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Art. 612-bis Codice Penale

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287 provvedimenti

Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile presentato da tre individui condannati in appello per reati come lesioni e violenza. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. I motivi del ricorso, basati su una diversa valutazione delle prove e sulla richiesta di attenuanti generiche, sono stati giudicati come mere doglianze di fatto, non ammesse in sede di legittimità, portando alla condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Reato di maltrattamenti: quando non si configura
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per il reato di maltrattamenti, stabilendo che tale delitto non è configurabile per condotte avvenute dopo la cessazione della convivenza. La Suprema Corte ha precisato che, in assenza di un rapporto di coabitazione, eventuali comportamenti persecutori devono essere valutati nell'ambito del reato di stalking (art. 612-bis c.p.), in ossequio al principio di tassatività della legge penale.
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Reato di stalking: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di stalking. La Corte ha ribadito che non è possibile una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e ha confermato la distinzione tra stalking consumato (che provoca un grave stato d'ansia) e semplici molestie, rigettando la richiesta di riqualificazione del reato o di concessione di attenuanti generiche.
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Maltrattamenti in famiglia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato in primo e secondo grado per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori ai danni della consorte. La difesa contestava la valutazione delle prove, sostenendo l'insussistenza della soggezione psicologica della vittima e la contraddittorietà delle testimonianze. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una "doppia conforme" (due sentenze di merito uguali), il suo giudizio è limitato alla verifica della logicità della motivazione, senza poter riesaminare i fatti. La condanna a sei anni di reclusione è stata quindi confermata, ritenendo le motivazioni della Corte d'Appello coerenti e prive di vizi logici.
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Credibilità vittima: Cassazione conferma condanna
Un uomo è stato condannato per maltrattamenti, lesioni, violenza sessuale e atti persecutori ai danni della moglie. Nel ricorso per Cassazione ha contestato principalmente l'attendibilità della testimonianza della donna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e ribadendo il principio fondamentale sulla credibilità vittima: le sue dichiarazioni possono essere l'unica fonte di prova, purché la loro attendibilità sia vagliata con particolare rigore. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e una mera riproposizione di argomenti già respinti nei gradi precedenti.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati eterogenei (stalking, tentato furto, danneggiamento). La Corte ha stabilito che per riconoscere un unico disegno criminoso non basta la vicinanza temporale dei fatti o la presenza di un vizio parziale di mente. È necessaria la prova di una programmazione unitaria iniziale di tutti i delitti, che in questo caso mancava a causa della diversità dei reati, delle vittime e del lungo arco temporale.
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Custodia Cautelare: obbligo di previsione della pena
Un soggetto in custodia cautelare per porto abusivo di arma clandestina ricorre in Cassazione. La Corte Suprema annulla con rinvio l'ordinanza del Tribunale del Riesame, poiché mancava la fondamentale valutazione prognostica sull'entità della pena irrogabile, un requisito imposto dalla legge per applicare la misura detentiva in carcere.
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