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Art. 62 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Danno di speciale tenuità: no allo sconto per furto da 189 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto aggravato. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità per un valore di circa 189 euro. I giudici hanno chiarito che, nel delitto tentato, l'attenuante del danno di speciale tenuità si applica solo se un giudizio ipotetico rivela che il danno consumato sarebbe stato minimo. Nel caso specifico, il valore di 189,40 euro è stato ritenuto non irrisorio in base al valore commerciale del bene. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Riconoscimento fotografico: la Cassazione blinda la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per tentato furto in abitazione aggravato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità del riconoscimento fotografico effettuato durante le indagini, sostenendo un vizio di motivazione della sentenza di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sulla credibilità del riconoscimento fotografico spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Danno di speciale tenuità: la restituzione non cancella il furto
L'Imputato è stato condannato per tentato furto di merce del valore superiore a cento euro. Il ricorrente ha impugnato la sentenza lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che la refurtiva fosse stata restituita alla vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico quasi irrilevante al momento del reato. La restituzione successiva della merce non riduce il danno originario né rileva ai fini dell'attenuante. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto all'Imputato il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità negata per furto da 150€
Due soggetti sono stati condannati per il furto aggravato di un cavo di alluminio del valore di 150 euro. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione, richiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico lievissimo, quasi irrilevante. Un danno di 150 euro non può essere considerato tale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violenza privata in concorso: la Cassazione nega ogni sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di violenza privata in concorso. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale degli imputati basandosi sulla credibilità della persona offesa. La Suprema Corte ha confermato la correttezza della decisione, respingendo le lamentele sulla mancata concessione della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche, ritenute non applicabili a causa della gravità della condotta e della recidiva reiterata di uno dei condannati. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Furto e particolare tenuità del fatto: no ai benefici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto in abitazione aggravato. La ricorrente lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che, per valutare l'applicabilità della particolare tenuità del fatto, occorre considerare le circostanze aggravanti ad effetto speciale, come quelle del furto, che aumentano la pena oltre un terzo. Inoltre, tale beneficio non si applica ai reati con pena minima superiore a due anni. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: vigilanza saltuaria e condanna
L'Imputata è stata condannata per il reato di tentato furto aggravato dopo aver cercato di sottrarre della merce dai banchi di un supermercato. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della circostanza aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei supermercati self-service la vigilanza non è continuativa ma saltuaria, configurando pienamente l'aggravante. Inoltre, la biografia penale dell'imputata e il suo tentativo di fuga precludono la concessione di sconti di pena. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata per il furto aggravato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto continuato aggravato. L'imputato richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del ravvedimento operoso. La Suprema Corte ha stabilito che la particolare tenuità del fatto non è applicabile in presenza di aggravanti ad effetto speciale che superano i limiti edittali di pena. Inoltre, la confessione non rileva ai fini del ravvedimento operoso se non elimina o attenua le conseguenze del reato. Il ricorrente è stato condannato alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Danno patrimoniale di speciale tenuità: no a sconti per furti non irrisori
L'Imputata, condannata per il reato di furto, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che tale attenuante può essere applicata solo quando il valore economico del bene sottratto e il pregiudizio per la vittima siano pressoché irrisori. Nel caso specifico, la tipologia dei beni sottratti escludeva un valore economico trascurabile. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto con strappo: ricorso respinto e condanna pecuniaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto con strappo. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità e i criteri di determinazione della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le medesime contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Violazione degli arresti domiciliari: no a scuse senza prove
Un uomo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari non è stato trovato in casa durante un controllo delle forze dell'ordine. La difesa ha tentato di giustificare l'assenza senza fornire riscontri oggettivi. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'assenza ingiustificata integra pienamente la violazione degli arresti domiciliari. I giudici hanno ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti basato sulla personalità negativa del reo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sostituzione del difensore: niente rinvio se i termini scadono
