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Art. 385 Codice Penale — Anno 2026

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520 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato continuato: quando non si applica all’evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che richiedeva l'applicazione del reato continuato per due distinti episodi di evasione. Nonostante la vicinanza temporale tra i fatti, i giudici hanno stabilito che non vi era prova di un unico disegno criminoso preordinato sin dal primo reato. Le violazioni sono state considerate come espressione di autonome risoluzioni criminose e di una volontà criminale pervicace, portando alla conferma della decisione del giudice dell'esecuzione e alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: limiti e prova del disegno unitario
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato per una serie di condanne definitive riguardanti estorsione ed evasioni. Il ricorrente sosteneva che la vicinanza temporale dei fatti e la natura dei reati dimostrassero un progetto unitario. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che tali elementi non sono sufficienti a provare un unico disegno criminoso. Al contrario, la condotta del soggetto è stata inquadrata come una forma di abitualità criminosa, ovvero una scelta di vita orientata alla sistematica violazione della legge, piuttosto che l'attuazione di un programma delittuoso preordinato.
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Ricorso per Cassazione: limiti ed errori materiali
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per evasione che ha presentato un Ricorso per Cassazione basato esclusivamente sulla necessità di correggere un errore materiale nel numero di registro delle notizie di reato (RGNR). Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la correzione di meri errori formali non rientra tra i motivi di impugnazione deducibili in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione: quando 20 minuti costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. Il soggetto si era allontanato dal luogo degli arresti domiciliari per circa venti minuti a bordo di un motorino durante le ore serali. La difesa ha tentato di invocare la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, ma i giudici hanno confermato il rigetto. La decisione si fonda sulla mancanza di giustificazioni verosimili, specialmente considerando che l'imputato disponeva già di fasce orarie autorizzate per le proprie necessità quotidiane.
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Evasione dagli arresti domiciliari: dolo e attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto resosi responsabile di evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorrente aveva contestato la sussistenza del dolo e il mancato riconoscimento di attenuanti specifiche. La Suprema Corte ha stabilito che l'allontanamento dalla struttura, avvenuto con la piena consapevolezza degli obblighi restrittivi, integra perfettamente il reato. Inoltre, è stata esclusa l'attenuante della consegna spontanea poiché il soggetto non si è presentato volontariamente all'autorità dopo l'allontanamento.
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Reato di evasione: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione ai sensi dell'art. 385 c.p. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della scriminante dell'esercizio del diritto, anche in forma putativa, e di una causa di non punibilità. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di questioni già esaminate e correttamente respinte dalla Corte d'Appello, senza apportare una critica specifica alle motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il delitto di evasione. L'imputato si era allontanato dal proprio domicilio coatto senza alcuna autorizzazione o stato di necessità. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano meramente reiterativi di quanto già esposto in appello, mancando di un confronto critico con la sentenza impugnata. Inoltre, è stata confermata la negazione delle attenuanti generiche a causa della personalità negativa del ricorrente e dei suoi numerosi precedenti penali.
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Inammissibilità appello: l’onere di specificità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità appello presentato da un imputato condannato per evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorso è stato rigettato poiché i motivi di gravame erano generici e non si confrontavano con le specifiche motivazioni del giudice di primo grado, che aveva evidenziato la gravità della condotta e l'assenza di giustificazioni. La Suprema Corte ribadisce che l'onere di specificità dei motivi è direttamente proporzionale alla precisione della sentenza impugnata.
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Evasione e recidiva: stop alla particolare tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che aveva proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando come la decisione di merito fosse correttamente motivata. In particolare, la presenza di una recidiva specifica, derivante da precedenti condanne per la medesima fattispecie di evasione, preclude l'applicazione della causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p., rendendo l'offesa non compatibile con un giudizio di scarsa rilevanza.
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Evasione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione. Il ricorrente aveva invocato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell'art. 131-bis c.p., ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione sottolinea che i motivi presentati erano una mera riproposizione di quanto già discusso in appello, senza evidenziare errori logici o giuridici nella sentenza impugnata.
