LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 612-bis Codice Penale

Pagina 14 di 15

287 provvedimenti

Atti persecutori: incontro con la vittima non esclude reato
La Corte di Cassazione conferma una condanna per atti persecutori, stabilendo che i contatti sporadici tra la vittima e il suo persecutore non interrompono la continuità del reato. Questo principio è particolarmente valido quando tali incontri avvengono nel tentativo di tutelare l'equilibrio di un figlio minore. La sentenza chiarisce che l'abitualità della condotta persecutoria e lo stato d'ansia generato nella vittima sono gli elementi decisivi, non gli occasionali tentativi di riappacificazione.
Continua »
Aggravamento misura cautelare: la decisione del Giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di aggravamento misura cautelare, che sostituiva il divieto di dimora con la custodia in carcere. La decisione si fonda sulla sistematica violazione delle prescrizioni da parte dell'indagato e sulla sua comprovata pericolosità sociale, ritenendo che le sue condizioni di salute, invocate genericamente, non ostacolassero la detenzione.
Continua »
Atti persecutori: condanna anche con prove contrarie
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per atti persecutori, tentata violenza sessuale e lesioni. L'imputato aveva sostenuto che le testimonianze di alcuni testi smentivano le accuse, ma la Corte ha rigettato il ricorso, affermando che in caso di "doppia conforme" (due sentenze di condanna uguali), non si può riesaminare il merito dei fatti. I giudici hanno ritenuto logica la motivazione delle corti precedenti, che avevano giudicato inattendibili i testi a discarico, confermando così la validità delle dichiarazioni delle persone offese.
Continua »
Custodia cautelare: quando si applica sotto i 3 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la custodia cautelare in carcere è legittima anche per pene previste inferiori a tre anni, qualora sia disposta in aggravamento di una misura precedente violata dall'imputato. La sentenza chiarisce che la regola generale che vieta il carcere per pene lievi trova un'eccezione fondamentale nella necessità di sanzionare la trasgressione delle prescrizioni cautelari, confermando così la decisione del Tribunale del Riesame che aveva sostituito misure più lievi con la detenzione.
Continua »
Competenza reati abituali: dove si radica il processo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27055/2025, chiarisce i criteri per determinare la competenza per territorio nei cosiddetti reati abituali e a condotta frammentaria. Stabilisce che la competenza si radica nel luogo in cui si realizza, anche solo in parte, l'evento tipico del reato, seguendo il modello già applicato a fattispecie come gli atti persecutori. Nel caso specifico, ha confermato la competenza del Tribunale di Trento, valorizzando il luogo dove si è verificato un momento significativo della condotta criminosa.
Continua »
Sospensione condizionale pena: quando va revocata?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione condizionale della pena deve essere revocata se, a seguito della riunione di più procedimenti e dell'applicazione del reato continuato, la pena complessiva supera i limiti previsti dalla legge. In questo caso, una Corte d'appello aveva erroneamente rigettato la richiesta di revoca, ma la Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo che il superamento della soglia di pena rende la revoca del beneficio un atto dovuto e non discrezionale.
Continua »
Opposizione archiviazione stalking: si va a processo
In un caso di atti persecutori, il GIP ha respinto la richiesta di archiviazione del PM accogliendo l'opposizione della vittima. Ritenendo le prove sufficienti per un processo, il giudice ha ordinato la formulazione dell'imputazione. La decisione evidenzia il valore dell'opposizione archiviazione stalking per la tutela delle persone offese.
Continua »
Riparazione ingiusta detenzione: il ruolo del condotta
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che negava la riparazione per ingiusta detenzione a un individuo assolto. La detenzione era scattata come aggravamento di una misura non custodiale a seguito di presunte violazioni. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice della riparazione non può ignorare l'assoluzione e deve motivare in modo rigoroso l'eventuale condotta ostativa dell'imputato, senza basarsi sulla sua mancata contestazione dei fatti.
Continua »
Sospensione condizionale: la partecipazione non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena a un uomo condannato per atti persecutori. Nonostante la frequenza formale a un corso di recupero, il suo atteggiamento oppositivo e non partecipativo è stato ritenuto un inadempimento dell'obbligo. La Corte ha chiarito che, ai fini del beneficio, è necessaria una partecipazione effettiva e proficua, non la mera presenza fisica, anche secondo la normativa previgente alle modifiche del 2023.
Continua »
Maltrattamenti assistiti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2698/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per maltrattamenti in famiglia. La Corte ha confermato che il reato sussiste anche dopo la cessazione della convivenza e che l'aggravante dei maltrattamenti assistiti si configura quando i minori sono esposti a episodi ripetuti di violenza, creando un rischio per il loro sviluppo psicofisico, anche se molto piccoli.
