La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per l'occupazione abusiva di alloggio popolare. L'imputato sosteneva di essere già stato condannato per lo stesso fatto, invocando il divieto di doppio giudizio, e contestava l'uso del certificato di residenza come prova penale. La Suprema Corte ha chiarito che la contestazione sul doppio giudizio è tardiva, non essendo stata sollevata nei precedenti gradi. Inoltre, ha confermato che il certificato di residenza, basato su accertamenti dei vigili urbani, costituisce una valida prova dell'occupazione, supportata anche dallo sgombero forzoso avvenuto dopo oltre un anno. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e mille euro alla cassa delle ammende.
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