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Art. 612-bis Codice Penale

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287 provvedimenti

Retrodatazione misure cautelari: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di retrodatazione misure cautelari non si applica se la sequenza di provvedimenti non custodiali (come divieto e obbligo di dimora) viene interrotta da una misura qualitativamente diversa e più grave, come gli arresti domiciliari. Tale interruzione fa decorrere un nuovo termine di durata dal momento della notifica della nuova misura, impedendo di sommare i periodi ai fini del calcolo del termine massimo di fase.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per stalking e molestie. La ragione principale è che si tratta di un ricorso tardivo, presentato un solo giorno oltre il termine perentorio di 45 giorni. La Corte ha inoltre giudicato gli altri motivi di appello come non pertinenti, generici o meramente ripetitivi, confermando l'importanza del rispetto rigoroso dei termini e delle forme processuali.
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Credibilità persona offesa: la Cassazione decide
Una donna, assolta per il reato di molestie per la particolare tenuità del fatto ma condannata al risarcimento del danno, ricorre in Cassazione contestando la credibilità della persona offesa, un vicino di casa. La Corte Suprema rigetta il ricorso, affermando che la valutazione sulla credibilità persona offesa spetta al giudice di merito e può essere censurata solo in caso di manifesta illogicità. La sentenza sottolinea che un conflitto preesistente può rendere plausibili le accuse e che precedenti archiviazioni per altri reati non inficiano automaticamente l'attendibilità del querelante.
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Affidamento in prova: no senza revisione critica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo condannato per stalking, confermando il diniego all'affidamento in prova. La Suprema Corte ha stabilito che, nonostante elementi positivi come la buona condotta carceraria, l'assenza di una reale revisione critica del proprio passato criminale e la persistenza di profili di pericolosità sociale giustificano la decisione di non concedere la misura alternativa.
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Tentata rapina impropria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata rapina impropria. La Corte ha ribadito che la testimonianza credibile della persona offesa è sufficiente per affermare la responsabilità penale e che l'uso di violenza per assicurarsi la fuga dopo un tentativo di furto qualifica il reato come tentata rapina impropria, escludendo la derubricazione a semplice furto.
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Sospensione condizionale pena: quando l’età non basta
Un giovane condannato per estorsione e stalking si vede negare la sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione chiarisce che, nonostante l'imputato fosse infraventunenne all'inizio dei fatti, il reato continuato di stalking si è perfezionato dopo il compimento dei 21 anni, rendendo inapplicabile il beneficio di legge.
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Inammissibilità del ricorso: quando è reiterato
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un condannato che chiedeva di svolgere un percorso di recupero da remoto. La decisione si fonda sul fatto che l'istanza era una mera reiterazione di una precedente richiesta già respinta, senza l'aggiunta di nuovi elementi di fatto o di diritto, configurando una preclusione processuale.
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Attendibilità persona offesa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1611/2026, ha rigettato il ricorso di un imputato per stalking, confermando la misura cautelare. La decisione si concentra sulla legittimità dell'acquisizione di atti da altri procedimenti per valutare l'attendibilità della persona offesa, purché sia garantito il contraddittorio. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale, che ha fornito una motivazione solida sulla credibilità della vittima, superando i dubbi sollevati dalla difesa.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi proposti da due imputati avverso una sentenza di "concordato in appello". L'ordinanza ribadisce che l'accordo sulla pena in secondo grado comporta la rinuncia a contestare nel merito la sussistenza del reato e la valutazione delle prove, precludendo un successivo ricorso per tali motivi. Questa decisione consolida il principio secondo cui il patteggiamento in appello limita fortemente le successive vie di impugnazione.
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Calunnia online: la Cassazione sul concorso di persone
Una madre e una figlia sono state accusate di stalking, calunnia online e altri reati per aver creato falsi profili social a nome di un uomo, usandoli per perseguitarlo e per accusare falsamente un'altra donna. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna della madre, ritenendo non provato il suo concorso nei reati commessi materialmente dalla figlia. Per la figlia, ha confermato la responsabilità penale ma ha disposto un nuovo calcolo della pena per difetto di motivazione.
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Omicidio aggravato: stalking e fine relazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna all'ergastolo per un uomo che ha ucciso la sua ex partner. Il caso esamina l'omicidio aggravato da atti persecutori (stalking) commessi dopo la fine della relazione. La sentenza chiarisce importanti principi sulla coesistenza di diverse aggravanti, sulla necessità di rinnovare le prove in appello in caso di peggioramento della pena e sulla qualificazione del rifiuto della vittima come motivo futile.
