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Art. 385 Codice Penale — Anno 2022

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619 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato continuato: la professionalità nel furto non dà sconti
Un condannato per molteplici furti sui vagoni ferroviari e per evasione ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase di esecuzione. Il soggetto ha basato la propria difesa sulla condizione di ladro professionista specializzato per sostenere l'esistenza di un piano criminoso unitario. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo che la semplice abitudine a delinquere coincida con una programmazione preventiva dei singoli reati. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e sottolineando l'incompatibilità dell'evasione con i reati patrimoniali, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso ed evasioni: no allo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una persona condannata per plurime evasioni. Il soggetto chiedeva l'applicazione della continuazione tra i vari episodi di fuga. Il giudice dell'esecuzione ha escluso l'unicità del disegno criminoso a causa dell'assenza di un piano unitario e preventivo comune a tutte le condotte. La Suprema Corte ha confermato la decisione, evidenziando che la difesa ha sollevato questioni di merito non valutabili in sede di legittimità. Il ricorso è stato respinto e la persona condannata deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: condanna anche per 12 minuti di ritardo
Un cittadino sottoposto a misura cautelare aveva un permesso per uscire dalla propria abitazione fino alle ore 12:00. Durante un controllo, le forze dell'ordine hanno constatato la sua assenza, prolungando la verifica fino alle ore 12:12 senza riscontrare il rientro dell'interessato. Il Tribunale ha condannato l'uomo per il reato di evasione. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo l'assenza di dolo a causa del minimo ritardo registrato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Allontanamento in bici e reato di evasione dai domiciliari
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si è allontanato dalla propria abitazione a bordo di una bicicletta senza alcuna autorizzazione. Le forze dell'ordine hanno accertato la sua assenza durante un controllo, verificando l'intero perimetro dell'immobile e raccogliendo la testimonianza della madre, la quale ha confermato l'allontanamento del figlio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la sussistenza del reato di evasione. I giudici hanno ritenuto generiche le censure difensive e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la fuga dopo la diffida costa la condanna
Un uomo sottoposto a misura restrittiva ha violato gli obblighi imposti allontanandosi dalla propria abitazione. Le forze dell'ordine lo hanno fermato a bordo di un'automobile insieme a due persone a un chilometro di distanza da casa, trovandolo anche in possesso di sostanze stupefacenti. L'episodio è avvenuto il giorno successivo a una formale diffida al rispetto delle prescrizioni. I giudici di merito hanno condannato l'imputato riconoscendo la sussistenza della recidiva. L'interessato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione della prova e l'aumento di pena. La Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato di evasione, giudicando il ricorso inammissibile per la genericità dei motivi e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Bilanciamento tra recidiva e attenuanti: nessun favore al reo
Un imputato ha presentato ricorso per contestare la severità del trattamento sanzionatorio inflitto dai giudici territoriali. La Corte d'Appello aveva concesso la circostanza attenuante speciale per il delitto contestato ma aveva dichiarato tale beneficio solo equivalente alla recidiva reiterata. L'imputato ha censurato questa valutazione chiedendo una riduzione di pena. I giudici di legittimità hanno respinto l'istanza. La legge penale pone un divieto espresso: il bilanciamento tra recidiva e attenuanti non può mai dichiarare la prevalenza delle attenuanti in presenza di recidiva qualificata. La Suprema Corte ha dunque dichiarato inammissibile l'impugnazione e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese di lite e al versamento di una sanzione pecuniaria.
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Delitto di evasione: non aprire alla polizia costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per delitto di evasione a carico di un individuo sottoposto agli arresti domiciliari. Le forze dell'ordine avevano effettuato due controlli ravvicinati presso l'abitazione. Gli agenti avevano suonato con insistenza sia al campanello sia al telefono cellulare dell'uomo, senza ricevere alcuna risposta. I giudici hanno stabilito che l'assenza ingiustificata e la mancata risposta a verifiche prolungate e insistenti dimostrano l'allontanamento non autorizzato dall'abitazione, integrando pienamente il reato.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per il reato di evasione. La difesa lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato un vizio formale insuperabile: l'imputata non aveva richiesto questo beneficio per l'evasione nei motivi di appello, limitando l'istanza al reato di danneggiamento, poi escluso. I giudici hanno inoltre escluso la particolare tenuità del fatto nel merito, evidenziando che l'imputata aveva commesso più evasioni nell'arco della stessa giornata oltre a possedere un precedente specifico, integrando così una condotta abituale ostativa alla non punibilità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e inflitto una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: condanna confermata anche per assenze brevi
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. Le forze dell'ordine hanno accertato la sua assenza durante un controllo ispettivo, cogliendolo mentre rientrava in casa soltanto in un secondo momento. L'uomo ha cercato di giustificare l'accaduto fornendo spiegazioni smentite dalle dichiarazioni della moglie. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione, escludendo le attenuanti generiche e la particolare tenuità del fatto a causa della condotta abituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato perché privo di motivi specifici e concreti. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: finto malanno e condanna
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un soggetto sottoposto a misura cautelare per il reato di evasione dai domiciliari. L'imputato si era allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione preventiva delle forze dell'ordine, giustificando la condotta con un improvviso mal di denti e la necessità di cure ospedaliere. Gli accertamenti medici hanno smentito l'urgenza sanitaria dichiarata. La Corte ha ritenuto sussistente la piena consapevolezza del reato ed escluso la particolare tenuità del fatto, considerando l'uso di un cellulare non segnalato per eludere i controlli e i precedenti specifici dell'uomo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità dell’impugnazione penale: motivi generici bocciati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da un imputato precedentemente condannato per evasione, false dichiarazioni e detenzione di armi. Il ricorrente lamentava la mancanza di una motivazione approfondita da parte del giudice d'appello su attenuanti, sanzioni sostitutive e recidiva. I giudici supremi hanno chiarito che l'omessa specificazione delle ragioni difensive produce l'inammissibilità dell'impugnazione penale originaria. L'eventuale risposta sintetica del tribunale territoriale non sana il difetto di specificità dei motivi, che la Cassazione deve rilevare d'ufficio. Inoltre, la presenza di una recidiva reiterata impediva per legge il riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e a una sanzione di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge lo stato di necessità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a cinque mesi e dieci giorni di reclusione nei confronti di un imputato ritenuto responsabile per il reato di evasione, aggravato dalla recidiva. L'interessato ha presentato ricorso sostenendo la presenza di uno stato di necessità, anche solo putativo, che avrebbe giustificato il suo allontanamento dalla misura restrittiva. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente la tesi difensiva, rilevando la totale genericità dei motivi di ricorso, i quali si limitavano a riprodurre le medesime censure già analizzate e rigettate dalla Corte di Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'imputato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: sosta al bar e acquisto di droga
Un imputato ristretto agli arresti domiciliari ottiene l'autorizzazione a recarsi in Tribunale per l'interrogatorio di garanzia. Terminata l'udienza, le Forze dell'ordine lo fermano in un bar vicino alla stazione ferroviaria mentre acquista droga prima di salire sul treno di rientro. I giudici di merito lo condannano per il reato di evasione a otto mesi di reclusione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. La Suprema Corte stabilisce che una sosta brevissima lungo il tragitto autorizzato, senza significative deviazioni temporali o spaziali, non sottrae la persona alla sorveglianza e non integra la fuga.
