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Art. 385 Codice Penale — Anno 2025

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277 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Danneggiamento aggravato: telecamere non escludono reato
La Corte di Cassazione conferma una condanna per danneggiamento aggravato, stabilendo che la presenza di telecamere di videosorveglianza non è sufficiente a escludere l'aggravante dell'esposizione del bene alla pubblica fede. Viene inoltre respinta la richiesta di attenuante per danno di lieve entità, poiché la valutazione del pregiudizio deve considerare il danno nella sua interezza, inclusi i costi di ripristino degli elementi di supporto.
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Onere allegazione reato continuato: la prova spetta a te
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21505/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due evasioni. La Corte ha ribadito che spetta al condannato l'onere di allegazione, ovvero fornire prove concrete di un unico disegno criminoso, non essendo sufficiente la sola vicinanza temporale e spaziale dei fatti.
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Ricorso inammissibile: quando mancano i motivi di legge
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché il ricorrente non ha dedotto alcuno dei motivi specifici consentiti dalla legge. A causa di questo vizio procedurale, l'appello non viene esaminato nel merito e il proponente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: valutazione prove e art. 131-bis
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per evasione. Il ricorso mirava a una nuova valutazione delle prove sul malfunzionamento di un citofono e a contestare la mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. La Corte ha stabilito che tali motivi non rientrano nel giudizio di legittimità e che la decisione del giudice di merito era ben motivata, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Messa alla prova: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione dopo aver violato le prescrizioni della messa alla prova. I motivi del ricorso sono stati ritenuti una mera ripetizione di argomenti già respinti dalla Corte d'Appello, che aveva correttamente negato la tenuità del fatto e le attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'individuo.
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Elezione di domicilio: la Cassazione e il tempus regit actum
Un individuo condannato per evasione si è visto dichiarare inammissibile l'appello per mancata elezione di domicilio, requisito introdotto dalla Riforma Cartabia. In Cassazione, sosteneva che una precedente elezione fosse sufficiente. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che, in base al principio tempus regit actum, si applica la legge in vigore al momento del deposito dell'impugnazione, che in quel caso richiedeva una specifica dichiarazione o elezione di domicilio a pena di inammissibilità.
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Delitto di evasione: il fine non giustifica i mezzi
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per il delitto di evasione. Un uomo ai domiciliari in una comunità si era allontanato con l'intento di farsi riportare in carcere. La Suprema Corte ha ribadito che per il delitto di evasione è sufficiente il dolo generico, ovvero la volontà di allontanarsi, mentre il fine ultimo perseguito dall'agente è del tutto irrilevante ai fini della configurabilità del reato.
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Sanzioni sostitutive: la Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per evasione, limitatamente alla mancata decisione sulla richiesta di applicazione delle sanzioni sostitutive. La Corte ha chiarito che, secondo la disciplina transitoria della Riforma Cartabia, tale richiesta può essere formulata fino all'udienza di discussione in appello. È stato invece respinto il motivo di ricorso basato sulla particolare tenuità del fatto, a causa dei precedenti penali dell'imputato.
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Tenuità del fatto evasione: la Cassazione decide
Una persona agli arresti domiciliari si allontanava da casa con un'ora e venti di anticipo rispetto all'orario autorizzato per partecipare a un funerale. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per evasione, stabilendo che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) non può essere esclusa sulla base di motivazioni generiche come 'l'allarme sociale'. È necessaria una valutazione concreta di tutte le circostanze specifiche del caso, secondo i criteri dell'art. 133 c.p., che la Corte d'appello aveva omesso.
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Motivazione implicita: il rigetto non espresso basta?
Un imputato, condannato per evasione, ricorre in Cassazione lamentando la mancata risposta alla sua richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte Suprema rigetta il ricorso, affermando il principio della motivazione implicita: se dal complesso della sentenza emerge una valutazione incompatibile con la richiesta, questa si intende respinta anche senza una menzione esplicita.
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Tenuità del fatto: esclusa se si evade per spacciare
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione e spaccio di un soggetto agli arresti domiciliari, trovato fuori casa con cocaina e una cospicua somma di denaro. È stata esclusa l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché l'evasione era finalizzata a commettere un altro reato, dimostrando una maggiore gravità della condotta complessiva.
