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Art. 62 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Ravvedimento operoso: no allo sconto se la polizia è già in casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. L'uomo chiedeva l'applicazione della circostanza attenuante del ravvedimento operoso per aver collaborato durante una perquisizione domiciliare. I giudici hanno chiarito che il ravvedimento operoso richiede una condotta spontanea, dettata da motivi interni e non influenzata da fattori esterni. Nel caso specifico, la consegna della sostanza stupefacente è avvenuta durante una perquisizione delle forze dell'ordine, contesto in cui la droga sarebbe stata comunque scoperta. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: condanna inevitabile anche se confessi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a otto mesi di reclusione per il reato di spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'imputato vendeva abitualmente cocaina a un acquirente da circa due mesi. La difesa contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno confermato la condanna evidenziando che i precedenti penali dell'uomo impediscono la concessione delle attenuanti generiche. Inoltre, l'abitualità dello spaccio esclude sia la particolare tenuità del fatto sia il carattere irrisorio dei guadagni. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva e continuazione: lo scippatore perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Ricorrente, confermando la condanna per furto con strappo. La difesa contestava l'identificazione del colpevole da parte de La Vittima e sosteneva l'incompatibilità tra la recidiva applicata e la continuazione con precedenti condanne. La Suprema Corte ha chiarito che l'identificazione era solida e attendibile. Sotto il profilo del diritto, ha ribadito la piena compatibilità tra l'istituto della recidiva e continuazione, smentendo l'esistenza di un contrasto e confermando che entrambi gli aumenti di pena possono applicarsi congiuntamente se ne sussistono i presupposti. Di conseguenza, Il Ricorrente perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: la Cassazione nega gli sconti al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto in abitazione aggravato. L'uomo contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che l'elevato valore dei beni sottratti impedisce l'applicazione dell'attenuante richiesta. Inoltre, la presenza di una recidiva reiterata rende giuridicamente impossibile un bilanciamento delle circostanze più favorevole all'imputato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Attenuante del risarcimento del danno: no allo sconto se parziale
Tre imputati sono stati condannati per furto aggravato e altri reati. Due di essi hanno richiesto l'applicazione dell'attenuante del risarcimento del danno per aver versato duemila euro alle vittime. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di tale beneficio, poiché la somma era insufficiente rispetto al danno reale. Inoltre, la difesa ha invocato la recente riforma Cartabia, sostenendo che il furto aggravato fosse diventato procedibile a querela e richiedendo tempo per verificare la volontà delle vittime. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che l'inammissibilità del ricorso principale impedisce l'applicazione del nuovo regime di procedibilità e la necessità di avvisare le persone offese. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato di ruote: il recupero non cancella la condanna
L'Autore del Furto è stato condannato per il furto aggravato di ruote di un'auto parcheggiata sulla pubblica strada. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore delle quattro ruote fosse minimo, soprattutto a seguito del loro successivo recupero da parte della polizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore di quattro ruote non può considerarsi di speciale tenuità e che il successivo recupero della refurtiva non cancella la gravità del danno iniziale. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela, confermando definitivamente la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Danno di speciale tenuità: rubare ai ricchi resta un reato grave
L'Autore del reato è stato condannato per furto in abitazione aggravato dopo aver sottratto gioielli di rilevante valore. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La difesa sosteneva che la vittima godesse di ottime condizioni economiche e avesse ricevuto un risarcimento di 1.500 euro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare l'attenuante del danno di speciale tenuità il pregiudizio economico deve essere oggettivamente lievissimo o irrisorio. Non rileva la ricchezza della vittima o la sua capacità di sopportare la perdita finanziaria. Di conseguenza, l'imputato perde la causa, la condanna a sei mesi e venti giorni di reclusione viene confermata e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Danno di speciale tenuità: il furto di peperoni costa caro
Due imputati sono stati condannati per il tentato furto di un quantitativo di peperoni all'interno di una proprietà privata. Gli stessi hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore della merce fosse di soli 68 euro. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico complessivo quasi nullo per la vittima. Nel caso specifico, trattandosi di peperoni fuori stagione, il valore di mercato all'ingrosso e al dettaglio escludeva la speciale tenuità del danno. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei gradi precedenti. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Omicidio stradale: la precedenza mancata cancella la colpa altrui
