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Art. 633 Codice Penale — Anno 2022

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153 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Depenalizzazione Danneggiamento: Ricorso Inammissibile, Condanne Confermate
Un gruppo di persone ha subito una condanna per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e invasione di edifici privati durante una manifestazione. I condannati hanno presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato di danneggiamento fosse stato depenalizzato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha chiarito che la depenalizzazione del danneggiamento non riguarda tutte le condotte, ma solo quelle non aggravate o non commesse in contesti specifici. Poiché la questione non era stata sollevata nei gradi precedenti, la Cassazione non ha potuto esaminarla nel merito, confermando le condanne e il diniego della sospensione condizionale della pena.
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Occupazione abusiva di immobile: no allo stato di necessità
Un cittadino ha occupato abusivamente un immobile pubblico insieme al proprio nucleo familiare e ha danneggiato la struttura. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per invasione di edifici pubblici e danneggiamento aggravato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione invocando lo stato di necessità legato al disagio economico e alla malattia della figlia. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'occupazione abusiva di immobile con carattere permanente non trova giustificazione nel bisogno abitativo, soprattutto in assenza di idonee prove mediche. La Corte ha confermato la condanna e ha inflitto una sanzione pecuniaria.
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Occupazione Abusiva: Ricorso Inammissibile e Limiti dell’Appello
Un individuo è stato condannato per occupazione abusiva di immobile (Art. 633 c.p.) e multato. Ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando una questione di costituzionalità sull'impossibilità di appellare per vizi di motivazione nelle sentenze del Giudice di Pace. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo infondata la questione. Ha chiarito che il legislatore ha discrezionalità sui motivi di ricorso, con il solo limite della violazione di legge. Di conseguenza, anche gli altri motivi, che criticavano la motivazione sulla provata occupazione, sono stati respinti.
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Occupazione Abusiva di Alloggio Popolare: Domanda non Basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per il reato di occupazione abusiva di alloggio popolare. L'imputata aveva invaso un immobile di edilizia residenziale pubblica. La sua difesa si basava sulla presentazione di una domanda di assegnazione e sul pagamento dei canoni. Tuttavia, la Corte ha stabilito che la mera domanda non legittima l'occupazione senza un provvedimento formale di assegnazione. Inoltre, la prescrizione del reato, essendo un reato permanente, decorre dalla sentenza di primo grado e non era ancora maturata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sequestro Rifiuti Illeciti: Competenza Polizia Municipale Confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino contro il sequestro di un autocarro, utilizzato per la gestione illecita di rifiuti e per l'occupazione abusiva di un bene demaniale. Il ricorrente contestava la competenza della polizia municipale a eseguire tale sequestro, sostenendo che l'attività esulasse dai loro poteri. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che gli agenti di polizia municipale hanno pieni poteri di polizia giudiziaria per accertare reati di qualsiasi genere, specialmente in caso di flagranza e necessità di acquisizione probatoria. Pertanto, il sequestro operato dalla polizia municipale è stato ritenuto legittimo.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione Conferma la Condanna
Un imputato, già condannato per reati di invasione di terreni e violazione di domicilio aggravata, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la motivazione sulla recidiva, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'esclusione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le argomentazioni infondate e coerenti con la giurisprudenza consolidata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: ricorso respinto e prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da quattro imputati per il reato di occupazione abusiva di immobile e resistenza a pubblico ufficiale. I ricorrenti invocavano la buona fede, presunte cause di giustificazione e il decorso dei termini di prescrizione maturati successivamente alla sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno accertato la piena consapevolezza dell'illecito da parte degli occupanti e la corretta ricostruzione dei giudici territoriali. Poiché i motivi di impugnazione riproponevano questioni di fatto già respinte, il ricorso inammissibile ha precluso la declaratoria di prescrizione. Gli imputati hanno perso definitivamente il giudizio e devono pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: nome sulla cassetta costa caro
La vicenda riguarda una persona accusata del reato di occupazione abusiva di immobile destinato a finalità pubbliche o private. I giudici hanno accertato la stabile occupazione dell'alloggio tramite elementi inequivocabili: la presenza fisica della persona, la presenza dei suoi arredi personali e l'indicazione del suo cognome sulla cassetta postale. L'interessata non possedeva alcuna autorizzazione da parte del legittimo titolare dell'immobile, persona a lei sconosciuta. La Corte di Appello ha confermato la responsabilità penale, applicando una modesta pena pecuniaria. L'imputata ha proposto ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando in via definitiva la condanna e imponendo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena: illegittimo il rilascio
Una donna ha occupato abusivamente un alloggio popolare comunale per garantire un tetto al figlio minore. I giudici di merito hanno confermato la condanna penale per invasione di edifici, concedendo la sospensione condizionale della pena ma vincolandola all'obbligo di immediato rilascio dell'immobile. Il Comune proprietario non si era costituito parte civile nel processo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputata su questo specifico punto, eliminando il vincolo di rilascio. Il giudice penale non può subordinare la sospensione condizionale alla restituzione del bene occupato se la persona offesa non si è costituita parte civile per far valere il danno civile.
