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Art. 62 Codice Penale — Anno 2023

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1411 provvedimenti

Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Ricettazione attenuata: cibo per bisognosi o lieve entità?
Un'insegnante incensurata è stata condannata per ricettazione per aver ricevuto generi alimentari marchiati come aiuti dell'Unione Europea non commerciabili, sottratti da parenti incaricati della loro distribuzione ai bisognosi. Il valore della merce era stimato tra gli 80 e i 100 euro. La Corte d'appello ha negato la circostanza attenuante della particolare tenuità del fatto basandosi su un giudizio di tipo etico e morale. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio, stabilendo che per la concessione della ricettazione attenuata il giudice deve valutare l'esiguità economica del bene e la personalità del soggetto, senza limitarsi a considerazioni morali sulla destinazione della merce.
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Inammissibilità dell’appello: risarcire il danno non basta
L'Imputata, condannata in primo grado per tentato furto aggravato, ha proposto appello chiedendo la riduzione della pena al minimo edittale, evidenziando il risarcimento del danno effettuato. La Corte d'Appello ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello per difetto di specificità dei motivi, poiché l'atto non contestava la presenza di precedenti penali che giustificavano lo scostamento dal minimo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che l'impugnazione deve confrontarsi direttamente con le motivazioni del primo giudice. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'Imputata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuante del risarcimento del danno: no sconti per l’estorsione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per estorsione continuata. L'Imputato lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno e la severità della pena. I giudici hanno chiarito che il risarcimento offerto era solo parziale, non coprendo interamente il grave turbamento morale causato alla vittima, come emerso anche dai messaggi scambiati su WhatsApp. Inoltre, la determinazione della pena, già vicina ai minimi edittali, è stata ritenuta corretta e proporzionata alla personalità negativa del colpevole. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: voleva lo sconto e paga
Il Conducente è stato condannato per porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere e guida senza patente. Ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e vizi sulla determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione. I giudici hanno rilevato che la contestazione sulle attenuanti era del tutto generica e priva di argomenti specifici. Inoltre, la questione sull'aumento di pena per il reato satellite non era stata sollevata in appello, rendendola non proponibile per la prima volta in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: nessun sconto a chi vende in strada
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di lieve entità. Il soggetto era stato trovato in possesso di circa quattro grammi di cocaina, dai quali erano ricavabili diciotto dosi singole. La difesa lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che l'imputato, privo di fonti di reddito lecite, era dedito in modo non occasionale allo spaccio in strada. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso in Cassazione: condanna confermata
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello, contestando la valutazione sull'offensività del fatto, la mancata applicazione della causa di non punibilità, il diniego delle attenuanti e il trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso in Cassazione poiché i motivi erano contrari alle norme di legge o ripetevano semplicemente le contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la sua piena responsabilità penale.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: l’insulto stradale costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. La donna aveva rivolto frasi ingiuriose a un agente di polizia locale durante i rilievi di un tamponamento stradale. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle testimonianze dei vigili e l'assenza di testimoni estranei. I giudici di legittimità hanno invece confermato la validità delle prove, rilevando la presenza accertata di terzi passanti al momento del fatto. Di conseguenza, la condanna a sei mesi di reclusione è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Attenuante della provocazione: negata per reazione sproporzionata
L'Imputato è stato condannato per lesioni personali aggravate ai danni della Persona Offesa. Contro la condanna, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante della provocazione e la conseguente esclusione della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante della provocazione non può essere invocata per la prima volta in Cassazione se non richiesta in appello. Inoltre, la sproporzione tra l'aggressione dell'Imputato e il comportamento della vittima esclude in radice tale beneficio. L'inammissibilità del ricorso impedisce anche di dichiarare la prescrizione del reato maturata successivamente. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso, deve pagare le spese processuali, una sanzione alla Cassa delle Ammende e risarcire le spese legali della Persona Offesa.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: dosi minime, pene alte
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di diversi imputati condannati per associazione finalizzata al narcotraffico e spaccio di stupefacenti a Trinitapoli. Gli imputati chiedevano la riqualificazione dei fatti come ipotesi di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che la gestione sistematica di una piazza di spaccio, caratterizzata da turni continui, contabilità organizzata, stabilità del gruppo e disponibilità di armi, esclude l'applicazione della lieve entità, anche in presenza di singole cessioni modeste. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese processuali.
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Tentata estorsione: la Cassazione nega lo sconto per soli 50 euro
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentata estorsione e calunnia. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che la richiesta estorsiva ammontasse a soli cinquanta euro e non avesse causato turbamento alla vittima. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nei casi di tentata estorsione, la valutazione sulla gravità del danno deve essere complessiva. Non ci si può limitare al solo valore economico della richiesta, ma occorre considerare anche gli effetti psicologici e intimidatori sulla vittima, data la natura plurioffensiva del reato che colpisce sia il patrimonio sia la libertà personale.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: pasticcere o spacciatore?
