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Art. 62 Codice Penale — Anno 2026

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614 provvedimenti

Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Divieto di reformatio in peius: la condanna confermata costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per furto in abitazione e possesso ingiustificato di grimaldelli. L'imputato lamentava la violazione del divieto di reformatio in peius e il mancato riconoscimento dell'attenuante per la riparazione del danno. I giudici hanno chiarito che non vi è stato alcun aumento di pena, essendoci stata una semplice conferma della condanna di primo grado. Inoltre, la richiesta di attenuanti è stata respinta poiché il ricorso non ha contestato in modo specifico la motivazione, logica e dettagliata, fornita dalla Corte d'Appello. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: il danno agli infissi esclude lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto pluriaggravato. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in tentativo di furto e l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno chiarito che l'impossessamento del bene era già avvenuto, escludendo il semplice tentativo. Inoltre, l'attenuante della speciale tenuità del danno non è applicabile se, oltre al valore della refurtiva, si considerano i danni collaterali causati alla vittima, come la rottura di una porta basculante, rendendo irrilevante anche la successiva restituzione della refurtiva. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina di lieve entità: il bottino minimo non cancella la pena
Il Condannato ha richiesto la rideterminazione della pena per due condanne definitive per rapina aggravata, invocando l'attenuante della rapina di lieve entità introdotta dalla Corte Costituzionale con la sentenza 86/2024. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina di lieve entità non può essere riconosciuta quando le modalità dell'azione rivelano una gravità intrinseca. Nel primo caso, il reato era stato commesso di notte da più persone simulate armate per costringere la vittima a un prelievo. Nel secondo caso, l'autore ha agito di notte con un coltello da cucina, violando una misura cautelare. Nonostante il modesto valore economico sottratto, la gravità complessiva delle condotte esclude l'attenuante. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro.
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Furto aggravato: la consegna con inganno non esclude il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per i reati di furto aggravato e insolvenza fraudolenta. L'imputato contestava la sussistenza del reato di furto, sostenendo che la vittima avesse consegnato spontaneamente il bene. I giudici hanno invece chiarito che la sottrazione si configura anche quando la consegna del bene avviene con la collaborazione della vittima, purché tale collaborazione sia frutto di inganno o errore e non di una libera scelta. La Corte ha inoltre respinto le censure sulle attenuanti poiché generiche e ripetitive, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Violenza privata alla guida: la condanna per manovre pericolose
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violenza privata a carico di un automobilista. L'imputato, alla guida del proprio veicolo, aveva deliberatamente compiuto manovre pericolose per ostacolare e interferire con la marcia di un altro utente della strada, costringendolo a deviare dal suo percorso. I giudici hanno ribadito che tale condotta integra pienamente il reato di violenza privata alla guida, poiché costituisce una coartazione della libertà di movimento altrui. Il ricorso dell'automobilista è stato dichiarato inammissibile poiché basato su motivi generici e di merito, non valutabili in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: cellulare di poco valore ma pena da ricalcolare
L'Imputato ha sottratto un telefono cellulare alla Vittima e, inseguito da quest'ultima, l'ha colpita con ripetuti pugni per assicurarsi la fuga. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di rapina impropria. La Corte di Cassazione ha confermato la qualificazione del reato come rapina impropria consumata, escludendo il tentativo, poiché la violenza successiva alla sottrazione consuma il reato. Ha inoltre confermato il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità, data la violenza fisica esercitata. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente all'applicazione della recidiva reiterata, poiché i giudici di merito non hanno motivato il nesso tra il nuovo reato e i precedenti, ordinando un nuovo giudizio sul punto per rideterminare la pena.
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Bilanciamento delle circostanze: condanna certa ma pena da rifare
Quattro soggetti, condannati per tentato furto aggravato, hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi sulla responsabilità penale, rendendo definitiva la condanna. Tuttavia, ha accolto i motivi relativi al calcolo della pena per tre di loro, estendendo l'effetto anche al quarto. I giudici di secondo grado avevano infatti escluso l'attenuante del risarcimento del danno con una motivazione contraddittoria e illogica. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente al bilanciamento delle circostanze (art. 69 c.p.) tra aggravanti e attenuanti, rinviando alla Corte d'appello per un nuovo esame che valuti correttamente l'impatto delle attenuanti sulla pena finale.