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Inammissibilità del ricorso: l’onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato in appello per evasione. Il motivo principale del ricorso, relativo alla presunta tardività dell'appello del Pubblico Ministero, è stato giudicato manifestamente infondato perché l'imputato non ha fornito prove concrete a sostegno della sua tesi. La sentenza sottolinea che l'onere della prova su tali eccezioni procedurali ricade su chi le solleva, comportando, in caso di inammissibilità, la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Diritto del detenuto all’udienza: nullità insanabile
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava misure alternative a un condannato. La ragione risiede in un grave vizio procedurale: non è stato garantito il diritto del detenuto all'udienza di rinvio, nonostante avesse manifestato la volontà di partecipare. Tale omissione, secondo la Corte, costituisce una nullità assoluta e insanabile, violando il diritto di difesa.
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Sospensione prescrizione: la legge applicabile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione. Il caso verteva sulla corretta individuazione della legge applicabile in tema di sospensione prescrizione, a fronte di diverse normative succedutesi nel tempo. La Corte ha stabilito, richiamando un principio delle Sezioni Unite, che per i reati commessi nel periodo di vigenza della Legge n. 103/2017, si applica tale disciplina e non le successive, ritenute non retroattive. Di conseguenza, il periodo di sospensione è stato correttamente calcolato e il reato non è risultato prescritto.
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Sentenza di proscioglimento: limiti del GIP e ricorso
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento emessa da un GIP per il reato di evasione. Il giudice aveva prosciolto l'imputato, assente da casa poco dopo l'orario consentito, invece di emettere il decreto penale di condanna richiesto dal PM. La Cassazione ha ribadito che il GIP può prosciogliere solo per cause evidenti (art. 129 c.p.p.) e non per insufficienza di prove, e che tale sentenza è impugnabile solo con ricorso per cassazione.
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Gravi indizi di colpevolezza e intercettazioni
La Cassazione conferma la custodia cautelare per tentato omicidio. I gravi indizi di colpevolezza sono stati ricavati da intercettazioni ambientali, corroborate da video e dalla successiva identificazione dell'indagato. La Corte ha ritenuto le intercettazioni tra terzi prova diretta, giustificando la misura per l'elevato rischio di reiterazione del reato, data la gravità del fatto e la personalità violenta del soggetto.
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Notifica al difensore: quando il rinvio sana il vizio
Un imputato, condannato per evasione, ha presentato ricorso sostenendo un vizio nella notifica al difensore di fiducia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la notifica della data di rinvio dell'udienza al legale corretto è sufficiente a sanare il vizio iniziale, poiché garantisce al difensore la possibilità di esercitare i propri diritti prima di qualsiasi attività processuale decisiva.
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Motivazione apparente: annullata condanna per violazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per la violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio della motivazione apparente, poiché i giudici d'appello non avevano adeguatamente considerato né risposto alle specifiche argomentazioni difensive presentate dall'imputato, limitandosi a formule generiche. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Evasione arresti domiciliari: anche per pochi secondi
La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione di un individuo accusato di evasione dagli arresti domiciliari. Secondo la Corte, qualsiasi allontanamento non autorizzato dall'abitazione, a prescindere dalla sua breve durata o dal motivo apparentemente innocuo come ricevere dei pacchi, integra pienamente il reato, poiché viola l'obbligo di permanere nel luogo di detenzione.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sui criteri di prova
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa vicenda giudiziaria riguardante numerosi imputati accusati, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, estorsione e altri reati. La sentenza analizza in dettaglio i ricorsi presentati, fornendo importanti chiarimenti sui criteri necessari per provare la partecipazione a un sodalizio criminale. La Corte ha annullato con rinvio la sentenza per alcuni imputati, ritenendo necessarie ulteriori valutazioni, mentre ha dichiarato inammissibili o rigettato i ricorsi di altri. La decisione si sofferma sulla distinzione tra partecipazione e concorso esterno, sulla valutazione delle prove (come le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni), e sui limiti del potere del giudice d'appello di riqualificare il reato in una fattispecie più grave.
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