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Ricorso immediato per cassazione: no al merito senza appello
Un detenuto non rientrava in carcere al termine di un permesso premio, integrando il reato di evasione. Il Tribunale di primo grado lo condannava a un anno di reclusione, applicando l'equivalenza tra circostanze attenuanti generiche e recidiva reiterata. La Procura Generale impugnava la decisione proponendo ricorso immediato per cassazione, lamentando una carenza di motivazione nella quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge non consente il ricorso diretto di legittimità per contestare valutazioni di merito sulla pena se la parte pubblica non possiede il potere di proporre appello ordinario, precludendo anche la conversione dell'atto.
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Richiesta di trattazione orale negata: processo nullo
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato in appello con rito scritto non partecipato. Il difensore aveva depositato tempestivamente la richiesta di trattazione orale durante l'emergenza pandemica. Nonostante la valida istanza, la Corte di secondo grado ha deciso il giudizio senza la presenza della difesa e basandosi solo sulle conclusioni scritte del Procuratore Generale. La Suprema Corte ha chiarito che ignorare la richiesta di trattazione orale tempestiva lede il diritto di difesa e il contraddittorio. Tale omissione genera una nullità processuale generale. I giudici di legittimità hanno dunque annullato la sentenza impugnata e disposto la trasmissione degli atti a un'altra sezione per un nuovo giudizio.
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Arresto in quasi flagranza: furto ed evasione dai domiciliari
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si allontana dalla propria abitazione e ruba lo smartphone a un conoscente. La vittima riconosce il ladro e allerta le forze dell'ordine. Gli agenti rintracciano l'indagato presso la sua abitazione circa trenta minuti dopo il fatto, trovandolo in possesso del telefono rubato. Il Tribunale nega la convalida della misura precautelare, escludendo l'urgenza e la flagranza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Pubblico Ministero e dichiara pienamente legittimo l'arresto in quasi flagranza. I giudici chiariscono che il possesso immediato della refurtiva dimostra sia il furto appena commesso sia l'avvenuta evasione.
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Guida reiterata: niente particolare tenuità del fatto
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida senza patente reiterata nel biennio. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'abitualità della condotta, dimostrata dalla recidiva specifica e da reiterate violazioni di provvedimenti dell'autorità, esclude categoricamente l'applicazione del beneficio. L'inammissibilità originaria dell'impugnazione ha inoltre precluso la dichiarazione di prescrizione del reato, comportando la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no a chi evade
Un uomo condannato per reati in materia di stupefacenti ha richiesto la misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale per scontare la pena residua. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza e ha concesso d'ufficio la più restrittiva detenzione domiciliare. I giudici hanno considerato la misura all'aperto prematura a causa di precedenti violazioni, tra cui una passata evasione dagli arresti domiciliari, nonostante la regolare condotta carceraria recente. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo la piena legittimità della valutazione complessiva sulla pericolosità del soggetto.
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Attenuanti generiche negate: pesano i precedenti di polizia
Un imputato, condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero illegittimamente considerato precedenti di polizia e condanne non definitive per escludere lo sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il diniego delle circostanze attenuanti generiche può basarsi sia sulla totale assenza di elementi positivi sia sulla pericolosità sociale desunta da carichi pendenti o segnalazioni delle forze dell'ordine. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misura cautelare per evasione: confermati i domiciliari
Un indagato, già sottoposto a detenzione domiciliare, si allontana indebitamente dalla propria abitazione reiterando una fuga già commessa il mese precedente. Il Pubblico Ministero richiede una nuova misura cautelare per evasione con braccialetto elettronico. Il Tribunale del Riesame accoglie la richiesta della pubblica accusa, rilevando la costante inosservanza dei limiti da parte dell'indagato e la presenza di numerosi carichi pendenti. La difesa contesta l'ordinanza sostenendo la mancanza di autonoma motivazione e l'intervenuta espiazione della pena originaria. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che lo stato detentivo per altra causa non esclude il pericolo di reiterazione e convalidano la legittimità della misura coercitiva.
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