Continua »
Attendibilità persona offesa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per atti persecutori e violenza sessuale ai danni dell'ex compagna. La sentenza ribadisce i principi sulla valutazione dell'attendibilità della persona offesa, sottolineando come la sua testimonianza, se ritenuta intrinsecamente credibile e coerente, non necessiti di riscontri esterni per fondare una condanna. Il ricorso, che mirava a una rivalutazione dei fatti e della credibilità della vittima, è stato respinto in quanto le motivazioni della Corte d'appello sono state giudicate logiche e prive di vizi.
Continua »
Reato ostativo: appello inammissibile, ecco perché
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato avverso il diniego di sospensione dell'esecuzione della pena. La Corte ha chiarito che la presenza di un reato ostativo impedisce la concessione del beneficio, anche quando le circostanze attenuanti sono state giudicate equivalenti all'aggravante. Tale valutazione, infatti, incide solo sulla misura della pena e non sulla natura del reato.
Continua »
Competenza liberazione anticipata: chi decide?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra GIP e Magistrato di Sorveglianza. Viene stabilito che la competenza per la liberazione anticipata, in caso di pena sostituita con lavoro di pubblica utilità, spetta al Magistrato di Sorveglianza, e non al giudice che ha emesso la condanna. Questa decisione chiarisce un importante aspetto procedurale.
Continua »
Recidiva specifica e prescrizione: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso basato sulla presunta prescrizione di un reato. La Corte ha chiarito che la presenza di una recidiva specifica, mai contestata, aumenta il termine necessario per la prescrizione, rendendo il ricorso manifestamente infondato. Di conseguenza, la condanna per il reato contestato è stata confermata.
Continua »
Costituzione parte civile: annullata sentenza anticipata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento perché l'udienza si è tenuta prima dell'orario comunicato alle persone offese, impedendo la loro tempestiva costituzione parte civile. La Corte ha stabilito che anticipare l'udienza viola il diritto di partecipazione e che la successiva riapertura del verbale per ammettere le parti civili è illegittima, poiché il giudice si era già spogliato del potere di decidere. È stato inoltre ribadito l'obbligo di liquidare le spese legali alla parte civile ammessa in un procedimento di patteggiamento.
Continua »
Atti persecutori: la parola della vittima è prova?
La Cassazione ha confermato una misura cautelare per il reato di atti persecutori, stabilendo che le dichiarazioni della persona offesa possono essere sufficienti per i gravi indizi di colpevolezza, anche senza riscontri esterni, se valutate con rigore. La Corte ha ritenuto irrilevante la presenza di un conflitto reciproco tra le parti, se il giudice motiva adeguatamente l'esistenza di un danno concreto (come ansia o cambiamento delle abitudini di vita) per la vittima.
Continua »
Vizio di motivazione espulsione: Cassazione annulla
Un cittadino straniero impugnava un decreto di espulsione. Il Giudice di Pace respingeva il ricorso basandosi su un'errata ricostruzione dei fatti, presupponendo l'esistenza di un secondo provvedimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, ravvisando un grave vizio di motivazione. L'ordinanza è stata annullata con rinvio, poiché il giudice non aveva esaminato le reali doglianze ma si era fondato su una premessa fattuale inesistente.
Continua »
Ingiusta detenzione e querela: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di una Corte d'Appello che negava il risarcimento per ingiusta detenzione. Il caso riguarda un uomo detenuto per stalking la cui misura cautelare è proseguita anche dopo che la persona offesa aveva ritirato la querela. La Cassazione ha stabilito che i giudici di merito devono valutare se il mantenimento della detenzione, dopo la caduta della condizione di procedibilità, configuri un'ipotesi di ingiusta detenzione, anche se la detenzione iniziale era scaturita da una condotta dell'indagato.
Continua »
Appello tardivo: processo in assenza e termini
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili due ricorsi a causa di un appello tardivo. La sentenza chiarisce la cruciale differenza tra l'imputato 'assente' e 'contumace' (istituto abrogato) ai fini del calcolo dei termini per l'impugnazione. Per l'imputato assente, ma consapevole del processo, il termine per appellare decorre dalla scadenza del termine per il deposito della motivazione della sentenza, e non dalla successiva notifica di un ordine di esecuzione.
Continua »
Detenzione domiciliare: no se c’è rischio recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza di detenzione domiciliare presentata da un uomo condannato per atti persecutori. La decisione si fonda sull'elevato rischio di recidiva, evidenziato da precedenti violazioni degli arresti domiciliari e nuove pendenze giudiziarie, ritenendo il percorso trattamentale intrapreso in carcere ancora troppo breve per garantire un reale cambiamento.
Continua »