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Art. 62 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Tentato furto pluriaggravato: il danno morale nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto pluriaggravato. L'imputato lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti per il danno di lieve entità. I giudici hanno chiarito che, nel valutare la gravità del danno, non si deve considerare solo la perdita economica materiale. Nel caso di violazione di domicilio, infatti, occorre valutare anche il grave pregiudizio morale subito dalla vittima, la cui serenità domestica è stata violata. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: ko il ricorso sul furto
L'Imputato è stato condannato per il furto di uno scaldabagno. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta all'imputato l'onere di dimostrare il valore economico minimo del bene sottratto per ottenere lo sconto di pena. Non avendo fornito alcuna prova sul valore trascurabile dello scaldabagno, e avendo presentato motivi generici, l'imputato ha perso la causa. La Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto da 269 euro: no al danno di speciale tenuità
L'Imputato è stato condannato per il furto di dieci confezioni di lamette da barba, del valore complessivo di 269,00 euro. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore economico della merce sottratta esclude in radice la particolare tenuità del danno. Inoltre, l'Imputato non ha fornito prove contrarie a supporto della sua richiesta. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Furto aggravato: ricorso generico costa caro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato contestava la sussistenza delle circostanze aggravanti, la mancata concessione delle attenuanti per danno di speciale tenuità e il calcolo della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le stesse difese già respinte in appello, senza contestare realmente le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato in concorso: ricorso inutile costa 3000 euro
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato in concorso. Contro la sentenza della Corte di Appello, che confermava la condanna di primo grado, l'uomo ha proposto ricorso per cassazione. Il ricorrente lamentava la mancata riapertura del processo per nuove prove e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante per danno di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano generici, ripetitivi e focalizzati sul merito dei fatti, senza contestare realmente le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Furto in spogliatoio e privata dimora: condanna confermata
Due soggetti si sono introdotti nello spogliatoio di un circolo sportivo per rubare beni e utilizzare illecitamente carte di credito della vittima. Condannati in appello, gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo che lo spogliatoio non costituisca un luogo abitativo. La Corte ha confermato che il furto in spogliatoio e privata dimora si integra pienamente anche nei complessi sportivi. Tali locali sono infatti destinati allo svolgimento di attività riservate al riparo da estranei. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi e rigettato le doglianze relative al ricalcolo della pena. Di conseguenza, i due ricorrenti hanno perso la causa e devono versare le spese processuali insieme a tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Furto con destrezza: ricorso respinto e sanzione confermata
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che confermava la condanna per i reati di spendita di banconote false e furto con destrezza. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato, la cancellazione dell'aggravante e l'applicazione dell'attenuante per danno di particolare tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi, che non contestavano adeguatamente la motivazione d'appello. L'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di lesioni e minacce: condanna confermata in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di appello che confermava la sua condanna per il reato di lesioni e minacce. La difesa ha sostenuto che le dichiarazioni spontanee rese dall'imputato subito dopo i fatti avrebbero dovuto modificare la decisione, fondata su testimonianze e certificati medici. Inoltre, la difesa ha contestato la mancata concessione dell'attenuante della provocazione e la valutazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha ritenuto il primo motivo generico e gli altri privi di specificità, in quanto ripetevano argomenti già esaminati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando L'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità negata
L'Imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. L'uomo contestava il mancato riconoscimento della attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, sostenendo che il pregiudizio economico causato fosse minimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la doglianza riproduceva soltanto le medesime argomentazioni già valutate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. In sede di merito era già stato accertato che i danni provocati dal reato non erano affatto di lieve entità. A causa dell'inammissibilità del ricorso, L'Imputato deve pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per genericità: i rischi concreti
L'Imputato è stato condannato per i reati di furto aggravato e guida senza patente, con l'aggravante della recidiva nel biennio. Contro la sentenza di appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione, errata qualificazione del fatto e mancato riconoscimento dell'attenuante per il danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato l'Inammissibilità del ricorso per genericità dei motivi presentati. I giudici hanno evidenziato che le censure erano del tutto astratte e prive di aderenza concreta alla motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando la piena validità della condanna precedente.
