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Attenuante del danno di speciale tenuità negata per furto da 150€

Due soggetti sono stati condannati per il furto aggravato di un cavo di alluminio del valore di 150 euro. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione, richiedendo l’applicazione dell’attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l’attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico lievissimo, quasi irrilevante. Un danno di 150 euro non può essere considerato tale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 34061 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il furto di un cavo e la richiesta dell’attenuante del danno di speciale tenuità

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo al furto di un cavo di alluminio. Due soggetti hanno subito una condanna nei precedenti gradi di giudizio per il reato di furto aggravato. Gli imputati hanno deciso di impugnare la decisione davanti alla Suprema Corte. La difesa ha incentrato il ricorso sulla richiesta di applicazione dell’attenuante del danno di speciale tenuità (una circostanza che riduce la pena quando il danno economico è minimo). Questo caso permette di fare chiarezza sui limiti economici entro cui un danno può considerarsi davvero trascurabile per la legge penale.

Quando il valore della refurtiva esclude l’attenuante del danno di speciale tenuità

Il nocciolo della questione giuridica riguarda la valutazione economica del bene sottratto. Nel caso specifico, i due soggetti avevano rubato un cavo di alluminio del valore commerciale di circa centocinquanta euro. La difesa sosteneva che tale importo fosse sufficientemente basso da giustificare uno sconto di pena. Tuttavia, la giurisprudenza adotta criteri molto rigorosi per definire la speciale tenuità. Non basta che il valore sia genericamente basso. Il danno deve essere quasi nullo per la vittima. La sottrazione di un bene da centocinquanta euro non soddisfa questo requisito. La perdita economica deve essere talmente minima da risultare quasi impercettibile per il patrimonio del soggetto leso.

Il ricorso in Cassazione e i motivi del rigetto

I ricorrenti hanno presentato due motivi principali di ricorso. Con il primo motivo, i soggetti hanno lamentato una presunta mancanza di motivazione da parte della Corte di Appello riguardo alla ricostruzione del reato in concorso. La Cassazione ha ritenuto questa contestazione del tutto infondata. I giudici di secondo grado avevano infatti ampiamente e correttamente motivato la decisione. Il secondo motivo riguardava proprio la mancata concessione della circostanza attenuante per il valore della refurtiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile anche questa richiesta. I ricorrenti hanno proposto questo motivo per la prima volta in Cassazione, violando le regole procedurali. Inoltre, la richiesta era palesemente infondata nel merito.

Le motivazioni della Cassazione sul valore del danno economico

I giudici della settima sezione penale hanno spiegato in modo cristallino i presupposti per l’applicazione dell’attenuante del danno di speciale tenuità. Per concedere questa attenuante, il giudice deve accertare che il pregiudizio economico sia lievissimo. Questo significa che il valore del bene deve essere pressoché irrilevante. La Corte ha citato i propri precedenti orientamenti per confermare questa linea interpretativa. Un valore di centocinquanta euro rappresenta una cifra concreta. Tale somma non può essere considerata di valore economico quasi nullo. Pertanto, i giudici non possono applicare la riduzione di pena in presenza di un danno di questa entità. La valutazione deve essere oggettiva e non può basarsi su considerazioni soggettive del reo.

Le conclusioni della sentenza sul furto aggravato

La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente i ricorsi presentati dai due imputati. I giudici hanno dichiarato l’inammissibilità delle richieste e hanno confermato la condanna per furto aggravato. Questa decisione comporta conseguenze finanziarie pesanti per i ricorrenti. Oltre alla conferma della pena principale, i soggetti devono pagare le spese del procedimento giudiziario. La legge prevede anche una sanzione aggiuntiva in caso di ricorso inammissibile. I giudici hanno condannato i ricorrenti al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende (un fondo pubblico per le sanzioni pecuniarie). Questa pronuncia riafferma la severità della legge contro i ricorsi infondati e chiarisce i limiti invalicabili per i benefici penali legati al valore dei beni sottratti.

Quando si applica l’attenuante del danno di speciale tenuità?
Questa attenuante si applica solo quando il danno economico causato alla vittima è lievissimo, ovvero quasi pari a zero o del tutto irrilevante.

Un furto di centocinquanta euro può beneficiare di questa attenuante?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che un danno di centocinquanta euro non è considerato lievissimo o irrilevante, escludendo quindi il beneficio.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Chi presenta un ricorso inammissibile viene condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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