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Art. 62 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Attenuante del danno di speciale tenuità: furto di 99 euro
L'Imputato ha subito una condanna per il furto di beni del valore di 99 euro. Il ricorrente ha impugnato la decisione contestando la mancata concessione della riduzione di pena prevista per i fatti lievi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico lievissimo e pressoché irrisorio. La cifra di 99 euro non possiede una natura irrilevante. Inoltre, la capacità economica della vittima di assorbire la perdita patrimoniale non incide sulla valutazione oggettiva del danno cagionato. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'Imputato a quattro mesi di reclusione e centoventi euro di multa, disponendo anche il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato fallimentare: no alle attenuanti per il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imprenditore per un reato fallimentare legato alla violazione degli obblighi di cooperazione previsti dalla legge sulle insolvenze. L'imputato ha presentato ricorso lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Le motivazioni difensive riproducevano censure già esaminate e respinte in secondo grado senza elementi di novità. Inoltre, il giudice di merito aveva adeguatamente motivato il rifiuto delle attenuanti basandosi su elementi concreti e decisivi. L'imprenditore deve quindi scontare la condanna penale e pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Furto di documenti e bancomat: perché non c’è lieve danno
Un uomo ha subito la condanna per il reato di furto aggravato dopo aver sottratto alla persona offesa uno smartphone e un portafogli contenente carte di pagamento e tessere personali. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo l'applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità e contestando la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nel furto di documenti e bancomat non è configurabile un danno patrimoniale lievissimo, poiché il valore del documento supera il mero supporto cartaceo o plastificato ed include i pesanti disagi pratici ed economici necessari per ottenere il duplicato.
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Furto aggravato di energia elettrica: nessun danno lieve
Un cittadino ha subito una condanna per il reato di furto aggravato di energia elettrica commesso all'interno della propria abitazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità e lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante per danno di speciale tenuità. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'appropriazione abusiva di corrente in ambito domestico si protrae a flusso continuo per tutto il tempo in cui l'immobile rimane abitato. Questa continuità impedisce di considerare il danno economico come particolarmente lieve. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato tentato: niente sconti senza tenuità
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto pluriaggravato tentato. I ricorrenti lamentavano la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, il mancato riconoscimento del danno di speciale tenuità e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di furto pluriaggravato tentato supera il limite edittale massimo di pena previsto dalla legge per accedere alla non punibilità per particolare tenuità. Inoltre, l'ammissione dei fatti non basta per ottenere sconti di pena se l'imputato è stato colto in flagranza e vanta precedenti penali negativi. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi e ha condannato i due soggetti al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: ricorso respinto e sanzione pecuniaria
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di furto pluriaggravato confermata dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il primo motivo chiedeva una nuova valutazione delle prove, operazione vietata ai giudici di legittimità. Il secondo motivo contestava l'aggravante della destrezza e la mancata concessione dell'attenuante per speciale tenuità economica; tuttavia, la difesa non aveva sollevato tali questioni durante il giudizio di secondo grado. Di conseguenza, la Corte ha reso definitiva la condanna e ha inflitto all'Imputata il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di minaccia e lesioni: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di minaccia e lesioni. La persona condannata ha presentato ricorso lamentando vizi di motivazione sulla propria responsabilità e contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della provocazione. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il ricorrente ha infatti richiesto una nuova valutazione delle prove, operazione vietata nel giudizio di legittimità davanti alla Suprema Corte. I giudici di merito avevano già accertato i fatti in modo chiaro e coerente attraverso una doppia pronuncia conforme. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: allaccio abusivo e nessuna esimente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per il reato di furto di energia elettrica commesso mediante allaccio abusivo presso la propria abitazione. La difesa ha invocato lo stato di necessità e ha richiesto il riconoscimento sia dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sia della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto ogni censura. Il prelievo illecito di corrente in un alloggio avviene a flusso continuo nel tempo ed esclude la minima entità del danno. Inoltre, la presenza di più aggravanti impedisce l'applicazione delle esimenti per particolare tenuità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
Tre imputati, condannati per furto aggravato in abitazione, hanno concordato la riduzione della pena con la Procura generale durante il giudizio di secondo grado. Dopo la sentenza favorevole, gli stessi hanno presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione di una circostanza attenuante. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il concordato in appello vincola le parti in modo definitivo. L'accordo impedisce di riaprire discussioni su questioni a cui la difesa ha rinunciato per ottenere lo sconto di pena. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: il garage è pertinenza della casa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione a carico di un individuo che si era introdotto abusivamente all'interno di un garage privato. L'imputato contestava la severità della qualificazione giuridica sostenendo che il box non fosse un luogo di privata dimora. I giudici hanno chiarito che il garage costituisce una pertinenza diretta dell'alloggio, estendendo la medesima tutela penale riservata all'abitazione principale. I motivi sul ricalcolo della pena sono risultati inammissibili anche a causa della recidiva specifica dell'autore. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e attenuanti: nessun taglio di pena nel furto