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Disturbo del riposo delle persone: responsabile anche il gestore
Il gestore di un locale commerciale è stato condannato per occupazione abusiva di suolo pubblico e per il reato di disturbo del riposo delle persone. Il proprietario sosteneva di non essere presente durante le ore notturne in cui gli avventori producevano forti schiamazzi all'esterno dell'attività. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che il titolare di un pubblico esercizio ha l'obbligo giuridico di controllare e impedire che la clientela provochi rumori molesti nella zona circostante. Per evitare la responsabilità penale, il gestore deve attivarsi tempestivamente ricorrendo al proprio potere di allontanamento o richiedendo l'intervento delle forze dell'ordine. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale, imponendo al gestore il pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Furto di energia elettrica: ricorso generico e condanna ferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per furto di energia elettrica e invasione di edifici pubblici. L'Imputato ha presentato ricorso lamentando errori nel mancato riconoscimento del tentativo di furto, nella conferma della recidiva e nel calcolo della pena base. I giudici di legittimità hanno rigettato totalmente l'impugnazione rilevando che i motivi proposti non contestavano in modo specifico e puntuale le motivazioni della Corte di Appello. Per tale ragione, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la condanna penale inflitta.
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Invasione di terreni o edifici: cancello forzato e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un uomo colpevole del reato di invasione di terreni o edifici e di danneggiamento aggravato. L'imputato aveva occupato abusivamente una villa residenziale dopo aver forzato e sostituito la serratura del cancello principale di ingresso, affacciato sulla pubblica via. La difesa contestava la sussistenza dell'aggravante del bene esposto alla pubblica fede, sostenendo l'esistenza di una vigilanza sul luogo. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che una vigilanza saltuaria non elimina l'affidamento alla pubblica fede del cancello. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Poteri G.i.p. indagini preliminari: Ordine legittimo, termine annullato
Un Giudice per le indagini preliminari (G.i.p.) aveva ordinato al Pubblico Ministero di indagare su un nuovo reato (invasione di terreni o edifici, ex art. 633 c.p.) e fissato un termine di sessanta giorni per queste nuove indagini. Il Pubblico Ministero ha contestato questa decisione. La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti dei **poteri G.i.p. indagini preliminari**. Ha stabilito che il G.i.p. può legittimamente ordinare l'iscrizione di un nuovo reato nel registro delle notizie di reato, anche se non era stato inizialmente contestato. Tuttavia, la Corte ha ritenuto "abnorme" (irregolare e invalida) la fissazione di un termine per lo svolgimento di tali indagini, in quanto esorbita dalle sue competenze. La Cassazione ha quindi annullato solo la parte dell'ordinanza relativa al termine.
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Occupazione Abusiva: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un individuo condannato per occupazione abusiva di uno spazio pubblico. La difesa sosteneva l'esistenza di un'autorizzazione comunale e chiedeva le attenuanti generiche. La Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile perché non contestava specificamente le motivazioni della sentenza d'appello, che aveva già escluso l'autorizzazione definitiva e la meritevolezza delle attenuanti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata, e il ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione Abusiva: Quando il Reato Permanente Blocca il Ricorso
Una persona è stata condannata per occupazione abusiva di immobile. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'occupante ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione del reato come permanente, la mancata applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'occupazione abusiva è un reato permanente se l'occupazione si protrae. Ha inoltre confermato la corretta valutazione della pena e l'esclusione della tenuità del fatto, condannando l'occupante al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tettoia Abusiva: Cassazione Conferma Condanna per Occupazione Suolo Pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di tre individui per **occupazione abusiva di suolo pubblico**. I soggetti avevano realizzato una tettoia in legno con fioriera su un'area pubblica senza le necessarie autorizzazioni comunali. La Corte d'Appello aveva già confermato la condanna a una multa. I ricorsi presentati in Cassazione, che contestavano l'elemento soggettivo del reato e la mancata configurazione del tentativo, sono stati dichiarati inammissibili. La Suprema Corte ha ribadito che l'occupazione di suolo pubblico si consuma con la semplice realizzazione dell'opera, indipendentemente dal suo completamento, e ha ritenuto congrua la pena inflitta.
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Occupazione abusiva e stato di necessità: rifiuto casa e condanna
Un cittadino ha subito la condanna penale per aver occupato abusivamente un edificio. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione invocando la presenza dello stato di necessità a causa della sua profonda difficoltà economica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'occupazione abusiva e stato di necessità non coesistono quando la crisi economica ha carattere permanente e privo di imminente pericolo grave. Inoltre, l'occupante aveva rifiutato una sistemazione abitativa alternativa offerta dalle istituzioni locali, creando egli stesso la situazione di disagio. La Cassazione ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione Abusiva: Quando lo Stato di Necessità Non Giustifica
Due persone, condannate per occupazione abusiva di un immobile, hanno presentato ricorso in Cassazione invocando lo "stato di necessità" dovuto a difficoltà economiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che lo "stato di necessità" giustifica l'occupazione abusiva solo in presenza di un pericolo imminente di danno grave alla persona, non per mere esigenze abitative o difficoltà economiche. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: Cassazione conferma condanna
Un Lavoratore è stato condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, invasione di terreni e danneggiamento. Ha rimosso quattro alberi da frutto, causando danni. La Corte d'Appello ha confermato la sua responsabilità penale, ritenendolo uno dei committenti delle opere. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la condanna e sostenendo una condotta legittima. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicandolo aspecifico e manifestamente infondato. Ha confermato la condanna, ritenendo le prove sufficienti e le doglianze infondate.
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Invasione di edifici: Cassazione conferma condanna, no stato di necessità
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati, confermando la loro condanna per il reato di invasione di edifici. La Corte d'Appello aveva già escluso l'applicabilità delle difese di stato di necessità e di tenuità del fatto. I ricorsi riproponevano argomenti già valutati, senza indicare nuovi elementi. La Suprema Corte ha ribadito che non sussistevano i presupposti per il pericolo imminente o per la scarsa gravità dell'offesa, rendendo la condanna per invasione di edifici definitiva.
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