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Attenuante del danno di speciale tenuità negata nel furto in casa
L'Imputato viene condannato per il reato di furto aggravato in luogo di privata dimora dopo aver sottratto la somma di 153,45 euro. Il difensore dell'Imputato propone ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il beneficio presuppone un pregiudizio lievissimo e di valore economico del tutto irrisorio. La cifra sottratta non rientra in questo parametro. La Corte precisa inoltre che la capacità economica della vittima di sopportare il danno non incide sulla concessione dell'attenuante. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: il confine sottile tra tentativo e consumazione
Un uomo è stato condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto in semplice tentativo di furto e di riconoscere l'attenuante del danno di speciale tenuità. Secondo la difesa, i beni non erano entrati pienamente nella sua disponibilità e il valore del danno economico era ridotto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che l'imputato aveva già acquisito l'autonoma disponibilità della merce rubata, integrando il reato consumato e non solo tentato. Inoltre, il danno economico provocato non poteva considerarsi di lieve entità. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto pluriaggravato: ricorso generico confermato e condanna finale
Due imputati condannati nei precedenti gradi di giudizio per il reato di furto pluriaggravato hanno proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Il primo ricorrente ha contestato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della speciale tenuità del danno patrimoniale. Il secondo imputato ha lamentato un'asserita insufficienza probatoria, limitandosi a richiamare massime giurisprudenziali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici di legittimità hanno riscontrato la totale mancanza di specificità dei motivi, in quanto le doglianze si sono risolte nella mera riproposizione di argomenti già motivatamente respinti dalla Corte d'Appello, senza sviluppare un effettivo confronto critico con la decisione impugnata. Di conseguenza, la condanna è divenuta definitiva con contestuale addebito delle spese processuali e sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro il patteggiamento: i limiti e la condanna
L'Imputato ha patteggiato una pena per il reato di furto di generi alimentari. Successivamente, il suo difensore ha presentato un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha lamentato la mancata applicazione dell'attenuante per il danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione di un patteggiamento per errata qualificazione giuridica è consentita solo per errori evidenti e immediati. Il ricorso per mere valutazioni interpretative non è ammesso. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio e rifiuto dell’attenuante
L'Imputato è stato condannato per la detenzione a fini di spaccio di cocaina e hashish per un totale di circa ottanta dosi. Nonostante il riconoscimento della fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'ulteriore attenuante del lucro di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo sequestrato possedeva un valore economico non esiguo, escludendo così la minima entità del guadagno. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lesioni stradali e messa alla prova: no se ci sono precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista accusato del reato di Lesioni stradali e messa alla prova negata. L'imputato, alla guida in stato di ebbrezza, a velocità elevata e durante un sorpasso vietato, ha causato un grave incidente. La Cassazione ha confermato il diniego della messa alla prova a causa di due precedenti condanne per guida in stato di ebbrezza, che dimostrano un'inclinazione a reiterare il reato. Respinta anche la richiesta di sospensione condizionale e il riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno, poiché la somma versata dall'assicurazione era solo un acconto e non riconducibile a una scelta spontanea dell'automobilista. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro per la Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina impropria: la minaccia dopo il furto costa cara
Un uomo è stato condannato per il reato di tentata rapina impropria. La difesa ha contestato la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che vi fosse un intervallo di tempo (iato temporale) tra il tentativo di furto e le minacce rivolte alla vittima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che la tentata rapina impropria si configura anche se trascorre del tempo tra la sottrazione della cosa e la minaccia, purché quest'ultima sia finalizzata a garantire l'impunità del colpevole. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Delitto di estorsione: condanna definitiva senza violenza fisica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di estorsione nei confronti di un soggetto che aveva costretto la vittima a subire una perdita patrimoniale per ottenere un ingiusto profitto. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come semplice violenza privata, sostenendo l'assenza di una forza intimidatrice sufficiente. I giudici hanno respinto la richiesta, chiarendo che la violenza o minaccia finalizzata a un profitto economico configura sempre il delitto di estorsione, a prescindere dall'intensità della coartazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di rapina o scippo? La Cassazione traccia il confine
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina a carico di un soggetto che chiedeva la riqualificazione del fatto in furto con strappo o in semplice tentativo. I giudici hanno chiarito che si configura la rapina quando la violenza viene esercitata direttamente sulla vittima per sottrarle il bene, e il colpevole ne acquisisce anche solo temporaneamente il controllo autonomo. La Corte ha inoltre stabilito la piena utilizzabilità delle dichiarazioni spontanee rese dal coimputato alla polizia giudiziaria senza difensore nei riti speciali. Infine, ha escluso l'attenuante del risarcimento del danno, ritenendo la somma offerta inadeguata rispetto alla gravità del reato, e ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di truffa: il telefono non è suo ma la carta lo incastra
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa. L'imputato contestava la propria responsabilità penale, sostenendo che il numero telefonico utilizzato per il raggiro non gli appartenesse. I giudici hanno però confermato la colpevolezza poiché la somma provento del reato era stata versata su una carta prepagata nella sua piena disponibilità, la cui denuncia di smarrimento era avvenuta solo dopo i fatti. È stato inoltre negato il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e della circostanza attenuante del danno lieve, a causa della non modica consistenza del profitto ottenuto.
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