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Art. 62 Codice Penale — Anno 2023

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1411 provvedimenti

Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Reato di ricettazione: condanna per l’assegno senza scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione. L'uomo era stato trovato in possesso di un assegno bancario di provenienza furtiva, senza essere in grado di fornire alcuna giustificazione plausibile sulla sua detenzione. I giudici di legittimità hanno confermato la responsabilità penale, ritenendo del tutto generici i motivi di ricorso che contestavano la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Ricettazione di assegni in bianco: la carta vale oro per la legge
Un uomo è stato condannato per truffa e ricettazione per aver acquisito un blocchetto di assegni in bianco, utilizzandone alcuni. La difesa ha richiesto la riduzione della pena invocando la particolare tenuità del danno e la lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che la ricettazione di assegni in bianco non consente l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. Il valore da considerare non è quello della carta, ma quello potenziale legato all'uso del titolo. Inoltre, la lieve entità del fatto va valutata globalmente, considerando anche la condotta e la personalità del colpevole. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Rapina impropria: investire la vittima per fuggire costa la condanna
L'Imputata, dopo aver commesso una sottrazione, ha investito La Vittima con la propria auto per fuggire e garantirsi l'impunità, causandogli lesioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputata, confermando la condanna per il reato di rapina impropria e lesioni personali. La difesa chiedeva la derubricazione del fatto in semplice furto, ma i giudici hanno ribadito che l'uso della violenza stradale per assicurarsi la fuga integra pienamente la rapina impropria. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di assegno falsificato: quando riceverlo è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina condannata per il reato di ricettazione. L'imputata chiedeva la riqualificazione del fatto in falsità di titoli di credito, sostenendo di non aver commesso la ricettazione. I giudici hanno chiarito che la condotta integra la fattispecie di ricettazione di assegno falsificato poiché il titolo di credito, già contraffatto da terzi, è stato da lei semplicemente ricevuto. È stata inoltre respinta la richiesta di applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, in quanto il valore economico dell'assegno non era irrilevante. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Risarcimento del danno nel giudizio abbreviato: no a sconti tardivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina aggravata, lesioni e ricettazione. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno. I giudici hanno chiarito che, per ottenere il beneficio del risarcimento del danno nel giudizio abbreviato, la riparazione deve avvenire prima dell'ordinanza di ammissione al rito speciale. Nel caso specifico, l'offerta risarcitoria è stata giudicata tardiva e del tutto incongrua rispetto alla gravità dei fatti commessi ai danni di persone anziane e vulnerabili. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e la sanzione inflitta, ordinando anche il pagamento delle spese processuali.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no ai grandi negozi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentato furto e ricettazione. La difesa lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il furto ai danni di una grande catena commerciale non avesse causato un danno significativo. La Suprema Corte ha chiarito che la capacità economica della vittima non rileva ai fini dell'attenuante, che richiede invece un pregiudizio oggettivamente irrisorio. Inoltre, è stata confermata la negazione della sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali dell'imputata. L'inammissibilità del ricorso ha precluso la possibilità di far valere la mancanza di querela introdotta dalla Riforma Cartabia, poiché la condanna era ormai diventata definitiva.
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Danno patrimoniale di speciale tenuità: no a sconti per truffa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa in concorso. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della circostanza del danno patrimoniale di speciale tenuità. I giudici hanno chiarito che il diniego delle attenuanti generiche era giustificato dalla gravità del fatto e dalla recidiva del reo. Inoltre, per la concessione dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, il pregiudizio economico deve essere oggettivamente irrisorio e lievissimo. Non rileva, invece, la capacità economica della vittima di sopportare la perdita finanziaria. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di documenti: perché non è un danno di speciale tenuità
L'Imputata è stata condannata per tentato furto in abitazione e furto di un portafoglio contenente denaro, carte di credito e documenti personali. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo, tra l'altro, il riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il danno di speciale tenuità non può essere riconosciuto quando, oltre al denaro, vengono sottratti documenti e carte di credito, poiché questi beni comportano gravi disagi e ulteriori effetti pregiudizievoli per la vittima, superando la soglia del valore economico irrisorio. Inoltre, la gravità della condotta, i numerosi precedenti penali per reati contro il patrimonio e la scelta di colpire vittime anziane giustificano il diniego delle attenuanti generiche e la misura della pena inflitta.
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Lieve entità nel reato di spaccio: condannato chi ha troppe dosi
L'Imputato è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, avendo in casa 88 dosi di cocaina e 218 di eroina, oltre a strumenti di confezionamento e denaro contante. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella Lieve entità nel reato di spaccio e l'applicazione dell'attenuante del lucro di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di droga, la presenza di strumenti per il confezionamento e il continuo andirivieni di persone dimostrano un'attività di spaccio organizzata e sistematica, incompatibile con la lieve entità. Inoltre, il valore commerciale della droga esclude l'attenuante del lucro minimo. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina impropria al supermercato: lo schiaffo costa caro ai complici
Tre complici sottraggono generi alimentari da un supermercato. All'esterno, un addetto alla sicurezza chiede di controllare la borsa di una donna del gruppo, ma viene colpito con uno schiaffo dal compagno per garantire la fuga, mentre il terzo complice attende in auto a motore acceso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina impropria in concorso per tutti e tre i soggetti. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza subito dopo il furto per assicurarsi la fuga trasforma il fatto in rapina impropria. Inoltre, la responsabilità si estende anche al complice rimasto in auto, poiché l'uso della forza per fuggire è uno sviluppo del tutto prevedibile durante un furto di gruppo. Infine, il risarcimento parziale offerto solo al supermercato e non alla guardia giurata esclude l'attenuante del danno interamente risarcito.
