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Art. 385 Codice Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato di evasione: condannato anche per un breve allontanamento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato temporaneamente dalla propria abitazione mentre si trovava agli arresti domiciliari. L'imputato sosteneva l'assenza di dolo, poiché l'allontanamento era stato limitato nel tempo e nello spazio, senza l'intenzione di sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che per la configurazione del reato è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice volontà cosciente di uscire dal domicilio senza autorizzazione, a prescindere dai motivi o dalla durata dell'assenza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione dagli arresti domiciliari: dolo generico
Il ricorrente, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, si è allontanato temporaneamente dalla propria abitazione adducendo motivi familiari urgenti. Condannato nei precedenti gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di dolo, poiché non intendeva sottrarsi ai controlli di polizia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che per integrare il reato di evasione dagli arresti domiciliari è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice consapevolezza e volontà di allontanarsi dal domicilio senza autorizzazione, a prescindere dalle motivazioni personali o dall'intenzione di sfuggire alle forze dell'ordine. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso ripetitivo costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione dei giudici di merito, lamentando il mancato riconoscimento della continuazione con altri reati, l'assenza degli elementi costitutivi del reato, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso riproducevano pedissequamente le stesse censure già sollevate in appello e ampiamente respinte con motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso inammissibile e condanna pecuniaria
Il ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando vizi nella determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché i motivi presentati non erano stati sollevati durante il precedente giudizio di appello e risultavano del tutto generici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la finta urgenza medica non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva giustificato l'allontanamento invocando uno stato di necessità putativo per motivi di salute. I giudici hanno respinto la tesi poiché l'uomo avrebbe potuto richiedere l'intervento del personale sanitario tramite le forze dell'ordine preposte ai controlli, rendendo il pericolo altrimenti evitabile. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali specifici dell'uomo, che dimostrano un'abitualità nel delinquere e la gravità della condotta. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Morte dell’imputato: la Cassazione annulla la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato in appello per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena. Tuttavia, durante lo svolgimento del giudizio di legittimità, il ricorrente è deceduto, come documentato dal certificato di stato civile depositato dal difensore. La Suprema Corte, applicando rigorosamente l'articolo 150 del codice penale, ha preso atto del decesso. Di conseguenza, i giudici hanno disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. Il decesso del soggetto determina infatti l'estinzione del reato per morte dell'imputato, ponendo fine a qualsiasi pretesa punitiva dello Stato e interrompendo definitivamente il processo penale a suo carico.
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Reato di evasione: la Cassazione punisce il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte di Appello di Palermo sostenendo la mancanza di dolo, ossia l'assenza di intenzionalità nell'evadere. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato la genericità del motivo di ricorso, in quanto la difesa si è limitata a enunciare la propria lamentela senza confrontarsi criticamente con le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi fotocopia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). Il ricorrente si era limitato a riproporre gli stessi motivi già presentati in appello, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato l'imputato con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: la Cassazione nega
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'allontanamento dal luogo di detenzione domiciliare è avvenuto a una distanza considerevole. Inoltre, l'uomo è stato rintracciato in compagnia di un soggetto pregiudicato e presentava numerosi precedenti penali. Questi elementi escludono la particolare tenuità del fatto, confermando la gravità della condotta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e conoscenza del processo: fuggire non cancella la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato lamentava la nullità del processo per mancata conoscenza dello stesso. I giudici hanno chiarito che l'imputato aveva ricevuto regolarmente la notifica a mani proprie e aveva persino rinunciato a comparire alla prima udienza. Successivamente, l'uomo è evaso dai domiciliari rendendosi irreperibile. La Suprema Corte ha stabilito che non vi è alcuna violazione del diritto di difesa se il soggetto, consapevole del procedimento, decide di fuggire e disinteressarsi del giudizio. Il tema centrale riguarda l'evasione e conoscenza del processo: chi si rende volontariamente irreperibile dopo una regolare notifica non può invocare la nullità del processo.
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Reato di evasione: la scusa dell’emergenza non regge in Cassazione
Un cittadino condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'insussistenza degli elementi del reato e invocando lo stato di necessità per giustificare il suo allontanamento dal domicilio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a riproporre le stesse censure già esaminate e respinte dalla Corte di Appello. Inoltre, la richiesta di rivalutare le prove non è consentita nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e recidiva qualificata: la Cassazione nega sconti
Il Lavoratore, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva qualificata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di merito hanno legittimamente applicato l'aggravante, evidenziando il nutrito curriculum penale del soggetto, la sua inclinazione a delinquere e la concreta pericolosità sociale dimostrata con la nuova condotta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Diniego delle attenuanti generiche: la pena resta ferma
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena e la concessione delle circostanze attenuanti rientrano nella valutazione discrezionale del giudice di merito. Tale decisione non può essere contestata in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione per crisi di astinenza: lo stato di necessità non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato si era allontanato dalla propria abitazione giustificandosi con la necessità di reperire del metadone a causa di una grave crisi di astinenza. La difesa ha invocato lo stato di necessità, ma la Suprema Corte ha ritenuto il motivo generico e ripetitivo. Inoltre, i giudici hanno respinto la richiesta di prescrizione del reato a causa della presenza di una recidiva specifica e reiterata, che ha allungato i tempi di estinzione del reato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. L'evasione per crisi di astinenza non configura quindi una scriminante automatica.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: la Cassazione nega sconti
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata a causa della gravità oggettiva della condotta e dei numerosi precedenti penali del soggetto, tra cui una precedente evasione e reati di droga. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata respinta poiché riproponeva questioni di merito già ampiamente e logicamente valutate nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Delitto di evasione: la Cassazione respinge il ricorso generico
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il delitto di evasione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della sua genericità. I giudici hanno confermato la correttezza della decisione precedente, che aveva escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle pene sostitutive. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione dai domiciliari: il citofono non sentito non è una scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dai domiciliari. Il ricorrente si era difeso sostenendo di essere in casa al momento del controllo delle forze dell'ordine e di non aver risposto al citofono solo perché impossibilitato a sentirne il suono. I giudici hanno ritenuto del tutto inverosimile questa giustificazione, confermando la responsabilità penale. La Suprema Corte ha inoltre respinto la richiesta di concessione delle circostanze attenuanti generiche, ritenendo corretta la valutazione dei giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il sonno profondo non salva dai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato, sottoposto alla misura cautelare dei domiciliari, non aveva risposto al controllo notturno delle forze dell'ordine. La difesa sosteneva che l'uomo si trovasse in casa ma non avesse sentito il citofono a causa dell'orario notturno e del sonno profondo. I giudici hanno ritenuto tale giustificazione del tutto inverosimile, poiché chi è sottoposto a tali misure ha il dovere di rendersi reperibile. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo (il dolo) e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e miravano esclusivamente a ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di Cassazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, respingendo le contestazioni sulla configurabilità del reato di evasione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione dai domiciliari: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si allontana dal proprio domicilio coatto per recarsi nell'appartamento di un soggetto sottoposto alla sorveglianza speciale. Ripreso dalle telecamere di sorveglianza, viene accusato del reato di evasione. La difesa richiede l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici stabiliscono che l'allontanamento per incontrare un soggetto noto alle forze dell'ordine esclude la particolare tenuità del fatto a causa dell'oggettiva gravità della condotta. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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