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Art. 385 Codice Penale — Anno 2025

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277 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Rientro spontaneo evasione: non basta tornare a casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto evaso dagli arresti domiciliari. Il caso chiarisce che il 'rientro spontaneo evasione' non si configura con il semplice ritorno all'abitazione. Per ottenere l'attenuante specifica, è necessario consegnarsi a un'autorità carceraria. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti comportamenti dell'imputato, tra cui due evasioni e un periodo di latitanza.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di evasione (art. 385 c.p.). Il ricorso è stato ritenuto del tutto generico, con argomentazioni slegate dai fatti concreti e incapaci di contestare le motivazioni della sentenza di appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Violazione arresti domiciliari: anche al bar è reato
Un individuo sotto misura cautelare ha impugnato la sua condanna per essersi allontanato da casa per recarsi in un bar vicino. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che qualsiasi allontanamento non autorizzato integra il reato di evasione. La sentenza chiarisce inoltre che la recidiva incide sempre sul calcolo della prescrizione, anche se bilanciata con attenuanti, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione arresti domiciliari: anche il bar è reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di evasione dagli arresti domiciliari per essersi recato in un bar vicino. La Corte ha ribadito che qualsiasi allontanamento non autorizzato integra il reato, a prescindere dalla distanza. Ha inoltre chiarito che la recidiva incide sul calcolo della prescrizione anche se bilanciata con le attenuanti, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione arresti domiciliari: quando è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una persona condannata per evasione dagli arresti domiciliari. La Corte conferma che l'allontanamento dal domicilio in orari diversi da quelli autorizzati integra il reato di evasione e non una semplice violazione delle prescrizioni, chiarendo anche aspetti procedurali sulla ricusazione dei giudici.
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Evasione arresti domiciliari: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione arresti domiciliari. Dopo un permesso medico, l'imputato non era rientrato a casa ma si era recato in un'altra città. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, confermando che tale condotta integra il reato di evasione e non una semplice trasgressione, motivando anche il diniego delle attenuanti generiche sulla base della personalità negativa dell'imputato e della gravità del fatto.
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Evasione arresti domiciliari: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che l'allontanamento in orari non autorizzati integra pienamente il reato, escludendo l'applicabilità dell'attenuante del rientro spontaneo e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa di un precedente specifico che rendeva il comportamento "non abituale".
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Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità e costi
Un soggetto, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una condanna penale, ha effettuato una formale rinuncia all'impugnazione. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro, confermando che tale sanzione è una conseguenza diretta dell'inammissibilità, a prescindere dalla causa specifica che l'ha determinata.
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Evasione detenzione domiciliare: arresto legittimo
Una donna in detenzione domiciliare viene arrestata per essersi allontanata da casa venti minuti prima dell'orario consentito. Il Tribunale non convalida l'arresto, interpretando erroneamente due sentenze della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione, con la sentenza 6740/2025, annulla la decisione, chiarendo che il reato di evasione detenzione domiciliare sussiste anche per brevi assenze, poiché le deroghe invocate si applicano solo a casi specifici, come quello delle madri di prole inferiore ai dieci anni, non pertinenti alla fattispecie.
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Reato di evasione: perché la recidiva blocca la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per il reato di evasione. I giudici hanno ritenuto il ricorso manifestamente infondato, sottolineando che la condotta (trovarsi in un luogo non autorizzato) costituiva evasione. La Corte ha inoltre negato le attenuanti generiche a causa dell'intensità del dolo e degli otto precedenti specifici. Infine, la prescrizione è stata esclusa in virtù della recidiva qualificata, che ha esteso il termine a dieci anni, non ancora trascorsi.
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Evasione arresti domiciliari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato, sorpreso fuori casa in orario non consentito, aveva tentato di nascondersi alla vista delle forze dell'ordine. La Corte ha ritenuto che tale comportamento confermasse la piena consapevolezza e volontà di violare la misura cautelare (dolo). Inoltre, ha confermato la correttezza della valutazione sulla recidiva, già riconosciuta in una precedente sentenza, e ha giudicato infondata la richiesta di una pena più mite, poiché già fissata al minimo edittale.
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Evasione e luogo di lavoro: la Cassazione annulla
Un uomo, ai domiciliari, viene condannato per evasione perché trovato a lavorare in un luogo diverso da quello risultante in atti. La Cassazione annulla la sentenza, stabilendo che il giudice deve valutare l'errore documentale e l'effettiva consapevolezza dell'imputato. Il tema centrale è la distinzione tra un errore formale e la reale volontà di evadere, imponendo una verifica approfondita dell'elemento psicologico del reato di evasione e luogo di lavoro autorizzato.
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Evasione arresti domiciliari: quando è reato
Un soggetto agli arresti domiciliari, autorizzato a recarsi presso un ufficio pubblico, veniva trovato oltre due ore dopo l'orario consentito in un'auto con terzi, lontano dal percorso di rientro. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta integra il reato di evasione arresti domiciliari e non una semplice violazione delle prescrizioni, dichiarando il ricorso inammissibile in quanto la valutazione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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Ricorso inammissibile evasione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione. La motivazione principale del rigetto risiede nel fatto che il ricorso era una mera ripetizione dei motivi già presentati in appello, senza un confronto critico con la sentenza impugnata. La Corte ha confermato la condanna, basata sulla piena consapevolezza della violazione, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. Questo caso sottolinea l'importanza di presentare motivi di ricorso specifici e non generici, configurando un esempio di ricorso inammissibile evasione.
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Tenuità del fatto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito. La motivazione del rigetto si basa sulla non occasionalità della condotta e sulla gravità del fatto, valutata anche alla luce dei precedenti penali dell'imputato, ritenendo la valutazione del giudice d'appello logica e coerente.
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Ricorso inammissibile: evasione e art. 131-bis
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione (art. 385 c.p.). I motivi, relativi alla presunta mancanza di dolo e alla richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), sono stati giudicati meramente ripetitivi dell'appello e non in grado di confutare la logica motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che la valutazione sulla gravità del fatto ai fini dell'art. 131-bis è una prerogativa discrezionale del giudice di merito.
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Esclusione della recidiva: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la mancata esclusione della recidiva. La Corte ha ritenuto che la valutazione del giudice di merito, basata sul numero elevato di precedenti penali come indice di pericolosità, fosse logica e coerente, esulando quindi dal sindacato di legittimità.
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Reato di evasione: irrilevanti durata e distanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. La Corte ha ribadito che qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata, dalla distanza o dai motivi, è sufficiente per configurare il delitto, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Reato di evasione: uscire senza permesso è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo agli arresti domiciliari, confermando che il reato di evasione si configura con qualsiasi allontanamento non autorizzato dalla propria abitazione, indipendentemente dalla durata, dalla distanza o dai motivi che hanno spinto il soggetto ad allontanarsi.
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Ricorso inammissibile: evasione e resistenza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per evasione e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera riproduzione di quelli d'appello e non confutavano adeguatamente la motivazione della sentenza impugnata, la quale aveva correttamente individuato il dolo e valutato la gravità complessiva del fatto.
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