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato con l'applicazione della recidiva reiterata. La difesa ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse. I giudici hanno chiarito il rapporto tra recidiva reiterata e attenuanti: l'articolo 69 del codice penale vieta espressamente di considerare la recidiva reiterata subvalente rispetto alle attenuanti. Di conseguenza, anche se il giudice avesse concesso le attenuanti generiche richieste, la sanzione finale non avrebbe subito alcuna riduzione pratica. L'esito finale ha visto la totale sconfitta del condannato, obbligato a pagare le spese processuali e un versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto e attenuante del danno di speciale tenuità: i limiti
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto emessa dalla Corte di Appello. La difesa lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il bene sottratto avesse un valore economico del tutto irrisorio e avesse causato un pregiudizio lievissimo alla persona offesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la concessione del beneficio non dipende soltanto dal valore economico del bene rubato. Il giudice deve valutare il danno criminale nella sua globalità e considerare ogni elemento concreto del reato commesso. Gli imputati hanno subito la condanna definitiva al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità e recidiva reiterata
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello, lamentando la mancata applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. Gli imputati hanno contestato la decisione dei giudici di merito unendo in un unico motivo generico sia la responsabilità per i fatti contestati sia il mancato riconoscimento dello sconto di pena. I soggetti hanno inoltre preteso la prevalenza delle attenuanti generiche nonostante i loro precedenti penali specifici e reiterati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per totale difetto di specificità dei motivi e per mancata contestazione puntuale della sentenza precedente. I giudici di legittimità hanno condannato entrambi i condannati al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: tentato furto lieve e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per tentato furto all'interno di un supermercato. I giudici di merito hanno inflitto una condanna a due mesi di reclusione e centoventi euro di multa. L'imputato ha presentato ricorso lamentando un difetto di motivazione circa la determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Quando la sanzione finale si colloca vicino al minimo e ampiamente al di sotto della media prevista dalla legge, il giudice non deve spiegare analiticamente ogni singolo parametro di valutazione, risultando sufficiente un generico richiamo alla congruità del trattamento sanzionatorio. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danno di speciale tenuità: escluso per furto da 250 euro
Un imputato ha subito una condanna per il furto di carburante dal valore complessivo di 250 euro. L'uomo ha presentato ricorso per ottenere il riconoscimento della circostanza attenuante comune legata al danno di speciale tenuità, oltre a contestare la valutazione delle prove e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto l'istanza, chiarendo che una sottrazione pari a centinaia di euro non rappresenta una perdita patrimoniale irrisoria. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese legali e al versamento di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: nessun beneficio se l’auto ha valore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo ritenuto colpevole di tentato furto aggravato di un'automobile. L'imputato lamentava la mancata concessione dell'attenuante del danno economico di speciale tenuità, sostenendo l'assenza di una reale perdita economica per la vittima a causa della mancata consumazione del reato. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ricordando il principio secondo cui, nel reato tentato, il valore del danno non si calcola sull'esito fallito, ma sul pregiudizio economico che la vittima avrebbe subito se l'azione fosse andata a buon fine. Il valore commerciale dell'autovettura esclude quindi qualsiasi beneficio legato alla minima entità economica.
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Ricorso Penale Inammissibile: Attenuanti Negate per Danno Milionario
Un individuo ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna per reati che hanno causato un danno milionario alla pubblica amministrazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità penale. Il motivo principale era la contestazione della mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Cassazione ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello logica e adeguata, considerando la lunga durata della condotta criminosa e la gravità del danno. L'inammissibilità ricorso penale ha comportato la condanna dell'individuo al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Privata Dimora: Quando il Giardino è Sacro come la Casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato contro la proprietà. L'imputato contestava la qualificazione del fatto e il diniego della circostanza attenuante del danno di minima rilevanza. La Cassazione ha ribadito che la nozione di **privata dimora** include anche le pertinenze dell'abitazione, confermando l'orientamento consolidato. Ha inoltre ritenuto infondato il motivo relativo alla circostanza attenuante, poiché il danno potenziale non era di minima entità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore è stato condannato per lesioni personali. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la loro comparazione con le aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la decisione del giudice di merito fosse ben motivata e non arbitraria. Il giudice aveva correttamente valutato la gravità del fatto e le lesioni causate. La Cassazione ha quindi confermato la condanna e l'adeguatezza della pena, ribadendo che la valutazione delle circostanze attenuanti generiche è discrezionale e non sindacabile se logicamente giustificata.
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Determinazione della pena: il ricorso fallisce contro il giudice
Il Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello che lo condannava per violazione delle misure di prevenzione e tentato furto aggravato. Il Ricorrente contestava la determinazione della pena e il giudizio di bilanciamento delle circostanze. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che le scelte del giudice di merito sulla determinazione della pena e sul bilanciamento tra attenuanti e aggravanti non sono sindacabili in sede di legittimità se adeguatamente motivate e prive di vizi logici. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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