Tre soggetti sono stati condannati per i reati di calunnia, detenzione di stupefacenti e atti persecutori ai danni di un cittadino. Gli imputati tormentavano la vittima con telefonate assillanti, minacce e false accuse, simulando persino prove di reati a suo carico. La difesa sosteneva che si trattasse di semplici molestie, poiché la vittima aveva talvolta risposto ridendo alle telefonate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che si configura il reato di atti persecutori, e non di semplice molestia, quando le condotte provocano un grave e perdurante stato di ansia o un crollo psicologico tale da impedire temporaneamente le normali attività lavorative, come avvenuto in questo caso.
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