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Tace per vendicarsi: condanna per favoreggiamento personale
Due aggressori feriscono alle gambe un uomo per una lite stradale. La vittima nega di conoscerli, ma le intercettazioni svelano che progetta una vendetta. Viene quindi condannata per favoreggiamento personale. La Cassazione conferma questa condanna, ribadendo che il favoreggiamento personale è un reato di pericolo autonomo, slegato dalle aggravanti mafiose escluse per gli aggressori. Al contempo, la Corte accoglie parzialmente il ricorso di uno degli aggressori: i giudici d'appello hanno omesso di valutare correttamente la tempestività e la congruità della sua offerta risarcitoria di 3.500 euro, depositata prima del giudizio abbreviato. La sentenza viene annullata con rinvio limitatamente a questo punto, con effetto estensivo anche per il complice non ricorrente, per rideterminare la pena.
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Furto di energia elettrica: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto di energia elettrica nella propria abitazione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno chiarito che il furto di energia elettrica a uso domestico avviene con un flusso continuo e prolungato nel tempo. Nel caso specifico, il valore sottratto a due società ammontava a oltre 1.300 euro, una cifra tutt'altro che irrisoria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e alla multa, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: pesa anche il tag rotto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto aggravato in un negozio. L'imputato lamentava la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore della merce sottratta fosse minimo. I giudici hanno chiarito che, nel calcolo del danno economico complessivo, non si deve considerare solo il valore dei beni rubati, ma anche il costo dei danni collaterali, come la rottura della placca antitaccheggio. Inoltre, il ricorso è stato ritenuto generico poiché si limitava a richiamare i motivi del precedente appello senza contestare in modo specifico la sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti tra bisogno e spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per la detenzione di sostanze stupefacenti (nello specifico, cocaina destinata allo spaccio). I ricorrenti contestavano la motivazione della sentenza d'appello, invocando un presunto stato di necessità e richiedendo l'applicazione di circostanze attenuanti per la presunta tenuità del lucro. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della decisione precedente, sottolineando che la detenzione di cocaina rappresenta un grave pericolo per la salute pubblica. Inoltre, l'attenuante richiesta esige una valutazione congiunta del lucro e dell'offensività della condotta, non dimostrata nel caso di specie. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione inammissibile: il silenzio costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso per cassazione inammissibile presentato da un cittadino condannato per ricettazione. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento di circostanze attenuanti e benefici, oltre a una presunta violazione del divieto di peggioramento della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile lamentare in Cassazione la mancata concessione d'ufficio di attenuanti o della sospensione condizionale se queste non erano state espressamente richieste durante il processo d'appello. Inoltre, i motivi relativi alla recidiva e al calcolo della pena sono risultati del tutto incomprensibili, poiché basati su presupposti di fatto errati. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata: rubare pochi euro non evita la condanna dura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina aggravata e porto abusivo di due coltelli. L'imputato lamentava la mancata concessione dell'attenuante per danno di speciale tenuità, sostenendo di aver sottratto solo quaranta euro. I giudici hanno chiarito che la rapina è un reato plurioffensivo che lede sia il patrimonio sia la libertà personale. Inoltre, il danno non si limitava al denaro, ma comprendeva l'intero portafoglio con documenti e carte di credito, cagionando un forte disagio alla vittima. Infine, la Cassazione ha respinto le contestazioni sulla pena poiché non proposte in appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di estorsione: condanna anche per pochi grammi di tabacco
Un uomo è stato condannato per il reato di estorsione per aver costretto la vittima, sotto minaccia, a consegnargli una parte del tabacco contenuto in una confezione. La difesa sosteneva che la condotta dovesse essere riqualificata come violenza privata, data l'estrema esiguità del valore economico del bene sottratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che anche un profitto di valore economico minimo, come una manciata di tabacco, configura il reato di estorsione e non la violenza privata, poiché sussiste comunque un danno patrimoniale per la vittima e un ingiusto vantaggio per l'autore. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: condannato il palo anche con bottino minimo
Due uomini sono stati condannati per concorso in rapina impropria aggravata. Uno dei due ha agito come "palo" in pieno centro cittadino, mentre l'altro ha sottratto un cellulare e una banconota. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati. La Corte ha chiarito che il ruolo di "palo" non consente di ottenere l'attenuante del contributo di minima importanza, poiché facilita l'azione e garantisce l'impunità dei complici. Inoltre, per il reato di rapina impropria, non basta il modesto valore economico del bene sottratto per ottenere l'attenuante del danno di speciale tenuità. Trattandosi di un reato plurioffensivo, occorre valutare anche la violenza e la lesione della libertà e dell'integrità fisica e morale della vittima. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di particolare tenuità: no sconti per moto vecchia
L'Imputato è stato condannato per aver ricettato un vecchio motociclo, poi rivenduto per duecento euro. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della ricettazione di particolare tenuità e del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il motociclo, sebbene vecchio, conservava un valore economico non trascurabile. Inoltre, la ricettazione di particolare tenuità richiede una valutazione complessiva del fatto, comprese le modalità dell'azione e la personalità del reo. Nel caso specifico, la recidiva reiterata dell'Imputato e il profitto conseguito escludono i requisiti di occasionalità e minima offensività necessari per concedere lo sconto di pena. L'Imputato è stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione aggravato: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di furto in abitazione aggravato. L'imputato contestava la mancata riduzione della pena e la mancata esclusione della recidiva reiterata specifica infraquinquennale da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ritenuto le contestazioni manifestamente infondate, confermando la correttezza e la logicità della motivazione della sentenza di appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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