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Ricettazione di assegni: condanna anche se non incassati
Due imprenditrici, la titolare di una sala giochi e la sorella collaboratrice, sono state condannate per il reato di ricettazione di assegni. Le donne avevano utilizzato assegni rubati per pagare i debiti legati alle slot machines presenti nel loro locale. La difesa sosteneva che, non essendo mai stati incassati gli assegni, il danno economico fosse nullo e spettasse quindi l'attenuante della speciale tenuità del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, dichiarando i ricorsi inammissibili. I giudici hanno stabilito che, nei casi di ricettazione di titoli di credito, il danno non si calcola sull'effettivo incasso, ma sulla potenziale utilizzabilità degli assegni stessi. Di conseguenza, le imputate perdono la causa e sono condannate a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena: la Cassazione frena gli sconti facili
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'eccessività della sanzione inflitta nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la determinazione della pena, compresa la valutazione delle circostanze attenuanti e aggravanti, spetta esclusivamente al giudice di merito. Quest'ultimo esercita un potere discrezionale nel rispetto dei criteri di legge. Nel caso specifico, il giudice d'appello aveva già concesso ampie riduzioni di pena, escludendo la recidiva e riconoscendo le attenuanti generiche. Di conseguenza, non sussistevano i presupposti per un'ulteriore riduzione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi ha precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione. L'imputato lamentava la violazione del diritto di difesa e chiedeva la riqualificazione del reato in furto, oltre al riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che le lievi irregolarità formali non compromettono la validità della decisione. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici, la non occasionalità della condotta e la gravità del danno economico escludono l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Infine, la scelta della pena e il diniego delle attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Consumazione del reato di rapina: basta il possesso breve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina. L'imputato contestava la consumazione del reato di rapina, sostenendo che la vittima fosse tornata in possesso dei beni subito dopo l'intervento della polizia. I giudici hanno chiarito che il reato si considera consumato nel momento in cui l'autore acquisisce, anche per breve tempo, il possesso autonomo della refurtiva sottratta con violenza. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche e della speciale tenuità del danno, evidenziando la gravità della condotta e l'intensità del dolo. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Armi e circostanze attenuanti e aggravanti: la Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano. Il ricorrente contestava l'applicazione dell'aggravante dell'uso delle armi e il mancato riconoscimento di circostanze attenuanti e aggravanti, in particolare la lieve entità del fatto e l'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla sussistenza di tali elementi spetta esclusivamente al giudice di merito. Se la motivazione della sentenza d'appello è logica e coerente, la Cassazione non può riesaminare i fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: rigettato il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e l'eccessività della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del danno e sulla misura della pena spetta esclusivamente al giudice di merito. Se la motivazione della sentenza precedente è logica e coerente, la Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice precedente. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti: ricorso respinto e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano. L'imputato contestava il mancato riconoscimento di diverse circostanze attenuanti, tra cui la minima partecipazione al reato e la lieve entità del danno patrimoniale. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla sussistenza di tali elementi spetta esclusivamente ai giudici di merito. Se la motivazione della sentenza di secondo grado è logica e priva di contraddizioni, la Cassazione non può procedere a una nuova valutazione dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata: condannato per 0,5 grammi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per spaccio di lieve entità a seguito del ritrovamento di 0,50 grammi di eroina suddivisi in due involucri. La difesa ha contestato la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Inoltre, l'applicazione della particolare tenuità del fatto è stata legittimamente esclusa a causa della non occasionalità della condotta illecita del ricorrente. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'uomo era stato trovato in possesso di oltre 63 grammi di hashish, equivalenti a circa 825 dosi, mentre si trovava già agli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha ritenuto corretto il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando la gravità della condotta e i numerosi precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: tradito dal tatuaggio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per l'indebito utilizzo di carte di credito altrui. L'imputato era stato identificato, nonostante indossasse una mascherina protettiva, grazie a un vistoso tatuaggio, al taglio degli occhi e alla corporatura robusta. La difesa ha proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, delle attenuanti generiche e della speciale tenuità del danno per una somma sottratta di duecento euro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che i motivi erano generici e ripetitivi. Inoltre, i giudici hanno escluso le attenuanti per l'assenza di resipiscenza o tentativi di restituzione, e hanno stabilito che un danno di duecento euro non può considerarsi irrisorio. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto e condotte riparatorie: l’offerta informale non basta
L'Imputata, accusata del furto di 18 kg di punte di formaggio ai danni di un'Azienda, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'estinzione del reato per condotte riparatorie. L'Imputata aveva infatti formulato un'offerta risarcitoria informale, rifiutata dall'Azienda per politica aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in caso di rifiuto della vittima, l'applicazione delle condotte riparatorie richiede necessariamente la formulazione di un'offerta reale formale secondo le regole del codice civile, eseguita prima dell'apertura del dibattimento. Di conseguenza, l'offerta informale non è sufficiente per estinguere il reato o per ottenere le attenuanti generiche, confermando la condanna dell'Imputata al pagamento delle spese processuali.
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Specificità dei motivi di appello: quando ripetere non basta
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per tentato furto all'interno di un supermercato. L'appello originario era stato respinto per carenza di specificità dei motivi di appello, in quanto la difesa si era limitata a riproporre le medesime tesi del primo grado senza contestare le argomentazioni del tribunale. L'imputato sosteneva che la presenza di telecamere rendesse il furto un reato impossibile, ma la giurisprudenza qualifica l'azione monitorata dai sorveglianti come tentativo di furto. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata ritenuta generica poiché basata su formule astratte. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità dell’appello per motivi generici nel furto
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato l'inammissibilità dell'appello per motivi generici proposto da un uomo accusato di tentato furto in un supermercato. L'imputato sosteneva che la presenza di telecamere rendesse il reato impossibile e chiedeva l'attenuante del danno di speciale tenuità per il valore della merce pari a 240 euro. La Suprema Corte ha chiarito che il monitoraggio video configura comunque il tentativo di furto e che un danno di centinaia di euro non è di speciale tenuità. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con sua condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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