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Art. 633 Codice Penale — Anno 2022

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153 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Rescissione del giudicato: condanna annullata per mancata conoscenza
Un Lavoratore, condannato per occupazione abusiva di un edificio, ha richiesto la rescissione del giudicato, sostenendo di non aver avuto effettiva conoscenza del processo. La Corte d'Appello aveva rigettato la sua istanza. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la sola elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio o la firma di un verbale di identificazione non provano la conoscenza dell'accusa e della data del processo. La Corte ha annullato l'ordinanza e revocato la condanna, rinviando gli atti per un nuovo giudizio, garantendo al Lavoratore una nuova opportunità di difesa.
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Ricorso inammissibile: quando la confusione costa caro in Cassazione
Un Lavoratore, condannato per invasione di terreni o edifici (Art. 633 c.p.), ha presentato ricorso in Cassazione. Egli lamentava, tra le altre cose, di non aver potuto difendersi da solo pur essendo avvocato e l'inapplicabilità di una norma sui magistrati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché il ricorso era confuso, generico e ripeteva argomenti già esaminati in appello. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende. La sentenza ribadisce l'importanza della chiarezza e specificità nei ricorsi per evitare l'inammissibilità del ricorso.
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Occupazione Abusiva: La Prescrizione del Reato Salva il Condannato
Un Lavoratore è stato condannato per occupazione abusiva di un terreno comunale, dove gestiva un'attività commerciale. Ha ereditato la struttura dal padre, ma ha apportato modifiche sostanziali, trasformando l'occupazione in una nuova condotta illecita. La Corte di Cassazione ha escluso la sua buona fede, ma ha accolto il motivo relativo alla prescrizione del reato. Il reato di occupazione abusiva è permanente e la sua permanenza cessa con il sequestro preventivo del bene. Poiché il sequestro è avvenuto nel 2012, il termine massimo di prescrizione è scaduto nel 2020. La sentenza penale è stata annullata per intervenuta prescrizione del reato di occupazione abusiva, mentre le statuizioni civili a favore del Comune sono state confermate.
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Occupazione Abusiva: Chiavi per Arieggiare non danno Possesso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di un appartamento. Il Ricorrente sosteneva di aver ricevuto le chiavi da un'inquilina per arieggiare l'immobile, ma la Corte ha chiarito che questo incarico non gli conferiva il 'possesso' dell'abitazione. L'occupazione abusiva si configura anche senza effrazione se manca un titolo valido. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Tenuità del Fatto non Basta
Un Imputato è stato condannato per falsità ideologica e reati contro il patrimonio. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa inammissibilità ricorso penale ha impedito di considerare la prescrizione del reato, anche se maturata successivamente. L'Imputato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione Abusiva: La Necessità Abitativa non Scusa il Reato
Un Lavoratore è stato condannato per **occupazione abusiva di immobile** ai sensi dell'art. 633 c.p. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver agito in stato di necessità a causa di un'emergenza abitativa e invocando la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che lo stato di necessità per esigenze abitative deve essere attuale e transitorio, non una situazione protratta nel tempo. La reiterazione dell'occupazione impedisce di considerare il fatto di particolare tenuità. Il Lavoratore è stato condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva e sfratto: la Cassazione nega la necessità
Una cittadina subisce una condanna per il reato di occupazione abusiva di un alloggio pubblico. La difesa propone ricorso per Cassazione sostenendo la presenza dello stato di necessità legato alla mancanza di una casa. I giudici confermano la condanna e dichiarano inammissibile l'impugnazione. La Suprema Corte ribadisce che il semplice disagio economico non giustifica l'invasione di un immobile altrui. L'imputata ha operato una scelta volontaria per scavalcare le graduatorie legali a danno degli altri aventi diritto. Il bisogno abitativo ordinario deve trovare soluzione mediante i percorsi amministrativi leciti e non attraverso la commissione di reati.
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Sequestro preventivo e interesse all’impugnazione di beni terzi
Una persona occupava abusivamente un immobile di proprietà dell'Azienda Sanitaria Locale. Il giudice disponeva il sequestro preventivo dell'appartamento. L'occupante presentava istanza di riesame, ma il Tribunale dichiarava il ricorso inammissibile per mancanza di un interesse concreto. L'occupante proponeva quindi ricorso in Cassazione, sostenendo la necessità di difendersi nel merito dalle accuse penali. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente. La controversia affronta la relazione tra sequestro preventivo e interesse all'impugnazione. L'indagato non proprietario del bene non può proporre ricorso se non vanta un diritto alla restituzione del bene stesso. Il procedimento cautelare non serve infatti ad anticipare il giudizio di merito sul reato. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato la parte al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Invasione di Terreni: Cassazione conferma condanna per pascolo abusivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino, confermando la condanna per un'attività abusiva di pascolo. Il ricorrente aveva cercato di contestare l'accertamento del dolo specifico, sostenendo un travisamento dei fatti. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che non può riesaminare il merito delle prove, ma solo verificare la logica della sentenza di primo grado. Quest'ultima aveva correttamente evidenziato che l'invasione di terreni altrui con greggi, superando una recinzione, dimostrava chiaramente l'intenzione di commettere il reato. Il ricorso è stato respinto, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva e furto: esclusa la particolare tenuità
Due soggetti hanno subito una condanna penale per concorso in occupazione abusiva di edificio pubblico, danneggiamento e furto aggravato. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di merito hanno motivato la responsabilità penale in modo coerente e lineare. Inoltre, l'entità dei danni e la gravità complessiva della condotta hanno escluso i requisiti indispensabili previsti dalla legge per la particolare tenuità del fatto. I ricorrenti devono quindi scontare la pena detentiva e pecuniaria e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva: il bisogno abitativo non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di occupazione abusiva di un alloggio pubblico a carico di una cittadina. L'imputata ha giustificato l'ingresso nell'immobile invocando lo stato di necessità economico e abitativo, oltre a richiedere una riduzione della sanzione e il beneficio della sospensione della pena. I giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La Corte ha chiarito che l'occupazione prolungata nel tempo esclude sia la scriminante del pericolo attuale sia la concessione delle attenuanti generiche. Il comportamento protratto impedisce una prognosi favorevole sulla condotta futura, giustificando pienamente la severità del trattamento sanzionatorio inflitto dai giudici territoriali.