L'Imputato, di professione pasticcere, viene condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. La difesa sostiene l'uso personale, giustificando il possesso di un bilancino di precisione con l'attività lavorativa. Tuttavia, il rinvenimento di coltelli intrisi di droga e pellicole per il confezionamento smentisce tale tesi. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità penale e nega la particolare tenuità del fatto, ma accoglie parzialmente il ricorso. I giudici di secondo grado hanno infatti omesso di pronunciarsi sulla richiesta di sospensione condizionale della pena. La sentenza viene annullata limitatamente alla concessione dei benefici di legge, con rinvio alla Corte d'appello per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione annulla la condanna
Tre imputati sono stati condannati per reati in materia di stupefacenti di lieve entità. Uno di essi ha proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, negata dai giudici d'appello basandosi sui suoi precedenti penali per reati patrimoniali e sulla condotta stessa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di questo imputato, chiarendo che la particolare tenuità del fatto deve essere valutata sulle modalità concrete dell'azione e non su elementi già tipici del reato o su precedenti non pertinenti. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione della sua posizione, mentre i ricorsi degli altri due imputati sono stati dichiarati inammissibili con condanna alle spese.
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Attenuanti generiche negate: confermata la condanna per lucro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la sentenza d'appello che gli negava la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche e l'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno confermato la sanzione poiché la condotta, legata al trattamento di materiali per fini di lucro, non era occasionale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto di coltello senza giustificato motivo: il cuoco condannato
Un cuoco viene sorpreso in strada mentre brandisce un coltello e pronuncia minacce. L'uomo si difende invocando la propria professione per giustificare il possesso dell'utensile. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la condanna per porto di coltello senza giustificato motivo. I giudici stabiliscono che la condotta aggressiva e i precedenti penali smentiscono l'uso professionale dell'arma, escludendo anche le attenuanti e la sospensione condizionale.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando il ricorso è inammissibile
Il Cittadino ha proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, contestando la propria responsabilità e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati riguardavano valutazioni di fatto, non consentite nel giudizio di legittimità, e riproducevano argomenti già ampiamente esaminati e respinti dai giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: la finestra rotta nega lo sconto
Un uomo si è introdotto in una casa rompendo l'infisso di una finestra per rubare oggetti di valore, ma non ha trovato nulla ed è fuggito. Accusato di tentato furto in abitazione aggravato, è stato condannato a un anno di reclusione. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che non fosse stato rubato nulla e che il danno fosse minimo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nel tentato furto in abitazione, per valutare la tenuità del danno occorre ipotizzare il valore dei beni che si volevano sottrarre e considerare anche i danni strutturali causati per entrare, come la rottura dell'infisso, che esclude la particolare tenuità. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Uso personale di stupefacenti: quando poche dosi costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'uomo era stato trovato in possesso di due dosi di crack e contanti in una nota piazza di spaccio, dopo essere stato filmato il giorno precedente mentre vendeva droga. La difesa sosteneva l'uso personale di stupefacenti, ma i giudici hanno confermato la condanna penale. La Corte ha chiarito che la destinazione a terzi si desume da elementi concreti come il confezionamento, il tentativo di fuga e i precedenti specifici. Di conseguenza, sono stati negati sia la particolare tenuità del fatto sia il beneficio della sospensione condizionale della pena, confermando la sanzione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio e particolare tenuità del fatto: no allo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per spaccio di cocaina suddivisa in 18 dosi. I giudici hanno confermato l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Corte ha chiarito che la lieve entità dello spaccio non comporta automaticamente la particolare tenuità del fatto, poiché i due istituti valutano elementi diversi: il primo si concentra su mezzi, modalità e quantità della droga, mentre il secondo richiede un'analisi globale della condotta, del pericolo e della non abitualità. L'Imputato, trovato con bilancino e denaro in una nota zona di spaccio, è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Tentata estorsione in casa altrui: condannato l’inquilino abusivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione e minacce a carico di un uomo che occupava abusivamente un appartamento. L'Occupante Abusivo pretendeva con violenza e gravi minacce di morte che il Proprietario dell'Immobile gli versasse ventimila euro. La difesa sosteneva che la condotta andasse qualificata come esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ritenendo che l'uomo volesse solo tutelare il suo presunto diritto a un regolare contratto di locazione dopo aver versato una caparra. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che non esisteva alcun diritto legittimo da far valere. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la colpevolezza dell'imputato e condannandolo anche al pagamento delle spese processuali.
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Furto in negozio: quando spetta la particolare tenuità del fatto
Due soggetti vengono condannati per furto e tentato furto in un negozio. Uno dei due muore prima della decisione della Cassazione, determinando l'estinzione del reato. Per l'altro imputato, la Cassazione accoglie il ricorso. I giudici d'appello avevano riconosciuto l'attenuante del danno lieve ma si erano dimenticati di ridurre la pena. Inoltre, avevano negato la particolare tenuità del fatto senza valutare la condotta successiva al reato, come previsto dalla Riforma Cartabia. La Cassazione annulla la sentenza e rinvia il caso per un nuovo calcolo della pena e una nuova valutazione sulla particolare tenuità del fatto.
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