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Evasione arresti domiciliari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il delitto di evasione arresti domiciliari. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di quanto già esaminato e correttamente respinto nei precedenti gradi di giudizio. In particolare, è stata confermata la sussistenza del dolo e l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rettifica della pena: errore tra dispositivo e motivi
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una discrasia tra il dispositivo e la motivazione di una sentenza d appello riguardante il reato di evasione. Nonostante la Corte territoriale avesse riconosciuto la prevalenza dell attenuante del vizio parziale di mente sulla recidiva, il dispositivo riportava un calcolo errato che determinava una sanzione superiore a quella del primo grado. La Suprema Corte ha stabilito che la rettifica della pena è possibile senza annullamento quando la motivazione offre elementi certi per correggere l errore materiale, rideterminando la sanzione finale in un anno di reclusione.
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Evasione: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per evasione. Il ricorrente ha contestato la responsabilità e il diniego delle attenuanti in modo generico, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza di appello. La Corte ha confermato che l'allontanamento arbitrario, unito ai precedenti e alla recidiva, giustifica il rigetto delle attenuanti.
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Reato di evasione: basta il dolo generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un soggetto che aveva violato le prescrizioni inerenti al proprio stato detentivo. Il ricorrente contestava la sussistenza dell'elemento psicologico, ma i giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato è sufficiente il dolo generico. Tale requisito è soddisfatto dalla semplice consapevolezza di trovarsi in stato di restrizione e dalla volontà di trasgredire gli obblighi imposti, rendendo irrilevanti eventuali motivazioni personali sottostanti.
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Reato di evasione: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un imputato che aveva contestato la sentenza di appello attraverso otto motivi di ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, rilevando che le notifiche erano regolari e che la mancata indicazione di specifici pregiudizi rendeva nulle le eccezioni procedurali. Particolare rilievo assume il rigetto della prescrizione: essendo maturata dopo la sentenza di secondo grado, l'inammissibilità del ricorso ne ha precluso il rilievo in sede di legittimità.
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Evasione: basta un breve allontanamento da casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa sosteneva che l'allontanamento dal domicilio fosse di breve durata e avvenuto in un ambito territoriale circoscritto, rendendo il fatto non punibile. Tuttavia, i giudici hanno ribadito che ogni allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione configura il reato, indipendentemente dal tempo trascorso fuori o dalla distanza percorsa, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Dolo generico ed evasione: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione, nonostante la precedente assoluzione per particolare tenuità del fatto. Il fulcro della decisione risiede nella conferma del dolo generico come elemento sufficiente per la configurazione del reato. La Suprema Corte ha ribadito che i motivi personali o le finalità specifiche che spingono un soggetto ad allontanarsi dal luogo di detenzione sono del tutto irrilevanti ai fini della responsabilità penale, essendo necessaria e sufficiente la sola volontà di sottrarsi alla restrizione della libertà personale.
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Reato di evasione: l’attenuante del rientro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dagli arresti domiciliari. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del rientro spontaneo prevista dall'art. 385 comma 4 c.p., ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la difesa non ha contestato in modo specifico le motivazioni del giudice d'appello, limitandosi a riproporre argomentazioni già esaminate e respinte.
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Reato di evasione: quando la condanna è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dal luogo degli arresti domiciliari. La difesa aveva richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante per il rientro spontaneo. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile poiché i precedenti penali dell'imputato dimostravano un'abituale insofferenza alle regole. Inoltre, l'intensità del dolo e la gravità della condotta hanno reso irrilevante il ritorno volontario presso il domicilio, escludendo così ogni sconto di pena.
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Attenuanti generiche: quando vengono negate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. La difesa contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, ma la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito. Il diniego è stato motivato dalla totale assenza di elementi positivi a favore del ricorrente e dalla presenza di numerosi precedenti penali, che rendono logicamente corretta l'esclusione di benefici sulla pena.
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