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Danno di speciale tenuità: no allo sconto per furto da 189 euro

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto aggravato. L’imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità per un valore di circa 189 euro. I giudici hanno chiarito che, nel delitto tentato, l’attenuante del danno di speciale tenuità si applica solo se un giudizio ipotetico rivela che il danno consumato sarebbe stato minimo. Nel caso specifico, il valore di 189,40 euro è stato ritenuto non irrisorio in base al valore commerciale del bene. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 34051 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il tentativo di furto e il danno di speciale tenuità

Un recente pronunciamento della Corte di Cassazione ha affrontato il tema del furto incompiuto e dei limiti legali per ottenere uno sconto di pena. Il caso specifico riguarda un tentativo di furto di beni per un valore complessivo di circa 189 euro. L’imputato ha richiesto l’applicazione dell’attenuante del danno di speciale tenuità (una riduzione della pena prevista quando il danno economico per la vittima è minimo). La Suprema Corte ha rigettato la richiesta, confermando la condanna e stabilendo regole chiare su come calcolare il valore del danno nei reati non portati a termine. Questa pronuncia offre importanti chiarimenti pratici per la difesa penale nei reati contro il patrimonio.

Quando il valore della merce esclude il danno di speciale tenuità

Per comprendere la vicenda, occorre analizzare come la legge valuta i reati che non si sono realizzati interamente. Nel caso del furto tentato, il colpevole non riesce a impossessarsi del bene per cause indipendenti dalla sua volontà. Tuttavia, la legge consente comunque di applicare l’attenuante del danno di speciale tenuità. Per farlo, il giudice deve compiere una ricostruzione ipotetica molto rigorosa. Deve cioè stabilire con assoluta certezza se, qualora il furto fosse riuscito, il danno per il proprietario sarebbe stato microscopico. Se il valore economico del bene è significativo, questa attenuante non può trovare spazio, anche se l’azione si è fermata prima del furto effettivo.

Questo giudizio ipotetico richiede una valutazione oggettiva delle modalità del fatto. Il giudice deve esaminare il contesto dell’azione, i beni presi di mira e le intenzioni evidenti del colpevole. Nel caso in esame, i beni avevano un valore commerciale preciso di 189,40 euro. Questa cifra, secondo i giudici, non può essere considerata di minima entità, escludendo così la possibilità di applicare lo sconto di pena richiesto dalla difesa.

Le motivazioni della Cassazione sul valore economico del bene

Le motivazioni della Cassazione sul valore economico del bene chiariscono che la valutazione della tenuità deve basarsi su criteri oggettivi e di mercato. I giudici hanno stabilito che la somma di 189,40 euro non può essere considerata irrisoria. Per giungere a questa conclusione, la Corte ha analizzato il valore di mercato del bene nel momento storico in cui è avvenuto il fatto. Non contano le condizioni personali della vittima o del colpevole, né circostanze casuali che potrebbero influenzare il valore in modo soggettivo. Il prezzo commerciale del bene rappresenta l’unico parametro valido per escludere o concedere l’attenuante del danno di speciale tenuità.

Inoltre, la Corte ha tenuto conto della condotta passata del colpevole. All’imputato è stata infatti applicata la recidiva specifica e reiterata (la ripetizione di reati della stessa natura entro cinque anni da una precedente condanna). Questo elemento dimostra una spiccata pericolosità sociale e giustifica un trattamento sanzionatorio più severo. I giudici hanno anche respinto le contestazioni sulle circostanze aggravanti, ritenendo corretta la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio. La Cassazione non può infatti riscrivere la storia del processo, ma deve solo verificare la correttezza logica della decisione precedente.

Le conclusioni della Corte sul rigetto del ricorso

Le conclusioni della Corte sul rigetto del ricorso confermano la linea dura contro i reati patrimoniali non trascurabili. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del colpevole. Questa decisione comporta conseguenze finanziarie pesanti per il ricorrente. Oltre a confermare la condanna penale per tentato furto aggravato, i giudici hanno condannato l’uomo al pagamento di tutte le spese del processo. Inoltre, il ricorrente deve versare la somma di tremila euro alla Cassa delle ammende (un fondo pubblico per le sanzioni pecuniarie). Questa decisione ribadisce che i ricorsi privi di fondamento giuridico e basati solo sulla richiesta di rivalutare i fatti non possono essere accolti in sede di legittimità (il giudizio della Cassazione che controlla solo il rispetto delle leggi). La sentenza diventa così definitiva, gravando il condannato di pesanti oneri economici oltre alla pena principale.

Quando si applica l’attenuante del danno di speciale tenuità nel furto tentato?
Si applica solo se un giudizio ipotetico dimostra con certezza che, se il furto fosse stato completato, il danno economico sarebbe stato minimo.

Come si calcola il valore del danno per stabilire se è di speciale tenuità?
Si considera esclusivamente il valore economico oggettivo del bene sul mercato al momento del fatto, senza considerare fattori soggettivi o casuali.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Oltre al rigetto del ricorso, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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