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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Rinuncia al ricorso per cassazione: risparmio o condanna?
Tre soggetti erano stati condannati per furti pluriaggravati. Due di essi hanno presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, mentre il terzo ha insistito con motivi generici e infondati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Per i primi due, la rinuncia al ricorso per cassazione ha estinto il processo, rendendo definitiva la condanna e comportando una sanzione di 500 euro ciascuno. Per il terzo, l'assenza di specificità dei motivi ha portato all'inammissibilità del ricorso e a una sanzione di 3.000 euro. Tutti i ricorrenti devono pagare le spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la pena diventa definitiva
L'Imputato, precedentemente condannato dal Tribunale di Modena per reati legati agli stupefacenti tramite patteggiamento, aveva proposto ricorso davanti alla Suprema Corte. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa dichiarazione e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, confermando la definitività della pena precedentemente concordata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: addio al processo ma non alle spese
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza penale di secondo grado. Successivamente, ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando il ricorso inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'uomo al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. La rinuncia al ricorso per cassazione non esonera il ricorrente dalle sanzioni pecuniarie previste per l'inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la scelta costa caro
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello di Roma. Successivamente, ha depositato una formale dichiarazione con cui ha scelto di non procedere oltre nel giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per via della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, applicando le norme del codice di procedura penale, i giudici hanno condannato l'uomo al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: quando arrendersi costa caro
Il Ricorrente, condannato nei precedenti gradi di giudizio per spaccio di lieve entità, ha impugnato la sentenza d'appello. Successivamente, ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa del recesso, condannando il soggetto al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: no a sconti successivi sulle attenuanti
L'Imputato, condannato per tentato furto aggravato, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'assenza di motivazione su una precedente proposta di accordo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello sulla pena, se non prevede espressamente le attenuanti generiche, equivale a una rinuncia implicita alle stesse. Inoltre, la presentazione di una nuova proposta di concordato cancella automaticamente la precedente. Di conseguenza, l'accordo successivo assorbe ogni altra questione sanzionatoria. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso in Cassazione
Un uomo, condannato per tentato omicidio della moglie e lesioni al figlio e a un terzo, ha concordato in appello una pena di quattro anni, dieci mesi e venti giorni di reclusione. Nonostante l'accordo, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena e la liquidazione dei danni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello (art. 599-bis c.p.p.) ha un forte effetto preclusivo: l'accordo sulla pena impedisce di contestare in sede di legittimità gli elementi concordati o i motivi di appello a cui si è rinunciato. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
L'Imputato ha concordato con la Procura Generale una pena ridotta in secondo grado tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche da parte dei giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia implicita a tutti gli altri motivi di impugnazione non concordati. Una volta che il giudice d'appello ha valutato congrua la pena concordata, l'accordo produce un effetto preclusivo che impedisce di ridiscutere la questione in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: dalla difesa alla sanzione
L'Imputato, condannato in appello per i reati di rapina e furto con strappo, proponeva ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando la mancata valutazione di cause di proscioglimento e l'errata applicazione di una circostanza aggravante. Prima dell'udienza di discussione, l'Imputato presentava formalmente, tramite posta elettronica certificata, una dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta rinuncia al ricorso per Cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che vieta il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato in secondo grado per reati di droga. L'imputato aveva concordato la pena con la Procura generale, ma successivamente ha impugnato la decisione lamentando la mancata pronuncia di proscioglimento. I giudici di legittimità hanno chiarito che il concordato in appello comporta la rinuncia implicita ai motivi non concordati. Di conseguenza, non è possibile contestare la mancata applicazione delle cause di non punibilità se si è scelto liberamente di accordarsi sulla pena. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: tirarsi indietro costa caro
Il Ricorrente ha impugnato un decreto emesso dal Giudice di Sorveglianza. Successivamente, lo stesso soggetto ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. La rinuncia al ricorso per Cassazione comporta comunque, per legge, la condanna al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende. I giudici di legittimità hanno quantificato tale sanzione pecuniaria in cinquecento euro, non essendovi distinzioni normative tra le diverse cause di inammissibilità. Vince lo Stato, mentre il cittadino rinunciante deve pagare le spese e la sanzione.
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Rinuncia al ricorso: dalla condanna alla sanzione pecuniaria
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per reati legati agli stupefacenti. Successivamente, l'imputato e il suo difensore hanno presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia all’impugnazione penale: addio al ricorso ma restano le spese
L'Imputato, condannato per furto pluriaggravato, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo difensore ha inviato tramite posta elettronica certificata la formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione penale, firmata personalmente dall'assistito e con firma autenticata dallo stesso legale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della rinuncia, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la condanna diventa definitiva
L'Imputato, condannato in appello a tre anni e due mesi di reclusione per tentato omicidio, aveva presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha depositato un atto formale di rinuncia, regolarmente firmato e autenticato dal proprio difensore. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento penale, oltre al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende. La rinuncia al ricorso per cassazione comporta infatti l'immediata chiusura del processo con la conferma della condanna precedente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la marcia indietro costa cara
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello di Ancona. Successivamente, lo stesso soggetto ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno inoltre rilevato l'assoluta genericità dei motivi di ricorso originariamente presentati. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dalla legge in caso di inammissibilità del ricorso.
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Accordo sulla Pena: L’Inammissibilità del Ricorso Penale in Cassazione
Un Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva confermato una pena. Tuttavia, in precedenza, il Lavoratore aveva raggiunto un accordo sulla pena (pena concordata) in appello, rinunciando ad altri motivi di impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'accordo sulla pena e la rinuncia ai motivi di appello creano una preclusione processuale. Questo significa che non si possono più contestare aspetti già definiti o rinunciati, inclusa l'entità della pena, portando all'inammissibilità ricorso penale.
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Rinuncia al Ricorso: Appello Ritirato, Sentenza Definitiva e Spese
Un condannato aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua richiesta di affidamento in prova. Successivamente, ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte ha stabilito che tale rinuncia è un diritto che estingue immediatamente il processo. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: appello fermato e condanna
Un condannato aveva presentato ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua istanza di detenzione domiciliare. Tuttavia, prima della decisione, il suo difensore ha presentato una dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la rinuncia è un atto che estingue immediatamente il processo. Di conseguenza, la precedente decisione è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 500 euro. La sentenza conferma che la rinuncia, effettuata dal difensore con procura speciale, è sufficiente a chiudere il procedimento.
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Rinuncia al Ricorso: Condannato per Droga si Arrende in Cassazione
Un uomo, condannato per cessione di cocaina, presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, comunica formalmente la sua volontà di abbandonare l'impugnazione. La Corte Suprema, prendendo atto della sua scelta, non entra nel merito della vicenda. La conseguenza diretta è che la sua azione determina una declaratoria di inammissibilità. La Cassazione, applicando la legge, chiude il caso a causa della rinuncia al ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La condanna precedente diventa così definitiva.
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Rinuncia al Ricorso Penale: Appello Ritirato, Condanna alle Spese
Una persona, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza penale, decide di ritirarlo. La Corte Suprema, prendendo atto della formale rinuncia al ricorso penale, dichiara l'impugnazione inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della vicenda originaria, ma si limita ad applicare una regola procedurale. Di conseguenza, la legge impone la condanna di chi rinuncia al pagamento delle spese del processo e al versamento di una somma di 500 euro alla Cassa delle ammende. La sentenza chiarisce che ritirare un ricorso ha conseguenze economiche automatiche.
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