Il caso riguarda un imputato che ha proposto ricorso in Cassazione contestando, tra i vari motivi, il mancato rinvio dell'udienza a seguito della nomina di un nuovo avvocato. La Suprema Corte ha stabilito che la sostituzione del difensore, avvenuta dopo la scadenza dei termini per richiedere la trattazione orale, non attribuisce al nuovo legale il diritto di ottenere un rinvio dell'udienza già fissata in modalità cartolare. I giudici hanno inoltre confermato l'esclusione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche, queste ultime precluse dai numerosi precedenti penali dell'uomo. Per tali ragioni, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Valutazione della recidiva: il recupero interrotto costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. Il nodo centrale riguarda la valutazione della recidiva, ritenuta equivalente alle circostanze attenuanti (nello specifico, il tentativo di recupero dalla dipendenza alcolica, non portato a termine). I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove e della pericolosità del soggetto spetta esclusivamente ai giudici di merito. Non essendoci vizi logici nella decisione precedente, il ricorso è stato rigettato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: i precedenti bloccano lo sconto
Un uomo, condannato per rapina e furto in abitazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. I giudici hanno legittimamente negato lo sconto di pena basandosi sui numerosi e gravi precedenti penali dell'imputato e sull'assenza di elementi positivi a suo favore, escludendo anche la tesi difensiva della particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Motivi generici d’appello: la Cassazione nega lo sconto di pena
Un uomo, condannato per rapina aggravata e porto abusivo d'armi, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'imputato aveva proposto dei motivi generici d'appello sul punto, limitandosi a una mera asserzione senza reali argomenti. Di conseguenza, il vizio di motivazione sollevato contro la sentenza di secondo grado non può essere fatto valere se il motivo originario era già viziato da inammissibilità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità negata alla gang
Due giovani, condannati per rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, hanno proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. Gli imputati avevano agito in gruppo, come una vera e propria gang, prendendo di mira vittime molto giovani e sottraendo loro diversi beni con violenza e minacce. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei difensori per genericità dei motivi. In particolare, i giudici hanno confermato che l'attenuante del danno di speciale tenuità non può essere applicata quando la condotta presenta una forte carica intimidatoria e violenta da parte del gruppo, escludendo così qualsiasi particolare tenuità dell'azione criminosa. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: bottino minimo ma rapina grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per rapina e lesioni personali aggravate. La donna, insieme ad altri complici, aveva aggredito la vittima provocandole la frattura di una costola (con prognosi di trenta giorni) e sottraendole un borsello, un cellulare e centotrenta euro. La difesa invocava l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, evidenziando il modesto valore economico dei beni sottratti. I giudici hanno chiarito che, nel reato di rapina, l'attenuante del danno di speciale tenuità non si misura solo sul valore del bottino, ma richiede una valutazione complessiva degli effetti dannosi, inclusa la lesione dell'integrità fisica e della libertà della persona offesa. Avendo la vittima subito lesioni guaribili in trenta giorni, l'attenuante è stata legittimamente negata.
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Reato di rapina e furto: il confine segnato dalla minaccia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina nei confronti di un uomo che aveva sottratto un ciclomotore terrorizzando le vittime. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto in furto e il riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno per aver abbandonato il mezzo, seppur danneggiato, dopo il fatto. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la minaccia può essere implicita se idonea a incutere timore e che l'abbandono del veicolo danneggiato non costituisce una valida riparazione del danno. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del risarcimento del danno: il giudice può negarla
L'Imputato, condannato per tentata estorsione aggravata da metodo mafioso ai danni di un imprenditore, ha proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accettazione di una somma da parte della vittima e il rilascio di una quietanza liberatoria non vincolano il giudice. Per concedere l'attenuante del risarcimento del danno, il risarcimento deve essere integrale e dimostrare un effettivo ravvedimento del reo, valutando la gravità del fatto e la pericolosità sociale del soggetto. Nel caso specifico, la somma offerta non è stata ritenuta sufficiente a riparare il grave danno causato dall'azione intimidatoria di stampo mafioso.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
Due soggetti, condannati per rapina, lesioni personali e porto d'armi, hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Il Primo Ricorrente ha contestato il bilanciamento delle circostanze attenuanti e aggravanti, mentre il Secondo Ricorrente ha lamentato il mancato riconoscimento delle attenuanti per danno di speciale tenuità e per l'avvenuta riparazione del danno. La Suprema Corte ha rilevato che entrambi i ricorsi erano privi di specificità, limitandosi a riprodurre le medesime censure già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza muovere una critica puntuale alla sentenza d'appello. Per questo motivo, la Corte ha sancito l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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