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Art. 385 Codice Penale — Anno 2026

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520 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Evasione dai domiciliari: permesso scolastico e furto al market
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di evasione dai domiciliari aggravata a carico di un'imputata. La donna, autorizzata ad allontanarsi dalla propria abitazione esclusivamente per frequentare corsi scolastici serali, aveva deviato dal percorso per compiere un furto all'interno di un supermercato. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibile il riconoscimento eseguito dalle forze dell'ordine attraverso le telecamere di sorveglianza e i tratti distintivi di un tatuaggio, smentendo l'alibi scolastico privo di registrazioni orarie certe. La Suprema Corte ha ribadito che qualsiasi deviazione non autorizzata e finalizzata a delinquere integra pienamente il delitto di evasione, escludendo la particolare tenuità del fatto e confermando il rigetto della richiesta di pene alternative.
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Arresti violati e particolare tenuità del fatto: la decisione
Un individuo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. I giudici di merito hanno respinto la richiesta difensiva di proscioglimento per particolare tenuità del fatto, evidenziando l'inadeguatezza delle giustificazioni fornite e la gravità della condotta, a prescindere dalla breve durata dell'assenza. L'interessato ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo la minima entità della violazione. La Suprema Corte ha giudicato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile perché non contestava adeguatamente le motivazioni dell'appello. I giudici hanno confermato la decisione precedente e condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: stop ai benefici per i pluripregiudicati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un uomo condannato per il reato di evasione. La difesa contestava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte di Appello, evidenziando che le modalità della condotta e la presenza di precedenti penali specifici impediscono l'applicazione della causa di non punibilità. Inoltre, le attenuanti generiche non rappresentano un diritto automatico, ma richiedono la presenza di elementi positivi mai allegati dall'imputato. L'uomo è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e attenuanti: sconti vietati per evasione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di evasione, respingendo integralmente il suo ricorso. Il condannato chiedeva l'applicazione delle circostanze attenuanti generiche con valore prevalente rispetto alla recidiva reiterata e infraquinquennale contestata dalla procura. I giudici hanno chiarito che il codice penale vieta espressamente la prevalenza degli sconti di pena in presenza di una recidiva qualificata. Inoltre, la difesa non poteva contestare la natura della recidiva per la prima volta davanti alla Suprema Corte, avendo omesso tale eccezione nel precedente grado d'appello. L'analisi sul rapporto tra recidiva reiterata e attenuanti ha sancito la totale inammissibilità dell'impugnazione, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese del giudizio e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione e reiterazione: rigettata la particolare tenuità
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di evasione, lamentando la violazione del principio del ne bis in idem e il mancato riconoscimento dello stato di necessità e della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le contestazioni. La Corte ha chiarito che la precedente condanna riguardava un episodio differente e autonomo. Inoltre, la reiterazione delle condotte illecite impedisce di considerare il fatto occasionale, precludendo l'applicazione della causa di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: arresti domiciliari violati e condanna ferma
Un imputato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari si è allontanato arbitrariamente dalla propria abitazione. I giudici di merito hanno pronunciato la condanna per il reato di evasione, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della non scarsa gravità dell'illecito. Il tribunale ha respinto anche la richiesta di pene sostitutive e della sospensione condizionale della pena, motivando il diniego con i precedenti penali presenti nel casellario giudiziale e con la prognosi negativa sulla capacità del soggetto di rispettare gli obblighi imposti. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la sussistenza della colpevolezza e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando in via definitiva la condanna per il reato di evasione e applicando una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la fuga per droga non esclude la condanna
Un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari è stato sorpreso dalle forze dell'ordine per strada in compagnia di alcuni amici. L'uomo ha contestato la condanna sostenendo l'assenza di dolo, affermando che si era allontanato dall'appartamento con l'intenzione di assumere stupefacenti per porre fine alla propria vita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che il reato di evasione si configura pienamente anche a fronte di presunti intenti autolesionistici, poiché l'allontanamento dal domicilio senza autorizzazione costituisce una violazione volontaria e cosciente della misura cautelare. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: no a sconti per condotte abituali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. L'uomo contestava la responsabilità penale, la recidiva, il mancato riconoscimento della continuazione con precedenti violazioni e il diniego della particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno chiarito che le questioni di merito non dedotte in appello non possono essere introdotte per la prima volta in sede di legittimità. Inoltre, la presenza di precedenti condotte illecite integra una chiara abitualità che impedisce l'applicazione di cause di non punibilità. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto con precedenti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. L'imputato lamentava un presunto vizio di motivazione relativo al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato. I giudici territoriali hanno infatti motivato il diniego in modo logico e coerente, evidenziando i numerosi precedenti penali a carico dell'imputato e l'assenza di qualsiasi elemento positivo utile per mitigare la pena. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando integralmente la condanna e imponendo all'imputato il pagamento delle spese del processo e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: via dal tragitto autorizzato
