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Art. 612-bis Codice Penale

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287 provvedimenti

Atti persecutori in famiglia: condanna definitiva per il figlio
La vicenda nasce dall'occupazione forzata di un fabbricato di proprietà del Padre da parte del Figlio, rimasto senza casa dopo uno sfratto. La convivenza forzata ha generato continue liti, minacce e violenze. La condotta è culminata in una brutale aggressione fisica, durante la quale il Figlio ha strappato una collanina e un telefono al genitore. I giudici di merito hanno condannato l'aggressore per rapina, lesioni e atti persecutori in famiglia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Figlio. La Suprema Corte ha confermato la piena attendibilità della vittima e la gravità dello stato d'ansia subito dal genitore, costretto a mutare le proprie abitudini di vita. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende e pagare le spese processuali.
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Maltrattamenti in famiglia: la tregua non cancella le violenze
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per un uomo indagato per il reato di maltrattamenti in famiglia contro l'ex compagna. Il Tribunale del riesame aveva già respinto la richiesta difensiva, valorizzando referti medici, testimonianze e foto delle lesioni. L'indagato contestava l'attendibilità della vittima, sostenendo che vi fosse stato un riavvicinamento temporaneo e che la convivenza fosse ormai cessata. I giudici hanno chiarito che un tentativo di riconciliazione non annulla la credibilità della persona offesa né la sua condizione di vulnerabilità psicologica. Inoltre, la tutela penale per i maltrattamenti si estende anche all'ex convivente in presenza di figli comuni. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'indagato al pagamento delle spese di giudizio.
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Reato continuato: rigetto nullo senza gli atti
Un condannato per tre distinti reati ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per ottenere una riduzione di pena. Il Tribunale ha respinto l'istanza con una motivazione generica, sostenendo che l'intervallo temporale tra i fatti escludesse un piano criminoso unitario. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione evidenziando la mancata valutazione delle sentenze precedenti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può respingere la continuazione sulla base di mere presunzioni astratte. Il magistrato ha il dovere di acquisire anche d'ufficio le sentenze passate in giudicato per esaminare in concreto modalità, tempi e finalità delle condotte. L'ordinanza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame del caso.
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Sospensione dell’ordine di esecuzione vietata per lo stalking
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per il reato di atti persecutori aggravati. La difesa richiedeva la sospensione dell'ordine di esecuzione per accedere a misure alternative, sostenendo l'irretroattività di una recente riforma legislativa. La Suprema Corte ha chiarito che il divieto di concessione del beneficio per il delitto di stalking aggravato era già pienamente vigente al momento del fatto. La successiva risistemazione della norma nell'ordinamento penitenziario non ha introdotto un trattamento più severo, ma ha solo ricollocato il divieto normativo. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato continuato nello stalking: niente sconti per piu ex partner
Un uomo condannato con piu sentenze definitive per atti persecutori ai danni di diverse ex compagne ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato nello stalking per ottenere un ricalcolo della pena. Il ricorrente ha sostenuto che le condotte presentavano modalita identiche, derivavano da tossicodipendenza e condividevano lo stesso contesto territoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato continuato nello stalking richiede un programma preventivo e unitario ideato prima dell'inizio delle condotte. Aggredire persone diverse in occasioni temporali distinte dimostra una tendenza caratteriale alla devianza, non un unico disegno criminoso. Di conseguenza, le pene restano distinte e il condannato deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato nello stalking tra condanne e diverse vittime
Un condannato per atti persecutori ha chiesto l'applicazione del reato continuato nello stalking per unificare quattro condanne definitive. Il Giudice dell'Esecuzione ha rigettato la richiesta. Secondo il giudice, la presenza di una vittima diversa indicava un semplice stile di vita deviante anziché un unico disegno criminoso. Inoltre, il giudice ha ignorato lo stato di tossicodipendenza documentato del responsabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato e ha annullato la decisione. I giudici supremi hanno rilevato una motivazione apparente. La diversa identità delle persone offese non esclude automaticamente l'esistenza di un piano unitario. Il giudice deve valutare la reale genesi dei comportamenti e l'influenza della tossicodipendenza. La vicenda torna ora al giudice di merito per una nuova e corretta valutazione.
