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Art. 62 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Furto da 200 euro: negato il danno di speciale tenuità
L'Imputata è stata condannata per il furto di cinque bottiglie di superalcolici e il tentato furto di altre cinque bottiglie di whiskey in un supermercato, per un valore totale di circa duecento euro. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e delle circostanze attenuanti generiche, evidenziando la propria incensuratezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un danno di duecento euro non può considerarsi di valore economico quasi irrisorio. Inoltre, l'incensuratezza da sola non basta più per ottenere le attenuanti generiche, in assenza di altri elementi positivi. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l'Imputata è stata condannata a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto in negozio ed estinzione del reato per morte dell’imputato
Un uomo viene condannato per aver sottratto un flacone di olio per il corpo in un negozio e per aver tentato di rubare un profumo, venendo fermato dalla vigilanza. La difesa propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, dato il valore irrisorio della merce. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, giunge il certificato di morte dell'uomo. La Corte di Cassazione, preso atto del decesso, dichiara l'estinzione del reato per morte dell'imputato e annulla la sentenza di condanna senza rinvio, chiudendo definitivamente il procedimento penale a carico del defunto.
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Patteggiamento in appello: l’accordo sulla pena blocca i ricorsi
L'Imputato, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite il cosiddetto patteggiamento in appello, ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la qualificazione giuridica dei fatti e richiedere l'applicazione di attenuanti e della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena tra accusa e difesa è vincolante nella sua interezza. L'adesione al concordato comporta infatti l'accettazione della qualificazione giuridica del fatto e di tutte le circostanze che incidono sul calcolo della sanzione, precludendo successive contestazioni. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: stop a difese uguali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino straniero contro la sentenza della Corte d'appello di Roma. L'imputato contestava il calcolo della pena, l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici, limitandosi a riprodurre le medesime contestazioni già esaminate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, sancendo la definitiva chiusura del caso senza entrare nel merito delle contestazioni.
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Reato impossibile nella rapina: perché la mancanza di denaro non salva
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per rapina aggravata, consumata e tentata. La difesa ha sostenuto l'esistenza di un reato impossibile nella rapina a causa della mancanza temporanea di denaro e ha richiesto l'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato impossibile richiede l'inesistenza assoluta e originaria dell'oggetto materiale (il denaro). Inoltre, per l'attenuante del danno lieve nei reati plurioffensivi, come la rapina, non basta valutare solo il danno economico, ma occorre considerare anche l'offesa alla libertà e all'incolumità della vittima. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa: no al danno patrimoniale di speciale tenuità per 220 euro
L'Imputato è stato condannato per il reato di truffa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, a fronte di un danno economico causato alla vittima pari a 220 euro. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che un danno di 220 euro non può considerarsi di speciale tenuità. Per l'applicazione di questa attenuante, infatti, il pregiudizio economico deve essere lievissimo e quasi irrisorio. Inoltre, non rileva la capacità economica della vittima di sopportare la perdita. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Danno di speciale tenuità: il rottame vale come bene aziendale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, il quale chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità per la sottrazione di materiali ferrosi. L'Imputato sosteneva che il valore del bene dovesse essere calcolato in base al prezzo di mercato del ferro vecchio. I giudici hanno invece stabilito che il valore del danno deve essere valutato considerando l'utilità del bene all'interno del contesto produttivo aziendale, anche se l'azienda si trova in stato di fallimento. Di conseguenza, il valore economico reale era ben superiore a quello del semplice scarto ferroso, escludendo così l'attenuante.
