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Furto da 73 euro: nessun danno di speciale tenuità

L’Imputato ha tentato di rubare beni commerciali per un valore complessivo di 72,73 euro. I giudici di merito lo hanno condannato per tentato furto a due mesi di reclusione e ottanta euro di multa. L’Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell’attenuante per danno di speciale tenuità e contestando la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una somma di circa settanta euro non rappresenta un pregiudizio economico irrisorio o trascurabile. La capacità economica della vittima non incide sulla valutazione dell’attenuante. L’Imputato deve quindi scontare la condanna e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 49163 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il confine economico del danno di speciale tenuità

Nel diritto penale la gravità economica del fatto incide direttamente sull’entità della pena inflitta al colpevole. Molti autori di reati patrimoniali invocano la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità per ottenere una riduzione sanzionatoria. La legge richiede però requisiti rigorosi per concedere questo beneficio. La Suprema Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo sorpreso a sottrarre prodotti commerciali dal valore di poco superiore a settanta euro.

La vicenda trae origine da un tentativo di sottrazione di merce all’interno di un esercizio commerciale. La refurtiva ammontava a un valore complessivo di 72,73 euro. I giudici di merito hanno ritenuto provata la responsabilità dell’autore del gesto. Il tribunale ha inflitto una condanna a due mesi di reclusione e ottanta euro di multa per tentato furto. L’accusato ha impugnato la sentenza lamentando l’eccessiva severità della sanzione e l’omessa applicazione dell’attenuante patrimoniale.

I limiti applicativi per il danno di speciale tenuità

La concessione della circostanza attenuante patrimoniale richiede un pregiudizio lievissimo per la persona offesa. Il valore economico del bene deve risultare pressoché irrisorio. I giudici devono valutare sia il prezzo intrinseco della cosa sottratta sia gli ulteriori effetti negativi subiti dalla vittima.

Un valore economico pari a oltre settanta euro supera la soglia della totale trascurabilità. La giurisprudenza esclude automatismi basati sulla ricchezza del soggetto passivo del reato. La facoltà economica della vittima di sopportare la perdita patrimoniale non trasforma un danno apprezzabile in un danno irrisorio. Il giudice deve misurare il valore oggettivo del bene asportato senza considerare il bilancio economico dell’offeso.

La determinazione della sanzione da parte del giudice

Il codice penale attribuisce al giudice di merito un ampio potere discrezionale nella scelta della pena. Quando il magistrato fissa la sanzione in misura vicina al minimo stabilito dalla legge, non deve fornire una motivazione analitica per ogni singolo parametro valutativo. Una spiegazione dettagliata serve soltanto se il giudice decide di applicare una sanzione prossima ai livelli massimi.

Nel caso esaminato la pena base si collocava vicino ai minimi edittali previsti per il delitto tentato. I giudici territoriali hanno applicato correttamente i criteri generali di commisurazione della pena. La difesa non può richiedere alla Corte di legittimità una nuova quantificazione del trattamento punitivo già adeguatamente motivato nel merito.

Le motivazioni sulla nozione di danno di speciale tenuità

I giudici di legittimità hanno respinto le tesi del ricorrente evidenziando la corretta applicazione delle norme penali. La Corte d’Appello ha motivato in modo logico e coerente il diniego della circostanza attenuante comune. L’importo di circa settantatré euro rappresenta una lesione patrimoniale concreta e non può essere degradata a fatto minuscolo.

Il Collegio ha ribadito che la valutazione del danno deve rimanere oggettiva. Le condizioni patrimoniali dell’impresa derubata non neutralizzano il disvalore del reato. I motivi formulati dal ricorrente introducevano contestazioni di fatto non deducibili davanti alla Corte di Cassazione, determinando la totale infondatezza dell’impugnazione.

Le conclusioni sul rigetto del danno di speciale tenuità

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, confermando la condanna penale inflitta nei precedenti gradi di giudizio. L’Imputato perde definitivamente la causa e subisce le conseguenze economiche della propria impugnazione infondata.

Il ricorrente deve rimborsare integralmente le spese del procedimento penale. La Corte ha inoltre condannato l’Imputato al pagamento di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. La decisione chiarisce che i tentativi di furto di beni dal valore superiore a poche decine di euro non godono di sconti di pena automatici legati alla minima offensività.

Quale valore economico definisce un danno di speciale tenuità nel furto
Il bene sottratto deve avere un valore economico lievissimo e pressoché irrisorio, tale da cagionare alla vittima un pregiudizio patrimoniale del tutto trascurabile.

La ricchezza della persona derubata incide sulla concessione dell’attenuante
La capacità economica della persona offesa di sopportare la perdita non ha alcun rilievo e non rende tenue un danno oggettivamente apprezzabile.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione
La parte soccombente subisce la condanna al pagamento delle spese del processo e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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