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Mandato ad impugnare: ricorso nullo se l’imputato è assente
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33446/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per stalking e tentata estorsione. La decisione si fonda sulla mancanza di uno specifico mandato ad impugnare, un requisito formale introdotto dalla Riforma Cartabia per i casi in cui l'imputato sia stato processato in assenza. La Corte ha ribadito che questa formalità è essenziale per garantire che l'imputato sia a conoscenza della condanna e voglia effettivamente impugnarla, rendendo l'appello del difensore nullo in sua assenza.
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Revoca sospensione condizionale: il termine è decisivo
La Corte di Cassazione ha annullato la revoca sospensione condizionale della pena a un uomo condannato per atti persecutori. Il beneficio era stato revocato perché l'imputato non aveva completato un percorso di recupero. La Suprema Corte ha chiarito che, se la sentenza non fissa un termine per adempiere all'obbligo, questo coincide con la durata della sospensione stessa (cinque anni). Essendo tale periodo non ancora trascorso, la revoca era illegittima.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: niente prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 42724/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario volto a far dichiarare la prescrizione per alcuni reati. La Corte ha chiarito che l'iniziale inammissibilità del ricorso per cassazione su specifici capi d'imputazione determina la formazione di un giudicato parziale, che preclude la successiva declaratoria di estinzione del reato. Questa decisione ribadisce il principio per cui l'ammissibilità dell'impugnazione è un presupposto fondamentale per la costituzione di un valido rapporto processuale.
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Ricorso inammissibile stalking: la Cassazione spiega
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per stalking, chiarendo i limiti del giudizio di legittimità. I motivi del ricorrente sono stati respinti perché costituivano mere valutazioni di fatto, erano formulati in modo generico o si basavano su una richiesta legalmente infondata, come l'applicazione della particolare tenuità del fatto, esclusa per questo reato. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Archiviazione diretta: il PM può archiviare da solo?
Una persona ricorre in Cassazione contro l'archiviazione diretta della sua denuncia da parte del PM. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il PM ha il potere di archiviare autonomamente gli atti iscritti nel registro degli atti non costituenti notizia di reato (mod. 45), senza dover passare dal Giudice per le indagini preliminari. Questa decisione si basa su consolidata giurisprudenza delle Sezioni Unite.
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Giudicato parziale: quando una pena non è definitiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si forma un giudicato parziale sulla porzione di pena, determinata in continuazione con un reato precedente, se questa non è stata oggetto di appello. La Corte ha chiarito che, se l'esito dell'impugnazione sulla parte principale della condanna può influenzare la pena complessiva, anche la parte non impugnata non può considerarsi definitiva. La richiesta del ricorrente di dichiarare l'irrevocabilità di una parte della pena è stata quindi respinta in quanto la struttura sanzionatoria complessiva rimaneva suscettibile di modifiche.
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Omicidio e stalking: l’aggravante e l’appello del PM
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37953/2025, si è pronunciata su un caso di omicidio e stalking, confermando la condanna dell'imputato. La Corte ha stabilito che l'aggravante specifica sussiste anche in presenza di un intervallo temporale tra i due reati, se la condotta persecutoria riprende. Inoltre, ha ribadito i limiti all'appello del Pubblico Ministero contro sentenze che, per effetto del bilanciamento delle circostanze, irrogano una pena detentiva invece dell'ergastolo.
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Violenza sessuale tentata: l’autoerotismo è reato?
Un uomo compie atti di autoerotismo davanti a una minore. La Cassazione chiarisce che non è violenza sessuale consumata per assenza di contatto, ma configura violenza sessuale tentata. Il reato è dichiarato prescritto, ma vengono confermati gli effetti civili e il risarcimento del danno alla vittima.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione avverso una condanna per atti persecutori e porto abusivo di armi. La ragione principale è che il ricorso è tardivo: è stato presentato oltre il termine di 45 giorni decorrente dal deposito della motivazione della sentenza d'appello. La Corte chiarisce inoltre che il porto abusivo d'arma costituisce un reato autonomo e non viene assorbito dall'aggravante dell'uso dell'arma nel delitto di atti persecutori, confermando così l'infondatezza anche nel merito dei motivi proposti.
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