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Particolare tenuità del fatto: no alla perizia se parla la vittima
Un uomo condannato per furto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del danno lieve. L'imputato contestava la valutazione economica del bene sottratto effettuata dalla vittima, ritenendola inattendibile e pretendendo una perizia tecnica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la stima della vittima è valida se non smentita da prove contrarie e che non esiste un obbligo di disporre una perizia se il valore del bene si può desumere da altri elementi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lesioni personali: ricorso inammissibile contro la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di lesioni personali ai danni della Persona Offesa. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove, l'esclusione della legittima difesa e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può richiedere una nuova valutazione dei fatti o delle prove se la motivazione della sentenza d'appello è logica e coerente. Inoltre, la determinazione della pena e la concessione delle attenuanti rientrano nei poteri discrezionali del giudice di merito e non sono sindacabili se adeguatamente motivati. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Furto di energia elettrica: condanna confermata senza sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto di energia elettrica. L'imputato contestava la propria responsabilità penale e chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno chiarito che per concedere tale attenuante il danno economico deve essere oggettivamente lievissimo e quasi nullo, considerando non solo il valore dell'energia sottratta ma tutte le conseguenze negative per la vittima. La capacità economica della vittima di sopportare la perdita non rileva in alcun modo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Danno patrimoniale di speciale tenuità: no sconti per furti da 470€
Due soggetti sono stati condannati per il furto aggravato di capi di abbigliamento del valore di circa 470 euro. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che per l'applicazione di questa attenuante il danno deve essere lievissimo, quasi irrisorio. La valutazione deve considerare sia il valore intrinseco della merce sottratta sia le conseguenze complessive per la vittima, mentre è del tutto irrilevante la capacità economica di quest'ultima di sopportare la perdita. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: la Cassazione respinge il ricorso ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto in abitazione, aggravato dalla recidiva. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e di quelle per danno di speciale tenuità o per l'avvenuta riparazione. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici, in quanto si limitavano a ripetere le stesse contestazioni già respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni dei giudici precedenti. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Errore di data e inammissibilità del ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. La difesa lamentava un vizio di motivazione basato su un mero errore materiale del giudice, che aveva indicato una data errata per la sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha chiarito che un semplice errore di battitura sulla data non cancella la validità della condanna, se le prove e la colpevolezza rimangono evidenti. Inoltre, i giudici hanno ritenuto corretto il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche per un reato non particolarmente grave. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: restituire la refurtiva non evita la condanna
Due soggetti sono stati condannati per il reato di rapina impropria in concorso per aver sottratto delle bombole di gas, spintonato e fatto cadere la vittima, e averla rinchiusa nel locale abbassando la saracinesca per fuggire. I difensori hanno proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, l'aggravante delle persone riunite e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la rapina impropria è un reato plurioffensivo che lede sia il patrimonio sia la libertà personale. Di conseguenza, la restituzione della refurtiva non rileva e l'attenuante della speciale tenuità del danno non può essere concessa basandosi solo sul modesto valore economico dei beni, dovendosi valutare anche la violenza esercitata sulla persona. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e alla cassa delle ammende.
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Truffa in concorso: la firma e i conti condivisi inchiodano i soci
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di truffa in concorso. Il primo ricorrente contestava l'elemento soggettivo, mentre il secondo negava il nesso causale legato alla sua carica societaria. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità di quest'ultimo, evidenziando la sua partecipazione attiva nella presentazione di domande alla Camera di Commercio e la co-disponibilità dei conti correnti su cui affluivano i profitti illeciti. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'esiguità del danno economico, già utilizzata per concedere le attenuanti generiche, non può essere nuovamente valutata per ottenere un ulteriore sconto di pena (attenuante del danno di speciale tenuità), poiché ha già esaurito la sua funzione mitigatrice.
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Furto aggravato: condanna confermata per il colpo in tabaccheria
Un uomo è stato condannato per il reato di furto aggravato commesso all'interno di una tabaccheria, dove aveva sottratto del denaro. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una presunta contraddizione tra la condanna per il furto di denaro e l'assoluzione per la sottrazione di biglietti "gratta e vinci" avvenuta nello stesso luogo. Ha inoltre contestato la mancata concessione dell'attenuante per danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di un reale confronto critico con la sentenza d'appello e meramente ripetitivo di argomenti già respinti. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti, la sussistenza dell'aggravante dell'uso di mezzo fraudolento e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi, limitandosi a riproporre le stesse difese già respinte in appello senza contestare realmente la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: nessun perdono per chi ha precedenti
L'Imputato è stato condannato per un tentato furto pluriaggravato all'interno di un'abitazione, avendo forzato la porta d'ingresso con una tenaglia per rubare gioielli e monete d'oro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la pena di un anno e sei mesi di reclusione. I giudici hanno escluso la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto poiché la pena edittale massima, calcolata considerando le aggravanti speciali e la riduzione per il tentativo, supera i cinque anni. È stata inoltre negata l'attenuante del danno di speciale tenuità, dato il valore non irrisorio dei beni e il danneggiamento della porta, e le attenuanti generiche, a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: condanna mite ma ricorso respinto
L'Imputato, condannato per tentato furto in abitazione, ricorre in Cassazione ritenendo eccessiva la condanna a quattro mesi di reclusione ed euro cento di multa. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la determinazione della pena spetta alla discrezionalità del giudice di merito. Se la sanzione non supera la media edittale, non occorre una motivazione dettagliata, ma basta una valutazione complessiva dei criteri di legge. Nel caso specifico, la pena era già stata ampiamente ridotta grazie alle attenuanti e alla forma tentata del reato. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto di gioielli e danno di speciale tenuità: no allo sconto
Due soggetti, condannati per furto in abitazione aggravato, hanno fatto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti. In particolare, lamentavano la mancata applicazione del danno di speciale tenuità e delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il furto di gioielli preziosi non può beneficiare dell'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché il pregiudizio economico per la vittima non era affatto irrisorio. Inoltre, la confessione tardiva, avvenuta solo dopo l'arresto, e i numerosi precedenti penali dei colpevoli giustificano pienamente il diniego delle attenuanti generiche. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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