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Art. 385 Codice Penale — Anno 2026

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520 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di cui all'art. 385 c.p. Le motivazioni dell'impugnazione sono state ritenute generiche e meramente ripetitive dei motivi d'appello, senza un confronto critico con la sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: valutazione del giudice
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Il ricorrente, condannato per il reato di cui all'art. 385 c.p., contestava la valutazione della recidiva. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, ritenendo la valutazione sulla pericolosità dell'imputato, basata sui precedenti specifici e molteplici, non irragionevole. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non decide
Un'imputata, condannata per il reato di evasione, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che le censure sollevate non riguardavano vizi di legittimità della sentenza, ma contestavano la valutazione di merito compiuta dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: genericità e conseguenze
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della sua assoluta genericità. L'imputato, condannato per il reato di evasione, aveva presentato un'impugnazione senza specificare i motivi di censura. La Corte, oltre a confermare l'inammissibilità, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. La decisione si fonda sulla genericità e sulla natura meramente ripetitiva dei motivi di appello, che non si confrontavano criticamente con la sentenza impugnata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, evidenziando le conseguenze di un ricorso inammissibile.
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Inammissibilità ricorso pena: quando è insindacabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso pena presentato da un imputato condannato per il reato di evasione, che lamentava una sanzione eccessiva. La Corte ha ribadito che la determinazione della pena è una valutazione di fatto del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione non è illogica o arbitraria, specialmente quando la pena è fissata al minimo edittale come nel caso di specie. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Appello patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento, ribadendo che l'appello patteggiamento è limitato ai soli motivi previsti dall'art. 448, co. 2-bis c.p.p. La Corte precisa che la mancata valutazione di una possibile causa di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. non rientra tra le ragioni valide. Viene inoltre chiarito che la rinuncia al ricorso da parte del difensore senza procura speciale è inefficace.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
Un soggetto condannato per ripetute evasioni dai domiciliari ha richiesto il riconoscimento del reato continuato, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito. La Corte ha chiarito che la sola vicinanza temporale e l'omogeneità dei reati non sono sufficienti a configurare un disegno criminoso, se le azioni derivano da decisioni estemporanee e non da un piano unitario prestabilito. La valutazione del giudice di merito su questo punto è insindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e adeguata.
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Onere della prova: evasione e presunzione d’innocenza
Una persona sotto detenzione domiciliare speciale veniva accusata di evasione. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna perché la pubblica accusa non ha dimostrato che l'assenza ingiustificata si sia protratta per più di dodici ore. Questa sentenza riafferma un principio cardine: l'onere della prova grava sempre sull'accusa, in piena attuazione del principio di presunzione di innocenza. La durata dell'assenza è un elemento costitutivo del reato e, in mancanza di prova, il fatto non sussiste.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per evasione. I motivi di appello, incentrati sulla richiesta di pene sostitutive e attenuanti generiche, sono stati ritenuti troppo generici e privi di argomentazioni specifiche, confermando così la decisione dei giudici di merito.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un'ordinanza che ripristinava gli arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che si limitavano a denunciare una violazione di legge senza argomentazioni specifiche e chiedendo una rivalutazione dei fatti, compito precluso alla Corte di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Comportamento abituale: no tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per evasione dagli arresti domiciliari, basata sulla particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che i precedenti penali dell'imputato per resistenza a pubblico ufficiale configurano un comportamento abituale, ostativo all'applicazione del beneficio. Secondo i giudici, reati come l'evasione e la resistenza, pur diversi, sono della 'medesima indole' in quanto manifestano un'insofferenza alle regole, impedendo così la declaratoria di non punibilità.
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Disegno criminoso: quando due reati sono unificabili?
Un soggetto condannato per due reati di evasione, commessi a pochi giorni di distanza, ha chiesto di unificarli sotto la disciplina del medesimo disegno criminoso (art. 81 c.p.). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione del Tribunale. Secondo i giudici, la sola vicinanza temporale e l'omogeneità della condotta, dettata da insofferenza verso le prescrizioni, non sono sufficienti a provare l'esistenza di un'unica programmazione iniziale, elemento necessario per configurare il disegno criminoso.
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Liberazione anticipata: no se si evade dai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto agli arresti domiciliari che si era visto negare la liberazione anticipata. La decisione si fonda su una duplice evasione, non giustificata da una certificazione medica ritenuta troppo generica perché priva di indicazioni orarie precise. La Corte ha ribadito che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e che il ricorso non può mirare a un riesame delle prove.
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Ricorso inammissibile: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato in appello per furto aggravato ed evasione. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti del processo, ma solo di verificare la corretta applicazione delle norme giuridiche, confermando così la decisione del giudice di merito.
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Ricorso penale inammissibile per genericità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso penale inammissibile perché i motivi di appello sono stati ritenuti generici e indeterminati. L'ordinanza sottolinea che, in assenza di censure specifiche contro la sentenza impugnata, come richiesto dall'art. 581 cod. proc. pen., il ricorso non può essere esaminato nel merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando le censure sono generiche
Un imputato, condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vari aspetti della sentenza di merito. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo i motivi proposti meramente ripetitivi di argomentazioni già esaminate e troppo generici, in quanto non si confrontavano specificamente con la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per il reato di evasione. Il motivo risiede nel fatto che le censure presentate erano generiche e meramente ripetitive di argomentazioni già valutate dai giudici di merito, senza confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza d'appello.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile relativo a una condanna per il reato di evasione. I motivi presentati sono stati ritenuti generici, meramente ripetitivi di censure già valutate e volti a una non consentita rivalutazione dei fatti, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per il reato di evasione. I motivi del ricorso, relativi alla recidiva, sono stati giudicati meramente ripetitivi di censure già valutate e generici rispetto alla motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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