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Reato di calunnia: telefonata anonima e condanna definitiva
Un uomo ha effettuato una telefonata anonima alla polizia accusando falsamente una persona del delitto di minaccia aggravata con armi da fuoco. Le indagini hanno identificato il responsabile della chiamata e hanno ricostruito la piena consapevolezza dell'innocenza della vittima, confermata anche da una conversazione informale dell'accusatore all'uscita dalla Questura. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Revoca della detenzione domiciliare: da casa al carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della detenzione domiciliare per un condannato per atti persecutori. L'uomo si era rifiutato di collaborare con i servizi sociali e aveva minacciato un testimone del suo processo. Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto il rientro in carcere, escludendo che le condizioni di salute dell'interessato impedissero la carcerazione. La Suprema Corte ha giudicato il ricorso manifestamente infondato, sancendo che la mancata adesione al programma rieducativo e la reiterazione di condotte criminose rendono la misura domiciliare del tutto incompatibile.
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Revoca dell’affidamento in prova: basta lo stalking
Un uomo ammesso alla misura alternativa affronta la revoca dell'affidamento in prova a seguito di una denuncia per atti persecutori presentata contro di lui. Il Tribunale di Sorveglianza accerta la gravità dei comportamenti contestati e dichiara la loro totale incompatibilità con il percorso rieducativo esterno. Il condannato impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, chiedendo una differente interpretazione delle accuse della persona offesa. I giudici di legittimità dichiarano inammissibile il ricorso: la Suprema Corte non può riesaminare il merito delle prove testimoniali ma solo verificare la coerenza logica della motivazione. L'ordinanza impugnata risulta solida e priva di vizi. La Corte conferma la revoca della misura alternativa e condanna il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Atti persecutori e lesioni personali: Cassazione nega il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato ritenuto colpevole dei reati di danneggiamento aggravato, atti persecutori e lesioni personali aggravate. L'imputato aveva contestato la sentenza della Corte di Appello basando il ricorso sulla presunta inattendibilità delle persone offese e su supposti difetti di motivazione della sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile poiché privo di vizi logico-giuridici e meramente ripetitivo di tesi difensive già respinte. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove testimoniali appartiene al giudice di merito quando la motivazione risulta coerente, completa e razionale. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche nello stalking: l’incensurato perde
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un datore di lavoro per atti persecutori verso una dipendente. L'imputato ha presentato ricorso lamentando il mancato riconoscimento dello sconto di pena e invocando la propria fedina penale pulita. I giudici hanno chiarito il ruolo delle attenuanti generiche nello stalking: l'assenza di precedenti penali non garantisce sconti automatici di pena. La gravità delle condotte prevale sull'incensuratezza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e sanzione pecuniaria.
