fatto di un appartamento pignorato, lo ha concesso in locazione a un'inquilina ignara della reale situazione giuridica, incassandone l'affitto. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di immobile, quando si protrae nel tempo, costituisce un reato permanente. Di conseguenza, la querela presentata dal legittimo proprietario deve considerarsi sempre tempestiva se l'occupazione è ancora in corso, respingendo la tesi difensiva sulla decadenza dei termini. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Occupazione abusiva: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a sei mesi e quindici giorni di reclusione per i reati di invasione di edifici e danneggiamento. La vicenda riguarda l'occupazione abusiva prolungata di un immobile. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le richieste evidenziando la lunga durata dell'occupazione e la presenza di due precedenti condanne per reati simili, elementi che dimostrano l'abitualità del comportamento e un'intensa inclinazione a delinquere. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: condanna definitiva per l’alloggio popolare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per violazione di domicilio e occupazione abusiva di un alloggio di edilizia popolare. L'imputato si era introdotto con la forza in un appartamento già assegnato a terzi, lasciando poi che i propri familiari continuassero a risiedervi. I giudici di merito lo avevano condannato a sei mesi di reclusione. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che i motivi del ricorso erano troppo generici e non contestavano adeguatamente le prove raccolte. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Invasione di edifici: condanna definitiva per l’occupante abusiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'inquilina condannata per danneggiamento aggravato e invasione di edifici pubblici. L'imputata aveva occupato abusivamente un appartamento di proprietà pubblica, invocando lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la condanna penale, evidenziando che lo stato di necessità non era stato provato e che l'occupazione era premeditata, con rifiuto di rilascio spontaneo e presenza di precedenti penali. Inoltre, la notifica dell'atto al difensore è stata ritenuta valida poiché l'imputata si era trasferita senza comunicare il nuovo indirizzo. L'occupante è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di edifici: legittimo l’ingresso, escluso il reato
L'Assegnatario di un alloggio popolare, entrato legittimamente nell'immobile nel 1998, subisce la revoca dell'assegnazione nel 2015 ma si rifiuta di rilasciare l'appartamento. Il Tribunale dispone il sequestro preventivo ipotizzando il reato di invasione di edifici. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'occupante e annulla il sequestro senza rinvio. I giudici chiariscono che il reato di invasione di edifici punisce solo l'introduzione abusiva dall'esterno e non la semplice permanenza nell'immobile dopo la scadenza o la revoca del titolo. La condotta costituisce un illecito civile o amministrativo, ma non ha rilevanza penale.
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Revoca dell’affidamento in prova: l’abuso costa il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'affidamento in prova per un condannato che ha violato gravemente le prescrizioni della misura alternativa. L'uomo occupava abusivamente un appartamento, mentendo all'ufficio di sorveglianza sulla provenienza dell'immobile, e rubava energia elettrica manomettendo il contatore. Inoltre, ha rifiutato le proposte di inserimento lavorativo dell'UEPE. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, che contestava la decorrenza retroattiva della revoca e chiedeva la detenzione domiciliare. Di conseguenza, la revoca dell'affidamento in prova è definitiva: l'uomo dovrà scontare la pena in carcere e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende, oltre alle spese processuali.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna e rinuncia
Due imputati, condannati in appello per reati legati agli stupefacenti e all'invasione di edifici, hanno proposto ricorso per Cassazione. Il Primo Ricorrente ha successivamente depositato formale rinuncia al ricorso tramite il proprio difensore. Il Secondo Ricorrente ha invece contestato la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'affermazione di responsabilità, ignorando che la sentenza d'appello gli aveva già riconosciuto tali attenuanti e che egli stesso aveva ammesso gli addebiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione per entrambi, condannandoli al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva: la Cassazione nega la prescrizione
Un cittadino ha occupato per anni senza alcun titolo un immobile di proprieta comunale. Il Tribunale ha inizialmente dichiarato la prescrizione del reato, ritenendolo istantaneo. La Corte di Appello ha ribaltato la decisione, condannando l'uomo a un mese di reclusione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva e un reato permanente: la consumazione continua finche dura l'occupazione e la prescrizione inizia a decorrere solo dall'allontanamento o dall'accertamento del giudice. Respinta anche la tesi difensiva secondo cui la lunga permanenza avrebbe fatto maturare un diritto di proprieta idoneo a giustificare la condotta.
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Invasione di edifici: occupare a lungo non cancella il reato
Una cittadina è stata condannata per il reato di invasione di edifici per aver occupato abusivamente un immobile. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione, considerandolo un illecito istantaneo consumatosi all'inizio dell'occupazione nel 2014. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'invasione di edifici è un reato permanente quando l'occupazione si protrae nel tempo. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dello sgombero o, in mancanza, dalla data della sentenza di condanna di primo grado. Poiché l'imputata non aveva ancora rilasciato l'immobile al momento della prima condanna nel 2021, la prescrizione non era decorso. L'imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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