Una persona sottoposta a misura cautelare aveva ottenuto il permesso di recarsi presso una struttura sanitaria lungo un tragitto prestabilito. Durante un controllo, le forze dell'ordine hanno rintracciato l'interessata in una piazza completamente estranea all'itinerario autorizzato. La difesa ha sostenuto che il provvedimento non indicasse un orario preciso di rientro per escludere l'illiceità. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dai domiciliari. I giudici hanno chiarito che il rispetto del percorso autorizzato è vincolante e che la deviazione ingiustificata integra pienamente la violazione penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: fuga lunga e ritorno non cancellano la pena
Un individuo sottoposto a misura cautelare si è allontanato arbitrariamente dal luogo di detenzione per un considerevole lasso di tempo, per poi farvi rientro spontaneamente. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione, escludendo la particolare tenuità del fatto e negando le attenuanti generiche, pur riconoscendo la specifica attenuante prevista per la costituzione spontanea. L'imputato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'assenza di dolo e chiedendo una riduzione di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: i motivi addotti per l'allontanamento erano privi di prova e la lunga assenza impedisce qualsiasi riconoscimento di tenuità. Il rientro volontario non dimostra un effettivo pentimento generale. Il ricorrente deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: spesa urgente non cancella la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto sottoposto a misura restrittiva. L'imputato si era allontanato dal proprio domicilio in due distinte occasioni a pochi giorni di distanza. La difesa ha invocato lo stato di necessità, giustificando le uscite con l'esigenza di acquistare generi di prima necessità in assenza di aiuti esterni e in condizioni di salute precarie. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. L'imputato godeva già di permessi orari specifici concessi dal Tribunale di sorveglianza per provvedere alle proprie esigenze. L'allontanamento al di fuori delle fasce autorizzate, unito ai precedenti penali e alla recidiva, impedisce anche l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione e stato di necessità: la decisione della Corte
L'imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito in stato di necessità. La difesa ha richiamato l'esistenza di una causa di giustificazione, senza tuttavia fornire elementi concreti a supporto di tale affermazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le doglianze presentate erano una semplice riproposizione dei motivi già respinti nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, l'imputato non ha rispettato l'onere di allegazione, ovvero l'obbligo di indicare i fatti specifici che avrebbero giustificato la sua condotta. L'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge le scusanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una persona condannata per il reato di evasione. La difesa invocava lo stato di necessità e contestava sia l'elemento psicologico sia il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, evidenziando che l'impugnazione tentava una rivalutazione dei fatti già esaminati nel merito. La presenza di precedenti penali gravi e la mancanza di elementi positivi hanno giustificato il diniego delle attenuanti.
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Reato di evasione: stop alla tenuità del fatto se dura a lungo
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa ha contestato la ricostruzione delle prove, ha invocato la particolare tenuità del fatto e ha criticato l'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di Cassazione. Inoltre, i giudici hanno escluso la particolare tenuità della condotta poiché l'allontanamento non è stato breve o momentaneo, ma si è protratto nel tempo con piena consapevolezza. Il ricorrente deve pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: stop ai benefici se si ignora l’alt
Un soggetto sottoposto a vincolo di custodia domiciliare è stato condannato per il reato di evasione. Le forze dell'ordine lo avevano sorpreso fuori dalla propria abitazione e invitato a farvi immediato rientro. L'uomo ha invece proseguito la camminata in direzione opposta, perseverando nella violazione. Nel ricorso per cassazione, la difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la conversione della reclusione in pena pecuniaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno sottolineato l'elevata intensità del dolo e la tardività della richiesta di conversione della pena, confermando la condanna e infliggendo il pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e specifica: evasione e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava il mancato rigetto dell'aggravante della recidiva reiterata e specifica. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'atto difensivo si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte in sede di appello, senza muovere censure concrete. I giudici hanno evidenziato la presenza di numerosi precedenti penali a carico dell'uomo, compreso un reato identico, segno inequivocabile di una pericolosità sociale crescente. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto il pagamento delle spese legali oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione conferma la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di evasione. L'uomo aveva proposto ricorso contestando la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di secondo grado e lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'eccessiva severità della pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il primo motivo richiedeva una non consentita rilettura delle prove, preclusa alla Corte di Cassazione. Il secondo motivo risultava privo di specificità, ignorando la logica e coerente motivazione della Corte di Appello. Quest'ultima aveva infatti valorizzato i gravi precedenti penali dell'imputato per negare qualsiasi riduzione sanzionatoria. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
Un imputato, condannato per il reato di evasione, proponeva impugnazione dinanzi alla Suprema Corte per contestare la sentenza di secondo grado. L'atto difensivo presentava tuttavia censure del tutto generiche, ometteva le specifiche ragioni di diritto e richiamava persino un titolo di reato differente, ossia la tentata estorsione. I giudici supremi hanno statuito l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della totale indeterminatezza dei motivi. L'imputato perde la causa in via definitiva e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e specifica: confermato l’aumento per evasione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso contestando l'applicazione dell'aumento di pena legato alla recidiva reiterata e specifica, chiedendone l'esclusione. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione. Il motivo del ricorso si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza criticare in modo mirato la decisione impugnata. La presenza di numerosi precedenti penali, tra cui uno specifico per lo stesso reato, dimostra infatti una crescente pericolosità del soggetto che giustifica pienamente la sanzione più severa. Il condannato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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