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per omicidio stradale. Il conducente, omettendo di dare la precedenza a un incrocio in condizioni di perfetta visibilità, si era scontrato con un'altra vettura, provocando la morte del passeggero a bordo del proprio veicolo. Nonostante il lieve superamento del limite di velocità da parte dell'altro automobilista, la Cassazione ha confermato la gravità della colpa del ricorrente. Di conseguenza, è stata ritenuta corretta la pena inflitta, compresa la sanzione accessoria della sospensione della patente per due anni, poiché la condotta omissiva ha rappresentato la causa principale dell'incidente. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Condanna per minaccia aggravata: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di minaccia aggravata. L'imputato contestava la decisione della Corte d'Appello, che aveva confermato la condanna pur concedendogli la sospensione condizionale della pena. I motivi di ricorso, incentrati sulla mancata riqualificazione del fatto in ingiuria o minaccia semplice e sul diniego delle circostanze attenuanti, sono stati ritenuti non consentiti in sede di legittimità. La Cassazione ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove già esaminate dai giudici di merito. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di scarpe: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato per aver sottratto un paio di scarpe del valore di 59,90 euro. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il furto di un bene di quel valore non costituisce automaticamente un danno economico insignificante per la vittima. Inoltre, la difesa non ha fornito argomenti specifici per dimostrare la particolare lievità del fatto. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto pluriaggravato: danno minimo ma condanna massima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per concorso in tentato furto pluriaggravato di un catalizzatore automobilistico. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno chiarito che la speciale tenuità del danno non si valuta solo sul valore economico dell'oggetto, ma sulle complessive ripercussioni negative per la vittima, come l'impossibilità di usare il veicolo. Inoltre, la sospensione condizionale è stata legittimamente negata valutando la condotta, i carichi pendenti e la situazione personale del soggetto. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'aggiunta delle spese processuali.
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Resistenza a pubblico ufficiale: condanna definitiva senza sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva contestato la propria capacità di intendere e di volere al momento del fatto e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la richiesta di riduzione della pena è stata ritenuta generica, poiché non contestava in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no con 200 dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo, trovato in possesso di 18 grammi di hashish e 8,3 grammi di marijuana, chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha chiarito che tale circostanza richiede un ridottissimo grado di offensività dell'azione. Nel caso specifico, la detenzione di circa 200 dosi di droga esclude qualsiasi ipotesi di lieve entità. Inoltre, il ricorso è stato giudicato inammissibile poiché formulato in modo del tutto generico, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante della provocazione: l’alcol non scusa le minacce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti de L'Imputato per i reati di minaccia e porto di oggetti atti ad offendere in un contesto intimidatorio. L'Imputato ha contestato il diniego dell'attenuante della provocazione, sostenendo che la perdita di controllo fosse dovuta all'assunzione eccessiva di alcol. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che l'abuso di alcolici non configura né lo stato d'ira richiesto dalla legge né un fatto ingiusto altrui. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto corretto il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali del soggetto e della gravità della condotta. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: la bugia sul cellulare costa la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di ricettazione dopo essere stato trovato in possesso di un telefono cellulare di provenienza illecita. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di dolo e chiedendo la riqualificazione del fatto in incauto acquisto, oltre all'applicazione delle attenuanti per aver restituito il telefono. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le spiegazioni inverosimili sulla provenienza del bene dimostrano la malafede dell'acquirente. Inoltre, la semplice restituzione del cellulare non equivale al risarcimento integrale del danno. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata se richiesta in ritardo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che questa richiesta non può essere presentata per la prima volta in Cassazione se non è stata sollevata in appello. Inoltre, la gravità del danno economico (pari a 450 euro) e l'intensità del dolo escludono comunque la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina: la Cassazione nega gli sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di rapina plurimo. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva, la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e il calcolo dell'aumento di pena per la continuazione. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni sollevate riguardavano valutazioni di merito, già ampiamente e logicamente motivate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, evidenziando la correttezza della decisione della Corte d'Appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di rapina per un cellulare: no a sconti di pena
L'Imputata è stata condannata per il reato di rapina dopo aver sottratto con violenza un telefono cellulare alla persona offesa. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto in furto con strappo e l'applicazione delle attenuanti per il valore modesto del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza fisica sulla vittima configura pienamente la rapina. Inoltre, l'attenuante del danno di speciale tenuità non è applicabile poiché lo smartphone possiede un valore economico non modesto, aggravato dalla perdita definitiva di tutti i dati personali contenuti al suo interno. L'Imputata, gravata da precedenti e colpevole di evasione dai domiciliari, perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Scippo da 200 euro: no al danno patrimoniale di speciale tenuità
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per furto con strappo per aver scippato una collanina d'oro del valore di duecento euro. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che per l'applicazione di questa attenuante il pregiudizio economico deve essere lievissimo, ossia pressoché irrilevante. Il valore di duecento euro non può essere considerato tale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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