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Atti persecutori contro i Carabinieri: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per diversi reati, tra cui istigazione a delinquere, oltraggio, diffamazione e atti persecutori ai danni di un maresciallo dei Carabinieri. L'imputata aveva pubblicato messaggi di elogio all'ISIS sui social, imbrattato muri pubblici con scritte offensive e perseguitato il pubblico ufficiale con pedinamenti costanti, costringendola a cambiare abitudini di vita. La difesa contestava l'identificazione dell'autrice tramite i profili social e le telecamere di sorveglianza. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ritenendo l'identificazione certa grazie alle foto sui profili e ai filmati visionati dalla polizia. Di conseguenza, l'imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato negato: lo stile di vita criminale non basta
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per unificare le sanzioni derivanti da varie condanne irrevocabili. I reati commessi comprendevano violenza sessuale, stalking, calunnia e truffa, posti in essere nell'arco di circa due anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice scelta di uno stile di vita dedito al crimine non equivale alla preventiva programmazione unitaria richiesta dalla legge per ottenere lo sconto di pena. L'eterogeneità dei reati e la loro dilatazione temporale impediscono la continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Decreto che dispone il giudizio: no al ricorso immediato
Il Giudice dell'udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio di un soggetto accusato di atti persecutori. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando una violazione del divieto di doppio giudizio per gli stessi fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il decreto che dispone il giudizio non si può impugnare direttamente, in quanto serve solo a far proseguire il processo. L'imputato dovrà sollevare le sue contestazioni durante il dibattimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentativo di estorsione tra ristoranti: la condanna è definitiva
Due titolari di un ristorante hanno minacciato ripetutamente i gestori di un locale concorrente per sottrarre loro i clienti e dirottarli verso la propria attività. I giudici di merito hanno condannate le due donne per il reato di tentativo di estorsione, escludendo reati minori come la violenza privata o la concorrenza illecita. Le imputate hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di semplici liti di vicinato e contestando la gravità dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato che lo sviamento della clientela tramite minacce costituisce un ingiusto profitto patrimoniale, configurando pienamente il tentativo di estorsione. Le ricorrenti sono state condannate a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Stalking e minacce: escluso il disegno criminoso unitario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva. Il Condannato aveva commesso tre reati distinti: minaccia a un medico nel 2018, stalking verso una donna dal 2018 e stalking verso il proprio avvocato nel 2023. Il Giudice dell'esecuzione ha escluso il disegno criminoso unitario, evidenziando che i fatti derivavano da impulsi occasionali e separati nel tempo, non da una pianificazione iniziale. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che spetta al condannato dimostrare gli elementi sintomatici di una programmazione preventiva. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attendibilità della persona offesa: tra accusa e assoluzione
Una donna ha impugnato l'assoluzione dell'ex compagno dai reati di stalking e violenza sessuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che le dichiarazioni della vittima costituita parte civile possono fondare una condanna, ma richiedono un controllo rigoroso sull'attendibilità della persona offesa, specialmente in contesti di forte conflittualità familiare e denunce reciproche. Nel caso specifico, il racconto della donna è risultato confuso, privo di riscontri esterni e smentito da testimonianze. Di conseguenza, l'assoluzione dell'imputato è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova al servizio sociale: limiti alla revoca
Il Tribunale di Sorveglianza revocava l'affidamento in prova al servizio sociale concesso al condannato a causa di condotte aggressive e minacciose verso l'ex compagna. Tuttavia, il giudice stabiliva la decorrenza della revoca retroattivamente, annullando di fatto l'intero periodo di prova già scontato. La Corte di Cassazione, pur confermando la legittimità della revoca per incompatibilità del comportamento, ha accolto il ricorso limitatamente alla data di decorrenza. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice deve valutare con proporzionalità la parte di pena già espiata positivamente, non potendo azzerare automaticamente tutto il percorso rieducativo senza un'adeguata motivazione. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio su questo specifico punto.
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Riqualificazione del reato: riti alternativi persi per ritardo
L'Imputato, originariamente accusato di atti persecutori, ha subito la riqualificazione del reato in molestie o disturbo alle persone durante l'udienza preliminare. Successivamente, ha presentato ricorso lamentando l'impossibilità di accedere a riti alternativi, oblazione o messa alla prova. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a seguito della riqualificazione del reato, l'imputato avrebbe potuto richiedere i riti alternativi direttamente al giudice del dibattimento, prima dell'apertura dello stesso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale dell'imputato, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova: stop alle contraddizioni dei giudici
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso de Il Condannato contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale aveva basato il rifiuto sulla mancanza di lavoro e su un reato pendente. Tuttavia, la Cassazione ha rilevato una palese contraddizione: lo stesso Tribunale aveva autorizzato il soggetto a uscire per lavorare durante la detenzione domiciliare. Inoltre, i giudici hanno chiarito che, per concedere l'affidamento in prova al servizio sociale, non serve una completa revisione critica del passato, ma basta che tale percorso sia avviato. È necessario valutare il comportamento successivo alla condanna, senza limitarsi ai carichi pendenti. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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