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Occupazione abusiva di immobile: no allo stato di necessità
Due conviventi hanno occupato senza titolo un appartamento di proprietà comunale, sostenendo la sussistenza dello stato di necessità dovuto all'attesa di un figlio e chiedendo la prescrizione del reato. I giudici di merito hanno condannato gli occupanti per l'occupazione abusiva di immobile e al versamento di una provvisionale di diecimila euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei due imputati. I giudici hanno confermato che il reato ha natura permanente e la prescrizione decorre soltanto dal rilascio effettivo dell'alloggio. La semplice esigenza di reperire un'abitazione stabile non integra la scriminante dello stato di necessità in presenza di un reddito lavorativo continuativo.
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Occupazione Abusiva: Lo Stato di Necessità non Salva dal Reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per occupazione abusiva di un alloggio popolare. L'imputata aveva invocato lo stato di necessità, sostenendo di aver occupato l'immobile per risolvere la propria esigenza abitativa. La Corte ha ribadito che lo stato di necessità si applica solo a pericoli attuali e transitori, non per risolvere in via definitiva la mancanza di un alloggio. Ha anche evidenziato la gravità della condotta e i precedenti penali dell'imputata. La condanna e il diniego della non punibilità sono stati confermati.
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Occupazione abusiva di immobile: la residenza conferma il reato
Un individuo ha occupato senza titolo un alloggio e ha richiesto il certificato di residenza presso il medesimo indirizzo. I controlli anagrafici e la condotta quotidiana hanno confermato la stabile dimora. I giudici di merito hanno quindi condannato l'imputato per il reato di occupazione abusiva di immobile. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione per contestare la valutazione probatoria e la misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità non possono riesaminare il merito delle prove se la motivazione dei gradi precedenti risulta coerente e logica. La condanna penale resta pertanto confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e un versamento pecuniario alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: Negata la Conversione Pena al Lavoratore
Un Lavoratore, condannato per reati contro il patrimonio, ha presentato ricorso contro la sentenza che gli aveva inflitto una pena detentiva, chiedendo la sua conversione in pena pecuniaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le argomentazioni del Lavoratore infondate e hanno sottolineato che la richiesta di conversione pena non era stata avanzata in precedenza. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello penale non basta
Un Lavoratore è stato condannato per reati ambientali, contro il patrimonio e per omissione di cautele. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero una mera ripetizione di quelle già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Inoltre, la decisione sul diniego delle circostanze attenuanti generiche era adeguatamente motivata. Il Lavoratore deve ora pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende. Questo caso evidenzia l'importanza di presentare un ricorso penale con argomentazioni nuove e specifiche.
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Legittimazione attiva sequestro preventivo: il possessore titolato vince in Cassazione
Un'area pubblica, oggetto di presunti reati di occupazione abusiva, è stata sottoposta a sequestro preventivo. Il Lavoratore, che agiva sia in proprio come possessore titolato dell'area sia come legale rappresentante della società che la deteneva, ha presentato ricorso contro il sequestro. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che il Lavoratore non avesse legittimazione attiva in proprio. La Cassazione, invece, ha annullato tale decisione. Ha affermato che il Lavoratore aveva un interesse concreto a contestare il sequestro preventivo, sia per il suo possesso titolato dell'area sia per la sua veste di rappresentante legale della società. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Invasione di Immobile: il Ricorso Inammissibile e la Condanna alle Spese
Un Lavoratore è stato condannato in primo grado dal Giudice di Pace per il reato di invasione arbitraria di immobile, ricevendo una multa. Il suo difensore ha presentato un appello, che il Tribunale ha riqualificato come ricorso per Cassazione, dato che le sentenze del Giudice di Pace con sola pena pecuniaria non sono appellabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il difensore aveva lamentato genericità della motivazione e mancata concessione di benefici, ma la Suprema Corte ha ritenuto le argomentazioni troppo vaghe e non specifiche al caso. Il ricorso inammissibile ha comportato la condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del Reato: Occupazione Abusiva, Condanna Annullata
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore condannato per occupazione abusiva di un immobile. Il Lavoratore ha contestato la condanna, sostenendo l'intervenuta prescrizione del reato. La Corte ha riconosciuto che il termine di sei anni per la prescrizione del reato era scaduto. Questo è avvenuto tra la data della sentenza di primo grado (4 marzo 2013) e il decreto di citazione per il giudizio di appello (26 luglio 2019). Nonostante la contestata recidiva, il termine massimo di prescrizione non era stato superato. La Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata senza rinvio, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione del reato.
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Occupazione Abusiva e Reati Edilizi: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per occupazione abusiva e reati edilizi. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza, assolvendolo da un reato minore ma confermando le condanne principali. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione e l'applicazione delle leggi, sostenendo che l'ingiunzione di demolizione non era stata notificata correttamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le questioni sollevate non fossero state presentate correttamente nei gradi precedenti o fossero infondate. Di conseguenza, la condanna per occupazione abusiva e reati edilizi è stata confermata, e il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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